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Oggi: 09 Giu, 2026

Il bivio del Tesoro: l’assegno di Messina o il “secondo polo” di Castagna

Il Tesoro in MPS si trova a scegliere tra due offerte concorrenti e il ministro Giorgetti apre a chi offre di più.
9 Giugno 2026
Quota del Tesoro in MPS
Quota del Tesoro in MPS © Investireoggi.it

Tra tutti i soci di MPS (Monte Paschi di Siena) chiamati a decidere nelle prossime settimane a quale offerta aderire tra Intesa Sanpaolo e Banco BPM, c’è anche il Tesoro con una partecipazione residuale del 4,863%. E ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha risposto a una domanda sul tema con una frase molto indicativa: “chi paga di più”. Questo sarà il criterio-guida, anche se molto probabilmente non l’unico. Lo stato non ha più il controllo della banca più antica del mondo e ragiona su come massimizzare l’incasso con l’ultima cessione.

Bilancio MPS per Tesoro

Ieri, il titolo MPS ha chiuso a 10,10 euro e in rialzo del 12,8% rispetto alla seduta precedente.

La capitalizzazione complessiva ha superato i 30 miliardi di euro e la quota del Tesoro ora vale all’incirca 1,47 miliardi. Dalle privatizzazioni precedenti lo stato ha incassato 2,67 miliardi attraverso le tre tranche cedute. Altri 250-300 milioni sono stati incassati sotto forma di dividendi per un totale di quasi 3 miliardi. Ma tra ricapitalizzazione precauzionale nel 2017 (5,4 miliardi) e aumento di capitale nel 2022 (1,6 miliardi), i contribuenti avevano sborsato in tutto 7 miliardi per salvare Rocca Salimbeni.

Anche vendendo l’ultima quota di MPS, il Tesoro non riuscirebbe a riportarsi almeno in pareggio. Rimarrebbe in perdita per circa 2,6 miliardi. Tuttavia, fino a qualche anno fa era anche solo impensabile l’idea di poter recuperare gran parte di quanto speso. Ad un passo dall’uscita dal capitale si presentano due alternative: aderire all’offerta “paritetica” di Banco BPM o all’OPAS di Intesa. La prima sarebbe un’integrazione alla pari, che farebbe scendere la quota pubblica a poco più del 2%.

Dopodiché, il Tesoro resterebbe con la necessità di vendere al mercato per azzerare la sua presenza e monetizzare.

Uscita subito o adesione a offerta?

Aderendo all’OPAS, la situazione si farebbe un po’ più contorta. Formalmente, il Tesoro riceverebbe 1,6 azioni Intesa per ogni 1 azione MPS posseduta più 1 euro in contanti. Incasserebbe subito una minima parte in denaro (circa 146 milioni) e dopo si ritroverebbe azionista di minoranza nell’istituto piemontese. Poiché non avrebbe senso privatizzare una banca risanata per entrare nella prima in Italia per dimensioni, quasi certamente rivenderebbe alla prima occasione utile per monetizzare il resto.

E’ questo meccanismo un po’ contorto a destare qualche perplessità. Inoltre, aderendo esplicitamente ad un’offerta c’è il rischio che il Tesoro si mostri schierato a favore di un gruppo e contro un altro. E questo non deve poterselo permettere. Una possibile soluzione consisterebbe nel fare cassa sin da subito, ossia approfittare dell’attuale boom in borsa del titolo MPS per vendere. Le procedure di “accelerated bookbuilding”, utilizzate nelle tre occasioni passate, consentono di compiere un simile passo in poche ore.

Divergenze tra Meloni e Giorgetti su Siena

Anche questa soluzione non sarebbe priva di controindicazioni. Permettere a uno o più soci già presenti nel capitale di rafforzarsi e/o a nuovi di entrare con una quota complessiva pesante, accrescerebbe il rischio di lasciare Siena in mani indesiderate a un metro dal traguardo.

Pensate, ad esempio, se a comprare l’intera partecipazione fosse Crédit Agricole, già al 23% di Banco BPM. Fu così che nell’autunno del 2024 Unicredit fregò lo stato tedesco. Si presentò alla vendita quale unico partecipante e rastrellò tutta la quota, con la conseguenza di trovarsi subito come secondo socio in Commerzbank e alle spalle del governo federale. Di lì partì la scalata in corso, a tutt’oggi osteggiata da Berlino.

La scelta eventualmente esplicita dell’una o dell’altra offerta potrà confermare quanto di vero ci sia sulle presunte divergenze di vedute tra Tesoro e Palazzo Chigi. Il primo vedrebbe di buon occhio l’integrazione tra MPS e Banco BPM per la nascita di un “secondo polo” sul mercato retail domestico. Il secondo guarda negativamente alla presenza francese in Piazza Meda e teme che Generali finisca sotto il controllo straniero. Intesa garantirebbe una soluzione “nazionale” rassicurante dal suo punto di vista.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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