Lunedì 24 Novembre 2014 , Ore 4:43
 
 

Tranquillo Cremona e la china pericolosa dei “periferici” dell’ Eurozona

Titoli di stato dell’Europa: veloce cronologia di una settimana ad alta tensione – E’ stata una settimana particolarmente travagliata quella trascorsa intorno ai paesi periferici dell’Eurozona, ritornati di colpo alle ansie e alle incertezze di metà agosto. A far da parafulmine le solite vicende legate alle incertezze che gravano sul piano di aiuti alla Grecia, […]

Titoli di stato dell’Europa: veloce cronologia di una settimana ad alta tensione – E’ stata una settimana particolarmente travagliata quella trascorsa intorno ai paesi periferici dell’Eurozona, ritornati di colpo alle ansie e alle incertezze di metà agosto.
A far da parafulmine le solite vicende legate alle incertezze che gravano sul piano di aiuti alla Grecia, approvate in linea generale poco meno di due mesi fa che a cascata si riflettono il tutto sul Club Med.
Ciliegina sulla torta, una brutta serie di dati macroeconomici che fanno intravedere una nuova pericolosa fase recessiva dell’economia globale. L’andamento azionario delle Borse è emblematico.

Italia e Spagna hanno messo a segno due aste discrete, ma l’intervento della BCE è stato evidente: mentre sul secondario ci si affannava per recuperare terreno, nel corso dell’assegnazione sul primario i rendimenti salivano.
Il Belgio è ormai inevitabilmente correlato ai movimenti del Club Med mentre torna a salire la febbre intorno ai titoli di stato francesi.
L’Irlanda, dopo aver ottenuto un’ottima performance ininterrotta nel corso delle ultime 14 sedute è crollata anch’essa nella giornata “nera” di venerdì.
Insomma, i segnali ci sono tutti di un innalzamento della tensione.
Sarà un buon argomento per accelerare la discussione a livello politico e giungere ad un nuovo livello del dibattito.

Default Grecia il mercato ha paura – Sulla Grecia torna intanto ad aleggiare lo spettro del default. Venerdì la Troika ha interrotto inaspettatamente la visita ad Atene (doveva concludersi lunedì) per riaggiornare l’appuntamento tra una quindicina di giorni. Si darà modo all’esecutivo ellenico di predisporre nuovi piani di rientro in attesa dell’esito dello swap e dei primi dati sulla stagione estiva. Su questi ultimi sono appuntate molte aspettative, i primi dati informali parlano di una crescita del 12% del flusso turistico rispetto allo scorso anno che dovrebbe contribuire ad un aumento di un punto percentuale del PIL.

Le preoccupazioni maggiori degli investitori sono rivolte allo swap che dovrebbe spostare il 90% delle scadenze entro il 2020, in mano agli “istituzionali”, verso il 2041. Un’operazione che sgraverebbe Atene dal peso dei rimborsi, avendo il solo aggravio del pagamento cedolare: una manna.
Al momento attuale siamo arrivati ad un livello di adesione intorno al 70%, mancano ancora all’appello due banche greche (su cui ci si può contare), un paio di portoghesi e tedesche oltre ad altre minori.
Sotto questo punto di vista rimango fiducioso del buon esito dell’operazione, dovesse mancare un 15% basterebbe includere i bond sino al 2024 per raggiungere gli importi desiderati.
Le pressioni non mancheranno per sollecitare i più recalcitranti, visto che l’operazione è stata ideata proprio dagli stessi attori istituzionali. In questo frangente, la perdita di valore dei bond è da leggersi positivamente.
Sull’altro punto “caldo”, quello dei collaterali richiesti dalla Finlandia, le discussioni sembrano avviate sui tavoli tecnici. Anche qui, come sempre, troveranno la quadratura del cerchio.
La situazione rimane comunque estremamente complessa: si gioca su diversi tavoli mentre la speculazione si insinua all’interno di ogni decisione presa.
Probabilmente le nubi inizieranno a diradarsi nel corso degli ultimi giorni della prossima settimana. Nel frattempo prevarrà l’incertezza.

Tra i miei pittori preferiti, senza dubbio Tranquillo Cremona (1837-1878) occupa un posto particolare.
I suoi acquarelli di gusto romantico sono ampiamente conosciuti, come pure il resto della produzione. Perlopiù ritratti, segnati da una profonda introspettiva psicologica: uno su tanti il ritratto di Nicola Massa, visibile alla Quadreria dell’ottocento al Castello Visconteo di Pavia. Molte sue opere le trovate anche al GAM di Milano.
Tranquillo Cremona insieme all’amico pittore Ranzoni, al musicista Boito, agli scrittori Targhetti, Righetti, Rovani e altri fa parte di quel movimento di rinnovamento conosciuto come “scapigliatura”, destinato a segnare un’epoca ed a radunare attorno a sè le menti più creative.
Si era oltre la metà dell’ottocento, la mitologia ed i trionfi risorgimentali lasciavano il passo a fenomeni di indisposizione e di “riflusso” personali. La delusione da parte di alcune fasce della popolazione, seguite alle vicende dell’unificazione del paese, andava ad irrobustire i movimenti repubblicani e protosocialisti che avranno il loro punto di crescita durante le rivolte del pane contro la “tassa sul macinato” e più in là durante l’insurrezione di Milano contro le truppe di Bava Beccaris.
In questo contesto nasce la scapigliatura, contestazione nata tra le fila della giovane borghesia lombarda che avrà la massima valvola di sfogo nell’espressione artistica anzichè attraverso la pratica politica.
Tranquillo Cremona morì giovane, come molti altri artisti del suo tempo: in anticipo sui tempi, troppo avanti per un paese conservatore e contadino.
I massimi capolavori ci arrivano proprio qualche anno prima della morte, con la crescita e maturità dell’artista. “L’edera” è stato dipinto solo qualche mese prima della dipartita.
La vulgata ci dice che la morte è sopraggiunta per intossicazione chimica dovuta all’uso prolungato di miscelare i colori sul palmo della mano, anzichè sulla classica tavoletta. Un suo modo particolare di utilizzare la materia pittorica.

 

Crisi finanziaria italiana: dopo le illusioni si torna ai fatti reali

Ed è proprio nei suoi ritratti borghesi e dell’alta società che ci vediamo proposto uno sguardo disincantato, velato, proprio come quello che viviamo in questi giorni sul mercato obbligazionario dei titoli di stato dei “Periferici”.
L’illusione che l’Italia fosse stata risparmiata dalla crisi del debito pubblico si è rilevata reale in agosto, quando sotto i colpi delle svendite dei nostri BTP è dovuta intervenire la BCE per puntellare le quotazioni.
Assieme a noi, la pressione si era dapprima spostata sulla Spagna che nonostante parta da dati macroeconomici più deboli, ha saputo dare risposte più efficaci per il contenimento del debito pubblico.
Paradossalmente il governo dimissionario di Zapatero ha agito più efficacemente rispetto a quello di Roma nonostante quest’ultimo con pieni poteri di movimento.

La situazione rimane particolarmente fragile, un sottile filo rischia di rompersi. Sappiamo bene quanto è facile perdere decine di punti di spread nell’arco di poche ore e come sia poi faticosissimo riportarsi sulle posizioni perse.
Sembra un’altra era quando gli spread del Bel Paese erano attorno ai 150 pb., eppure era solo pochi mesi fa.
Un continuo fraintendimento coi mercati finanziari, unita alla solita “faciloneria” nel proporre e disfare piani di rientro cambiandoli quattro volte nel giro di 15 giorni, non ha facilitato un approccio di fiducia nei nostri confronti.
Gli alleggerimenti sui nostri titoli proseguono e ci si chiede sino a che punto la BCE potrà sostenere i suoi sforzi mentre crescono le critiche.
Il mandato di Trichet scade tra qualche mese, la sua indipendenza e forza è maggiormente cresciuta nel corso dell’ultimo anno. Anche se poco ascoltata.
Ora il testimone passerà a Mario Draghi.
Una difficile eredità … sarà in grado l’italiano di ripercorrere gli stessi sentieri o si sentirà più legato nel compiacere gli ambienti legati alla Bundesbank, proprio per sottolineare la sua indipendenza rispetto alla provenienza?
Nel gioco sottile di trasparenze, chiaro/scuri, velature si giocherà il futuro dell’eurozona.

 

Tommy271

 

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