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Vecchio 04-02-2009, 12:09   #1951 (permalink)
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ESEMPIO:
il 20 giugno compri ENEL a 7 e metti stop loss a 6,90
lo stesso giorno il titolo chiude a 7,15, quindi tu alzi lo Stop a 7,05 per esempio.
il 21 il titolo continua a salire a 7,25.... quindi tu alzi ancora lo stop a 7,15 per esempio.
In pratica alzi lo stop seguendo la direzione del titolo proteggendo così il gain dei giorni precedenti. Sta poi a te scegliere dove porre il nuovo stop..... potresti fissare una percentuale (ad esempio aggiornarlo sempre al 2% sotto la quotazione)

In tal modo "lasci correre i guadagni e tagli le perdite".....
Non so quali piattaforme ti consentano di farlo automaticamente. Ciao
perfetto quindi quello di AndMoney era uno stoploss
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Vecchio 04-02-2009, 12:13   #1952 (permalink)
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Vecchio 04-02-2009, 12:15   #1953 (permalink)
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inserito ordine di vta 85.4
che SL66 la spacchi
auguratemelo
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Vecchio 04-02-2009, 12:16   #1954 (permalink)
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Vecchio 04-02-2009, 12:17   #1955 (permalink)
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troppo bello il book,

ricordatevi dell'oraclo vecchietto
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Vecchio 04-02-2009, 12:24   #1956 (permalink)
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Cosa ti ha spinto a darti sta bbbotta di vita?
Oggi ci sei davanti al monitor?
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Vecchio 04-02-2009, 12:27   #1957 (permalink)
out of time...
 
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era un take profit...
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Vecchio 04-02-2009, 12:28   #1958 (permalink)
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se nel pom.tiene il nuovo supporto entro anch'io .....in punta di piedi...
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Vecchio 04-02-2009, 12:30   #1959 (permalink)
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Cosa ti ha spinto a darti sta bbbotta di vita?
Oggi ci sei davanti al monitor?
le parole del mio vecchietto i gain delle azioni telecom it e risp,i gain di enel ed infine la cedola dl '37

oggi vado a vedere il mandorlo in fiore ad agrigento, smetterò alle 14:00
ma come detto ho inserito l'ordine di vendita
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Vecchio 04-02-2009, 12:42   #1960 (permalink)
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I PROBLEMI ECONOMICI DI BARACK

di Daniel Gros 23.01.2009

Il deficit degli Stati Uniti non consente di andare oltre le somme già stanziate dal piano Tarp e da quelle che la nuova amministrazione pensa di mettere in campo nel biennio 2009-2010?
Intanto bisogna dire che la contabilità pubblica Usa è più prudente di quella europea. E in ogni caso non sarebbero sufficienti a rivitalizzare il sistema bancario e finanziario. Sono i problemi che il neo-presidente deve affrontare subito.
Sembra prendere forma in questi giorni un nuovo “Washington consensus”, secondo il quale la capacità di indebitamento dell’amministrazione Usa è limitata.
Sostanzialmente, si pensa che un pieno utilizzo di ciò che resta dei fondi del piano Tarp varato dall’amministrazione Bush, circa 650 miliardi di dollari, più un pacchetto di provvedimenti da 850-1.000 miliardi di dollari per il biennio 2009-2010 sia il limite superiore oggi dell’intervento di politica fiscale negli Stati Uniti.
È una visione che non può durare a lungo perché dovrebbe essere ormai chiaro che anche l’intero stanziamento del Tarp non è sufficiente per rivitalizzare il settore finanziario.

LA CONTABILITÀ PUBBLICA PRUDENTE DEGLI USA
Una delle ragioni per le quali i deficit Usa sembrano così grandi è che la contabilità pubblica degli Stati Uniti è spesso più prudente di quella europea.
L’elemento chiave da tenere a mente quando si leggono i rapporti sui deficit fiscali Usa è che l’autorità ufficiale , il Congressional Budget Office (Cbo) conteggia come “spesa” nell’anno fiscale 2009, che va da settembre 2008 settembre 2009, il salvataggio delle agenzie di finanziamento e garanzia dei mutui ipotecari, come Fannie Mae e Freddie Mac, per un ammontare di 240 miliardi di dollari.
Inoltre, il Cbo calcola che l’elemento di sovvenzione nel Tarp sia di circa il 25%, che implica un’ulteriore spesa nominale per l’anno fiscale 2009 di 180 miliardi di dollari.
Le stime per il 2009 del Cbo destinano dunque 420 miliardi di dollari a capitoli che la contabilità nazionale non considererebbe “spese”.
Il pacchetto di misure biennali preso in considerazione dalla nuova amministrazione dovrebbe ammontare a circa 800-900 miliardi di dollari, ovvero 400-450 miliardi l’anno.
Ciò significa che riportato a dati confrontabili con quelli europei (più il pacchetto Obama, meno le spese per salvataggi sui mercati finanziari), è probabile che il deficit federale degli Stati Uniti sia vicino alla cifra prevista dal Cbo, ovvero l’8-9% del Pil.

IL TARP È SUFFICIENTE?
Anche una ricognizione sommaria dimostra come il costo fiscale, definito come aumento del debito pubblico, di una crisi finanziaria così diffusa come l’attuale, debba essere molto alto.
Crisi di questa portata costano di solito molte decine di punti percentuali di Pil. Ma il totale dei fondi messi a disposizione dal Tarp è di soli 700 miliardi di dollari, circa il 5% del Pil.
È troppo poco per far fronte alla più grave crisi degli ultimi cinquanta anni.
Una crisi che ha contagiato l’intero mercato dei mutui americani e si è estesa alla maggior parte delle altre forme di credito alle famiglie (auto, carte credito, prestiti personali e così via), non può essere risolta a buon mercato.
Il costo complessivo dove per forza essere molto superiore al 5% del Pil, se solo si considera che il debito complessivo delle famiglie americane ammonta a circa 14mila miliardi di dollari, vale a dire il 100% del Pil.
Con i prezzi delle case che probabilmente scenderanno di un ulteriore 30% (una stima ragionevole se si considera che il rapporto prezzi-affitti è ancora ben al di sopra dell’equilibrio a lungo termine) le perdite sui mutui si attesteranno probabilmente tra il 20 e il 30%.
Si deve poi tener presente che i mutui americani sono di fatto (e spesso di diritto) “non rinegoziabili”, il che significa che il debitore può limitarsi a mandare indietro le chiavi alla banca se il valore della casa scende al di sotto della somma che ancora deve restituire.
Con un totale di mutui in sospeso di circa 10mila miliardi (70% del Pil), perdite del 20-30% implicherebbero perdite per il sistema finanziario di 3mila miliardi, vale a dire circa il 20% del Pil.
A questo si dovrebbero aggiungere le perdite di circa 4mila miliardi di credito al consumo alle famiglie e altri debiti in sospeso.
Con una forte recessione in corso, l’insieme dei debiti per le famiglie può essere considerevole.
Il totale delle perdite del solo sistema finanziario sui prestiti alle famiglie americane deve essere perciò superiore ai 3mila miliardi.
Se il sistema bancario americano e il sistema finanziario nel suo complesso vuole riprendersi, deve riuscire a ripulirsi da queste perdite. Altrimenti le banche non riprenderanno a erogare nuovamente credito. Qualsiasi operazione che vuole ripulire il settore finanziario deve perciò essere di almeno il 20-25% del Pil.
Questa è la dimensione della sfida che deve affrontare il neo presidente Barack Obama.
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