Dal 15 giugno 2026 cambierà in modo significativo il sistema dei pagamenti PA (pubblica amministrazione) nei confronti dei professionisti. La novità è contenuta nella legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di Bilancio 2026), che all’art. 1, comma 725, introduce il comma 1-ter nell’art. 48-bis del D.P.R. n. 602/1973
Fino a questa modifica normativa, le amministrazioni pubbliche sono obbligate a verificare eventuali debiti fiscali del beneficiario solo per importi superiori a 5.000 euro. Al di sotto di tale soglia, il pagamento veniva effettuato senza controlli preventivi. Dal 15 giugno 2026, invece, per i professionisti non esisterà più alcun limite minimo: ogni somma dovuta dalla PA sarà sottoposta a verifica.
La novità riguarda i pagamenti per prestazioni professionali effettuate verso la PA.
Il nuovo meccanismo rafforza il ruolo dell’ente pubblico, che diventa un soggetto attivo nel recupero dei crediti fiscali. In presenza di cartelle esattoriali scadute, l’amministrazione trattiene le somme dovute al professionista e le versa direttamente all’Agente della riscossione, fino a copertura del debito iscritto a ruolo.
Novità pagamenti PA (pubblica amministrazione): chi riguarda la nuova disciplina
La novità di cui alla Legge di bilancio 2026 interessa esclusivamente i soggetti che producono reddito di lavoro autonomo ai sensi dell’art. 54 del TUIR. Si tratta di professionisti iscritti ad albi e non, come commercialisti, avvocati, architetti, ingegneri, consulenti e altri lavoratori autonomi che operano con enti pubblici, università, comuni o società a partecipazione pubblica.
Sotto il profilo oggettivo, la norma non distingue tra tipologie di incarico. Rientrano nella nuova procedura tutti i compensi professionali, comprese le indennità per incarichi conferiti d’ufficio e i pagamenti legati al patrocinio a spese dello Stato.
In concreto, nei pagamenti PA (pubblica amministrazione) rivolti ai professionisti non si applica più la soglia dei 5.000 euro.
Anche un compenso di 500 o 1.000 euro può essere bloccato in presenza di un debito fiscale, pure se di importo contenuto. L’amministrazione, dopo la verifica prevista dall’art. 48-bis del D.P.R. n. 602/1973, versa le somme direttamente all’Agente della riscossione fino a concorrenza dell’importo dovuto. Solo l’eventuale eccedenza, una volta soddisfatto il credito erariale, viene accreditata al professionista. Questo sistema rende la regolarità fiscale un presupposto essenziale per ricevere integralmente i compensi.
Differenze rispetto alle imprese e impatto sulla liquidità
La disciplina prevista per i professionisti si distingue nettamente da quella applicabile alle imprese. Per società e ditte individuali che forniscono beni o servizi alla PA resta in vigore la regola tradizionale: il controllo scatta soltanto per pagamenti superiori a 5.000 euro e solo se anche il debito fiscale supera tale importo.
Ciò significa che un’impresa può incassare, ad esempio, 4.500 euro pur avendo pendenze fiscali rilevanti. Diversamente, nel sistema dei pagamenti PA (pubblica amministrazione) dedicato ai professionisti, anche un onorario modesto può essere interamente trattenuto in presenza di un debito minimo.
Questa differenza crea un trattamento non uniforme tra attività professionale e attività d’impresa. Per gli studi professionali, la conseguenza principale riguarda la gestione della liquidità.
L’incasso non è più certo fino a quando non risulta azzerata ogni cartella scaduta. Inoltre, il trasferimento delle somme all’Agente della riscossione avviene in tempi rapidi, senza una fase di confronto preventivo.
Ne deriva che eventuali contestazioni o richieste di rateazione presentate in prossimità del pagamento possono non evitare la trattenuta. L’equilibrio finanziario dello studio diventa quindi strettamente collegato alla situazione debitoria aggiornata.
Pagamenti PA (pubblica amministrazione): obbligo di controllo dei debiti fiscali
Alla luce delle nuove regole, il monitoraggio dell’estratto di ruolo assume un valore strategico. Non si tratta più di una semplice verifica periodica, ma di un controllo indispensabile per garantire la continuità degli incassi derivanti dai pagamenti PA (pubblica amministrazione).
Dal 15 giugno 2026, ogni rapporto professionale con un ente pubblico richiederà una valutazione preventiva della propria posizione fiscale. La pubblica amministrazione non è più soltanto un committente, ma diventa anche un punto di accesso diretto per la riscossione dei tributi.
In questo scenario, la pianificazione fiscale e la tempestiva gestione delle cartelle esattoriali rappresentano elementi centrali dell’organizzazione dello studio. Anche importi di modesta entità possono incidere sull’operatività quotidiana, poiché nei pagamenti PA (pubblica amministrazione) non è più prevista alcuna soglia di esenzione per i professionisti.
L’eliminazione del limite dei 5.000 euro segna, quindi, un cambiamento strutturale nel rapporto tra lavoratori autonomi e settore pubblico. La regolarità fiscale diventa una condizione concreta per ottenere la piena disponibilità dei compensi maturati, con effetti diretti sulla stabilità finanziaria e sulla programmazione dell’attività professionale.
Riassumendo
- Dal 15 giugno 2026 stop soglia 5.000 euro per professionisti.
- Modifica introdotta da L. 199/2025, art. 1, comma 725.
- Nuovo comma 1-ter nell’art. 48-bis D.P.R. 602/1973.
- Controlli su tutti i compensi professionali, anche di poche centinaia di euro.
- PA versa somme all’Agente riscossione in presenza di debiti iscritti.
- Imprese restano soggette alla soglia 5.000 euro per verifiche.