Martedì 21 Ottobre 2014 , Ore 8:39
 
 

Tassi sotto il 5% per il Btp a 30 anni

Il Tesoro ha fatto il pieno di ordini per collocare 6 miliardi di euro con scadenza 2044. Richieste da tutto il mondo e tassi in discesa, nonostante l’economia il nuovo record sul debito pubblico e il crollo del Pil trimestrale

Tornano i BTP a 30 anni. Dopo quello di febbraio, il Tesoro ha collocato ieri un nuovo titolo di stato con scadenza 2044 approfittando del momento favorevole del mercato obbligazionario e all’indomani del taglio dei tassi d’interesse da parte della Bce. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha infatti così affidato a Bnp Paribas, Citigroup Global Markets, Deutsche Bank, Ubs e UniCredit il mandato per il collocamento sindacato (non si tratta di un’asta) di un nuovo benchmark a 30 anni BTP con scadenza 1 settembre 2044. Ma, nonostante il buon ritorno di appetito per i titoli di stato italiani a lunga scadenza da parte degli stranieri, l’economia tricolore rimane in ginocchio sotto il peso della recessione e dell’esplosione del debito pubblico.

 

Btp 1 Settembre 4,75% 2044 in dettaglio

 

saccomanni

Sul mercato sono così andati 6 miliardi di euro (17esima tranche) con ordini che sono giunti da tutto il mondo da parte di investitori istituzionali e fondi pensione per oltre 13 miliardi, più del doppio. Il prezzo del Btp 4,75% 2044 (Isin IT0004532559) è stato fissato sotto la pari per un rendimento a scadenza pari al 4,985% offrendo agli investitori un’occasione da valutare con attenzione, in un mercato dove l’affidabilità tedesca paga zero e il rischio relativo rende molto meno di qualche mese fa. Si tratta di un rendimento in linea con il mercato, comparando i rendimenti offerti dagli altri titoli con vita residua vicini al trentennale e in linea anche con l’inclinazione dei rendimenti tra il 10 e il trenta anni. Viva soddisfazione è stata espressa dai vertici economici e dal Ministro Fabrisio Saccomanni per la riuscita del collocamento, anche in relazione al fatto che la precedente vendita di Btp 2044 dello scorso mese di febbraio, pur in un contesto migliorativo delle condizioni di mercato, non era andata così bene. Allora erano stati collocati “solo” 1,75 miliardi di euro con un rendimento lordo del 5,07%. Numeri che sintetizzano sulla parte lunga della curva l’accresciuta fiducia degli investitori stranieri nei confronti dell’Italia e che sarebbero potuti essere migliori se solo il Tesoro avesse offerto un quantitativo inferiore. “L’importo corrisponde a un indubbio interesse da parte degli investitori – commenta un operatore – ma sei miliardi di euro sono comunque impegnativi”. Non c’è quindi da meravigliarsi se poi lo spread sul decennale tedesco si sia allargato di 15 figure ultimamente. Gli investitori, per far spazio al trentennale hanno infatti dovuto alleggerire le posizioni sugli altri titoli, posto che il rating sul debito italiano non è cambiato per cui il “peso” sull’Italia è rimasto invariato.

 

Crisi economica Italia: la finanza va bene, ma l’economia affonda (pil primo trimestre 2013 – 2,3%)

 

PIL

Ma se dal punto di vista finanziario l’Italia ha dimostrato forza di recupero di credibilità, altrettanto non si può dire per quanto concerne l’economia. Nel primo trimestre 2013 il Pil italiano è risultato ancora in calo e si tratta della settima contrazione trimestrale consecutiva, un fatto mai registrato dall’inizio delle serie storiche. Lo ha comunicato l’Istat. Corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, il Pil ha segnato una contrazione dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,3% rispetto al primo trimestre del 2012. Secondo l’Ocse il 10% dei ricchi ha un reddito 9,5 volte più alto di quello del 10% dei poveri, contro le 9 volte del 2007. In Italia il gap è 10,2 volte nel 2010 contro le 8,7 del 2007. Per il Codacons “Invece di far pagare i costi di questa recessione a chi l’aveva prodotta, si è fatta pagare a pensionati e lavoratori a redditi medio bassi”. “La Tobin tax resta un miraggio, i derivati continuano ad essere emessi e gli speculatori scommettono sul rialzo dei prodotti”, continua Codacons. “Ecco perchè il Pil precipita maggiormente in Italia, come attesta oggi l’Istat” (La crisi ci condanna alla recessione più lunga dal 1990).

 

Debito pubblico italiano a livelli record: 2.034 miliardi di euro

Male anche il debito pubblico. A marzo si è attestato a quota 2.034,725 miliardi di euro, segnando un nuovo record storico dopo i 2.022,7 miliardi raggiunti a gennaio 2013, mentre a febbraio era sceso a 2.017,6 miliardi. E’ quanto risulta dai dati diffusi dalla Banca d’Italia. Il debito pubblico italiano a marzo é aumentato di 17,11 miliardi di euro rispetto a febbraio 2013 e di 79,6 miliardi di euro rispetto a marzo del 2012. E’ da ricordare che la Banca d’Italia misura lo stock di debito mentre ai fini del rispetto dei parametri europei il dato che conta è il rapporto percentuale tra il debito e il prodotto interno lordo (Debito pubblico italiano da record, cala la quota in mano agli stranieri).

 

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