Se pensi che, una volta lasciata la casa in cui vivevi in affitto, il rapporto con il proprietario sia definitivamente concluso, potresti sbagliarti. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha infatti ribadito che, in particolari circostanze, l’ex inquilino può essere tenuto a pagare somme anche dopo aver riconsegnato l’immobile.
È quanto emerge dall’ordinanza n. 34819 del 30 dicembre 2025, che conferma un orientamento giurisprudenziale già espresso in precedenti decisioni della Suprema Corte, tra cui alcune pronunce del 2019. Vediamo, quindi, in quali casi un ex inquilino può essere obbligato a continuare a corrispondere importi assimilabili ai canoni di locazione anche dopo aver lasciato l’abitazione.
Casa in affitto: lasci casa ma devi pagare altri canoni
Secondo la Corte di Cassazione, un inquilino può essere obbligato a pagare il corrispettivo dell’affitto anche dopo aver lasciato l’immobile, ma soltanto in circostanze particolari.
L’ordinanza fa infatti riferimento ai casi in cui l’immobile venga restituito in condizioni tali da risultare non immediatamente utilizzabile o non nuovamente locabile a causa dei danni provocati dall’inquilino.
In queste situazioni, se i danni rendono necessario un intervento di ripristino prima che l’abitazione possa essere nuovamente concessa in locazione, il proprietario può chiedere all’ex conduttore il risarcimento del danno. Tale risarcimento può comprendere anche il mancato guadagno derivante dall’impossibilità di affittare l’immobile durante il tempo necessario per eseguire le riparazioni.
Si tratta di un principio analogo a quello già applicato nei casi in cui l’inquilino continui a occupare l’immobile oltre la scadenza del contratto. Impedendo quindi al proprietario di rientrare nella disponibilità dell’abitazione.
La Cassazione dalla parte del proprietario di casa
L’ordinanza prende spunto dal caso di un’inquilina che aveva modificato abusivamente l’impianto elettrico dell’abitazione per aumentarne la potenza. Rendendo così necessario un intervento di ripristino prima di poter nuovamente concedere l’immobile in locazione.
Il principio affermato dalla Cassazione, tuttavia, può trovare applicazione anche in altre situazioni. Ovvero quelle nelle quali l’inquilino riconsegni l’immobile con danni significativi tali da impedirne l’immediato utilizzo.
In questi casi, l’ex conduttore è tenuto non solo a sostenere le spese necessarie per il ripristino dell’immobile. Ma può essere chiamato anche a risarcire il proprietario per i canoni non percepiti durante il periodo in cui l’abitazione è rimasta inutilizzabile. E proprio a causa dei danni provocati.
Secondo la Suprema Corte, il proprietario non è tenuto a dimostrare di aver cercato un nuovo inquilino senza riuscire ad affittare l’immobile. È sufficiente, invece, provare che i danni arrecati rendevano necessario un determinato periodo di lavori prima che l’abitazione potesse essere nuovamente locata.
In altre parole, una volta dimostrati i tempi tecnici necessari al ripristino, il proprietario può chiedere il risarcimento del danno subito per il mancato utilizzo dell’immobile. Con la conseguenza che l’ex inquilino potrebbe essere chiamato a versare somme anche per un periodo successivo alla riconsegna della casa.

