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18-01-2007, 14:39
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#1 (permalink)
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Utente Senior
Data registrazione: Dec 2005
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Un paio di letture sulla questione di Vicenza.
Rigoni Stern:"... ricordiamoci del Cermis"
"Ci sono passati sopra la testa, ricordiamoci del Cermis"
Lo scrittore: non so se le persone che abbiamo eletto meritano di stare al governo...
«Sono indignato, ora la protesta non si deve fermare, sono in gioco i diritti dei cittadini. Non dobbiamo dimenticare quanto è accaduto al Cermis». Parla lo scrittore Mario Rigoni Stern, in questi mesi solidale con i comitati di Vicenza che si sono battuti contro la realizzazione della base Usa.
Come si sente all'indomani della decisione annunciata dal governo?
«Indignato, oggi non so se meritano di stare al governo le persone che abbiamo eletto. Diamo gli Usa una parte del nostro territorio, dov'è finita la nostra sovranità nazionale? Abbiamo forse dimenticato che cosa è accaduto al Cermis? Mi meraviglio che il consiglio comunale di una città si sia arrogato il diritto di concedere un territorio. Si tratta di una questione che travalica i confini del comune. È una questione seria, sono in gioco i nostri interessi di cittadini».
Lei ha sempre difeso la necessità di tutelare l'ambiente naturale..
«A Vicenza e in Italia non stiamo discutendo solo una questione ambientale. Qui è in gioco un diritto nazionale. Ci rendiamo conto che le base straniere godono di extraterritorialità? Se succede un incidente i responsabili vengono giudicati da un tribunale di una potenza straniera. Ciò è inaccettabile. Del resto anche un personaggio con una grande esperienza internazionale come Sergio Romano ha dichiarato che è anacronistico concedere l'uso del territorio nazionale per realizzare altre basi militari straniere. Se si trattasse solo di una questione ambientale allora dovremmo chiudere anche Porto Marghera, sigillare i quartieri soffocati dall'inquinamento. Qui invece stiamo discutendo anche di altro. Ricordate il sequestro avvenuto a Milano di un cittadino arabo?».
La protesta ha coinvolto anche molti cittadini dei quartieri di Vicenza che sono andati in piazza con i loro bambini...
«I veneti sono molto gelosi della loro terra, il governo non può nascondere la gravità dei problemi e deve trovare il coraggio di dire le cose come effettivamente stanno».
Alla fiaccolata alcuni giovani gridavano contro i partiti ed incitavano a non andare alla urne...
«Non condivido atteggiamenti estremisti. Io andrò a votare se necessario con quattro mani nel voto possiamo proseguire la nostra lotta, sostenere le nostre ragioni, questo è l'unico modo che abbiamo per poter pesare e per dimostrare la nostra indignazione. Non si tratta di difendere solo la città di Vicenza, ma tutto il paese, dobbiamo agire per tutelare i diritti dei cittadini di Milano, di Napoli, di Roma, di tutta l'Italia. Non stiamo affatto giocando. La questione è seria».
T.Fon.
Fonte: www.lastampa.it
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18-01-2007, 14:40
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#2 (permalink)
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Utente Senior
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Vicenza. I pasticci di Prodi
La questione dell’allargamento della base Usa di Vicenza non è solo un problema di filo o antiamericanismo. Ma di dignità nazionale, di rispetto per i cittadini di Vicenza: tutti; sia quelli che vogliono l' "allargamento", sia quelli che non lo vogliono. Mentre la sua gestione, dimostra, ancora una volta, le pessime capacità politiche di Prodi. Ci spieghiamo meglio.
In primo luogo, va chiarito che si poteva e si può essere contro il progetto americano - e chi scrive non è assolutamente d’accordo - senza per questo mettere in discussione l’ ”alleanza strategica” con gli Usa. Berlusconi dette il suo consenso all’ampliamento della base, non perché obbligato dalle clausole di un trattato, ma per pure ragioni (diciamo così) di “amicizia” verso gli Stati Uniti.
In secondo luogo, il tiro è stato alzato, proprio dagli Usa, che ai primi tentennamenti del governo di centrosinistra hanno minacciato di andarsene. Ora, chi minaccia si comporta da amico? No. Allora, un vero governo indipendente, pur rispettando le scelte strategiche di lungo periodo, avrebbe dovuto fare "retromarcia", e rifiutare agli statunitensi il permesso di ampliare la base, perché venute meno se non le ragioni dell’ “amicizia”, sicuramente quelle della cortesia tra alleati.
In terzo luogo, proprio perché si trattava di una questione locale - e ripetiamo non nazionale e internazionale, in quanto non legata a precise clausole di un particolare trattato - si doveva rimettere subito la cosa alle autorità locali, e in particolare ai cittadini di Vicenza, invitandoli a esprimersi attraverso un referendum consultivo. Ora, che Berlusconi, abbia a suo tempo ignorato questa necessità, non ha bisogno di commenti. Ma che pure Prodi non l’abbia tenuta in alcuna considerazione è, a dir poco, strano: si può, benissimo, evitare di favorire un alleato (diciamo così) “scortese” rimanendo comunque alleati…
Perciò ricondurre il problema nell'alveo della polemica tra americanisti e antiamericanisti, pur non essendo del tutto sbagliato, può risultare fuorviante, perché non consente di capire un fatto fondamentale. Quale?
Un governo, normale - ripetiamo normale - , anche di destra, ma con la schiena dritta e vicino ai bisogni (anche locali) dei suoi cittadini, avrebbe dovuto prima demandare ai cittadini di Vicenza la scelta, e poi, stante il cattivo comportamento statunitense, eventualmente imporsi e dire di no. Invece, il ricatto americano ha provocato solo tensioni sociali e fatto esplodere tutte le contraddizioni interne al centrosinistra. E ora sono scesi in campo anche i movimenti antiamericani... Ma la colpa di avere esasperato i vicentini e gestito la questione "con i piedi" è di Prodi. E soprattutto risiede nella sua sudditanza politico-psicologica verso gli Usa, da vecchio democristiano doroteo... Prodi, sotto questo aspetto, mostra di essere tanto condiscendente verso gli Stati Uniti, almeno quanto Berlusconi.
Insomma, si può essere alleati e confrontarsi, anche duramente. Ma per farlo, si deve avere la schiena dritta. E non essere pasticcioni come Prodi...
Se ci si passa la battuta “qualunquistica”, ma nel caso efficace. Cambiano i direttori d’orchestra ma non la musica. Certo. Servono spartiti musicali nuovi, ma anche uomini di stato, a destra come a sinistra, capaci, e soprattutto consapevoli del proprio ruolo e del valore della dignità nazionale. Ma dove trovarli?
Carlo Gambescia
Fonte: http://carlogambesciametapolitics.blogspot.com/
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20-01-2007, 13:25
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#3 (permalink)
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Utente Senior
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«Il pacifismo rialzi la testa»
Intervista: «C'è bisogno di un'insurrezione non violenta. Anche a costo di andare in galera»
E' tornato nella sua terra, Nairobi, nella bidonville di Korogocho dove per anni ha prestato servizio come comboniano. Alex Zanotelli, in questi giorni che precedono l'apertura del social forum mondiale, è già straimpegnato: prima il ritorno, dopo quattro anni e mezzo, tra gli abitanti di Korogocho: «Un'emozione bellissima, i bambini, la gente del posto, tutti che volevano toccarmi, è stata una specie di battesimo». Poi la conferenza su «teologia e liberazione», in corso a sud della città. E da ieri sera il Forum dei «comboniani», che andrà avanti fino al 27 gennaio.
Hai parlato di «insurrezione del pacifismo». Cosa intendi?
Voglio dire che è arrivata l'ora di reagire, i cittadini devono trovare nuove forme di mobilitazione, nuova visibilità. La verità è che, ormai, la politica non ci sta più a sentire, vanno avanti dritti come treni, in barba a tutto ciò che possiamo dire o pensare.
E cosa bisognerebbe fare?
Occorre riflettere tutti insieme. E' già qualche tempo che lo sto dicendo a Napoli: bisogna riunirsi e immaginare azioni intelligenti, eclatanti e non violente. Qualcosa che fai una volta e poi non ripeti più. E porsi nello spirito di dire: magari vado in galera, va bene, lo accetto. Pur di riuscire a sbloccare questa situazione. Perché davvero non se ne può più. Fra poco uscirà un libro proprio sulla militarizzazione di Napoli. Una cosa incredibile. Non si può mica fare che trasferiscano il supremo comando della Nato da Londra a Napoli così, senza che si muova foglia.
Il supremo comando a Napoli, il raddoppio della base di Vicenza... ma che sta succedendo?
Che l'Italia sta assumendo un'importanza strategica per la politica estera statunitense e della Nato. Sono convinto che se riusciranno a mettere tutte le cose a posto, tra cui anche un rafforzamento della basi nel Mediterraneo, il prossimo obiettivo sarà l'Iran.
Il governo dice che è solo una questione urbanistica...
Prodi si deve vergognare. E con lui tutto il governo: la Finanziaria prevede quattro miliardi per le spese militari, ma come si fa...
E il rifinanziamento della missione in Afghanistan?
Un'altra cosa incredibile. Se non si capisce che è un'altra guerra insulsa e inutile... Poi mi dicono che questa è una politica di centrosinistra...
Deluso, padre Zanotelli?
Deluso, sì. Mi aspettavo qualcosa di diverso. Purtroppo non è questione di centrodestra o di centrosinistra. E' che siamo nel cuore dell'impero, e il militarismo ne è parte integrante. Se vuoi alzare il prodotto interno lordo, non è che ci sia molto da fare. Bisogna rispettare certe regole per far parte di coloro che si spartiscono la torta. Ecco spiegato il rifinanziamento della missione in Afghanistan.
Domani si apre il World social forum, il primo che si tiene in Africa. Qui la prima emergenza è la povertà, ma ha un ruolo da svolgere anche il pacifismo?
Qui più che altrove, direi. E' incredibile che in un continente come questo arrivino tante armi, che non fanno altro che riaccendere inutili e dannosi conflitti. Per non parlare poi di quello che è successo in Somalia e del gravissimo intervento americano. Ma anche della politica estera italiana. Pensiamo alla Nigeria e al ruolo dell'Eni. Proprio recentemente hanno negato esplicitamente ciò di cui li accusiamo: aver approfittato del boicottaggio contro la Shell per ottenere un contratto migliore. Ma come si fa a negare, di fronte a un popolo che sta affogando per il livello di sfruttamento cui viene sottoposto, e che usa le armi perché non ha altro mezzo? Spero che anche di questo si parli al Social forum. La mobilitazione della società civile è fondamentale. Come dimostra anche Vicenza. Rivolgo un plauso ai cittadini che si sono ribellati contro il raddoppio della base e che sono stati capaci di reagire in un contesto come quello veneto, che certo non è facile. Ora bisogna solo trovare il modo di farsi sentire di più.
Cinzia Gubbini
Fonte: www.ilmanifesto.it
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20-01-2007, 13:28
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#4 (permalink)
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Utente Senior
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Sono bastati l'avvertimento di Berlusconi («siete antiamericani») e qualche richiamo all'ordine del Corriere della Sera a far inchinare l'Unione a una realpolitik degna del vecchio bipolarismo del secondo dopoguerra.
No problem per l'allargamento della base di Vicenza, dicono Prodi e D'Alema, mentre la gran parte della città si ribella a questa prospettiva. Alla faccia di quanto previsto dal programma dell'Unione (fare una conferenza nazionale sulle servitù militari per mettere ordine nel problema) e della rivendicazione di un'autonomia della politica estera che qui mostra tutta la sua subalternità a un'alleanza (la Nato), che troppo spesso è una dittatura (degli Stati uniti).
Il nostro paese è militarizzato in lungo e in largo: abbiamo migliaia di siti e servitù militari di varia specie e le spese militari sono cresciute quest'anno di oltre il 13 per cento. Gli Usa e la Nato sono presenti con innumerevoli basi e agiscono fuori dalla nostra sovranità, senza curarsi di informare preventivamente il nostro governo sulle proprie attività. Non siamo stati in grado di difendere la nostra dignità (di fronte agli americani) sul Cermis e su Ustica, figuriamoci sul resto. Per questo abbastanza risibile è stata l'affermazione di D'Alema, l'altra sera a Ballarò, quando ha assicurato che ogni attività militare americana in partenza da Ederle e dal Dal Molin sarà concordata con il governo italiano. Le basi militari americane, lo si voglia o no, godono di una extraterritorialità inespugnabile. Da Ederle partono le truppe per l'Iraq e l'Afghanistan: ma che vuole concordare il governo quando, da Sigonella alla Maddalena, le attività militari americane sono state in questi anni al di fuori di ogni controllo ?
Ridicola, poi, la propaganda sul «beneficio economico» portato dalle basi americane. In un solo anno ci hanno fatto spendere 366 milioni di dollari come costi diretti di contributi all'amministrazione americana, senza contare gli oneri indiretti (opere di urbanizzazione, sgravi fiscali sulle utenze, ecc.) e le cosiddette «esternalizzazioni negative»: inquinamento, dissesto del territorio, malattie e tumori insorti tra la popolazione (si pensi ad Aviano). E' uno dei pochi casi in cui l'indennizzo lo paga non chi occupa un terreno, ma chi se lo fa occupare. Giusto per dare un'idea: diamo agli americani, come ricompensa per le loro basi sul nostro territorio, la metà di quanto spenderemo nel 2007 per la cooperazione allo sviluppo.
C'è un messaggio da recapitare al nostro governo: bene il ritiro dall'Iraq, ma poi la permanenza dei militari in Afghanistan, l'aumento vertiginoso delle spese militari e il via libera a nuove basi ci riportano alla vecchia storia di una geopolitica militare bipartisan, inaccettabile sia che la faccia un governo avversario sia che ce la propini un governo «amico». Le dichiarazioni di Prodi di questi giorni sono un'evidente forzatura, soprattutto perché la partita a Vicenza non è affatto conclusa.
Serve una grande mobilitazione civile e pacifica, magari riprendendo l'idea di blocchi nonviolenti ai cancelli dei cantieri della base. Come a Comiso 25 anni fa: e magari questa volta può finire diversamente. Le vicende della Val di Susa e del ponte sullo Stretto ci insegnano che le mobilitazioni che partono dalle comunità locali possono avere un esito diverso, in questo caso dalla parte della pace.
Giulio Marcon
Fonte: www.ilmanifesto.it
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