09 luglio 2012, ore 15:21 | Titoli di Stato
L’Irlanda torna a emettere bond, ma una rondine non fa primaveraDopo due anni dal crac bancario, Dublino si riaffaccia sul mercato obbligazionario con un'emissione da 650 milioni di euro riscuotendo pieno successo. Ma la ripresa economica è ancora lontana e le ferite degli ex investitori sono ancora aperte
Si dice che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Così, Dublino è tornata ad emettere titoli di Stato, per la prima volta dopo il salvataggio esterno da 85 miliardi del novembre 2010 e dopo aver mandato in rovina migliaia di risparmiatori e investitori, anche italiani, che comprarono bond di banche irlandesi. Sul piano dei rendimenti, con l’emissione della scorsa settimana è stata battuta anche la bistrattata Spagna, al punto che la stampa ha già riabilitato a pieni voti l’ex tigre celtica al club dell’eurozona. Il Tesoro irlandese ha infatti collocato sul mercato 650 milioni di euro di Bills a tre mesi offrendo un rendimento dell’1,8% a fronte di richieste tre volte superiori, mentre Madrid per piazzare i suoi bonds con la medesima scadenza il 26 Giugno scorso aveva dovuto pagare rendimenti più che doppi (2,36%) rispetto alla precedente emissione del maggio. Da Deutsche Bank spiegano che il successo dell’operazione, dal punto di vista tecnico-finanziario, è dovuto essenzialmente al fatto che l’Irlanda era stata l’unica nazione sotto piano di salvataggio a non emettere debito a breve, a differenza della Grecia o del Portogallo, che invece hanno proseguito a collocare titoli corti. Così gli analisti hanno visto positivamente il ritorno di Dublino sul mercato dei capitali e ora attendono la prima emissione, almeno a medio termine, per testare l’effettiva capacità dell’Irlanda di rifinanziare il proprio debito autonomamente sui mercati. Un apprezzamento è arrivato anche da parte del presidente della Bce Mario Draghi, secondo il quale l’Irlanda è tornata a raccogliere capitali, molto prima di quanto ci si attendesse.
Crisi Irlanda: la ripresa è ancora lontanaMa se questi sono i fatti più recenti che inducono all’ottimismo, non bisogna dimenticare quanto accaduto due anni fa quando lo
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Seconda proposta "taglia debito": operazione di swap tra debito pubblico e immobili demaniali 



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