Ed eccola, alla fine, la riscrittura definitiva del pacchetto pensioni della legge di Bilancio. Una riscrittura resa necessaria dopo che soprattutto la Lega aveva alzato la voce su una novità che si voleva introdurre e che riguardava un aumento delle finestre di attesa per le uscite anticipate. Il testo della legge di Bilancio, che sembrava essersi arenato proprio sul pacchetto pensioni, ora dovrebbe essere completo e pronto per il passaggio definitivo alla Camera, in vista dell’entrata in vigore della manovra. Ma cosa è successo, in definitiva, alle pensioni nel testo finale della manovra?
Legge di Bilancio pensioni: TFR, Ape sociale, età pensionabile, una per una le cose che cambiano
Sono talmente numerosi i ritocchi, le variazioni e le correzioni subite dal pacchetto pensioni che la confusione su ciò che il governo ha realmente deciso è comprensibile.
Si è parlato, in ordine sparso, di chiusura definitiva e poi di possibile riapertura di opzione donna e quota 103. Poi ancora di aumento dell’età pensionabile, di Ape sociale da confermare o meno, di finestre di decorrenza per i trattamenti anticipati.
E poi di fondi pensione integrativi, di Trattamento di Fine Rapporto, di silenzio-assenso e così via. Tuttavia, nel testo che il governo ha ora predisposto per l’approvazione definitiva, il quadro delle pensioni appare completo. Vediamo cosa cambia, punto per punto.
Età pensionabile, come cambia?
Un provvedimento certo, che non ha subito modifiche rispetto alla bozza della manovra di ottobre, è l’aumento dei requisiti pensionistici dal 2027. Un aumento legato ai dati ISTAT sull’aspettativa di vita della popolazione. In sostanza, poiché la vita media degli italiani cresce, i requisiti per andare in pensione devono aumentare, con un incremento complessivo di tre mesi.
Il governo, però, ha deciso di spalmare l’aumento nel biennio di riferimento: un mese in più nel 2027 e due mesi ulteriori nel 2028. Questo significa che le pensioni di vecchiaia (così come l’assegno sociale e altre prestazioni legate all’età) nel 2027 si raggiungeranno a 67 anni e un mese, mentre nel 2028 a 67 anni e tre mesi. Oggi, per intenderci, il requisito è fissato a 67 anni.
Lo stesso incremento di tre mesi, con la medesima scansione temporale, riguarda anche le pensioni anticipate ordinarie, che oggi consentono l’uscita con 42 anni e 10 mesi di contributi senza vincoli anagrafici (un anno in meno per le lavoratrici).
Per le pensioni anticipate viene inoltre confermato il bonus Giorgetti, che prevede uno sgravio contributivo sulla quota a carico del lavoratore per chi, pur avendo maturato i requisiti, decide di continuare a lavorare.
Opzione donna, quota 103 e Ape sociale: cosa succede dopo la legge di Bilancio?
Sono tre le misure che, in assenza di proroghe, scadono il 31 dicembre 2025: Ape sociale, quota 103 e opzione donna. Di queste, solo l’Ape sociale viene confermata per un altro anno, cioè per tutto il 2026.
L’Ape sociale, con il suo scivolo di accompagnamento alla pensione a partire dai 63 anni e 5 mesi di età, resta quindi in vigore.
Potranno accedervi, con almeno 30 anni di contributi, i caregiver che assistono da almeno sei mesi un familiare disabile grave convivente, i disoccupati al termine della fruizione completa della NASpI e gli invalidi con almeno il 74%. Per gli addetti ai lavori gravosi restano necessari 36 anni di contributi, ma anche questa categoria continua a rientrare nell’Ape sociale.
La legge di Bilancio sancisce invece l’addio definitivo a opzione donna e quota 103. Nessuna proroga per il 2026, salvo il diritto cristallizzato da chi abbia maturato i requisiti entro i termini previsti. Non sarà quindi possibile andare in pensione a 62 anni con 41 anni di contributi, come previsto da quota 103, se non per chi completa tali requisiti entro il 31 dicembre 2025. Lo stesso vale per opzione donna, con l’ulteriore vincolo che i requisiti anagrafici (61 anni, o 59-60 anni in base ai figli) e i 35 anni di contributi dovevano essere maturati entro il 31 dicembre 2024.
La rendita da fondi pensione integrativi, ecco la novità della legge di Bilancio
Nel pacchetto pensioni della legge di Bilancio scompare una novità introdotta solo un anno fa, valida per il 2025. Ovvero la possibilità di utilizzare la rendita dei fondi pensione integrativi. Per raggiungere l’importo minimo richiesto dalla pensione anticipata contributiva.
La misura resta in piedi, ma dal 2026 l’importo minimo della pensione dovrà essere raggiunto esclusivamente con i contributi maturati presso l’INPS, senza poter sommare la rendita della previdenza complementare. Nel 2025, invece, era consentito utilizzare anche i fondi integrativi per superare la soglia delle 3 volte l’assegno sociale, necessaria per andare in pensione a 64 anni con 20 anni di contributi.
Restano comunque confermati per il 2026 tutti i requisiti della pensione anticipata contributiva. Comprese le soglie ridotte a 2,8 e 2,6 volte l’assegno sociale per le donne con uno o più figli.
Cosa cambia per gravosi, usuranti e precoci
Sembrava imminente l’introduzione di un inasprimento delle finestre di decorrenza per le pensioni anticipate ordinarie, che sarebbero potute passare da tre a quattro, cinque e poi sei mesi. Questo intervento, tuttavia, è stato stralciato e non entrerà in vigore.
Nell’ultima stesura della legge di Bilancio, però, compare un taglio delle risorse destinate alle pensioni dei lavoratori precoci.
Con effetti anche su usuranti e gravosi. Vengono ridotte le dotazioni finanziarie per sostenere gli scivoli pensionistici dei lavoratori con almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni.
È inoltre confermato il meccanismo del silenzio-assenso per il conferimento del TFR ai fondi pensione integrativi. Nei 60 giorni successivi alla nuova assunzione, il lavoratore che non manifesta esplicitamente il proprio dissenso vedrà automaticamente destinato il TFR alla previdenza complementare.
Infine, sempre sul fronte delle pensioni, la manovra prevede minori stanziamenti per i lavoratori precoci impegnati in attività usuranti. Con tagli progressivi a partire dal 2027 e in aumento negli anni successivi.