Rottura nel Pdl: finiani pronti a dare vita a gruppi autonomi
Ieri il presidente della Camera aveva offerto una tregua al premier.
Nella notte il gran rifiuto di Berlusconi: "
Proposta tardiva"
Tensione altissima nel Pdl.
Questa sera l’ufficio di presidenza del Pdl potrebbe decidere l’espulsione di
Gianfranco Fini e dei suoi fedelissimi dal partito.
Deputati e senatori finiani, però, non attendono la decisione (maturata la scorsa notte in un vertice a palazzo Grazioli, in cui Berlusconi ha respinto al mittente la proposta di riavvicinamento del presidente della Camera) con le mani in mano.
La soluzione è già pronta: costituire gruppi autonomi alla Camera e al Senato.
A Montecitorio, spiega uno dei parlamentari vicini all’ex leader di An, si contano già 25 deputati pronti a firmare un documento in cui si sancirebbe
la scissione del Pdl e la creazione di un un nuovo gruppo parlamentare.
Un numero, ci tengono a precisare gli stessi deputati, destinato a salire visto che sono in corso diversi contatti.
La macchina organizzativa dei finiani è già in azione anche a palazzo Madama.
Al momento i senatori pronti a rompere con il Popolo della Libertà sarebbero 9 ma, si precisa, che ci sarebbero 4 parlamentari ancora indecisi.
Al momento, prevale la linea dell’attesa.
Quel che è certo, per ora, è che dopo un vertice di quattro ore a palazzo Grazioli, Berlusconi e lo stato maggiore del partito hanno dato il via libera a
un duro documento di censura politica nei confronti di Gianfranco Fini.
L’offerta di tregua del cofondatore Pdl, secondo Silvio Berlusconi è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo.
Così il premier e gli altri partecipanti alla riunione notturna hanno ribadito, alla fine, la stessa posizione già espressa ieri mattina: nel documento si ribadisce, di fatto, che il presidente della Camera è lontano dalla linea del partito, e con lui tutti i fedelissimi, i cosiddetti finiani, a partire da Italo
Bocchino, Carmelo
Briguglio e Fabio
Granata.
Alla riunione notturna nella residenza romana del premier, ha partecipato anche il direttore del Foglio ed ex ministro
Giuliano Ferrara:
proprio il Foglio aveva raccolto in un colloquio-intervista pubblicato oggi, l’appello del presidente della Camera a “
resettare tutto senza risentimenti”. “
Non abbiamo il dovere di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno con gli italiani”. Una mano tesa, che sembra però non aver trovato alcuna risposta.