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Oggi: 20 Feb, 2026

Più lunga la pensione con l’Ape sociale, anche 6 mesi in più di trattamento

I titolari di Ape sociale si salveranno o meno dall'aumento dei requisiti anagrafici delle pensioni di vecchiaia?
18 ore fa
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pensioni Ape sociale
Foto © Pixabay

Una delle misure di pensionamento più rilevanti introdotte negli ultimi dieci anni è senza dubbio l’Ape sociale. Non a caso, pur restando una misura sperimentale, è stata confermata anche per il 2026. Da anni viene prorogata senza interruzioni e questo lascia trasparire chiaramente la bontà dello strumento e il suo forte appeal tra i contribuenti.

L’Anticipo pensionistico sociale per lasciare il lavoro prima

L’Ape sociale è una misura di accompagnamento alla pensione pensata per soggetti che presentano evidenti condizioni di fragilità. Parliamo di persone con problemi di salute, difficoltà familiari, situazioni lavorative complesse oppure impegnate in attività particolarmente gravose.

Dal momento che consente l’uscita dal lavoro già a partire da 63 anni e 5 mesi di età, il suo richiamo è evidente.

È per questo che molti contribuenti continuano a utilizzarla come strumento per anticipare l’uscita dal lavoro e arrivare alla pensione di vecchiaia con un sostegno economico garantito.

Proprio la sua natura di reddito ponte, però, genera dubbi e interrogativi, soprattutto in relazione agli aumenti futuri dei requisiti pensionistici. È il caso del quesito che ci ha scritto un nostro lettore.

“Buonasera, sono un vostro affezionato lettore e volevo capire due cose che riguardano l’Ape sociale. Sono un caregiver perché assisto mio padre, invalido al 100% e convivente. Ho oltre 30 anni di contributi e compio 63 anni a marzo. Se i conti sono giusti, ad agosto raggiungo i 63 anni e 5 mesi utili per l’Ape sociale e da settembre dovrei percepirla. Nel 2030, però, dovrei passare alla pensione di vecchiaia. Il mio dubbio è questo: se nel 2030 serviranno 67 anni e 6 mesi per la pensione di vecchiaia, resterò scoperto per sei mesi?”

Aumentano i requisiti per la pensione di vecchiaia, a rischio anche i titolari dell’Ape sociale?

Il dubbio sollevato dal lettore è assolutamente legittimo e nasce dalle prospettive di aumento dell’età pensionabile a partire dal 2027.

Come noto, la legge di Bilancio ha confermato il meccanismo di adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita, che comporterà un progressivo innalzamento dell’età per la pensione di vecchiaia.

Nel dettaglio:

  • nel 2027 è previsto un mese in più;
  • nel 2028 ulteriori due mesi, per completare l’aumento complessivo di tre mesi nel biennio;
  • secondo le ultime analisi della Ragioneria Generale dello Stato, nel 2029 l’incremento potrebbe essere di tre mesi, anziché due.

Questo porta effettivamente a ritenere plausibile che nel 2030 la pensione di vecchiaia possa richiedere 67 anni e 6 mesi di età. Da qui il timore di un possibile “vuoto” tra la fine dell’Ape sociale e l’accesso alla pensione ordinaria.

Per il caso specifico del lettore, tuttavia, non si ravvisano criticità reali. La soluzione più logica e coerente con l’impianto normativo è che l’Ape sociale venga automaticamente estesa per coprire l’intero periodo necessario al raggiungimento del nuovo requisito anagrafico.

Più lunga la pensione con l’Ape sociale, anche 6 mesi in più di trattamento

In attesa di eventuali chiarimenti ufficiali, è ragionevole ritenere che i titolari di Ape sociale non resteranno senza sostegno economico durante la fase di innalzamento dei requisiti.

Gli allarmi lanciati dalla CGIL sui possibili “nuovi esodati” riguardano infatti una platea diversa: quella dei lavoratori usciti tramite scivoli aziendali, come isopensione, contratti di espansione o strumenti settoriali (ad esempio nel comparto bancario).

In quei casi, il sostegno economico è a carico dei datori di lavoro, che potrebbero non coprire gli ulteriori mesi richiesti dai nuovi requisiti. Situazione completamente diversa per l’Ape sociale, che è interamente finanziata dall’INPS.

Immaginare che l’INPS interrompa l’Ape sociale al compimento dei 67 anni, lasciando il beneficiario senza reddito per sei mesi, appare poco realistico e giuridicamente fragile. La soluzione più coerente è dunque quella di una prosecuzione dell’Ape sociale per tutto il periodo necessario fino al perfezionamento del requisito per la pensione di vecchiaia.

In conclusione, per chi è già titolare dell’Ape sociale, l’eventuale aumento dell’età pensionabile dovrebbe tradursi semplicemente in una durata più lunga del trattamento ponte, senza alcun vuoto reddituale.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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