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11-05-2012, 23:21
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Sepe: «Crisi come una guerra mondiale L'assenza di sostegno porta ai suicidi»
Sepe: «Crisi come una guerra mondiale L'assenza di sostegno porta ai suicidi» - Il Mattino
NAPOLI - «I suicidi sono la conseguenza dell'assenza di sostegno, del mancato rispetto, dell'assenza di valori». Questa la denuncia del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe all'indomani del suicidio di un 63enne all'esterno del Santuario di Pompei.
Una morte come quelle che sembrano accadere ormai tutti i giorni, tutte accomunate dalla stessa causa: la crisi economica che sta colpendo lavoratori e imprenditori. La massima autorità della Chiesa napoletana lancia un monito a tutte le istituzioni affinchè «ognuno, nel rispetto del proprio ruolo, si assuma le propri e responsabilità» e chiede «che alla gente vengano date risposte per evitare di arrivare a conseguenze estreme».
Non è la prima volta che il cardinale Sepe interviene sul tema. Il primo monito già lo scorso 5 maggio quando un 72enne di Pozzuoli aveva tentato di uccidersi perchè aveva ricevuto una cartella esattoriale dal Fisco. In quell'occasione il cardinale, che è anche presidente della conferenza episcopale campana, aveva parlato di «morti bianche che sono una tragica realtà davanti alla quale non possiamo rimanere impassibili».
Finora la Campania conta, in poche settimane, cinque suicidi, cinque vittime della crisi che oggi il cardinale non ha esitato a paragonare a «una guerra mondiale che coinvolge non solo i popoli, ma le singole persone».
Secondo l'analisi della massima autorità della Chiesa napoletana, la crisi che stanno vivendo non solo la Campania e l'Italia, ma l'intera Europa è causata «dall'individualismo e dall'egoismo che anima politica ed economia», colpevoli di «agire solo nell'interesse di pochi e per il profitto».
Ma dalle parole del cardinale non solo denuncia anche ricette per uscire da questo difficile momento che si può superare «riscoprendo l'altro e il rispetto reciproco». Nella strada da percorrere, «fondamentale» è il ruolo della formazione dei giovani e delle comunità che deve passare anche attraverso l'operato della Chiesa che, secondo il cardinale Sepe, facendo un "mea culpa", «non ha fatto quanto doveva e si è arroccata nel recinto ecclesiastico».
Il compito, la missione che la Chiesa deve svolgere, secondo Sepe, «è di educare le comunità al rispetto delle regole, al pagamento delle tasse, ad assumere comportamenti civili». Un cambio di passo e di attenzione da parte di tutte le istituzioni, Chiesa compresa, è l'appello lanciato dall'Arcivescovo di Napoli che invita tutti «a ricostruire una cultura sociale, politica ed economica ricostruendo le vertebre, l'ossatura fondata su valori veri».
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11-05-2012, 23:25
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#2 (permalink)
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be' infatti dopo l' euro l ' origine di tutti i mali è proprio nella globalizzazione
che fine hanno fatto i movimenti no global ?
qual' è il vantaggio della globalizzazione? che forse i paesi poveri non ci fanno la guerra ?
è questo che viviamo non è peggio di una guerra ?
ma la globalizzazione chi l' ha decisa ?
a chi giova ?
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11-05-2012, 23:27
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#3 (permalink)
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Data registrazione: Apr 2007
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12-05-2012, 17:59
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#4 (permalink)
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Guest
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L'INTERVISTA ■ MARK MOBIUS
«Nonostante tutto, l'Europa nei prossimi anni andrà meglio degli Stati Uniti»
■ Mark Mobius, noto come uno dei migliori conoscitori dei mercati emergenti, resta ottimista sulle prospettive di questi Paesi, e sulla crisi che sta colpendo l'Occidente ha un'opinione contro corrente: l'Europa se la caverà meglio degli Stati Uniti, perché, al contrario di questi ultimi, sta affrontando i problemi che la stanno opprimendo.
Mobius, presidente di Templeton Emerging Market Group, che fa parte della Franklin Templeton Investment (una società che impiega oltre 8 mila collaboratori e gestisce 670 miliardi di dollari), ieri ha fatto tappa a Lugano. Lo abbiamo incontrato per parlare dell'economia mondiale.
Lei ha coniato un nuovo concetto, quello dei Paesi della nuova frontiera, ossia che non fanno parte dei BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) ma registrano una forte crescita. Parliamo ad esempio di Indonesia, Vietnam, Pakistan e Nigeria. Come muoversi in queste realtà?
«Si tratta di mercati che spesso sono evitati dalla maggior parte degli investitori, perché si trovano in aree più remote, sono meno oggetto di ricerca, in genere hanno dimensioni ridotte e sono più rischiosi. Tuttavia registrano una forte crescita. Noi non enfatizziamo determinati Paesi o settori, ma all'interno di questi scegliamo società nelle quali investiamo. In questo momento riteniamo che i mercati della nuova frontiera siano più a buon mercato rispetto agli altri».
Come selezionate queste opportunità?
«Analizziamo molto in dettaglio le società e la loro storia, intervistiamo il management, i loro concorrenti e i loro fornitori. Inoltre facciamo proiezioni sui prossimi 5 anni e le discutiamo con esperti. Così decidiamo quale sia il prezzo appropriato del titolo e nel caso acquistiamo. Voglio sottolineare che a volte ci sono ottime società in Paesi con grandi problemi, come il Pakistan».
Quando ci sono problemi gli investitori fuggono dal rischio. Qual è la situazione ora per questi mercati?
«Quando ci sono problemi tutti vogliono evitare il rischio, ma questa non è una politica saggia, perché in questo modo si evitano anche le opportunità. Comunque in questo momento gli investitori hanno meno paura rispetto alla crisi subprime del 2008-2009. Bisogna assumersi un rischio calcolato, ricordando che i Paesi della nuova frontiera crescono cinque volte di più rispetto ai Paesi sviluppati, e ora stanno diventando molto indipendenti economicamente. La crisi dell'Occidente ha sempre meno impatto su di loro. Anzi, stanno già diventando il motore della crescita mondiale e sono loro che ora importano da noi e investono nei Paesi sviluppati».
Quali sono i settori che preferite in questo momento?
«Settori che stiamo seguendo molto da vicino sono quelli dei consumi e delle banche che fanno credito ai consumatori (attive per esempio nelle carte di credito). Ci sono mercati come la Cina e l'Indonesia che presentano molte potenzialità a livello di consumi».
Lei è un esperto di economie emergenti, ma cosa pensa dei Paesi sviluppati?
«Penso che l'economia europea si comporterà meglio di quella americana nei prossimi anni, perché gli europei stanno affrontando i problemi relativi alle spese statali, al debito e alle inefficienze economiche. Si tratta di segnali molto positivi, molti Paesi europei stanno affrontando seriamente la situazione. Negli Stati Uniti invece non si vede ancora questa volontà politica».
Ma l'Europa adesso non fa troppa fatica a crescere?
«Certo, ma gli europei porteranno avanti le riforme che stanno iniziando, la ripresa ci sarà. Questo perché se si riducono le spese pubbliche e la regolamentazione, il business potrà svilupparsi più velocemente e anche l'occupazione ne beneficerà. Ritengo che le politiche europee alla lunga si riveleranno migliori di quelle degli Stati Uniti».
ROBERTO GIANNETTI
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12-05-2012, 20:21
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#6 (permalink)
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Banned
Data registrazione: Feb 2009
Messaggi: 11,862
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stiamo andando verso un impazzimento generale della gente e il ritorno del terrorismo, qualcosa in questo campo si è cominciata a vedere, mancano stranamete alcuni classici storici, molto strano questo fatto...
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13-05-2012, 13:56
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#7 (permalink)
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Utente Senior
Data registrazione: Feb 2009
Località: bangkok
Messaggi: 4,172
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Citazione:
Originalmente inviato da @lr
stiamo andando verso un impazzimento generale della gente e il ritorno del terrorismo, qualcosa in questo campo si è cominciata a vedere, mancano stranamete alcuni classici storici, molto strano questo fatto...
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questi sono i giovani che cambieranno il futuro?
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13-05-2012, 23:47
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#8 (permalink)
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Banned
Data registrazione: Apr 2007
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Citazione:
Originalmente inviato da big_boom
questi sono i giovani che cambieranno il futuro?
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be' speriamo che i giovani siano i grillini
non certo alfano
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14-05-2012, 02:23
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#9 (permalink)
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Utente Senior
Data registrazione: Feb 2009
Località: bangkok
Messaggi: 4,172
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Citazione:
Originalmente inviato da osinod
Il compito, la missione che la Chiesa deve svolgere, secondo Sepe, «è di educare le comunità al rispetto delle regole, al pagamento delle tasse, ad assumere comportamenti civili». Un cambio di passo e di attenzione da parte di tutte le istituzioni, Chiesa compresa, è l'appello lanciato dall'Arcivescovo di Napoli che invita tutti «a ricostruire una cultura sociale, politica ed economica ricostruendo le vertebre, l'ossatura fondata su valori veri».
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la missione della chiesa non e' questo ne quella di avere uno stato, una banca e degli interessi materiali
la chiesa di oggi e' una SPA, una Goldman Sachs DIVINA 
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14-05-2012, 13:58
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#10 (permalink)
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Banned
Data registrazione: Apr 2007
Messaggi: 4,168
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Citazione:
Originalmente inviato da big_boom
la missione della chiesa non e' questo ne quella di avere uno stato, una banca e degli interessi materiali
la chiesa di oggi e' una SPA, una Goldman Sachs DIVINA 
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in tutte le organizzazioni umane chiesa compresa ci sono persone buone e persone negative
il problema è inverso, quando una persona dice cose giuste è sensate va approvato e appoggiato
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