4.000 mucche a 2.000 dollari l’una volano sui cieli dell’Iran verso il Qatar

L'isolamento del Qatar fa scattare la corsa contro il rischio di carestia alimentare. Migliaia di mucche già in volo dall'Iran e anche la Turchia sostiene Doha.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'isolamento del Qatar fa scattare la corsa contro il rischio di carestia alimentare. Migliaia di mucche già in volo dall'Iran e anche la Turchia sostiene Doha.

Il Qatar è sotto embargo commerciale e diplomatico da otto giorni da parte di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto. Trasporti aerei, marittimi e vari sono stati interrotti. Entro due settimane, i cittadini qatarini dovranno lasciare i quattro paesi suddetti e viceversa. E’ la ritorsione studiata dai paesi arabi stretti attorno a Riad contro Doha, colpevole di sostenere il terrorismo jihadista e di intrattenere rapporti troppo fitti con l’Iran, nemico giurato dei sauditi nel mondo islamico, per via del conflitto storico tra maggioranza sunnita e minoranza sciita, quest’ultima prevalente a Teheran.

Si tratta di un duro colpo per l’economia del Qatar, dove il reddito pro-capite dei suoi circa 2,3 milioni di abitanti risulta il più alto al mondo e che ospita i mondiali di calcio 2022, per i quali sta spendendo la cifra monstre di 200 miliardi di dollari (500 milioni a settimana) in infrastrutture. Il suo territorio è desertico, inadatto alle coltivazioni, per cui la gran parte della sua domanda alimentare viene soddisfatta grazie alle importazioni, metà delle quali passa per il confine con l’Arabia Saudita, adesso bloccato da oltre una settimana. (Leggi anche: Monarchie del petrolio contro il Qatar, ecco perché)

Corsa contro rischio carestia

Per evitare che l’embargo si trasformi in una sorta di potenziale carestia alimentare, il governo di Doha ha subito rafforzato le sue relazioni commerciali con l’Iran e già nelle scorse ore sono partiti dalla Repubblica Islamica 5 aerei cargo pieni di beni deperibili per un carico di 90 tonnellate ciascuno, mentre tre navi hanno salpato il porto di Dayyer per dirigersi anch’essi nel Qatar, cariche di 350 tonnellate di cibo.

Non è tutto. Quello che sembrava impensabile fino a pochi giorni fa è diventato subito realtà: un uomo d’affari iraniano ha inviato via aereo 4.000 mucche per la bellezza di 8 milioni di euro. Serviranno fino a 60 voli, s’ipotizza, per trasportare il bestiame da 590 kg di peso medio. La ragione di questa scelta drastica sta nella necessità per il Qatar di bypassare il blocco al confine con il regno saudita e impedire così un’interruzione dei rifornimenti di latte e derivati. Al contempo, il governo qatarino ha dato il via a una campagna per spingere i cittadini a consumare, anzitutto, beni locali, in modo da minimizzare le importazioni. (Leggi anche: Qatar isolato, Fincantieri a picco)

Mucche in volo a 2.000 dollari ciascuna

Certo, come sempre capita nel caso di un boom di domanda e in tempi piuttosto celeri, i costi sono schizzati. Si pensi proprio alle mucche, che stanno per essere spedite su un aereo al Qatar per un prezzo di 2.000 dollari ciascuna. Insomma, voleranno in prima classe.

Teheran ha aperto ancora di più il suo spazio aereo all’alleato, intensificando i voli di altri 100 al giorno, tanto che il traffico aereo nazionale risulta già aumentato del 17%. Ma non è solo l’Iran ad avere stretto le relazioni diplomatico-commerciali in funzione anti-saudita. La Turchia ha rafforzato il suo contingente militare nel paese e si è impegnata a rifornirlo di cibo e altri beni primari, segnando di fatto una rottura con gli alleati mussulmani nel Medio Oriente.

La pressione di Trump sul Qatar

Intanto, il presidente americano Donald Trump, che ha sostenuto sin da subito l’embargo contro il Qatar, ha telefonato nei giorni passati il numero due della corona, l’emiro e sceicco Tamin bin Hamad al Thani, chiedendo che si ritrovi l’unità nel mondo arabo, “ma non a discapito del taglio dei finanziamenti alle organizzazioni radicali e della lotta al terrorismo”.

E nello scontro tra economie regionali, chiunque nel Bahrein e negli Emirati Arabi osi solo simpatizzare per il Qatar rischia fino a 15 anni di prigione, mentre è esploso un caso nelle scorse, che ha riguardato l’editore saudita Jamil al-Ziabi, a capo della rete Al Arabiya e di Okaz, che ieri ha lanciato l’hashtag #QatariStomach, sostenendo che gli stomachi dei cittadini qatarini non si abituerebbero presto al cibo turco e iraniano, scatenando le ilarità di diversi utenti su Twitter. Il segno di una lacerazione sempre più profonda nel mondo arabo tra quanti avrebbero raccolto per convinzione o convenienza l’appello di Trump a contrastare il terrorismo islamico al suo tour nel Medio Oriente del mese scorso e quanti, invece, mostrano di non volere recidere i legami, in particolare, con l’Iran, che oggi è l’unica potenza regionale sul banco degli imputati, quando forse non dovrebbe stare da sola. (Leggi anche: Mondo islamico accoglie Trump con mega-accordi miliardari)

 

 

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Argomenti: Allarme Terrorismo, Arabia Saudita, Economie Asia