Sabato 23 Agosto 2014 , Ore 9:27
 
 

Atlantia, bond sospetto da 1 miliardo

La società che gestisce Autostrade per l’Italia ha emesso un nuovo prestito obbligazionario per rifinanziare il debito, ma il sospetto è che parte dei soldi serviranno per finanziare l'opa su Benetton in borsa. La Consob sta indagando

A sorpresa la scorsa settimana Atlantia ha lanciato un bond da 1 miliardo di euro. La società che gestisce in concessione la rete di Autostrade per l’Italia, controllata dalla famiglia Benetton, si è rivolta al mercato dei capitali approfittando del momento favorevole di queste prime settimane dell’anno allo scopo di ridurre il debito del gruppo. Pochi giorni prima della conclusione dell’offerta delle nuove obbligazioni Atlantia a 7 anni – con cedola fissa pagabile annualmente pari al 4,50% che ha visto richieste per oltre 9 miliardi di euro da parte degli investitori istituzionali – Atlantia ha lanciato un’offerta per il riacquisto parziale delle proprie obbligazioni 5% con scadenza 9 giugno 2014 (Isin XS0193947271). In particolare l’emittente si è reso disponibile a riacquistarne entro il prossimo 9 Febbraio un valore nominale massimo complessivo di 750 mln euro su un totale di 2,75 mld la facoltà di incrementare o ridurre – anche significativamente – l’ammontare massimo riacquistabile, nonchè il prezzo di riacquisto delle obbligazioni Atlantia. Il prezzo di acquisto per i bond – spiega una nota della società – sarà determinato con riferimento alla somma tra uno spread di acquisto e l’Interpolated Mid-Swap Rate. Il procedimento dell’offerta e’ una tender offer mediante asta e prevede pertanto che gli obbligazionisti, aderendo alla proposta volontaria, indichino quanti bond intendano apportare in adesione e lo spread di acquisto al quale sono disponibili a conferirli. Alla data di pagamento – conclude la nota – gli obbligazionisti titolari di bond oggetto di riacquisto avranno diritto a ricevere da Atlantia il corrispettivo per i bond riacquistati e per gli interessi non corrisposti e maturati, fino al giorno che precede la data di regolamento.

 

250 milioni di euro per l’Opa su Benetton?

 

Fin qui tutto bene. Tuttavia da un’attenta analisi della vicenda che sta interessando l’impero finanziario dei Benetton, non si può fare a meno di prendere in esame nel dettaglio l’operazione di emissione del bond che cade a ridosso dell’offerta pubblica di acquisto di azioni Benetton in borsa allo scopo di delistare il titolo da Piazza Affari. Edizione Srl, la società di famiglia veneta che controlla sia Atlantia che Benetton, ha infatti lanciato un’offerta pubblica per riacquistare il 30% delle azioni a 4,60 euro per una spesa massima di 276 milioni. Guarda caso, la differenza che c’è fra il miliardo di euro di obbligazioni appena emesse da Atlantia e i 750 milioni che verranno utilizzati per rimborsare parzialmente il bond 2014. E’ quindi lecito sospettare – sostiene un analista indipendente che preferisce conservare l’anonimato –  che la manovra sia stata condotta dai Benetton per orchestrare con la regia di Mediobanca, insieme a Unicredit, Morgan Stanley e Banca IMI, un’offerta con soldi che in realtà i Benetton non hanno in cassaforte. Con questo non vogliamo insinuare che ci sarà una distrazione di fondi per scopi diversi, però l’eccedenza della raccolta di mezzi freschi rispetto al piano di rimborso parziale del debito fa sorgere giustammete alcuni interrogativi. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Non a caso la Consob ha già aperto un’indagine per far luce sull’operazione, formalmente per insider trading, ma potrebbe esserci dell’altro. Del resto per gli imprenditori veneti, Benetton è un affare e una ghiotta opportunità a questi prezzi considerando che solo il valore degli immobili del brand in tutto il mondo (senza contare il goodwill) supera, nella peggiore delle ipotesi, il miliardo di euro, mentre la capitalizzazione in borsa non arriva a 700 milioni. Ciò nonostante, l’ad di Atlantia Giovanni Castellucci ha affermato che l’emisisone del bond è finalizzata al rafforzamento della solidità patrimoniale del gruppo recuperando importanti risorse per il rifinanziamento previsto nel 2014 e per l’ingente piano di investimenti da oltre 20 mld euro in Italia che fanno del gruppo il primo investitore in infrastrutture autostradali in Europa. (Benetton, Edizione conferma Opa per delisting)

 

Insider trading, indaga la Consob

 

Ma i sospetti che interessano la recente emissione obbligazionaria di Atlantia non si limitano alle coincidenze temporali. Tecnicamente – spiega Gianluca Rossi, strategist del mercato obbligazionario per un’importante fondo d’investimento italiano con sede operativa a Londra -  il bond è stato piazzato in fretta e furia presso investitori istituzionali a un tasso più basso rispetto a quello del titolo che verrà parzialmente rimborsato, ma a un costo più caro (99,011 prezzo di re-offer) per andare a ripagare anticipatamente un’emissione che poco prima dell’offerta quotava intono a 100, mentre adesso prezza il 5% in più. In altre parole, non si comprende quale sia la convenienza per Atlantia di una operazione simile considerato che il mercato già scommette su un prezzo finale superiore a quello di emissione del nuovo bond. Non sarebbe stato più conveniente riacquistare obbligazioni a mercato? Se a ciò si aggiunge che il nuovo bond Atlantia, benché goda di un rating di tutto rispetto (Moody’s A3, standard & Poor’s e Fitch A-), offre alla fine un rendimento superiore a quello del Btp 4,25% di pari durata, la convenienza a partecipare alla tender offer non c’è. E’ lecito presupporre quindi – prosegue Rossi - che fondi e banche che hanno collocato il bond da 1 miliardo se lo siano anche sottoscritto (taglio minimo 100 mila euro), mandando in porto con successo l’operazione, in cambio di qualcos’altro di più remunerativo. I movimenti e i volumi sospetti avvenuti in borsa la scorsa settimana sul titolo Benetton prima dell’ufficializzazione dell’Opa, anche a fronte di una trimestrale deludente sul piano dei conti, hanno spinto i funzionari della Consob ad approfondire. Anche perché l’offerta di acquisto, benché generosa rispetto al prezzo della vigilia (+44%), non accontenterà di certo i piccoli azionisti che hanno in carico il titolo a prezzi storici maggiori dei 4,60 euro per azione proposti. E se l’offerta andrà in porto, come prevedibile, è solo perché investitori professionali, banche e fondi sapevano che a quel prezzo l’affare si potrebbe concludere.

 

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