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Vecchio 25-05-2012, 10:33   #61 (permalink)
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ehm ehm, bene dai nel complesso..

Il giorno del matrimonio è stata una bellissima giornata peccato passi molto in fretta. Ora siamo a Palau fino al 3 giugno e ci spostiamo per giretti nel nord della sardegna.. suggerimenti ben accetti!!

Ciao!

PS
che bella questa sezione senza un certo tipo di moderazione
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Vecchio 25-05-2012, 11:10   #62 (permalink)
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Bisognerà intendersi sul prezzo

di MORENO BERNASCONI - Dopo una difficile e prolungata fase fase di gelo, oggi la Svizzera e l’Italia tornano al tavolo delle trattative. Questo solo fatto – dopo le incomprensioni e addirittura alcune invettive da parte di ministri italiani – è già di per sé un successo della diplomazia elvetica. Gli sherpa delle due delegazioni devono anzitutto definire il quadro di un nuovo e assai articolato accordo di collaborazione nel campo della fiscalità, stabilendo in particolare se esistono le premesse per avviarsi verso una trattativa. Se saranno date, la presidente della Confederazione e ministro delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf e il premier italiano Mario Monti potranno iniziare, fra alcune settimane, le discussioni politiche vere e proprie. Come si presenta la trattativa? Ardua e per nulla acquisita.
Detto in estrema sintesi, l’obiettivo del negoziato per i due Paesi non è lo stesso. La parte italiana ha un enorme bisogno di fare cassa. La situazione del debito e le conseguenze della cura da cavallo di Mario Monti sono a tal punto drammatiche che l’Italia ha dovuto cambiare atteggiamento verso Berna e scendere a più miti consigli. Non pensiamo, però, che il cambiamento di atteggiamento sia improntato all’entusiasmo: Roma ha agito «obtorto collo». Il fatto che Monti prima di lanciare un timido segnale di disponibilità si sia nascosto dietro il responso di Bruxelles sulla fattibilità di accordi fiscali bilaterali dei Paesi UE con la Svizzera, segnatamente di accordi sulla falsariga di quelli conclusi con Berlino a Londra, la dice lunga sul suo atteggiamento e la sua volontà di muoversi, e questo malgrado il gran bisogno di denaro dell’erario italiano. Roma procederà rapidamente soltanto se i conti – dal suo punto di vista – torneranno. E questi conti non coincidono necessariamente con quelli di Berna.
Per la Svizzera la conclusione di un nuovo, onnicomprensivo accordo fiscale con l’Italia risponde infatti ad un obiettivo sì puntuale – la vicina penisola è il secondo partner economico della Svizzera – ma anche e soprattutto di portata generale. Infatti, dopo l’approvazione degli standard OCSE sulla lotta alla frode fiscale che ci ha permesso – durante un paio d’anni di violente pressioni e duri scontri con la comunità internazionale – di scrollarci di dosso l’ormai insostenibile etichetta di paradiso fiscale, per Berna si tratta ora di generalizzare quanto prima il modello Rubik, che ci permetterebbe di mantenere la nostra sovranità fiscale. La riversione a Paesi terzi di importanti somme prelevate dal fisco svizzero sui capitali di clienti stranieri rappresenta infatti per la Confederazione elvetica un antidoto allo scambio automatico di informazioni voluto insistentemente da Bruxelles. L’obiettivo strategico svizzero è quindi di concludere rapidamente con Londra e Berlino (sempre che il BundesRat dia il suo accordo) e successivamente con Roma e poi con Parigi accordi fiscali che ci mettano al riparo da nuovi contenziosi in Europae ci permettano di affrontare Washington con un po’ meno di affanno.
Visti questi obiettivi diversi di Roma e di Berna, il problema è sapere se si riuscirà ad accordarsi sul prezzo da pagare. Roma sogna di incassare – sui 120 miliardidi euro circa di capitali depositati in Svizzera – da 40 a (addirittura) 80 miliardi di euro. Una prospettiva che è pura fantapolitica. Per individuare realisticamente l’ordine di grandezza della somma che – in base al modello Rubik – potrebbe fruttare la tassa liberatoria sui capitali depositati in Svizzera dagli evasori italiani bisognerà intendersi sull’aliquota da applicare sui circa 120 miliardi summenzionati. Con Berlino e Londra l’aliquota convenuta varia dal 21% al 41% (a dipendenza della durata dei depositi dei capitali). Un’aliquota estremamente più elevata degli scudi fiscali varati da Roma in un passato recente (dal 5% al 6%) la quale – se accettata da Berna – farebbe fuggire verso altri lidi (Singapore e affini) buona parte dei capitali italiani nelle banche svizzere e metterebbe in ginocchio anzitutto la piazza finanziaria ticinese. Per la Svizzera un’aliquota sostenibile potrebbe oscillare dal 10% ad un massimo del 20%, ma Roma – che come si diceva ha bisogno di fare cassa – accetterà simili parametri? Non è detto. E a questo punto le due parti dovranno chiedersi se alla fine il santo vale la candela. Tanto più che anche sull’aliquota dei ristorni riguardante l’imposizione dei frontalieri ci sono aspettative diverse. Berna ha accettato, sotto la pressione del Cantone Ticino, di rivedere l’aliquota al ribasso. Bellinzona chiede di ridurla dagli attuali 38,8% al 12,5%, come prevede l’accordo con l’Austria. Ma è illusorio pensare che i beneficiari di questi ristorni (le regioni italiane di confine che hanno spinto per riattivare le trattative con Berna) si accontentino di un terzo di quanto percepiscono oggi. Come si vede, i margini di manovra della trattativa sono assai ridotti e si annuncia un braccio di ferro molto serrato. Può apparire poco poetico parlare di una guerra sul prezzo da pagare per un accordo con Roma. Ma in diplomazia, quasi sempre, è meglio lasciar perdere la poesia fin dal primo giorno.
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Vecchio 25-05-2012, 11:10   #63 (permalink)
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Fiscalità italo-svizzera apparecchiata

Monti e Widmer-Schlumpf si vedono il 12 giugno - Il premier: "Possibile accordo"
ROMA - La prima riunione del gruppo di pilotaggio italo-svizzero sui temi finanziari e fiscali si è tenuta giovedì a Roma nella sede del Ministero dell'economia. Le discussioni si sono svolte in un «clima molto costruttivo», riferiscono in una nota congiunta il Dipartimento federale delle finanze (DFF) e lo stesso Ministero italiano, annunciando che il premier italiano Mario Monti incontrerà il 12 giugno la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf. Nel corso della riunione - riporta la nota - presieduta per parte svizzera dal Segretario di Stato del DFF, Michael Ambühl, capo della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali, e per parte italiana dal consigliere diplomatico del ministro dell'economia, Carlo Baldocci, «in un clima molto cordiale e costruttivo, sono stati passati in rassegna, in maniera approfondita, tutti i temi» da risolvere. «In particolare, si è discusso del modello di convenzione sulla regolarizzazione dei valori patrimoniali detenuti in Svizzera da contribuenti non residenti e sull'introduzione di un'imposta alla fonte sui futuri redditi da capitale», prosegue la nota. Le discussioni hanno riguardato pure «l'accesso ai mercati finanziari, le black list esistenti da parte italiana, la revisione della Convenzione bilaterale per evitare le doppie imposizioni (anche con riferimento allo scambio di informazioni) e l'accordo relativo all'imposizione dei lavoratori frontalieri», che interessa da vicino il canton Ticino.
Al termine dei colloqui Ambühl ha pure incontrato il vice ministro dell'economia italiano Vittorio Grilli. Il gruppo di pilotaggio, che coordinerà gli incontri tecnici sulle diverse questioni, si riunirà nuovamente entro la fine di giugno a Berna.

24.05.2012


Il dibattito sui destini dell'euro

di ALFONSO TUOR


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Ultima modifica di f4f : 04-06-2012 alle ore 12:03. Motivo: aggiunto nota su Tuor
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Vecchio 27-05-2012, 17:09   #64 (permalink)
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In Svizzera 50 miliardi di euro in nero

Lo dice il Ministero delle Finanze tedesco: proverrebbero tutti dalla Germania
BERLINO - Nelle banche svizzere sarebbero parcheggiati oltre 50 miliardi di euro di fondi neri di contribuenti tedeschi. Secondo una nota del ministero delle Finanze di Berlino, citata dal settimanale 'Focus', l'entità esatta delle somme trasferite in Svizzera arriverebbe a 75 miliardi di euro, ma nel frattempo molti possessori di tali fondi per timore di essere scoperti avrebbero già trasferito negli anni scorsi parte del loro denaro «in luoghi presumibilmente più sicuri».
Il fisco tedesco spera comunque di recuperare 10 miliardi di euro dall'accordo con la Svizzera, non ancora approvato dai parlamenti dei due paesi e riguardante depositi per «circa 50 miliardi di franchi svizzeri». L'accordo raggiunto da Berna e Berlino prevede una tassazione dei fondi appartenenti a cittadini tedeschi compresa tra il 21% ed il 41%, a seconda dell'anzianità del conto in Svizzera e della cifra depositata.



questi articoli, e quelli sopra, courtesy cdt

Nuove critiche sugli accordi fiscali

L'OCSE scettico sull'applicazione - Secondo Steinbrück favoriscono l'evasione
BERNA - Il direttore delle questioni fiscali dell'OCSE è scettico quanto al controllo dell'applicazione degli accordi detti Rubik che la Svizzera ha concluso con la Germania, la Gran Bretagna e l'Austria, ma li considera comunque un «sostanziale» passo avanti. Per l'ex ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück (SPD) invece queste intese sono «inaccettabili» e favoriscono le frodi.
I tassi di imposizione previsti dagli accordi sono «significativi» e corrispondono a quelli praticati nei paesi partner, ha dichiarato Pascal Saint-Amans, direttore del Centro politico e di amministrazione fiscale dell'Organizzazione per il commercio e lo sviluppo economico (OCSE) in un'intervista a «Le Matin». È pero scettico sulle possibilità di controllare l'applicazione degli accordi. «E ci si può chiedere se il ruolo di un banchiere è di riscuotere le imposte per un fisco estero», aggiunge.
Per l'ex ministro tedesco delle finanze, invece, l'accordo fra Svizzera e Germania, malgrado le recenti modifiche, è ancora squilibrato e incompleto. Peer Steinbrück (SPD) ha quindi invitato i Länder diretti da socialdemocratici e verdi a rifiutare l'intesa: «favorisce le frodi», ha detto Steinbrück all'agenzia dpa.




Non c'è pace per l'accordo fiscale

I Länder socialdemocratici si oppongono all'intesa tra Germania e Svizzera
HALLE - L'accordo fiscale fra Svizzera e Germania continua a trovare l'opposizione dei Länder a maggioranza SPD. Una conferenza di due giorni fra i ministri regionali delle finanze, svoltasi a Halle (D) in presenza anche del ministro federale Wolfgang Schäuble (CDU), non ha modificato la situazione.
L'incontro non ha portato ad una posizione comune, ha affermato oggi il presidente della conferenza e ministro delle finanze del Nord Reno-Westfalia Norbert Walter-Borjans (SPD) al termine dei lavori. I Länder socialdemocratici si oppongono ancora all'intesa: «si tratta di ottenere una tassazione giusta». Fuori dalla sede dell'incontro, alcuni oppositori hanno manifestato contro l'approvazione dell'accordo. Al grido di «trasparenza anziché amnistia», hanno chiesto ai Länder rosso-verdi di opporsi.
Schäuble, per l'approvazione dell'accordo, necessita nel «Bundesrat» (Camera dei Länder) dell'appoggio delle regioni a maggioranza socialdemocratica. Il testo prevede fra le altre cose un prelievo retroattivo liberatorio sui fondi tedeschi depositati nelle banche svizzere fra il 21 e il 41%. L'entrata in vigore è prevista per il primo gennaio del 2013.
Il Parlamento elvetico ha già provveduto ad accettare l'accordo. Il Consiglio nazionale ha dato il suo benestare il 30 maggio con 108 voti contro 81, mentre il Consiglio degli Stati si era espresso martedì con 31 favorevoli e cinque contrari (vd suggeriti).

1.06.2012
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Ultima modifica di f4f : 02-06-2012 alle ore 08:34.
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Vecchio 14-06-2012, 16:24   #65 (permalink)
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Fisco, riparte il dialogo tra Italia e Svizzera

lino terlizzi S24H



Con l’incontro di ieri a Roma tra il premier Mario Monti e la presidente della Confederazione elvetica Eveline Widmer Schlumpf, la via dei negoziati fiscali bilaterali sembra essere ad un punto di non ritorno.

...


Questa visita è «importante e porterà frutti concreti», ha detto Monti. «Italia e Svizzera – ha aggiunto il premier – condividono l’obiettivo del contrasto all’evasione, una priorità del Governo italiano. Il negoziato è complesso, mi è difficile formulare una previsione sulla data di conclusione, la volontà importante è di concludere questo negoziato bene e presto». Roma e Berna, ha detto dal canto suo la presidente svizzera, concordano «sul fatto di proseguire senza indugio le trattative fiscali e finanziarie». L’obiettivo elvetico, ha aggiunto Widmer-Schlumpf, è creare una «piazza finanziaria forte senza denaro non dichiarato», che porti alla «regolarizzazione fiscale e all’imposizione futura dei contribuenti italiani titolari di conti in Svizzera».
Il riferimento della presidente elvetica è al piano Rubik (dal nome del cubo magico in cui tutti i tasselli vanno al loro posto), che prevede un’imposta liberatoria sui capitali non dichiarati depositati nella Confederazione, in cambio del mantenimento del segreto bancario.

...

Secondo recenti stime ufficiose di fonti bancarie svizzere, nella Confederazione vi sarebbero capitali italiani per 120-150 miliardi. Considerando che una parte di questi potrebbe esser già stata dichiarata e che, inoltre, la forbice per l’imposta Rubik una tantum sui capitali per il pregresso potrebbe essere inferiore al 21-41% di Regno Unito e Germania e al 15-38% dell’Austria (gli scudi fiscali italiani avevano in effetti aliquote molto inferiori, ora ci vorrebbe una mediazione), l’incasso italiano secondo le stesse fonti potrebbe essere di 20-25 miliardi. Per il futuro, poi, ci sarebbe un’imposta non più sui capitali ma sui redditi finanziari, allineata a quella vigente in Italia. Gli altri capitoli sul tavolo sono quelli di una nuova intesa sulla doppia imposizione, dell’uscita della Svizzera dalle liste nere italiane, dei ristorni fiscali legati ai frontalieri.





Svizzera – Italia, soluzioni fiscali a passo spedito

Mantenimento del segreto bancario contro tassazione dei depositi italiani in Svizzera

12 giugno 2012 – Era una Eveline Widmer-Schlumpf, presidente della Confederazione, visibilmente emozionata mentre ascoltava le note dell’inno nazionale svizzero echeggiare nel cortile di Palazzo Chigi ed un sorridente Mario Monti, presidente del Consiglio italiano, le stringeva ripetutamente la mano.

Dalla rottura del 2001 dei negoziati per la revisione della convenzione fiscale al ripetuto inserimento della Svizzera nelle black list italiane, ai litigi tra un insofferente Merz ed un arrogante Tremonti, allo sgarbato blocco dei ristorni ticinesi all’Italia, la “guerra fiscale” tra i due Paesi è continuata per più di 10 anni, senza esclusione di colpi.
Ora è ritornato il momento di sedersi al tavolo delle trattative e fare la “pace fiscale”.
Come in tutte le pacificazioni, ci saranno dei conti da pagare, ma, non essendoci vincitori, le “riparazioni” verranno pagate dagli unici sconfitti di questa guerra: gli evasori fiscali italiani.

Si può dare per certo che l’Italia firmerà con la Svizzera un accordo “Rubik” che prevedrà la tassazione dei depositi svizzeri non dichiarati di contribuenti italiani, a fronte del mantenimento del segreto bancario, nonché l’imposizione regolare dei redditi della quota rimanente dei patrimoni così sanati.

Ma quanti soldi arriveranno nelle mai sufficientemente piene casse italiane?
È probabile che, nell’ultimo anno, una parte dei 120 miliardi di Euro di pertinenza italiana che si valutavano giacere nei forzieri svizzeri abbiano preso il volo per Dubai. Per evitare questa “fuga”, gli austriaci sono stati particolarmente accorti, firmando, di sorpresa, un accordo con la Svizzera in due settimane: troppo poco per permettere anche al più reattivo degli evasori austriaci di reagire spostando altrove i propri depositi elvetici.
Per poter calcolare quanto perverrà all’Italia, si può prendere, ad esempio, gli accordi sottoscritti con Germania, Regno Unito e, naturalmente, Austria.
L’accordo tedesco e quello inglese prevedono un’aliquota massima del 41%, applicabile al valore medio dei depositi negli ultimi 10 anni; l’accordo austriaco è più bonario, poiché Vienna si accontenta di un’aliquota massima del 38%.
Le valutazioni sull’aliquota massima dell’accordo italiano sono divergenti: Marco Bernasconi, ticinese e professore di diritto tributario, non ritiene che le aliquote di un accordo con l’Italia possano discostarsi molto da quelle degli accordi già firmati; Franco Citterio, direttore dell’Associazione Bancaria Ticinese, prevede, invece, delle aliquote molto più basse, intorno al 10%.
Ritengo molto più credibili le previsioni di Bernasconi, basandole su necessità di politica fiscale interna alla Svizzera, dove le amnistie fiscali sono molto mal digerite e quelle ad aliquota bassa assolutamente abborrite. Un trattato firmato dal Governo svizzero per una sanatoria con aliquota minima sarebbe un brutto precedente per l’Amministrazione fiscale elvetica.

È prevedibile, quindi, che l’Italia possa incassare qualche decina di miliardi di Euro da questo trattato.

Ci sono, però, alcuni particolari curiosi tra le pieghe dei trattati già firmati dalla Svizzera nel recente passato, trattati che fanno da modello a quello che si siglerà con l’Italia.
Il primo riguarda gli acconti che le banche svizzere dovranno versare, indipendentemente dall’adesione dei clienti alla tassazione patrimoniale. Sono acconti sostanziosi, da versare immediatamente dopo l’entrata in vigore degli accordi: 2.5 miliardi di Franchi svizzeri suddivisi tra Germania e Regno Unito. Ma come faranno le banche a rientrare degli acconti versati? L’accordo prevede che siano gli stessi evasori fiscali a “garantire” questi versamenti. Qualche cliente tedesco ed inglese ha già avuto l’amara sorpresa di scoprire che non può prelevare tutto quanto desidera dal proprio conto bancario.
Il secondo particolare riguarda la exit way prevista in tutti gli accordi firmati sinora: il trust discrezionale. In realtà non si tratta di un escamotage; tutti gli specialisti concordano che un trust che preveda la donazione del patrimonio depositato in Svizzera alla famiglia del contribuente liberi lo stesso dalle sue responsabilità fiscali, rimandando il pagamento delle imposte al momento in cui i beneficiari entreranno in possesso del patrimonio stesso.
I trattati sinora firmati definiscono anche la data ultima per effettuare la “donazione in trust”: la data dell’entrata in vigore dell’accordo.
Ritengo che anche l’Italia si adeguerà a questa modalità consolidata, poiché la cessione del patrimonio in trust coinvolge il diritto di proprietà, diritto indiscutibile nella nostra civiltà, ma anche poiché qualunque reddito fuoriesca dal trust per essere versato a contribuenti italiani subirà la tassazione prevista dalla normativa vigente al momento della distribuzione.
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Ultima modifica di f4f : 14-06-2012 alle ore 16:44.
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Vecchio 31-07-2012, 12:48   #66 (permalink)
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Atene insiste: tasse sui conti svizzeri

Nelle banche elvetiche ci sarebbero 200 miliardi "greci" frutto di evasione
ATENE - Oggi il Governo greco ha ribadito la propria intenzione di tassare i circa 200 miliardi di euro che la Banca Centrale di Grecia ritiene siano stati occultati da grossi evasori fiscali greci in conti bancari della Confederazione.
"Abbiamo chiesto al Governo elvetico di riattivare la procedura tesa alla firma di un accordo tra i due Paesi per la tassazione di conti bancari e altri beni depositati da cittadini greci nelle banche svizzere" si legge in un comunicato diffuso dal Ministero ellenico delle Finanze (secondo il quale, negli ultimi due anni, i greci hanno esportato legalmente 16 miliardi di euro, dei quali meno del 10% è finito in Svizzera).
La Banca di Grecia - ha riferito oggi il quotidiano Ta Nea - ha reso noto di avere informazioni di circa 403 cittadini greci che nel 2010 hanno portato all'estero ciascuno almeno 100.000 euro pur dichiarando di essere nullatenenti.
I colloqui tra autorità elleniche ed elvetiche per giungere ad un accordo per la tassazione dei conti dei cittadini greci in Svizzera erano stati avviati lo scorso ottobre dall'allora Ministro delle Finanze socialista Evangelos Venizelos, ma si sono poi fermate a causa della crisi di governo greca. Da parte elvetica vi è comunque piena disponibilità: "Siamo pronti a continuare le trattative", ha detto oggi il portavoce del Dipartimento federale delle finanze Roland Meier.
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Vecchio 08-08-2012, 16:07   #67 (permalink)
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Credo che questo libretto possa interessare a molti:

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Vecchio 20-08-2012, 20:32   #68 (permalink)
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Fisco, guerra Germania-Svizzera: i capitali dei tedeschi “volano” in Asia

di REDAZIONE


Mentre il Governo italiano stringe i tempi per un accordo sui capitali illecitamente trasferiti dal Belpaese alla Svizzera, un altro accordo inizia visibilmente a scricchiolare. Quello tra Berna e Berlino, che entrera’ in vigore a partire dal prossimo anno. Un tempo sufficiente – e’ l’accusa tedesca – per consentire alle banche elvetiche di consigliare i propri clienti tedeschi oggi, e forse quelli italiani domani, a trasferire i propri fondi verso lidi piu’ tranquilli. In Asia, ad esempio. O magari nel Lichtentein tanto per cominciare. Il dubbio e’ anche un altro: in forza dell’accordo i contribuenti tedeschi ‘infedeli’ si troveranno a sanare, nell’anonimato, la loro situazione fiscale pagando decisamente meno (circa il 26%) di quanto pagano gli onesti. Per questo alcune regioni stanno continuando comunque a raccogliere dati sugli esportatori di valuta.


L’accusa alla Svizzera arriva oggi dal governatore della Nord Renania-Vestfalia, Hannelore Kraft. E viene rafforzata dal ministro delle Finanze della Sassonia, Jens Bullerjahn (”l’accordo e’ di fatto morto”). Le banche svizzere, accusa Kraft, stanno suggerendo ai clienti come trasferire contante dai forzieri elvetici a quelli asiatici, prima che l’accordo sulla tassazione dei conti ‘neri’ entri in vigore. Per questo motivo, assicura Kraft, la Regione del nord della Germania, continuera’ ad acquistare dati su persone sospettate di nascondere fondi in Svizzera. ”L’acquisto di questi dati – spiega – e’ legale. E’ stato autorizzato dalle piu’ alte autorita’ legali e quindi continueremo a farlo”.

Quest’anno tra i due paesi e’ stato siglato un accordo che dovrebbe entrare in vigore dal gennaio 2013, sebbene manchi ancora la ratifica di entrambi i parlamenti. In base all’intesa, i cittadini tedeschi con asset parcheggiati in Svizzera pagherebbero una tassazione del 26,4% sui propri fondi. Kraft, una socialdemocratica all’opposizione, in un’intervista a Bild, ribadisce la sua contrarieta’: ”non siamo contrari ad un accordo fiscale di principio. Siamo contrari a questo accordo, perche’ c’e’ una questione fondamentale di uguaglianza. Quando entrera’ in vigore, i cittadini disonesti tedeschi rimarranno anonimi, pagheranno meno di un contribuente onesto e si ritroveranno i loro redditi non denunciati completamente ripuliti”.


Un dubbio questo che circola anche nel governo italiano: il governo – spiegava a febbraio Mario Monti – ”sta valutando” l’azione per l’attacco alla grande evasione nei paradisi fiscali e in Svizzera. Ma – sottolineava – ”dobbiamo fare attenzione perche’ quello che puo’ sembrare un attacco puo’ essere in realta’ un condono”.
Proprio lo spesso dubbio di Kraft.

Ma l’istruttoria per un accordo Roma-Berna va avanti e il premier proprio due giorni fa ne ha parlato con la diretta interessata, il Presidente della Confederazione svizzera Eveline Widmer-Schlumpf.
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Vecchio 04-09-2012, 14:36   #69 (permalink)
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Evasione Fiscale, Grecia accordo con la Svizzera, l’Italia agli evasori “non preoccupatevi”

Lotta agli evasori, solo l'Italia non vuole arrivare ad un accordo con la Svizzera, dopo Germania, Inghilterra, Austria ora anche la Grecia l'ha siglato.

Evasione Fiscale, Grecia accordo con la Svizzera, l’Italia agli evasori “non preoccupatevi” | Verdemoneta
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Vecchio 05-09-2012, 14:30   #70 (permalink)
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La fuga delle imprese italiane in Svizzera - Anna Bernasconi

[ame=http://www.youtube.com/watch?v=VRFe2NIZU0Y&feature=channel&list=UL]La fuga delle imprese italiane in Svizzera - Anna Bernasconi - YouTube[/ame]
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