In un panorama economico europeo in continua evoluzione, la pressione fiscale in Italia rimane uno dei temi centrali del dibattito tecnico e finanziario. Ad oggi, quando siamo orai in chiusura dell’anno d’imposta 2025, i dati consolidati dell’anno in corso offrono un quadro dettagliato del peso esercitato dal fisco sui contribuenti, con particolare riferimento ai lavoratori dipendenti e ai pensionati.
La pressione fiscale in Italia: il dato macroeconomico del 2025
A chiusura d’anno, la pressione fiscale italiana si conferma tra le più elevate dell’area OCSE. Secondo le rilevazioni statistiche più recenti (ISTAT e MEF), la pressione fiscale complessiva — intesa come il rapporto tra le entrate tributarie e contributive totali e il Prodotto Interno Lordo (PIL) — si attesta per il 2025 in un range compreso tra il 42,6% e il 43%.
Questo dato mostra un lieve incremento rispetto alla media del decennio precedente, influenzato da diversi fattori tecnici:
- dinamica del PIL: sebbene la crescita economica sia rimasta stabile, l’incremento nominale delle entrate è stato più che proporzionale.
- aumento del gettito: le entrate tributarie hanno segnato una crescita del +3,7% su base annua, spinte soprattutto dalle imposte dirette (IRPEF) e dai contributi sociali.
- pressione nel breve periodo: nel primo semestre 2025, la pressione fiscale ha toccato punte del 39,9%, un valore superiore di un intero punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2024.
Il cuneo fiscale: il peso effettivo sugli stipendi
Per comprendere la pressione fiscale reale percepita dai cittadini, è necessario analizzare il cuneo fiscale. Questo indicatore misura la differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e il reddito netto effettivamente percepito dal lavoratore in busta paga.
Nel 2025, nonostante gli interventi normativi volti a stabilizzare il beneficio fiscale, il cuneo fiscale medio in Italia oscilla tra il 45% e il 47%. Questa percentuale si compone di tre elementi principali:
- contributi a carico del datore di lavoro: circa il 30% della retribuzione lorda.
- contributi a carico del lavoratore: circa il 9%.
- imposta sul reddito (IRPEF): calcolata secondo il sistema progressivo a tre scaglioni.
L’effetto del fiscal drag (drenaggio fiscale)
Un fenomeno determinante per la pressione fiscale del 2025 è stato il fiscal drag. Con l’inflazione che ha spinto al rialzo i rinnovi contrattuali, molti lavoratori hanno visto aumentare il proprio stipendio nominale.
Tuttavia, senza un adeguamento automatico degli scaglioni IRPEF all’inflazione, una quota maggiore di reddito è finita sotto aliquote più alte (dal 23% al 35% o dal 35% al 43%), aumentando di fatto la pressione fiscale reale senza un incremento del potere d’acquisto effettivo.
La pressione fiscale sui pensionati nel 2025
I pensionati rappresentano un’altra categoria soggetta a un carico fiscale significativo. Ad oggi, la pressione fiscale sulle pensioni presenta dinamiche proprie:
- assenza di sgravi contributivi: a differenza dei lavoratori dipendenti, i pensionati non beneficiano delle detrazioni specifiche legate alla riduzione del cuneo fiscale (che si applica solo ai contributi da lavoro). Ciò comporta che, a parità di reddito lordo, la pressione fiscale su una pensione sia spesso superiore a quella di uno stipendio.
- scaglioni IRPEF 2025: le aliquote del 23%, 35% e 43% si applicano integralmente superata la soglia della “No Tax Area”, che per il 2025 è confermata a 8.500 €.
- incidenza del getto: pensionati e dipendenti continuano a coprire oltre l’80% del gettito IRPEF totale, confermandosi la base portante dell’intero sistema tributario nazionale.
Struttura del prelievo: le aliquote correnti
La pressione fiscale individuale è oggi regolata dalla struttura IRPEF consolidata nella Legge di Bilancio 2025:
- fino a 28.000 €: Aliquota al 23%.
- tra 28.000 € e 50.000 €: Aliquota al 35%.
- oltre 50.000 €: Aliquota al 43%.
È fondamentale notare che la pressione fiscale è influenzata anche dalle addizionali regionali e comunali, che nel 2025 hanno visto in alcuni casi un rialzo per coprire i deficit di bilancio degli enti locali, portando l’aliquota marginale effettiva ben oltre la soglia del 43% per i redditi più alti. La manovra 2026 punta a ridurre la seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33%.
Conclusioni sulla pressione fiscale 2025
Anche nel 2025, l’Italia si presenta come un Paese dove la pressione fiscale rimane elevata e rigida. Se da un lato il passaggio strutturale a tre scaglioni ha semplificato il calcolo, dall’altro la combinazione tra inflazione e mancato indicizzazione delle detrazioni ha mantenuto il carico tributario su livelli critici per il ceto medio (fascia 28.000-50.000 €).
Il monitoraggio della pressione fiscale rimane fondamentale per valutare la sostenibilità del sistema e la reale capacità di spesa delle famiglie italiane alla vigilia del nuovo anno fiscale 2026.
Riassumendo
- La pressione fiscale complessiva sul PIL stimata per il 2025 è del 42,6-43%.
- Il cuneo fiscale sui dipendenti rimane elevato, oscillando mediamente tra il 45% e 47%.
- L’IRPEF si basa su tre aliquote progressive fissate al 23%, 35% e 43%.
- Il fiscal drag ha aumentato il prelievo reale a causa dell’inflazione sui salari nominali.
- Dipendenti e pensionati generano oltre l’80% del gettito IRPEF totale nazionale.
- La pressione sui pensionati è superiore per l’assenza di sgravi contributivi specifici.