Sabato 25 Ottobre 2014 , Ore 18:57
 
 

L’Irlanda torna a emettere bond, ma una rondine non fa primavera

Dopo due anni dal crac bancario, Dublino si riaffaccia sul mercato obbligazionario con un'emissione da 650 milioni di euro riscuotendo pieno successo. Ma la ripresa economica è ancora lontana e le ferite degli ex investitori sono ancora aperte

 

Si dice che l’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Così, Dublino è tornata ad emettere titoli di Stato, per la prima volta dopo il salvataggio esterno da 85 miliardi del novembre 2010 e dopo aver mandato in rovina migliaia di risparmiatori e investitori, anche italiani, che comprarono bond di banche irlandesi. Sul piano dei rendimenti, con l’emissione della scorsa settimana è stata battuta anche la bistrattata Spagna, al punto che la stampa ha già riabilitato a pieni voti l’ex tigre celtica al club dell’eurozona. Il Tesoro irlandese ha infatti collocato sul mercato 650 milioni di euro di Bills a tre mesi offrendo un rendimento dell’1,8% a fronte di richieste tre volte superiori, mentre Madrid per piazzare i suoi bonds con la medesima scadenza il 26 Giugno scorso aveva dovuto pagare rendimenti più che doppi (2,36%) rispetto alla precedente emissione del maggio. Da Deutsche Bank spiegano che il successo dell’operazione, dal punto di vista tecnico-finanziario, è dovuto essenzialmente al fatto che l’Irlanda era stata l’unica nazione sotto piano di salvataggio a non emettere debito a breve, a differenza della Grecia o del Portogallo, che invece hanno proseguito a collocare titoli corti. Così gli analisti hanno visto positivamente il ritorno di Dublino sul mercato dei capitali e ora attendono la prima emissione, almeno a medio termine, per testare l’effettiva capacità dell’Irlanda di rifinanziare il proprio debito autonomamente sui mercati. Un apprezzamento è arrivato anche da parte del presidente della Bce Mario Draghi, secondo il quale l’Irlanda è tornata a raccogliere capitali, molto prima di quanto ci si attendesse.

 

Crisi Irlanda: la ripresa è ancora lontana

Ma se questi sono i fatti più recenti che inducono all’ottimismo, non bisogna dimenticare quanto accaduto due anni fa quando lo 

scoppio della bolla immobiliare mandò gambe all’aria le banche irlandesi e con esse un sacco di investitori che avevano acquistato obbligazioni subordinate e che si stanno ancora leccando le ferite. I conti adesso sono stati rimessi in ordine e a caro prezzo, è vero, ma sul parterre i problemi di fondo ci sono ancora. Nonostante la politica di tagli intrapresa dal governo, l’economia irlandese, uscita da poco dalla recessione, è ancora in stallo e solo il mercato delle esportazioni fa sperare in una timida ripresa per quest’anno e l’anno prossimo. Ma, secondo il New York Times, la ripresa vera è ancora lontana: la disoccupazione al 13% e il crollo degli investimenti si possono toccare con mano andando in giro per le strade di Dublino, dove si osservano cantieri fermi, opere incompiute, negozi chiusi e gente triste. Secondo il Wall Street Journal un aiuto per la ripresa economica irlandese potrebbe venire dall’indebolimento dell’euro: le esportazioni costituiscono infatti più del 50% del prodotto interno lordo dell’Irlanda, più ancora della Germania e vanno a finire fuori dall’Europa, il che massimizza i benefici dell’indebolimento della moneta unica.

 

Tassazione in Irlanda ancora al 12,50%: una calamita per  gli investimenti

 

Quindi, quali conclusioni possiamo trarre? Possiamo tornare ad acquistare obbligazioni irlandesi, anche se è più che assodato che nessuno sarà in grado di restituire agli ex obbligazionisti che sono rimasti scottati con Alliance Bank, piuttosto che con Anglo Irish Bank o Eircom, i soldi prestati? L’Irlanda ha pagato un prezzo altissimo alla sua bolla immobiliare, a una politica abbastanza folle di apprezzamento dell’euro voluta dalla Germania e anche all’incapacità della politica di porre un argine, ma, a differenza di altri paesi, come Grecia e Spagna, non ha truccato i bilanci, ha detto la verità sul suo sistema bancario gonfiato in passato dalla bolla immobiliare, facendo pulizia. L’Irlanda, poi, resta sempre un polo di attrazione di investimenti esteri grazie al livello tecnologico avanzato, la bassa burocrazia e la corporate tax al 12,5%. Altro che austerity, i mercati guardano altro, soprattutto in un momento in cui sono le grosse economie europee a trovarsi in difficoltà coi bilanci e dove l’eccessiva pressione fiscale strozza la crescita.

 

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