ecco un commento dell'ottobre 2010 di quelli che venivano derisi in quei giorni (con il quale ero da subito in piena sintonia) ...
Tutti i perche' della bufala sullo pseudo-attentato a Belpietro
Posted by: Gianni Cipriani in politica on Oct 05, 2010
di Gianni Cipriani
Ora che la gazzarra è passata, che l'ondata mediatico-emotiva con tanto di demagogia a vagoni e frasi fatte si è placata, vorrei dire quello che ho pensato fin dal primo istante del cosiddetto "attentato a Belpietro". Penso che, nella migliore ipotesi, si tratti di una bufala. Della peggiore ipotesi non voglio nemmeno parlare, anche se sta scritta nel dna della tragica storia di questo paese. Molte persone, bontà loro, mi ritengono un esperto di terrorismo. E il terrorismo è terrorismo (anche se i media parlano solo di "pazzi" "fanatici" o "squilibrati") perché segue un progetto politico. Il terrorista, se è un terrorista, fa parte di qualche organizzazione, seppur piccola. Ha una sua tattica o una sua strategia. Perfino l'anarchico individualista o il kamikaze fai-da-te si sentono parte integrante di un più comune sentire, sia esso insurrezionalista o jihadista. E allora veniamo ai fatti, partendo dalla premessa che tutto quello che è stato raccontato sia vero. E che sia vero - tutti l'hanno capito - è ancora da dimostrare.
Un commando para o post brigatista? Le Brigate Rosse non hanno mai ucciso così, perfino quando erano forti e potenti hanno sempre evitato quando possibile di affrontare le scorte, salvo poche eccezioni come il rapimento Moro, l'omicidio Coco e qualche assalto. Ma erano gli anni di piombo. Non parliamo poi delle ultime Br-pcc che hanno accuratamente scelto due persone inermi e indifese (D'Antona e Biagi) non avendo una reale capacità militare.
I gruppuscoli collaterali? Al momento non hanno nemmeno la forza di far saltare qualche vetrina, figuriamoci se potrebbero essere in grado di mandare un giustiziere ad affrontare una personalità con la scorta armata. Perché, precisiamolo, prima di colpire un obiettivo i terroristi studiano i comportamenti della vittima, lo pedinano, sanno se è solo, quali sono le sue abitudini. E per colpire aspettano eventualmente il momento di maggiore esposizione. E poi agiscono in gruppo, con il maniacale studio delle vie di fuga, delle telecamere. Non improvvisano. La dinamica che è stata raccontata, in un ipotetico manuale dell'eversore, potrebbe essere il contenuto di un paragrafo dal titolo: "Come non si deve fare". O l'autobiografia del brigatista Fantozzi.
Un anarchico individualista? Suvvia. Nella storia ce ne sono stati. A partire da Gaetano Bresci. Ma il "tirannicidio" necessità di una sua simbolicità, di una esecuzione pubblica. Non nel pianerottolo delle scale. E poi, da decenni, gli anarchici (esclusi i molti casi provati di fascisti che usavano sigle anarchiche) si sono dedicati a bombe e lettere esplosive.
Jihadisti? Non ne parliamo. Non che non sia accaduto nel recente passato qualche omicidio o attentato a una persona invisa agli islamisti radicali. Anche persone raggiunte a casa. Ma dov'è la fatwa? E poi, come sanno bene le intelligence di tutta europa, in questo momento i progetti "qaedisti" sono altri che occuparsi delle beghe della casa di Montecarlo e di chi conduce la campagna di stampa sul signor Tulliani.
Quanto a ipotizzare, infine, che ci sia qualcuno che dopo aver sentito Di Pietro, partecipato alla Woodstock di Grillo, letto il Fatto quotidiano o Micromega si sia sentito spinto a prendere una pistola e a farsi giustizia da sé, poi prendendosela con Belpietro (nemmeno con Scajola, tanto per dire) è cosa talmente risibile che in un paese serio non dovrebbe essere nemmeno presa considerazione.
Ma siamo in Italia. Dove il terrorismo si combatte, ma soprattutto il terrorismo talvolta serve. E se non c'è quello vero va bene anche il terrorismo mediatico. E giù con gli allarmi. E agli allarmi fa seguito la demagogia e poi si arriva ai teoremi dei miei stivali, formulati su giornali e tv da demamoghi che di terrorismo o di teorie rivoluzionarie o jahidiste ne sanno quanto io ne so di astrofisica: niente.
Siamo in Italia, dove un ministro dell'Interno, solo pochi mesi orsono, ha lanciato un allarme dopo una lettera firmata da una sigla fantasma che era chiaramente farlocca. C'è una lettera farlocca, firmata da una organizzazione che non esiste e il "responsabile" ministro dell'Interno che fa? Lancia l'allarme a prescindere (come direbbe Totò). E così dopo l'oscuro episodio nel palazzo di Belpietro l'ineffabile Maroni non ha atteso le indagini: lui aveva la risposta pronta, con tanto di considerazioni infondate e che si poggiano sul nulla. Per chi mastica qualcosa di terrorismo sarebbe come dire che 2+2 fa 22 e non 4. Ma tant'è. Al Viminale e altrove, dove le persone che ne sanno non mancano, molti sono quelli allineati e coperti che tacciono e avallano le idioti interperetazioni di parte. La carriera, "tengo famiglia..."
Queste mie considerazioni sono molto ragionevoli e varrebbero se anche tutto quello che è stato raccontato fosse vero. Ma siccome con il passar dei giorni lo scenario del terrorista-fantasma e dell'attentato/ non-attentato prende sempre più corpo, i miei ragionamenti diventano ancora più gravi. Sorprende (e dovrebbe preoccupare) la facilità con la quale una classe politica irresponsabile e - in alcuni casi - media che amplificano in maniera acritica, possano creare da nulla un'ondata di sensazionalismo allarmistico; sorprende come la semplificazione primitiva di dinamiche complesse possa consentire di mettere sullo stesso piano scontro politico, protesta sociale ed eversione. Che vengono sovrapposte con disarmante faciloneria e, credo, con grande malafede.
Per questo non solo sul caso Belpietro, da esperto di terrorismo, mi sento di dire che nessuna ricostruzione regge per ipotizzare una dinamica eversiva (reggerebbe solo l'ipotesi del matto solitario...) ma troppi elementi lasciano pensare che siamo di fronte ad una bufala mediatica che viene cavalcata ad uso e consumo degli interessucoli di bottega. Ma queste sono armi a doppio taglio. Perché quando diventa fin troppo evidente che qualcuno il terrorismo lo vuole e se lo aspetta per giocarselo nella polemica politica, poi il "terrorismo" arriva davvero. Siamo un paese che ha prodotto molti terroristi. Ma siamo un paese che ha prodotto ancor più provocatori, utili idioti e zelanti servitori dentro e fuori dalle istituzioni. E temo molto che nei prossimi mesi di campagna elettorale ci sarà molto bisogno di dossier e, anche, di zingari, rumeni, immigrati e terroristi islamici e brigatisti. Se qualcuno ha ancora a cuore le sorti del nostro Paese, si adoperi e scongiurare questa deriva depistante e anche pericolosa. Il terrorismo (quello vero) è esistito, esiste ed esisterà. Purtroppo. Risparmiamoci però il terrorismo mediatico e le gesta dei dieci, cento, mille utili idioti che in questi meandri torbidi si sentono investiti dalla missione di servire il padrone di turno. E non certo una inesistente rivoluzione.
gianni.cipriani@globalist.i