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Buoni Fruttiferi Postali: rendimento certo contro la crisi

15 dicembre 2011
di  22 Commenti

Aumentano le sottoscrizioni presso le Poste dei tradizionali titoli di risparmio. Secondo i dati della Banca d’Italia le famiglie italiane sottoscrivono meno Bot e più buoni postali con tendenza in forte aumento


MENO BOT E INVESTIMENTI IMMOBILIARI E PIU’ BUONI FRUTTIFERI DI POSTE ITALIANE  – La crisi che si è abbattuta sul nostro paese, condita amaramente dalle purghe della manovra finanziaria di Monti e di quella di Tremonti, sta allontanando poco alla volta i risparmiatori dai mercati obbligazionari e dei titoli di stato per rifugiarsi sui risparmi postali. Anche il classico mattone, considerato il bene rifugio per eccellenza, pur restando l’investimento prediletto degli italiani, ha perso appeal soprattutto a causa degli elevati costi di gestione degli immobili e dalla recente introduzione dell’IMU.(Ici prima casa: manovra Monti, arriva l’Imu). Questo è in sostanza il quadro dipinto dalla Banca d’Italia per l’anno che si sta chiudendo e che ha messo in evidenza come le paure amplificate dai media e dalla stampa comune stiano cambiando radicalmente le abitudini dei risparmiatori italiani, tradizionalmente affezionati ai titoli di stato e ai Bot. Lo scorso anno – rileva Bankitalia – la quota di ricchezza detenuta in titoli pubblici dagli italiani si è ridotta dell’1% rispetto all’anno precedente, quella in depositi e in risparmio postale (buoni fruttiferi e obbligazioni bancoposta) è invece salita dello 0,4%. Tradotto in soldoni, si tratta di circa 16 miliardi di euro che sono usciti dai titoli di stato e di 6 miliardi in più che sono finiti nei buoni fruttiferi e nelle altre forme di risparmio postali. La differenza è stata erosa dal fisco e dalle spese ordinarie. Una tendenza che però è andata ad accentuarsi quest’anno dove le Poste hanno giocato un ruolo di primo piano rispetto alle banche nella raccolta dei risparmi che sono fuoriusciti dai conti deposito, sonoramente bastonati da tasse e balzelli.

 

RENDIMENTO BUONI FRUTTIFERI POSTALI INFERIORE A QUELLO DI BOT E BTP 

Il cavallo di battaglia tradizionale delle Poste è rappresentato dai buoni fruttiferi postali, titoli emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti, garantiti dallo Stato e collocati in esclusiva da Poste Italiane. I buoni fruttiferi, qualunque sia la tipologia (ordinari, indicizzati, a tasso fisso, fisso più variabile, ecc.) garantiscono sempre la restituzione del capitale investito e gli interessi maturati. Si tratta per lo più di strumenti semplici e molto trasparenti – osserva Luca Perregrini, funzionario di Bancoposta – che, pur offrendo rendimenti inferiori a quelli dei Bot o dei BTP, non si trovano al centro del turbine finanziario che sta coinvolgendo i titoli di stato in generale di cui ogni giorno si sente parlare male in televisione e sui giornali. Dati alla mano, lo scorso anno i depositi bancari hanno perso 22 miliardi di euro (da 675 a 673) e altri 30 solo nei primi nove mesi del 2011 rispetto al 2010, mentre il risparmio postale è salito da 310 a 322 miliardi di euro lo scorso anno di cui solo 25 miliardi sono giacenti sui conti correnti, il resto è in buoni fruttiferi, obbligazioni postali e libretti nominativi o al portatore.

 

BUONI FRUTTIFERI COMMISSIONI ZERO E TASSE BASSE 

Secondo una stima di Bankitalia (i dati definitivi saranno resi noti più avanti), il 2011 dovrebbe chiudersi con un incremento del 3-4% di sottoscrizione di buoni fruttiferi postali, rispetto al 2010. A spingere i risparmiatori verso questa forma di investimento sono state essenzialmente le riforme legislative che hanno interessato direttamente il risparmio delle famiglie, come il mantenimento della tassazione al 12,50% degli interessi su buoni postali che a partire dal 2012 saliranno al 20% per tutti gli altri prodotti finanziari (esclusi i titoli di stato), e l’abbassamento della soglia di circolazione del contante a 1.000 euro che sta spingendo verso la chiusura di migliaia di libretti postali al portatore favorendo la sottoscrizione dei buoni fruttiferi postali indicizzati all’inflazione. I BPFi sono diventati infatti lo strumento preferito dei correntisti postali e delle famiglie italiane che spesso, soprattutto nei piccoli paesi dove non è presenta la filiale della banca, si rivolgono all’ufficio postale per affidare i loro risparmi dall’inflazione e dal carovita (a differenza degli altri strumenti finanziari, la sottoscrizione dei buoni fruttiferi non comporta commissioni). E’ infatti proprio la rete capillare degli uffici postali, composta da 14.000 sportelli in tutta Italia, il punto di forza di Poste Italiane.

 

IMPOSTA DI BOLLO BUONI FRUTTIFERI POSTALI ESCLUSI? 

Ma v’è di più. I buoni fruttiferi postali, non essendo collegati a un deposito titoli, dovrebbero essere esentati anche dalla nuova imposta di bollo che dal prossimo anno andrà a colpire gli strumenti finanziari nella misura complessiva dello 0,10% dei depositi. Il condizionale è d’obbligo poiché il recente decreto del governo Monti non ha chiarito se l’imposta sarà applicata o meno anche a questa forma di investimento, parlando genericamente di “tutti gli strumenti finanziari”, ma alcuni esperti hanno già detto che sarà praticamente impossibile estendere l’imposta di bollo anche ai buoni postali e, non essendoci precedenti, non si può sapere se e come sarà applicata la nuova tassazione. L’urgenza del provvedimento sta generando molta confusione fra i risparmiatori italiani, confusione che potrà risolversi solo con chiarimenti nel decreto stesso in fase di approvazione in Parlamento o, più probabilmente, con una circolare dell’Agenzia delle Entrate. Tuttavia – commenta un funzionario della direzione finanziaria del Bancoposta di Milano – in un momento come quello attuale, caratterizzato da una forte instabilità dei mercati finanziari, ai risparmiatori sembra importare poco di questa nuova imposta, quello che conta è mettere al sicuro i propri risparmi e puntare su strumenti che offrono un rendimento sicuro, anche se non particolarmente elevato, alleggerendo al contempo i depositi presso le banche che potrebbero anche ritrovarsi in crisi di liquidità se la crisi dovesse peggiorare.

 

THREAD DEL NOSTRO FORUM SULLO STESSO TEMA:

DAL RESTO DI INVESTIREOGGI 

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22 Commenti

  • avatar
    Pigi

    Ottimo articolo…ma mi domando, conviene davvero????
    Buoni fruttiferi postali: titoli emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti, ‘garantiti’ dallo Stato. Ma la Cassa depositi e Prestiti è un spa controllata per il 70% dal Ministero dell’economia e delle finanze, il restante 30% da 66 Fondazioni di origine bancaria.
    Bot e Btp: emessi e ‘garantiti’ dallo Stato.
    Un Bfp ordinario rende a 20 anni da un min del 2,4% lordo (il primo anno) a un max del 4,7% lordo (corrisposto solo l’ultimo anno). Calcolando la media dei rendimenti a scadenza (20 anni), è circa il 3,2% annuo netto ‘certo’.
    Un Btp a 20 anni rende il 5,7% annuo netto ‘certo’.
    Senza calcolare lo 0,1% di imposta nel 2012 e lo 0,15% dal 2013 probabilmente per entrambi.
    Nella scelta, e a parità di rischio (se salta l’Italia salta pure la cassa depositi e prestiti), sono pochi i dubbi…

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    qquebec

    Chiaramente se salta l’Italia, saltano sia i Buoni postali che i Tds (speriamo di no) e probabilmente non potremmo nemmeno raccontarlo. Ammesso che l’Italia non salti, resta da vedere come intervenire sul debito e se si decidesse di ristrutturarlo, quali titoli ne risentirebbero di più? I titoli di stato o i buoni postali? Io tempo che un haircut del debito italiano coinvolgerebbe i BTP, ma non i buoni postali. Ne deriva che, in questo caso, i BPF sarebbero più sicuri rispetto ai primi.

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    ppzz

    Se dovesse fallire lo Stato(speriamo di no) sarebbe un problema molto serio nostri risparmi sarebbero carta straccia

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    Giovanbattista

    Se le previsioni di crescita dell’Italia per il 2012 sono negative con licenziamenti e calo dei consumi, un taglio del debito pubblico stile Grecia non ce lo toglie nessuno. Concordo con qquebec che i buoni fruttiferi non saranno toccati. taglieranno il nominale dei Btp o li comprerà la Bce.

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    Gianni P.

    Grazie dell’articolo. I Buoni fruttiferi postali rendono meno, li vedo dedicati ad un pubblico con meno propensione al rischio, che cerca semplicemente di difendersi dall’inflazione. I Btp li vedo per un investitore più evoluto, più consapevole.
    Un saluto a tutti :)

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    mari

    con i soldi dei buoni fruttiferi le poste investono in btp.

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    Vittorio

    Certo che se l’imposta di bollo fosse veramente esclusa per i buoni fruttiferi, conviene risparmiare così. Si possono anche portare tenere in casa. Ricordo che mia nonna una volta li comprava per i nipotini quando arrivava la tredicesima e poi li metteva in cassaforte. Non hanno mai tradito nessuno. I titoli di stato sembra che non siano più sicuri come prima anche se rendono di più

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    Pigi

    per qquebec: ovviamente, ma il mio discorso era improntato ad un confronto tra i due sotto il profilo tecnico, trattandosi di strumenti a lungo/lunghissimo termine da mantenere fino a scadenza! Anche perchè, come sappiamo, non esiste un investimento che sia privo di rischio al 100%.
    Ma SOPRATTUTTO il risparmiatore sa dove investono le Poste? Forse si dimentica che l’assetto proprietario di Poste Italiane vede la partecipazione totalitaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze…dove andranno a investire???(come suggerisce giustamente mari) Investono negli stessi strumenti ma rendono la metà!!!! Però continuiamo a campare su ‘le poste non hanno mai tradito’. E con questa bella favola se le Poste aumentano (tanto per dirne una) da 3 a 5 euro una raccomandata A/R, abbassiamo la testa e diaciamo: però non ci hanno mai tradito…

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    qquebec

    Hai ragione Pigi. Però, sai anche tu che il risparmiatore delle Poste è una persona semplice che si affida alla tradizione o al sentito dire. Tecnicamente i buoni postali sono poco convenienti, così come lo sono i libretti postali e bancari, e sono d’accordo con te su questo. Ci sono persone che non hanno mai messo piede in banca in vita loro o che vivono in paesini dove l’unico riferimento è l’ufficio postale e a loro interessa solo mettere al sicuro i risparmi, in alternativa al materasso. E’ evidente che se la Banca d’Italia ci dice che in un anno le banche hanno perso e le Poste guadagnato, la cultura finanziaria italiana è ancora a livelli molto bassi e si ha interesse a non farla crescere.

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    mari

    i buoni fruttiferi delle poste sono esenti dal bollo solo sotto 5000 euro.
    qualcuno dice che i buoni fruttiferi sono più sicuri,infatti rendono poco.
    i bot 6 mesi fa rendevano l’1%
    comunque lo stato prima di andare in default privatizzerà le aziende pubbliche,anche le poste

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    Pigi

    E già Qqebec, la cultura finanziaria nel nostro paese purtroppo è bassa, sia di chi sta davanti ma anche (e soprattutto) di chi sta dietro lo sportello…Comunque ci siamo compresi alla grande col discorso! :)
    Hai visto (permettimi di darti del tu) che l’imposta di bollo è stata confermata anche sui bfp? Mi incuriosisce ora la strategia di vendita e marketing che metteranno tutti in atto…

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    qquebec

    Sarà un bel casino per la tassazione dei buoni non dematerializzati. Se non c’è un registro nominativo funzionante che riassuma il totale dei buoni che un risparmiatore possiede, sarà dura per le Poste applicare la corretta ritenuta d’imposta al momento del riscatto.

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    rocco

    I buoni rendono meno,ma hanno un grande vantaggio che nessuno ha menzionato:posso disinvestire quando voglio senza perdere un centesimo,al contrario dei titoli di stato dove disinvestire prima della scadenza può comportare grosse perdite (vedi btp quotati a 100 che ora valgono 94 o anche meno).

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    tici38

    Bravo ROCCO,
    volevo scrivere la stessa cosa, ma mi hai preceduto.
    Tra l’altro in una fase di tassi crescenti, possono essere disinvestiti e reinvestiti a tassi maggiori (vedi prima calcolo di convenienza)
    La gente deve comunque convincersi che il maggior rendimento dato dai BTP o da altri tipi di investimento, è sempre il prezzo del maggior rischio

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    perozzi1985

    tici38 esattamente quello che ho fatto io a dicembre, avevo dei bfp ordinari del 2010 che a dicembre 2011 ho provveduto a disinvestire e reivestire in altri buoni postali. i rendimenti erano notevolmente migliori infatti! A propoito; qualcuno a dicembre ha dato un’occhiata ai rendimenti dei buoni 18mesi plus e dei buoni 3X4 ?? non erano malaccio per chi ha piccole cifre da investire! ora a gennaio sono calati i rendimenti ovviamente!
    Vorrei anche dire che non tutti quelli che investono in bfp sono persone semplici o poco evolute o quant’altro, come qualcuno sopra ha affermato. Molto dipende anche da quanto si vuole o si può investire.
    Io sono uno studente e ho qualche risparmio derivante da regali che in varie occasioni ho ricevuto negli anni dai parenti(e quindi parliamo di un piccolissomo capitale, l’equivalente del costo di una piccola utilitaria senza troppi accessori) e ho trovato sempre estremamente comodo poter andare all’ufficio postale e investire anche solo 200€ in un bfp, considerando anche che all’acquisto non si pagano commissioni e ho la possibilità di ritirarli quando mi pare e senza perderci nemmeno gli interessi.
    Peccato che un piccolissimo risparmiatore come me dovrà essere colpito dalla cura (quasi una purga direi) ideata da Monti: non si capisce infatti perchè chi ha investito in bfp una somma pari o superiore a 34200€ (22800€ nel 2013) pagherà lo 0,1% di imposta di bollo (0,15% dal 2013) mentre chi ha 5000€ dovrà comunque pagare 34,2€ cioè lo 0,68%
    Questa la chiamano equità!

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    Daniela

    Non e’ proprio cosi’ perche’ il buono e’esigibile sempre,in qualsiasi ufficio postale,e non paghi il deposito titoli,e l’investimento lo puoi fare anche di 250 euro…..tirati i tuoi conti…ti rimando a un articolo del sole 24 ore di dicembre…credo il 17 non ricordo…li’ ti spiega perche’ conviene investire su conti e su buoni e libretti postali!

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    perozzi1985

    Scusami, non sto capendo; non è proprio così cosa?

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    d_pako

    Anche io ho investito in Bfp 18mesi plus, a dicembre scorso, che rendevano il 4% lordo. Oggi sono interessato a investire in Btp a medio termine. Un dubbio: alla scaenza dei btp viene comunque rimborsato il capitale investito inizialmente? Grazie

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    maio

    Salve a tutti , volevo farvi questa domana :ho investito un po di soldi in bfp idicizzati a scadenza 5 anni, ebbene dopo 3 anni ad ogni estratto conto mi ritrovo con un rendimento bassissimo, (es. 1500 euro investiti nel 2009 , oggi valgono 1506 euro),ora secondo voi mi conviene aspettare la naturale scadenza 2014 , o ritirarli e investirli in altri bfp ?

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    chiara441

    posso chiedere una cosa “terra-terra”: ho un po’ di soldi da parte, mi conviene metterli in un buono fruttifero o in uno dei “conto deposito” bancari? quale dei due rende di più in un tempo di 3-5 anni? grazie.. chiara441.

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    Enrico

    Io con i buoni fruttiferi postali ho finito da tempo…
    Dopo avermi DERUBATO di oltre 12 milioni di lire del tempo, mai e poi mai investirò in buoni postali.
    Comprammo 2 Buoni fruttiferi postali da 2.000.000 di lire e dopo 20 anni dovevamo averne 27 milioni l’uno. Quando sono andato a ritirarli mi hanno decurtato quasi il 30 percento, con la scusa che i tassi di rendimento erano stati variati dal Governo e senza che i titolari ne fossero avvisati…
    Da allora tutto quello che è statale lo ritengo carta straccia.

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