“A Prosperini 130mila euro
per poter costruire in Eritrea”
Ai domiciliari Gionata Soletti, segretario particolare dell’ex assessore regionale al turismo con l’accusa di riciclaggio: avrebbe depositato in un conto svizzero 800mila euro per poi riportarli in Italia e farli sparire
di DAVIDE CARLUCCI ed EMILIO RANDACIO

Pier Gianni Prosperini
Una mazzetta da 230mila euro, incassata su un conto svizzero dall’ex assessore regionale Pier Gianni Prosperini, stava per sparire portando i soldi dalla Svizzera in Italia. A depositarli su un conto da 800mila euro in una beneficiaria elvetica sarebbe stato Gionata Soletti, segretario dell’ex componente della giunta Formigoni, arrestato ieri con l’accusa di riciclaggio. Nel pomeriggio Soletti è stato ascoltato per circa un’ora dal gip Andrea Ghinetti e ha respinto ogni accusa. Il suo avvocato Eva Di Fonzo si è limitata a dire che il suo cliente «ha dato la sua versione dei fatti».
Eppure, nelle mani dei pm Alfredo Robledo e Paolo Storari, sono finite le sue movimentazioni svizzere. Almeno 800mila euro, hanno accertato le indagini del nucleo regionale di polizia tributaria, sono stati prelevati dai conti riconducibili a Prosperini, in parte dallo stesso assessore, e in tre occasioni proprio da Soletti. «Non si può certo escludere — lancia un’altra pesante ombra il gip Ghinetti — che le somme siano state destinate anche ad altri esponenti pubblici allo stato non identificati». Anche perché quel denaro, prelevato su un conto di Chiasso da Soletti, non si sa «che fine abbia fatto».
A pochi giorni dall’accordo raggiunto dal legale di Prosperini, Ettore Traini, con i magistrati per ottenere un patteggiamento a tre anni e cinque mesi per l’accusa di corruzione, truffa e turbativa d’asta, per l’assegnazione di un appalto regionale da 7 milioni di euro, il ruolo dell’ex esponente di An, recordman delle preferenze alle passate elezioni al Pirellone, si appesantisce ulteriormente. Come quello del suo ex segretario, il cui nome emerge anche in una nuova inchiesta parallela su un presunto traffico di armi con l’Iran. Nelle carte dell’operazione della scorsa settimana, questa volta coordinata dal procuratore aggiunto Armando Spataro, si evince come le due indagini, in realtà, si intreccino.
In una informativa della Guardia di finanza «si dà atto del contenuto dei documenti su supporto informatico sequestrati al Prosperini
(il 17 dicembre) all’atto del suo arresto, da cui risulta che gli indagati hanno usufruito della mediazione retribuita di Prosperini nella vendita delle armi, visori notturni e munizioni, al governo eritreo». A dicembre, con l’assessore fresco di arresto, due degli arrestati per il giro di armi vendute all’Iran «contattano un collaboratore del Prosperini, Soletti, che fornisce assicurazioni che costui non li avrebbe coinvolti». Gli indagati sono talmente sicuri di non essere intercettati che il 29 dicembre Soletti viene nuovamente contattato «per avere un aggiornamento sulle vicende giudiziarie del Prosperini, e Soletti gli prospetta l’ipotesi di un incontro volto ad appianare vecchie pendenze».
Porta in Eritrea anche un’altra inchiesta della procura di Verbania trasferita per competenza, a Milano. A parlare è un tecnico della Italcantieri spa, impresa di costruzioni con sede a Lacchiarella, ceduta alla fine degli anni Novanta da Paolo Berlusconi all’imprenditore emiliano di origini calabresi Giuseppe Ruggieri. Al procuratore di Verbania Giulia Perrotti, che indaga per una storia di tentata estorsione che ha portato all’arresto di Ruggieri nel maggio 2009, il tecnico, dipendente della società, racconta spontaneamente di aver consegnato, in tre tranche, buste piene di denaro a Prosperini per un totale di 130mila euro tra il 2002 e il 2003. Gli incontri sarebbero avvenuti a Milano, sotto il Pirellone.
E quei soldi sarebbero serviti a “ungere” l’allora vicepresidente del consiglio regionale che avrebbe fatto da mediatore con le autorità dello stato africano per consentire all’azienda di partecipare alla progettazione preliminare del villaggio del Genio di Asmara. La cittadella, che sorge in un’area assegnata negli anni Venti all’esercito coloniale italiano, è un affare da diversi milioni di euro. E in una fase successiva il consigliere avrebbe fatto intendere, secondo il testimone, di essere pronto a spendersi per far partecipare l’azienda di Lacchiarella alla gara d’appalto.
Alla fine, però, a costruire la cittadella non sarà la Italcantieri. Ma l’azienda è riuscita almeno ad aggiudicarsi la progettazione, sottoscrivendo, il 5 dicembre 2003, un contratto da 3,3 milioni di euro. Sul passaggio di denaro in nero dalla società a Prosperini non sembrano esserci dubbi: lo stesso Ruggieri, interrogato dalla procura, sulle prime nega, poi ricorda e conferma le parole del suo dipendente, anche se in parte ridimensiona la tangente parlando di “consulenza”.
Ora i pm Robledo e Storari, che indagano per “corruzione internazionale”, stanno cercando di capire la reale natura di quel compenso e l’esatto ruolo del politico lombardo. Se cioè si sia limitato a fare da procacciatore d’affari o se abbia a sua volta fatto leva sui suoi rapporti con le istituzioni eritree per favorire l’imprenditore.