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Vecchio 10-05-2008, 08:22   #1 (permalink)
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Tuor - Col petrolio la crisi diventa più grave

Col petrolio la crisi diventa più grave
Alfonso Tuor

Se qualcuno un anno fa avesse previsto che il prezzo di un barile di petrolio sarebbe raddoppiato sarebbe stato guardato con scetticismo. Ancor più se avesse sostenuto che il greggio a 126 dollari il barile non avrebbe avuto grandi conseguenze sull’economia. Eppure è quello che sta succedendo ora, nonostante la banca di investimento americana Goldman Sachs preveda che entro la fine dell’anno il prezzo del petrolio raggiungerà addirittura i 200 dollari il barile. Gli analisti spiegano che l’impennata del greggio è dovuta, da un canto, alla crescente fame di petrolio di India e Cina e, dall’altro, ad una capacità produttiva che non riesce a tenere il passo con la domanda e che addirittura è destinata a diminuire in alcuni paesi, come la Russia.
In un mercato «poco trasparente» e condizionato fortemente da variabili geopolitiche, come quello del greggio, è sempre difficile valutare quale sia effettivamente la realtà. Se è difficilmente contestabile che i cinesi e gli indiani stanno provocando un aumento della domanda e se è pure difficilmente discutibile che vi sono difficoltà (soprattutto a breve termine) nell’incrementare le capacità di estrazione di greggio, vi sono anche verità aneddotiche che cozzano con queste spiegazioni. Tra queste primeggia il fatto che vi sono petroliere che navigano per i mari senza trovare acquirenti per i loro carichi di greggio. Tutto ciò induce a pensare che, come nel caso delle altre materie prime e nel caso delle derrate agricole, la tendenza al rialzo dei prezzi viene esasperata dalla speculazione finanziaria. E infatti quella delle materie prime e dei prodotti agricoli è certamente un’altra enorme bolla creata dalla speculazione finanziaria destinata prima o poi a scoppiare.
Sarebbe quindi auspicabile che i governi dei paesi occidentali seguissero l’esempio del governo indiano, che ha chiuso il mercato dei futures (ossia la possibilità di agire della speculazione finanziaria) dei principali prodotti agricoli per frenare il rialzo dei loro prezzi. Insomma, l’India ha deciso di proteggere la propria popolazione e la propria economia dalla finanza.
La prova che le grandi banche di investimento e gli Hedge Funds sono i principali responsabili di questi fenomeni è comunque data dal fatto che pochi si preoccupano di valutare le conseguenze dell’impennata dei prezzi delle materie prime e dei prodotti agricoli sull’inflazione, che da tempo si è risvegliata sia nei paesi di vecchia industrializzazione sia in quelli emergenti, e sulla crescita delle economie occidentali. già minacciata dalla crisi dei mutui subprime.
L’aumento di questi prezzi rischia invece di diventare il fattore che aggrava in modo pesante la crisi. Le speranze di una recessione breve negli Stati Uniti sono messe a dura prova da un aumento del prezzo del petrolio che riduce i redditi delle famiglie americane. Inoltre, l’effetto di questi prezzi sulla dinamica dei prezzi restringe ulteriormente lo spazio di manovra della banca centrale statunitense, che ha già ridotto i tassi ad un livello inferiore a quello dell’inflazione. L’aumento del prezzo del petrolio incide pure sulle prospettive di un’economia europea la cui crescita sta già rallentando. Infine l’impennata di questi prezzi rischia di compromettere anche la forte crescita di molti paesi emergenti, su cui molti, dal Fondo Monetario Internazionale all’OCSE, puntavano per superare la crisi dei mutui subprime. Tutto quanto sta accadendo ricorda la successione degli eventi degli anni Settanta, quando due chocs petroliferi accompagnati da politiche monetarie espansive si tradussero in una prolungata fase di stagnazione economica e nel contempo di alta inflazione. Sta di fatto che l’impennata del petrolio è sicuramente un fattore che rende più difficile superare la crisi dei mutui subprime.
 
09/05/2008 23:02

http://www.cdt.ch/interna.asp?idarticolo=136778
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