100 grammi di oro a testa, il sogno un po’ ambizioso di una banca centrale

Se una banca centrale arriva a "sognare" che ciascun abitante investa in almeno 100 grammi di oro, significa forse che la credibilità dell'ordine monetario mondiale è davvero bassa.

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Se una banca centrale arriva a

Consigli per gli acquisti in una delle repubbliche nate dal dissolvimento dell’Unione Sovietica, il Kirghizistan. “Sogno che ciascun cittadino possegga 100 grammi di oro“. Lo ha dichiarato il governatore della banca centrale, Tolkunbek Abdygulov, che spiega a Bloomberg così le ragioni della sua ambizione: “l’oro può essere immagazzinato per un lungo periodo e nonostante le fluttuazioni dei prezzi, non perde valore come investimento per la popolazione”. Ma se il banchiere asiatico non fornisce alcuna scadenza, entro cui intenderebbe realizzare il sogno, già da un paio di anni ha iniziato ad offrire alla popolazione lingotti da 1 a 100 grammi, con l’obiettivo di rendere i kirghisi un popolo di investitori nel bene-rifugio per eccellenza. Ad oggi, però, i risultati sono stati molto scarsi, perché in circa 24 mesi sono stati acquistati dai quasi 6 milioni di abitanti appena 140 kg.

Se Abdygulov promette che farà di tutto per rendere realtà questa sua ambizioni, i numeri appaiono un po’ complicati. Qualora ciascun abitante del Kirghizistan arrivasse a detenere davvero 100 grammi di oro per finalità di investimento, nel paese dovrebbero essere acquistate 600 tonnellate, quando se ne producono a una media di una ventina all’anno. (Leggi anche: Prezzi oro deboli, investire in argento?)

Scarse riserve auree kirghise

Ergo, se tutta la produzione nazionale dovesse essere impiegata per raggiungere questo obiettivo, servirebbero trenta anni, prima che tutti i kirghisi arrivino a possedere 100 grammi del metallo prezioso. La stessa banca centrale, pur avendo aumentato del 70% le sue riserve auree dal 2012, ancora oggi ne detiene appena per 4,5 tonnellate.

C’è una peculiarità del modello locale di investimento nell’oro: lo si compra in valuta locale, il som. Non si tratta di una vera e propria opera di dedollarizzazione, dato che lo stesso governatore punta a un modello d’investimento tripartito: oro, valuta straniera e moneta nazionale.

(Leggi anche: Cina accelera dedollarizzazione commercio mondiale)

Segno di sfiducia nell’ordine monetario mondiale?

Dicevamo, i numeri non depongono in favore del sogno del numero uno dell’istituto, almeno non in un arco di tempo vicino. 100 grammi di oro, ai valori attuali, costano poco meno di 4.300 dollari, quando il pil pro-capite di un abitante kirghiso è di quasi 4 volte più basso. Sarebbe come ipotizzare che per ciascun italiano ci si ponesse l’obiettivo di investire oltre 100.000 euro in oro. Un po’ troppo ambizioso, non pensate?

Aldilà dell’obiettivo in sé, le parole del banchiere centrale kirghiso appaiono inusuali, perché quasi mai nel panorama istituzionale internazionale viene posto l’accento sulla necessità di investire in oro, spesso guardato quasi con fastidio dai governatori delle economie più avanzate, che vedono in esso un’alternativa valida alla moneta e, pertanto, un limite al loro potere di creazione della base monetaria. Il segno, forse, che laggiù in Asia – tentativo dell’India di monetizzare l’oro, a parte – vi è voglia di sganciarsi dall’attuale ordine monetario internazionale, che negli ultimi anni non ha offerto certo una buona impressione tra stamperie senza sosta delle principali banche centrali e fluttuazioni anche violente dei cambi. (Leggi anche: Marc Faber: oro salirà del 30%, sfiducia verso le banche centrali)

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