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Oggi: 20 Feb, 2026

Aumentano i requisiti delle pensioni, l’INPS conferma ma la partita è ancora aperta

Requisiti pensioni in aumenti, ecco dal 2027 cosa cambia e come cambia secondo il nuovo messaggio dell'INPS.
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pensioni 2026
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Ecco il messaggio INPS che conferma l’aumento dei requisiti di accesso alle pensioni a far data dal 1° gennaio 2027. Nulla di realmente nuovo e, soprattutto, niente allarmismi. Il messaggio INPS n. 558, pubblicato il 17 febbraio 2026 sul portale istituzionale della previdenza sociale, rappresenta infatti un atto dovuto. L’Istituto si è limitato a recepire quanto già previsto dalla legge di Bilancio appena licenziata dal governo. Tuttavia, proprio perché si tratta di novità messe nero su bianco in manovra, è opportuno fare alcune precisazioni. I requisiti aumentano, sì, ma per ora solo sulla carta.

Aumentano i requisiti delle pensioni, l’INPS conferma ma la partita è ancora aperta

L’INPS ha aggiornato i propri sistemi informatici e le procedure interne per adeguarsi ai diktat della manovra.

Un messaggio ufficiale che, di fatto, evita il ripetersi di polemiche come quelle esplose a inizio 2025, quando la CGIL accusò l’Istituto di aver inasprito i requisiti senza una base normativa certa. All’epoca l’INPS aveva agito in via preventiva; oggi, invece, le conferme ci sono e sono formalmente contenute nella legge di Bilancio.

Dunque, l’aumento dei requisiti di accesso alle pensioni dal 1° gennaio 2027 è, allo stato attuale, confermato. Le modalità sono ormai note: un mese in più nel 2027 per la pensione di vecchiaia sul requisito anagrafico e per le pensioni anticipate su quello contributivo. Dal 2028 scatteranno altri due mesi di aumento, completando così i tre mesi complessivi previsti per il biennio 2027-2028. A cascata, potrebbero essere coinvolte anche altre prestazioni, come pensioni anticipate contributive, assegno sociale e misure collegate, come già avvenuto in passato, anche se su questo punto mancano ancora conferme ufficiali.

Per quanto riguarda invece gli ulteriori tre mesi dal 2029, ipotizzati recentemente dalla Ragioneria Generale dello Stato, al momento non esiste alcun atto formale: si tratta solo di una proiezione tecnica.

C’è il sentore che alla fine ci possa essere un passo indietro sugli inasprimenti

In sostanza, chi oggi prova a simulare l’uscita dal lavoro nel 2027 o nel 2028, utilizzando gli strumenti INPS aggiornati, deve mettere in conto questi correttivi previsti dalla manovra. Ma è bene evitare facili allarmismi. I decreti attuativi, infatti, non sono ancora stati emanati. In altre parole, quanto previsto dalla legge di Bilancio non è ancora definitivamente operativo: serviranno specifici provvedimenti del governo, da adottare nel corso del 2026, per rendere effettivi gli aumenti.

C’è poi un altro elemento rilevante. La legge di Bilancio è stata approvata con una postilla politica. Alcuni ordini del giorno hanno impegnato l’esecutivo a valutare soluzioni alternative per evitare l’inasprimento dei requisiti. Questo apre concretamente la possibilità che, nei prossimi mesi, il governo intervenga per correggere o sterilizzare gli aumenti, come da tempo propone la Lega di Matteo Salvini e come sollecitano anche le opposizioni.

Infine, pesa il fattore politico. La prossima manovra finanziaria sarà l’ultima dell’attuale legislatura. È difficile immaginare che le forze di maggioranza si presentino alle elezioni con il peso di aver innalzato di tre mesi i requisiti pensionistici.

Proprio per questo, l’ipotesi di correttivi o di un vero passo indietro sugli aumenti non appare affatto peregrina.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.