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06 giugno 2012, ore 10:36  |  Obbligazioni societarie

Obbligazione Fiat Finance 2016: rendimento 8% per 4 anni

Scende il prezzo delle obbligazioni del lingotto dopo l’ulteriore calo delle immatricolazioni a maggio. L’alleanza con Chrysler si sta rilevando vitale per la sopravvivenza del gruppo.

 

Vendite di auto ancora in diminuzione in Italia per il Lingotto ma rendimento dei bond molto allettante. Nonostante il continuo calo delle immatricolazioni nel Bel paese (-14% a Maggio), le obbligazioni Fiat Finance & Trade, la società controllata da Fiat che si occupa dell’aspetto finanziario del gruppo automobilistico, sono al centro dell’attenzione degli investitori per i rendimenti offerti che battono, non certo di misura, quelli dei concorrenti europei Volkswagen e Peugeot-Citroen. Sergio Marchionne sta infatti spostando il baricentro del gruppo da Torino a Detroit, negli Stati Uniti, dato che in Nord America le vendite di auto Fiat, attraverso la rete di distribuzione di Chrysler, vanno a gonfie vele (+7% a maggio). Non è mistero che il prossimo mese di Luglio l’industria automobilistica italiana acquisirà un’altra importante quota azionaria di Chrysler, salendo al 61%, per un esborso di 200 milioni di dollari, preludio alla prossima fusione con la casa automobilistica americana che nel mese di Maggio ha venduto il 30% di auto in più rispetto allo stesso periodo del 2011, a conferma che l’alleanza strategica con la società di Detroit è ormai diventata indispensabile per la sopravvivenza di Fiat nel panorama internazionale dei motori.

 

Obbligazioni Fiat Finance 6.375% 2016

Ma se negli Stati Uniti il mercato dell’auto ha ripreso a tirare, in Europa e in Italia non si può dire altrettanto. A maggio le immatricolazioni auto – secondo quanto reso noto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – sono scese del 14,26% attestandosi a 147.102 unità, contro le 171.559 di un anno fa. Per il gruppo Fiat, in particolare, si registrano vendite in discesa dell’11,2%, per una quota di mercato in leggero miglioramento al 31,6% dal 30,5% del maggio 2011. Questi dati pesano sul prezzo delle obbligazioni e il mercato – commentano gli analisti di RBS – tende ancora a valorizzare Fiat principalmente per le vendite che realizza in Europa non considerando ancora appieno il valore del gruppo che presto sarà incorporato in Chrysler il cui principale giro d’affari riguarderà il Nord America e l’America latina. Così il titolo Fiat Finance & Trade 6,375% 2016 (ISIN XS0613002368), uno dei più liquidi e trattati sul mercato OTC, è scambiato intorno a 95 e rende più dell’8% lordo a scadenza. Si tratta di un’obbligazione da un miliardo di euro, una delle più corpose emesse lo scorso anno sul mercato, cedola annuale del 6,375% con data di stacco il primo aprile e taglio minimo di negoziazione pari a 100.000 euro nominali. Rendimento superiore di un punto, invece, per il bond Fiat Finance 7.375% 2018 da 600 milioni (ISIN XS0647264398) emesso undici mesi fa, ma meno scambiato, e che a scadenza offre quasi il 9% lordo. Anche per questo il taglio minimo di negoziazione è pari a 100.000 euro e la cedola è corrisposta l’8 Luglio di ogni anno.

 

Il merito creditizio di Fiat è sottovalutato per i gestori di fondi

Questo alto livello di rendimento, superiore di circa 4 punti percentuali rispetto ai bond Volkswagen, è spiegato, oltre che dal contesto economico europeo, dal fatto che Fiat è un emittente italiano, quindi appartenente a un paese colpito duramente dalla crisi economica e dal debito sovrano dell’Italia. Ma anche dal rating di emissione del bond che è di Ba3 per Moody’s, BB- per Standard & Poor’s e BB per Fitch, quindi un livello complessivamente più basso rispetto alla concorrenza e classificato come “non investment grade” o meglio, come Hygh Yield. Tuttavia – come sottolinea Victor Delgado di JP Morgan – i gestori di fondi obbligazionari valorizzano Fiat più di quanto stanno facendo le agenzie internazionali di rating e lo includono volentieri nei loro portafogli confidando molto nelle capacità del management. Il primo trimestre 2012 si è infatti chiuso con dati incredibilmente positivi per merito soprattutto di Crhysler (utile netto di 379 milioni di euro e ricavi complessivi per 20,2 miliardi di euro). Togliendo la casa americana, infatti, il trimestre si sarebbe concluso con una perdita di ben 273 milioni di euro, mentre i ricavi netti sarebbero scesi a 8,7 miliardi di euro.

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