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BTP storico 7,25%: 30 anni di cedole e guadagni da sogno

A novembre arriva a scadenza uno storico BTp con cedola 7,25%, che ha offerto rendimenti straordinari agli investitori iniziali.
6 giorni fa
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In scadenza a novembre storico BTp con cedola 7,25%
In scadenza a novembre storico BTp con cedola 7,25% © Investireoggi.it

Stanno per arrivare a scadenza gli ultimi titoli di stato italiani emessi a loro tempo in lire. Uno di questi è lo storico BTp 1 novembre 2026 con cedola 7,25% (ISIN: IT0001086567), che debuttò sul mercato domestico alla fine del 1996. Erano mesi frenetici per il Tesoro, impegnato a mostrarsi credibile dinnanzi agli investitori finanziari e ai partner europei per consentire all’Italia l’ingresso nell’euro. Ma le condizioni fiscali erano pessime, a causa di una spesa per interessi che in quell’anno era ancora dell’11% in rapporto al Pil e che implicava un costo implicito superiore al 9% per il nostro debito pubblico.

A titolo di confronto, nel 2025 dovremmo avere chiuso con una spesa per interessi in area 4% e corrispondente ad un costo implicito intorno al 2,95%.

BTp storico cedola 7,25%

Una sfida importante di allora consistette nel consolidare il debito, cioè allungandone le scadenze medie. In questo modo, si puntava a rassicurare i mercati circa la minore esposizione del debito alla volatilità delle condizioni del mercato. Si spiegano così le emissioni a lunghissimo termine, tra cui di questo BTp a 30 anni. La cedola risulterebbe oggi altissima, ma si consideri che nel ’96 il rendimento medio decennale sfiorò il 9,40% con un’inflazione al 4%.

L’emissione avvenne appena sotto la pari, al 99,45% del valore nominale. Perché questo BTp a suo modo storico con cedola 7,25% è per noi un caso studio esemplare di quanto accaduto nel corso degli ultimi decenni? Ci racconta, dati alla mano, della relazione tra rendimento e prezzo, particolarmente sensibile per le emissioni lunghe. I rendimenti italiani scesero di molto con l’aggancio all’euro, con la conseguenza che le alte cedole fissate ai tempi della lira risultarono molto generose alle nuove condizioni di mercato.

Gli obbligazionisti corsero a comprare i bond, facendone impennare le quotazioni. Il rischio sovrano era diminuito e anche la politica monetaria diventava nel tempo molto più espansiva sotto la Banca Centrale Europea.

Massimi nel 2015

Quando questa avviò nel marzo del 2015 gli acquisti di bond con il Quantitative Easing, la quotazione del BTp 2026 schizzò fino al suo massimo storico di 166. Era giorno 12 ed erano passati meno di 18 anni e mezzo dall’emissione. Chi ebbe la fortuna e la scaltrezza di rivendere allora il bond, incassò una plusvalenza netta superiore al 140% rispetto al prezzo iniziale. Ad essa si aggiungevano le cedole nette incassate e maturate fino a quella data, pari al 67%. Totale: 210%. Questo fu il guadagno portato a casa dagli investitori tra la fine del 1996 e gli inizi del 2015. L’inflazione italiana del periodo fu di poco superiore al 40% per un rendimento netto reale del 170%.

Condizioni attuali

Ieri, il BTp con cedola 7,25% si acquistava a meno di 104, ben sotto il massimo storico del 2015. Chi lo rivendesse alle attuali condizioni, porterebbe a casa una plusvalenza netta di appena il 4,50% dopo avere incassato cedole nette per quasi il 212%. Totale: 216% contro un’inflazione nel frattempo del 71%. Il rendimento netto reale dell’investimento sarebbe stato del 145%, inferiore di 25 punti percentuali rispetto a quanto l’investitore avrebbe già potuto maturare a metà del decennio passato.

Questo caso ci segnala che le emissioni lunghe sono soggette a variazioni anche notevoli di prezzo, perché nell’arco di decenni le condizioni macroeconomiche e finanziarie possono mutare significativamente. Oggi, l’Italia offre rendimenti allineati in buona sostanza a quelli tedeschi e persino inferiori ai francesi. Non era così pochi anni fa e certamente non prima dell’euro, sotto il quale abbiamo registrato un tasso medio d’inflazione del 2%. Grazie al fatto che gli investitori della prima ora abbiano continuato ad incassare cedole altissime, per loro i guadagni sono stati da sogno; impensabili all’emissione di 30 anni fa.

Storico BTp con cedola 7,25% senza eredi

Alla scadenza di novembre, questo storico BTp non potrà essere rimpiazzato con un altro bond del Tesoro con cedola 7,25%. Il trentennale oggi offre circa il 4,40% ed è già tanto rispetto ai livelli minimi di rendimento toccati in passato. Le cedole nette, grosso modo, renderanno molto meno del titolo di cui discutiamo. Salvo avvenimenti imprevedibili, anche le quotazioni stellari di cui sopra resterebbero un bel ricordo. Male per gli investitori, non certo per lo stato: a fronte dei quasi 10,4 miliardi di euro raccolti, al prossimo novembre avrà pagato in cedole ben 22,67 miliardi lordi.

giuseppe.timpone@investireoggi.it

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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