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Vecchio 23-12-2010, 12:18   #1 (permalink)
Okuribito
 
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Thread serio: C'è qualcuno felice, tra quelli che scrivono nel web?

Frequento diversi forum.
Ho guardato diversi blog.

Nei blog (e talvolta anche nei forum) ci sono tanti "pervertiti" (in senso moralmente neutro, almeno per me: non è grave se uno/a vuole essere "padrone" o "schiavo" di un maggiorenne consenziente, o simili specializzazioni sessuali).




Sono rimasto veramente impressionato dalla quantità di dolore, di tristezza.

Quasi tutti i blogger (tranne il sottoinsieme dei blogger sessuofili) sono femmine.

C'è chi apre un blog perché il suo partner l'ha mollata, e scorrendo il blog si scopre che da tre anni scrive quasi solo di quello, di come la nuova partner non lo meriti, di come lui sia stupido...

C'è chi apre un blog perché la vita gli fa abbastanza schifo, e tiene una sorta di diario pubblico: problemi scolastici, lavorativi, sentimentali, di salute... spesso più di uno di questi, insieme.

C'è un numero spaventoso di blog di anoressiche e bulimiche.

C'è anche chi apre un blog perché ha perso un figlio.


Volevo chiedervi, amici di InvestireOggi, se è possibile incontrare una persona felice, soddisfatta, paga, lieta, contenta, positiva, leggendo ciò che scrive nella vita virtuale.
__________________


"With great power comes great responsibility" (Ben Parker)

"Per ogni animale comprato, un altro animale randagio o ospite di un gattile o canile morirà solo ed abbandonato. Non comprare animali, adottali" (Argema).
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Vecchio 23-12-2010, 12:22   #2 (permalink)
may
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mi pare una domanda mal posta: la felicità è fatta -necessariamente- di momenti; può mica essere uno statuo perpetuo, eh...
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Vecchio 23-12-2010, 12:24   #3 (permalink)
-..-:.-:--.---_.-.
 
L'avatar di 7072
 
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Ho guardato diversi blog.

Nei blog (e talvolta anche nei forum) ci sono tanti "pervertiti" (in senso moralmente neutro, almeno per me: non è grave se uno/a vuole essere "padrone" o "schiavo" di un maggiorenne consenziente, o simili specializzazioni sessuali).




Sono rimasto veramente impressionato dalla quantità di dolore, di tristezza.

Quasi tutti i blogger (tranne il sottoinsieme dei blogger sessuofili) sono femmine.

C'è chi apre un blog perché il suo partner l'ha mollata, e scorrendo il blog si scopre che da tre anni scrive quasi solo di quello, di come la nuova partner non lo meriti, di come lui sia stupido...

C'è chi apre un blog perché la vita gli fa abbastanza schifo, e tiene una sorta di diario pubblico: problemi scolastici, lavorativi, sentimentali, di salute... spesso più di uno di questi, insieme.

C'è un numero spaventoso di blog di anoressiche e bulimiche.

C'è anche chi apre un blog perché ha perso un figlio.


Volevo chiedervi, amici di InvestireOggi, se è possibile incontrare una persona felice, soddisfatta, paga, lieta, contenta, positiva, leggendo ciò che scrive nella vita virtuale.

Io per un attimo, una volta, poco tempo fa, ho pensato di aprire un blog dove raccontare le mie imprese sportive di maratona.

Poi pensandoci bene, ho visto di non avere molto tempo, e voglia, per potermi dedicare costantemente alla cosa.

Ho lasciato perdere.

Però ho scritto un racconto relativo alla mia prima maratona corsa a Budapest lo scorso settembre, ed ora fa bella mostra in un angolo nascosto del web.
__________________
Odiare i mascalzoni è cosa nobile, perchè rende giustizia agli onesti.

Tutto è possibile. Possono dirti che hai il 90 per cento di possibilità, o il 50 per cento, oppure l'1 per cento, ma ci devi credere.
E devi lottare.

Non do nulla per scontato. Conosco solo giorni buoni e giorni meravigliosi.

Io penso che se fai qualcosa e risulta abbastanza buona, dovresti andare avanti a fare qualcosa di meraviglioso, non aspettare troppo. Pensa solo alla prossima cosa.
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Vecchio 23-12-2010, 13:11   #4 (permalink)
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Frequento diversi forum.
Ho guardato diversi blog.

Nei blog (e talvolta anche nei forum) ci sono tanti "pervertiti" (in senso moralmente neutro, almeno per me: non è grave se uno/a vuole essere "padrone" o "schiavo" di un maggiorenne consenziente, o simili specializzazioni sessuali).




Sono rimasto veramente impressionato dalla quantità di dolore, di tristezza.

Quasi tutti i blogger (tranne il sottoinsieme dei blogger sessuofili) sono femmine.

C'è chi apre un blog perché il suo partner l'ha mollata, e scorrendo il blog si scopre che da tre anni scrive quasi solo di quello, di come la nuova partner non lo meriti, di come lui sia stupido...

C'è chi apre un blog perché la vita gli fa abbastanza schifo, e tiene una sorta di diario pubblico: problemi scolastici, lavorativi, sentimentali, di salute... spesso più di uno di questi, insieme.

C'è un numero spaventoso di blog di anoressiche e bulimiche.

C'è anche chi apre un blog perché ha perso un figlio.


Volevo chiedervi, amici di InvestireOggi, se è possibile incontrare una persona felice, soddisfatta, paga, lieta, contenta, positiva, leggendo ciò che scrive nella vita virtuale.
capisco, intendi dire che è pieno di paingina. Lo siamo un po' tutti chi più o chi meno, anche se c'è chi lo è diventato di professione.
Secondo me è questione di vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
A questo bisogna aggiungere che la positività non fa odience e attira antipatie.
Oggi come oggi non solo lo stato positivo, ma anche l'esser normale come il fatto di far parte o avere una famiglia può dar fastidio o far nascere invidia. Perchè ormai il normale è diventato anormale, obsoleto ma pur sempre rimpiangibile.
Ancora peggio se poi oltre al campo affettivo si amplia il discorso alle cose materiali ed economiche, perchè magari la gente fa fatica ad accettare l'idea che uno se le sia guadagnate direttamente o indirettamente e accetta meglio l'idea che sia solo una questione di fortuna.
Infine non scordiamo che viviamo in mezzo a altre 8 milioni di persone che sono afflitte da problemi psicologici e che la negatività a differenza della positività crea uno forte stato di dipendenza.
patatina 77 non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 23-12-2010, 13:24   #5 (permalink)
Papaveri e biancospini
 
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Quoto Patatina in ogni virgola

Però mi piace aggiungere che la felicità, o per lo meno, uno stato emotivo di serenità e di quiete, lo si può raggiungere con un po' di "consapevolezza".
E questo va bene per tutto, anche per le grandi batoste che si prendono nella vita, anche per i grandi dolori, anche se non è facile e non è un processo breve.

Vivendo con la consapevolezza che ogni attimo che viviamo è unico e non torna più, si riesce a raggiungere un doppio obiettivo:
1) vivere l'attimo assaporandolo tutto, se l'attimo è positivo, o neutro
2) sapendo che, se in quell'attimo siamo veramente tristi, non lo saremo mai più come in quel momento.

Infatti tutto evolve e tutto cambia e tutto passa, inasorabile come, appunto, il tempo che scorre.
Se, poi, prendiamo atto che noi stessi siamo artefici della nostra serenità siamo a buon punto.
Se stiamo vivendo un attimo negativo questo ci porta ad essere tristi, infelici, arrabbiati e chi più ne ha più ne metta.
Ma non ha senso farsi prendere dalla negatività.
Se possiamo agire in qualche modo per risolvere le cose, basta reagire e darsi da fare.
Ma se, invece, nulla possiamo, che senso ha piangere e arrabbiarsi?
Meglio "distaccarsi" e prendere consapevolezza del fatto che non possiamo farci niente e che anche quel fatto che ci sta facendo soffrire, inevitabilmente, muterà, finirà.
Claire non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 23-12-2010, 13:41   #6 (permalink)
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Però mi piace aggiungere che la felicità, o per lo meno, uno stato emotivo di serenità e di quiete, lo si può raggiungere con un po' di "consapevolezza".
E questo va bene per tutto, anche per le grandi batoste che si prendono nella vita, anche per i grandi dolori, anche se non è facile e non è un processo breve.

Vivendo con la consapevolezza che ogni attimo che viviamo è unico e non torna più, si riesce a raggiungere un doppio obiettivo:
1) vivere l'attimo assaporandolo tutto, se l'attimo è positivo, o neutro
2) sapendo che, se in quell'attimo siamo veramente tristi, non lo saremo mai più come in quel momento.

Infatti tutto evolve e tutto cambia e tutto passa, inasorabile come, appunto, il tempo che scorre.
Se, poi, prendiamo atto che noi stessi siamo artefici della nostra serenità siamo a buon punto.
Se stiamo vivendo un attimo negativo questo ci porta ad essere tristi, infelici, arrabbiati e chi più ne ha più ne metta.
Ma non ha senso farsi prendere dalla negatività.
Se possiamo agire in qualche modo per risolvere le cose, basta reagire e darsi da fare.
Ma se, invece, nulla possiamo, che senso ha piangere e arrabbiarsi?
Meglio "distaccarsi" e prendere consapevolezza del fatto che non possiamo farci niente e che anche quel fatto che ci sta facendo soffrire, inevitabilmente, muterà, finirà.
tutto vero quello che dici ma solo se si fa una premessa.
Che uno sappia accettare lo scorrere del tempo (con serenità).


Sennò ogni momento essendo unico ed irripetibile può correre il rischio di essere vissuto come un momento perso e sarà un dramma.
patatina 77 non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 23-12-2010, 14:13   #7 (permalink)
Okuribito
 
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mi pare una domanda mal posta: la felicità è fatta -necessariamente- di momenti; può mica essere uno statuo perpetuo, eh...
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Io per un attimo, una volta, poco tempo fa, ho pensato di aprire un blog dove raccontare le mie imprese sportive di maratona.
Ho lasciato perdere.
Però ho scritto un racconto relativo alla mia prima maratona corsa a Budapest
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capisco, intendi dire che è pieno di piangina. Lo siamo un po' tutti chi più o chi meno, anche se c'è chi lo è diventato di professione.
Secondo me è questione di vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno.
A questo bisogna aggiungere che la positività non fa odience e attira antipatie.
Oggi come oggi non solo lo stato positivo, ma anche l'esser normale come il fatto di far parte o avere una famiglia può dar fastidio o far nascere invidia. Perchè ormai il normale è diventato anormale, obsoleto ma pur sempre rimpiangibile.
Ancora peggio se poi oltre al campo affettivo si amplia il discorso alle cose materiali ed economiche, perchè magari la gente fa fatica ad accettare l'idea che uno se le sia guadagnate direttamente o indirettamente e accetta meglio l'idea che sia solo una questione di fortuna.
Infine non scordiamo che viviamo in mezzo a altre 8 milioni di persone che sono afflitte da problemi psicologici e che la negatività a differenza della positività crea uno forte stato di dipendenza.
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Quoto Patatina in ogni virgola

Però mi piace aggiungere che la felicità, o per lo meno, uno stato emotivo di serenità e di quiete, lo si può raggiungere con un po' di "consapevolezza".
E questo va bene per tutto, anche per le grandi batoste che si prendono nella vita, anche per i grandi dolori, anche se non è facile e non è un processo breve.

Vivendo con la consapevolezza che ogni attimo che viviamo è unico e non torna più, si riesce a raggiungere un doppio obiettivo:
1) vivere l'attimo assaporandolo tutto, se l'attimo è positivo, o neutro
2) sapendo che, se in quell'attimo siamo veramente tristi, non lo saremo mai più come in quel momento.

Infatti tutto evolve e tutto cambia e tutto passa, inasorabile come, appunto, il tempo che scorre.
Se, poi, prendiamo atto che noi stessi siamo artefici della nostra serenità siamo a buon punto.
Se stiamo vivendo un attimo negativo questo ci porta ad essere tristi, infelici, arrabbiati e chi più ne ha più ne metta.
Ma non ha senso farsi prendere dalla negatività.
Se possiamo agire in qualche modo per risolvere le cose, basta reagire e darsi da fare.
Ma se, invece, nulla possiamo, che senso ha piangere e arrabbiarsi?
Meglio "distaccarsi" e prendere consapevolezza del fatto che non possiamo farci niente e che anche quel fatto che ci sta facendo soffrire, inevitabilmente, muterà, finirà.


Scusatemi, mi son spiegato male.
Mi sa che solo Pat ha seguìto il mio volo (un volo un po' sotterraneo).



Non volevo fare un discorso sulla felicità.
Intendevo dire che nel web è particolarmente pieno di pyangine, o almeno così sembra.
Gente che sembra chiedere aiuto (a prescindere dal fatto che voglia accettarlo).



Come se...
come se la felicità tenesse - tendenzialmente - lontani dalle tastiere e dai monitor.


In effetti una persona (che si senta) realizzata al 100% nella vita reale, che non sente di avere missioni di evangelizzazione da compiere... una persona così... sembra che possa avere ben poche ragioni di presenziare in forum e blog. Già: cosa ci verrebbe a fare?

E' una sensazione che non vale nei forum "asettici", "tecnici": ad esempio, se ho un dubbio tra fastweb e infostrada (tra Canon e Nikon), mi iscrivo al forum iltelefonino (o canonclubitalia / nikonclubitalia), scambio quattro chiacchiere con gli esperti, e addio per sempre, magari senza neanche salutare.
Lì nessuno potrà mai intuire se sono malinconico o pyangina o sotto prozac.






Confesso che le mie considerazioni sono state stimolate da un'epistola elettronica, insolitamente lunga, come al solito illuminata e illuminante ("è il senso di colpa che fa girare il mondo"), inviatami da un Amico (maschio) Virtuale e Reale.



[OT Ovviamente anche lui ha in parte frainteso quel che gli avevo scritto in precedenza (forse ha una considerazione troppo alta della mia umanità, lasciatemi essere pyangina una volta di più), e non condivido al 100%, ciò ch'egli scrive, ma è il bello dei rapporti interpersonali.]


Quindi: in sintesi (riduttiva):
- i maniaci sessuali e gli infelici scrivono sul web,
- le persone realizzate (se esistono) stanno lontane dal web.
__________________


"With great power comes great responsibility" (Ben Parker)

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Vecchio 23-12-2010, 14:21   #8 (permalink)
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forse le persone appagate sono i guest (che vengono a leggere i piangina). Di loro non potremo mai farci un opinione
patatina 77 non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 13-01-2012, 23:20   #9 (permalink)
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Citazione:
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Scusatemi, mi son spiegato male.
Mi sa che solo Pat ha seguìto il mio volo (un volo un po' sotterraneo).



Non volevo fare un discorso sulla felicità.
Intendevo dire che nel web è particolarmente pieno di pyangine, o almeno così sembra.
Gente che sembra chiedere aiuto (a prescindere dal fatto che voglia accettarlo).



Come se...
come se la felicità tenesse - tendenzialmente - lontani dalle tastiere e dai monitor.


In effetti una persona (che si senta) realizzata al 100% nella vita reale, che non sente di avere missioni di evangelizzazione da compiere... una persona così... sembra che possa avere ben poche ragioni di presenziare in forum e blog. Già: cosa ci verrebbe a fare?

E' una sensazione che non vale nei forum "asettici", "tecnici": ad esempio, se ho un dubbio tra fastweb e infostrada (tra Canon e Nikon), mi iscrivo al forum iltelefonino (o canonclubitalia / nikonclubitalia), scambio quattro chiacchiere con gli esperti, e addio per sempre, magari senza neanche salutare.
Lì nessuno potrà mai intuire se sono malinconico o pyangina o sotto prozac.






Confesso che le mie considerazioni sono state stimolate da un'epistola elettronica, insolitamente lunga, come al solito illuminata e illuminante ("è il senso di colpa che fa girare il mondo"), inviatami da un Amico (maschio) Virtuale e Reale.



[OT Ovviamente anche lui ha in parte frainteso quel che gli avevo scritto in precedenza (forse ha una considerazione troppo alta della mia umanità, lasciatemi essere pyangina una volta di più), e non condivido al 100%, ciò ch'egli scrive, ma è il bello dei rapporti interpersonali.]


Quindi: in sintesi (riduttiva):
- i maniaci sessuali e gli infelici scrivono sul web,
- le persone realizzate (se esistono) stanno lontane dal web.
Fondamentalmente e' vero. Si cerca nel web una compensazione alla solitudine del quotidiano in rapporti virtuali nei quali sfogare le proprie frustrazioni e la propria aggressivita' senza veri rischi, in sostanza, col risultato per lo piu' di imbattersi e scontrarsi con quelli degli altri, con relativo reciproco effetto moltiplicatore...
Il problema e' che il virtuale non solo non cura la tristezza ma la accresce, perche crea dipendenza. In certi periodi della mia vita ho sprecato incredibili quantita' del mio tempo con questo gioco sce.mo. Non ne vale davvero la pena. Oggi non ho piu' nessuna voglia di rispondere alle provocazioni di cui il virtuale abbonda, nessuna voglia di dargli in pasto il mio privato o la mia interiorita'. Certo i vecchi vizi sono duri a morire ed e' possibile che qualche volta ci ricaschi, cosi' come capita di ordinare ancora, al ristorante, una pietanza che il nostro corpo non tollera piu' ma che un tempo era la nostra preferita , e tuttavia ormai mi rendo conto che se non trovo di che farmi due risate o qualche riflessione in un thread senza tensioni il mio stare nel web mi procura solo fastidio, e spengo il pc senza il minimo rimpianto... Sto guarendo, evidentemente, ed e' una bella sensazione...
tashtego non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 14-01-2012, 02:35   #10 (permalink)
febbraio gattaio
 
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Messaggi: 129
dico il mio pensiero, schematicamente, perchè non sono nè un abile scrittore e neppure un chiacchierone

Citazione:
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Come se...
come se la felicità tenesse - tendenzialmente - lontani dalle tastiere e dai monitor.
beh, la felicità la si vive molto intimamente, oppure con la persona amata o con amici strettissimi
e si è spesso gelosi (ed io dico: a ragione) della propria felicità

Citazione:
Originalmente inviato da Ignatius Visualizza messaggio
Confesso che le mie considerazioni sono state stimolate da un'epistola elettronica, insolitamente lunga, come al solito illuminata e illuminante ("è il senso di colpa che fa girare il mondo"), inviatami da un Amico (maschio) Virtuale e Reale.
capisco, ma è vero solo nella sfera sentimentale
persone prive di sentimenti e che il senso di colpa non sanno dove stia di casa, sono loro che fanno girare il mondo
ad esempio Putin Mubarak Gheddafi Berlusconi Bush per citare i contemporanei
Madre Teresa di Calcutta e Papa Vojtila (che sicuramente avranno vissuto sensi di colpa) tamponano parzialmante i danni che fanno gli individui privi di senso di colpa, ma purtroppo il mondo diventa sempre più avariato
ma credo di capire cosa intende il tuo amico

Citazione:
Originalmente inviato da Ignatius Visualizza messaggio
Quindi: in sintesi (riduttiva):
- i maniaci sessuali e gli infelici scrivono sul web,
- le persone realizzate (se esistono) stanno lontane dal web.
è comunque il male, il dolore e la malattia che fanno audience, che generano curiosità anche morbose
la gente per strada più è grave l'incidente stradale più si ferma a guardare
aggiungerei una cosa fondamentale
un blog del tipo di cui parliamo è sintomo di profonda solitudine interiore e/o di esibizionismo
solitudine interiore ed esibizionismo che ho riscontrato di recente in un forumer pluribannato


(sarebbe stato meglio non aver scritto l'ultima riga, ma la lascio)

Ultima modifica di badger : 14-01-2012 alle ore 02:39.
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