IL CASO
Area Innse, braccio di ferro col Comune
A rischio lo sbarco di Camozzi
Trattative a oltranza in prefettura. Ancora nessuna decisione sui macchinari contestati
MILANO - Innse: in bilico l’accordo che garantisce la salvezza dell’azienda. Il vero finale di partita si giocherà nei prossimi giorni. A cominciare da mercoledì, giornata in cui al consiglio di amministrazione di Aedes — società proprietaria dell’area — sarà chiesto di ratificare l’intesa firmata dai vertici dell’immobiliare. E poi il 15 di settembre, termine entro cui dove concludersi l’ultimo strascico di trattativa sulle venti macchine presenti in via Rubattino. «Ribadiamo gli impegni presi l’11 agosto — dicono intanto alla
Camozzi di Brescia, l’azienda pronta a rilevare la Innse —. Speriamo che anche gli altri facciano la stessa cosa. Certo non siamo disponibili a giochi al rialzo. E ci aspettiamo che il Comune di Milano inizi una verifica in sede tecnica sulla parte immobiliare della partita».
Primo nodo: l’area. Nell’accordo firmato in agosto Aedes cede a Camozzi 45 mila metri quadrati a ridosso della tangenziale per un «compenso simbolico». La vendita è però condizionata al fatto che il Comune di Milano consenta nella restante parte dell’area controllata da Aedes trasformazioni urbanistiche «tali da garantire la conservazione dei valori economici e patrimoniali». Come dire: Aedes è pronta a cedere a compenso simbolico un’area iscritta a bilancio per 100 milioni di euro, ma poi vuole essere messa in condizione di far tornare i conti recuperando valore da qualche altra parte. Tutto ciò potrebbe avvenire, per esempio, con una modifica del piano di riqualificazione urbana dell’area Rubattino.
L’assessore all’urbanistica del Comune di Milano, Carlo Masseroli, chiarisce subito che «non si paga con volumetrie (aggiuntive per Aedes, ndr

la sostenibilità industriale di un business». E se Aedes ha l’esigenza di far tornare i conti, la necessità di palazzo Marino è «garantire agli abitanti del quartiere i servizi promessi». In ogni caso gli attori del Pru si incontreranno entro la fine di settembre. Altra questione è quella dei macchinari contesi. Sette erano già stati ceduti dalla Innse a due aziende, la Nuova Lombarmet di Milano e la Mpc di Vicenza. L’accordo prevede che tutto resti alla Innse di Camozzi (eccetto un tornio soltanto). E che le due aziende firmino entro il 15 settembre una rinuncia in cambio della restituzione dei compensi già versati.
Qui si complicano le cose. La rappresentanza legale di Mpc ieri è stata sentita in prefettura. L’azienda non chiede soltanto i 200 mila euro di caparra ma anche un risarcimento danni. Si parla di tre milioni di euro. Oggi in corso Monforte sarà sentita la Nuova Lombarmet. Intanto in via Rubattino i 49 della Innse guardano il cielo rabbuiarsi sulle loro teste. Tantopiù che alcuni sostenitori della vertenza hanno ricevuto multe da 2.500 a diecimila euro per il blocco della tangenziale del 2 agosto. «Non vogliamo nemmeno pensare che l’accordo con Camozzi possa essere rimesso in discussione — si schermisce Roberto Giudici, funzionario della Fiom che ha condiviso i lunghi giorni sulla gru con gli operai dell’Innse —. Sarebbe una grave sconfitta per tutti».
Rita Querzé
08 settembre 2009