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06 luglio 2012, ore 13:04  |   Obbligazioni societarie

Deiulemar verso il punto di non ritorno

I giudici napoletani rinviano a settembre la decisione sul fallimento della compagnia di navigazione. Intanto si avvicina la data per l’insinuazione al passivo fra la rabbia e la rassegnazione degli obbligazionisti

Un vizio di forma nelle notifiche. Con questa motivazione la Corte d’Appello di Napoli ha rinviato al prossimo 26 Settembre la decisione sul ricorso presentato dalla compagnia di navigazione Deiulemar di Torre del Greco – sprofondata lo scorso Aprile sotto una montagna da 680 milioni di euro di debiti – contro la sentenza di fallimento pronunciata dal giudice Massimo Palescandolo. Il solito cavillo giuridico, l’intoppo burocratico all’italiana, che fa slittare le udienze di mesi allungando inesorabilmente i tempi della giustizia oltre che l’agonia delle 13mila famiglie truffate dalla Deiulermar che aveva emesso a ruota libera obbligazioni non autorizzate (vedi certificato tipo in basso) i cui proventi non sono mai finiti nelle casse della società. Una pratica che – stante a quanto riportato da Metropolisweb – si scopre che aveva radici lontane nel tempo, nel 1998 per l’appunto, quando fu aperta un’inchiesta dopo il ritrovamento di obbligazioni emesse dalla compagnia di navigazione fondata da Michele Iuliano, Giovanni Della Gatta e Giuseppe Lembo in mani di usurai e noti pregiudicati di Torre del Greco.

 

Crac Deiulemar: la compagnia prende tempo per evitare lo scenario peggiore 

 

Ma torniamo ai fatti più recenti, quelli che stanno facendo perdere la pazienza agli oltre 13.000 obbligazionisti Deiulemar rimasti incastrati nel default della compagnia marittima. Lo scorso 4 Luglio i legali della Deiulemar hanno presentato davanti ai giudici della Corte di Appello una nuova richiesta di concordato preventivo, uguale a quella elaborata in precedenza, già bocciata dagli obbligazionisti, e che prevedeva in sostanza un recovery del 52% del valore nominale dei titoli venduti ai risparmiatori suddiviso in azioni, nuove obbligazioni e una piccola parte cash. Questa istanza – spiega l’avv. Astolfo Di Amato, legale delle compagnia di navigazione – deve essere esaminata preventivamente a quella di fallimento e il Tribunale non può dichiarare fallita una società se prima non è stata respinta la proposta di concordato. Questo è in sostanza il punto su cui fa leva la compagnia di Torre del Greco per evitare un crac che getterebbe nel baratro non solo la storica società di navigazione con le sue tre famiglie di armatori, ma un’intera città e migliaia di risparmiatori che avevano creduto e si erano fidati ciecamente della Deiulemar. Oltretutto – precisa Roberto Maviglia, amministratore unico della Deiulemar – i soci si sono impegnati, subordinatamente all’esito positivo del concordato, a riportare nelle casse della Deiulemar le partecipazioni detenute nelle società estere tramite la lussemburghese Poseidon S.A., vera e propria cassaforte della compagnia di navigazione. Questa operazione, secondo indiscrezioni che trapelano dagli studi legali che seguono la vicenda, potrebbe consentire alla Deiulemar anche di alzare l’asticella del recovery, per incentivare la maggior parte degli obbligazionisti ad accettare il piano evitando il crac, come era anche nelle volontà del “capitano” Michele Iuliano che in punto di morte aveva chiesto che fossero soddisfatti i risparmiatori. Pochi mesi fa erano circolati rumors (poi smentiti dalla Deiulemar) sulla possibilità di arrivare ad oltre il 60% del recovery con una parte cash del 20%. 

 

Il fallimento Deiulemar  non è la soluzione migliore per i risparmiatori

  

Ma se queste sono le intenzioni della Compagnia marittima – fanno notare alcuni obbligazionisti – resta il fatto che la maggioranza dei risparmiatori non ne vuol sapere di riavere indietro poco più della metà di quanto investito inizialmente, soprattutto se la parte cash non dovesse andare oltre il 12%, come previsto, e in considerazione del fatto che i soldi ci sarebbero ma sono stati distratti all’estero e in altre attività più o meno lecite per le quali sta indagando a tutto campo la Guardia di Finanza. Tanto vale perder tempo coi i cavilli giuridici. Che è quello a cui si stanno attaccando i legali della Deiulemar e gli eredi del defunto “capitano” Iuliano, i quali – riferiscono agli organi di stampa – puntano invece ad ottenere l’accesso a una delle procedure speciali di amministrazione delle grandi imprese in crisi (Legge Marzano) nel tentativo di tutelare meglio gli interessi dell’azienda e dei creditori in generale. In che misura non è certo dato saperlo dal momento che molte risorse sono state distratte in Lussemburgo e le attività industriali sono al palo per via della crisi internaizonale, ma non sarà certo un liquidatore nominato dal Tribunale in grado di restituire tutti i soldi persi dagli obbligazionisti. La complessa vicenda della Deiulemar del resto – sottolinea un commercialista romano che segue da vicino  alcuni risparmiatori rimasti intrappolati nel default – non può essere risolta con una sentenza di fallimento, come vorrebbero tanti obbligazionisti, desiderosi di vendetta più che di giustizia. Se la società  dovesse essere messa in liquidazione in questo momento – spiega l’esperto – i creditori potrebbero vedersi riconoscere anche un recovery più basso di quel 52% proposto dalla compagnia, poiché essendo il settore del trasporto mercantile uno dei più colpiti dalla crisi, gli assets della Deiulemar in questo momento rischierebbero di essere svenduti per far cassa. Senza considerare che, allo stato attuale la Deiulemar ha dichiarato un patrimonio negativo di 136 milioni di euro e le navi della compagnia sono di proprietà di un’altra società, la Deiulemar Shipping, controllata dalla Poseidon S.A., che non sono coinvolte nella procedura fallimentare. In soldoni, quindi, il fallimento della Deiulemar non converrebbe più di tanto agli obbligazionisti e i tempi di recupero non sarebbero più brevi che attraverso l’applicazione di una procedura concorsuale. Resta, poi, il fatto che i titoli di credito emessi dalla società e non autorizzati potrebbero anche, in ultima e definitiva istanza, non venire riconosciuti, benché il Tribunale di Torre del Greco li abbia accettati.

 

 

Fallimento Deiulermar: istanze al passivo da presentare entro il 26 Settembre

  

Intanto, mentre non si placa la rabbia di molti piccoli obbligazionisti della Deiulemar, che temono per le sorti dei loro risparmi e continuano a protestare sia nelle piazze che sui siti web, i tempi stringono ed entro il 26 Settembre, se la Corte d’Appello non cambierà il verdetto del giudice fallimentare del Tribunale, dovranno essere presentate le insinuazioni al passivo da parte degli obbligazionisti per la prima udienza fissata per il 25 Ottobre. Per chi non avesse dimestichezza con le procedure legali, Assorisparmiatori ha già dato la sua disponibilità da tempo ad assistere gratuitamente i creditori, ma ora si è aggiunto anche il Comune di Torre del Greco che ha messo a disposizione il modello (scaricabile anche direttamente dal sito internet www.comune.torredelgreco.na.it) per promuovere l’istanza di ammissione al passivo.

 

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33 Commenti

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  • # 31
    Per chi ha sostenuto che non potessero emettere obbligazioni o cose simili dopo il 2000, ecco com'è realmente avvenuta la truffa, perché di tale si tratta. Di certo non c'è alcuna ingenuità nei risparmiatori che, come qualcuno ha ricordato, erano militari (molti della gdf), bancari, funzionari, etc http://www.metropolisweb.it/Notizie/Torrese/Cronaca/navi_svendute_transazioni_economiche_scellerate_cosi_sparito_tesoro_deiulemar.aspx
  • # 32
    Ciao Giacomo. Se in qualche modo fai riferimento al mio post precedente, permettimi di spiegarti più brutalmente cosa intendevo dire, così ne approfitto per dare risposta anche a Pep: come ho detto, dopo il 1999/2000 (non sarò preciso nella data, ma più o meno quell'anno era), le obbligazioni QUOTATE SUI MERCATI REGOLAMENTATI O, SE NON UFFICIALMENTE QUOTATE, CHE FOSSERO DI AMPIA DIFFUSIONE, NON potevano più essere materializzate, di nessun tipo ne da alcuno emesse, e dovevano essere centralizzate presso gli intermediari (le banche) che avrebbero dovuto anche provvedere, oltre che al 'deposito', anche all'amministrazione dei titoli (occuparsi dell'incasso delle cedole, delle scadenza, quant'altro). Questo valeva (e vale) per i titoli 'nati' dopo il 1999/2000; ma anche chi avesse avuto 'in mano' (e cioè in forma 'cartacea') una obbligazione deiulemar perche 'comprata' prima del 1999, ebbene anche costui era tenuto ad andare in una banca e depositare questa obbligazione ancora 'cartacea' in un dossier titoli perche venisse, appunto, 'dematerializzata'. Sarebbe bastato sapere questo per capire che qualunque società stesse 'collocando' ex novo, dopo quella data, obbligazioni ancora in forma 'cartacea' RISPONDENTI ALLE DUE CONDIZIONI PRECEDENTI, ebbene questo 'collocamento' non era legale. Poteva essere rispettoso della legge SOLO se dette obbligazioni fossero state ritenute NON di ampia diffusione (ma 10mila persone che comprano obbligazioni deiulemar sono certamente....ampia diffusione!). Ora, capisco e concordo senz'altro che l'uomo della strada non dovesse conoscere allora, e non conosca magari neppure adesso, quella particolare legge, ma torno a dire che se mi dite che anche 'direttori di banca, ufficiali della guardia di finanza, ecc.ecc.' le hanno tranquillamente 'comprate' in quel modo dopo il 1999/2000 e non hanno minimamente pensato a questo... beh, allora..... Ecco, tutto qui. Punto. Riguardo al pensiero di Pep di coinvolgere la Consob o chi per essa: mia opinione è che se una legge dello stato è emanata e qualcuno non la rispetta, non puoi certamente chiamare in causa lo stato o gli organi che l'hanno emessa, tantomeno in questo caso la consob, alla quale mi pare intendere tu voglia attribuire un ruolo di 'controllore' che tu consideri abbia disatteso: la consob, meglio ancora Montetitoli, non credo sia tenuta a sapere che un certo signore sta illegalmente vendendo in un appartamento dei fogli di carta con su scritto 'obbligazione pinco pallino'..... capisco il tuo risentimento, e se fossimo nel paese 'perfetto' ti direi che lo condivido, ma così come è accaduto il tutto, io non credo sia plausibile questa opzione. Un pò come se, mentre stai andando in macchina tranquillo e regolare, all'incrocio avanti a te trovi uno che passa col rosso e ti viene a sbattere sul muso: è con lui che devi rivalerti per i danni subiti, non con il vigile più vicino. Con questo post comunque chiudo qui la mia 'partecipazione' a questo thread, perche mi accordo che comincio a fare la parte del 'professorino' che sta sulle palle. Ma sinceramente vi rinnovo i miei auguri perche riusciate a saltarne fuori nel modo migliore.
  • # 33
    Le ultime notizie dicono che, oltre a forze dell'ordine e altre categorie di persone, ci fosse anche un magistrato. Io intanto sono incappato in una riflessione molto bella e sensata, permettetemi di condividerla anche qui: http://obbligazionistidm.wordpress.com/2012/07/26/oggi-la-politica-puo-cambiare-la-storia-lo-fara/ L’orizzonte geografico della vicenda Deiulemar non è Torre del Greco ma l’Italia. Sono anni che si susseguono scandali economici, bancarotte fraudolente e truffe ai danni dei risparmiatori. Gli scandali dei prodotti finanziari “avvelenati” delle banche (come nei casi di Banca 121 e MPS con i prodotti MyWay/4YouLa tanto per citarne alcune) hanno provocato la fuga dei risparmiatori da tali prodotti. I risparmiatori si siano orientati, sempre in maggior numero, non più verso prodotti poco controllabili ma su obbligazioni prevalentemente di aziende. Le aziende sembravano avere il vantaggio, rispetto alle opzioni finanziarie, di essere “visibili” ai risparmiatori: tutti possono vedere come sono investiti i propri soldi e capire dai bilanci aziendali se l’investimento va bene oppure no. Ma anche il mondo delle aziende ha riservato amare sorprese: nomi come Cirio e Parmalat sono diventati simboli di un sistema economico marcio senza controlli ne regole. In entrambi i casi aziende floride, guidate da amministratori senza scrupoli, sono fallite. Gli amministratori falsificavano i bilanci, intascavano i soldi dei risparmiatori, li trasferivano in dei paradisi fiscali e lasciavano morire aziende produttive. Sullo sfondo un sistema di controlli assente, distratto, senza alcuna reale capacità di verifica e intervento. Nel contempo, nel 2005, il reato di bancarotta fraudolenta è stato depenalizzato dal governo da 10 anni di reclusione a 4. La stessa filigrana si intravede nel caso Deiulemar, dove l’azienda, e forse l’holding, sarà portata al fallimento da amministratori che hanno pensato solo ai propri interessi, disinteressandosi di risparmiatori, di dipendenti e della ricaduta economica delle loro azioni sul territorio. L’effetto che si sta ottenendo, non solo a Torre, è una generalizzata paura ad investire i propri risparmi, con la conseguenza che il sistema virtuoso risparmio-investimento-ricchezza si interrompe, lasciano a secco, senza liquidità molte aziende anche virtuose per questa paura diffusa, alimentando la crisi e provocando una reazione a catena che porta all’implosione dell’economia nazionale. Questa situazione richiede interventi decisi e duri da parte di tutte le autorità pubbliche coinvolte nella faccenda, ovvero l’autorità giudiziaria, le autorità di controllo e l’autorità legislativa. Il primo fronte è quello legislativo: si elimini la depenalizzazione dei reati fiscali. Chi mette in atto truffe fraudolente dovrebbe poter accedere a pene più miti solo se si impegna a risarcire i truffati. La politica deve anche fare la sua parte nel ridefinire in senso più restrittivo i controlli a società che gestiscono ingenti patrimoni legati al risparmio. In secondo luogo i controlli. L’inutilità degli organi di controllo italiani è lì, sotto gli occhi di tutti, dimostrata a chiare lettere da tutti gli scandali sopra citati. Bisogna dotare tali organi di persone competenti e soprattutto indipendenti. Inoltre prevedere il licenziamento in tronco per i dipendenti di tali organi che per negligenza o dolo non evitano fatti del genere. L’ultimo fronte è quello giudiziario. L’Italia non può permettersi di limitare le risorse alla magistratura soprattutto in casi come questi. La ricerca delle strade che i capitali percorrono è lunga e richiede risorse umane, economiche e attrezzature specifiche. Ecco spiegato perché in questo frangente il ruolo del Tribunale di Torre Annunziata è fondamentale: l’autorità giudiziaria ha il grave compito di smontare tutto il mondo Deiulemar per poter recuperare quanto più capitale possibile ai truffati. Ciò che chiedono i risparmiatori della Deiulemar alla politica, in particolare, è dunque una immediata revisione dell’apparato normativo vigente per reati del genere, una rifondazione degli organi di controllo eliminando le numerose zone d’ombra che si intravedono in questi scandali e una maggiore certezza e durezza nelle pene per coloro che non collaborano. In gioco non è solo il destino degli obbligazionisti Deiulemar, in gioco è l’intero equilibrio economico del paese che in questi mesi sta già scricchiolando sotto i colpi di una crisi che è, ricordo e sottolineo, una crisi di fiducia in un sistema malato e truffaldino: così non si andrà da nessuna parte se non verso la rovina. A. Romano
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