Nel Venezuela di Nicolas Maduro le criptovalute non sono state soltanto un fenomeno speculativo, anzi questo aspetto ha inciso marginalmente sulla loro diffusione. E’ stata una questione di pura sopravvivenza rispetto alle folli politiche del regime “chavista”. Tra iperinflazione, collasso valutario e sanzioni internazionali i cittadini si sono dovuti attrezzare per fronteggiare la durezza della vita quotidiana. Un rimedio è stato trovato nelle stablecoin, che hanno il pregio di essere agganciate al dollaro e per questo non volatili.
Boom di stablecoin in Venezuela
Secondo i dati di Chainalysis Global Crypto Adoption Index, il Venezuela si è classificato 13-esimo stato nel mondo per tasso di adozione di criptovalute.
Se rapportato alla popolazione, sale al nono posto in una classifica guidata da Ucraina, Moldavia e Georgia. Rispetto al 2024 si è registrato un boom del 110%. Tra l’1 luglio del 2024 e il 30 giugno del 2025 i pagamenti attraverso i token digitali sono stati pari a 44,6 miliardi di dollari. Può sembrare una cifra non eclatante e, invece, lo è se la raffrontiamo al Pil di neppure 83 miliardi.

Stablecoin come Tether (USDt) e USDC sono ampiamente accettate dai negozianti e utilizzate dai clienti per pagare gli acquisti quotidiani. Le crypto hanno inciso per una percentuale stimata del 9% rispetto ai 5,4 miliardi delle rimesse degli emigranti nel 2023. Non è complicato comprendere perché. Il bolivar ha perso per intero il suo valore contro il dollaro nell’ultimo decennio, mentre i prezzi al consumo sono esplosi fino a rendere del tutto inutili i pagamenti in valuta locale. Il disagio è stato accresciuto dalle sanzioni americane, che da anni hanno chiuso a Caracas l’accesso ai dollari.
Tether vicino a 200 miliardi di dollari
Ed ecco che le stablecoin sono diventate lo strumento con cui milioni di persone comuni in Venezuela hanno potuto nei fatti aggirare l’embargo. Lo stesso governo vi avrebbe fatto ricorso per convertire i proventi del petrolio. Come sapete, da giorni si discute della seria possibilità che lo stato sia in possesso di 600-660.000 Bitcoin. La notizia dovrà essere confermata, ma dà il senso di quanto sia accaduto negli ultimi anni: persino i vertici del regime hanno dovuto prendere atto dell’isolamento finanziario internazionale e ripiegato su asset alternativi al dollaro.
Tether possedeva ieri una capitalizzazione complessiva di quasi 187 miliardi di dollari, in crescita del 36% su base annua. Da quando i militari americani hanno catturato Nicolas Maduro a Caracas, in molti si chiedono se questa stablecoin possa perdere appeal, perlomeno in Venezuela. L’idea sarebbe che, venuto meno il suo regime, anche la necessità di usare le criptovalute si ridurrebbe. La realtà appare ben diversa. Anzitutto, il regime resta in piedi e per il momento è cambiato solo il nome di chi lo guida. Il posto di Maduro è stato preso dalla vice Delcy Rodriguez, tutt’altro che una figura moderata.
Fine delle sanzioni non ridurrà appeal delle crypto
Per quanto possano esservi miglioramenti economici visibili grazie agli investimenti americani nell’industria petrolifera locale, il bolivar è e sarà debolissimo anche nel prossimo futuro e l’inflazione difficilmente scenderà sotto le tre cifre.
Le cause che hanno portato all’ampia diffusione delle criptovalute nel Venezuela, purtroppo, esisteranno anche nel breve e medio termine. E anche se le sanzioni verranno allentate o cancellate, non necessariamente ciò porterà allo spostamento automatico di denaro da piattaforme come Binance e Airtm. La lezione che arriva da Caracas è valida in tutto il mondo: basta una frizione geopolitica o un cambio di regime per azzerare il valore dei risparmi.
Ci vorrà molto tempo per ripristinare la fiducia dei cittadini verso le istituzioni. Non basterà dire che adesso tornino disponibili i conti bancari in dollari per assistere a una corsa per accreditarvi i risparmi. La finanza alternativa ha guadagnato terreno negli ultimi anni in molte realtà emergenti, tra cui anche Argentina, Russia e Ucraina, per una semplice ragione: è decentralizzata e garantisce l’anonimato. L’unico vero ostacolo alla sua ulteriore diffusione è dato dai problemi di connettività alla rete, a causa dei frequenti blackout e della carente infrastruttura. Con l’eventuale afflusso di capitali stranieri, il peggio sarebbe alle spalle. A tutto beneficio anche delle criptovalute come le stablecoin nel futuro Venezuela.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
