Entreranno altri 8 miliardi di euro nelle casse dello stato con l’emissione del primo Bot a 12 mesi all’asta di oggi per questo 2026 (ISIN: IT0005689887). E’ questo l’importo che il Tesoro ha annunciato di volere raccogliere e che eventualmente sarà aumentato del 10% all’asta supplementare fissata per lunedì 12 gennaio e riservata agli Specialisti in titoli di stato. Un’operazione che arriva a distanza di poche ore dal collocamento con cui ieri è stato battezzato il nuovo BTp a 7 anni ed è stata emessa una nuova tranche del BTp Green 2046. Cercheremo di capire il possibile rendimento che il titolo a breve termine esiterà oggi.
Bot 12 mesi a quale rendimento?
La data di regolamento è stata fissata per mercoledì 14 gennaio, giorno in cui arrivano a scadenza altri Bot a 12 mesi per 8 miliardi. Ciò implica che le dimensioni del nostro debito pubblico non aumenteranno a seguito di questa emissione, restando la massa dei bond a breve scadenza di poco superiori ai 132 miliardi segnalati dal Tesoro. A meno che all’asta supplementare non saranno emessi fino ad altri 800 milioni, sempre che gli investitori istituzionali ne faranno richiesta. In ogni caso, si tratterebbe di un incremento marginale al netto dei rimborsi da effettuare.
La scadenza per il nuovo Bot a 12 mesi è stata fissata per il 14 gennaio 2027, ragione per cui avrà una durata esatta di 365 giorni. E il rendimento? All’ultima asta di dicembre, è stato del 2,181% con un prezzo di emissione di 97,825 centesimi. Da allora, però, i rendimenti a breve termine sul mercato europeo sono un po’ scesi. In Italia, per la scadenza annuale si aggiravano ieri in area 2,10%.
E’ un piccolo segnale di una possibile inversione di tendenza dopo la risalita nei mesi passati. E questo può significare per il Tesoro la possibilità di spuntare condizioni leggermente migliori, mentre per gli investitori di ottenere un po’ meno rispetto a poche settimane fa.
Spia sui tassi BCE
Il rendimento del Bot a 12 mesi riflette la politica monetaria della Banca Centrale Europea (BCE), al netto di eventuali timori legati al rischio sovrano percepito. Invece, questi ultimi risultano ormai quasi azzerati su questo tratto della curva. Cosa sta succedendo nei fatti? Tra dati macro negativi in Germania e discesa delle quotazioni petrolifere (vedi il caso Venezuela), il mercato non esclude a priori la possibilità che i tassi di interesse nell’Eurozona restino così bassi a lungo o che, persino, vengano ulteriormente limati. L’inflazione nell’area a dicembre è scesa al 2% per le stime preliminari, centrando in pieno il target.
Le alternative al Bot a 12 mesi sul piano del rendimento e a parità di rischio latitano. Gli ultimi dati dell’Associazione bancaria italiana e relativi al mese di novembre vedono i tassi medi sui conti deposito in risalita al 2,14%. Ma al netto dell’imposta, scendono sotto l’1,60%. Il titolo di stato, che beneficia di un’imposta del 12,5% contro il 26% praticata sugli strumenti finanziari privati, ancora risultano più generosi.
Per una scadenza così corta non si tratta di certo di un vero investimento, bensì di un puro impiego della liquidità per evitare che resti infruttifera e intaccata dalla pur bassa inflazione di questi mesi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it