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Vecchio 27-04-2012, 11:52   #81 (permalink)
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Sarebbe capitato a chi negl'anni dieci avesse avuto modo di passare per le smisurate praterie americane del west, d'imbattersi in batterie di trattori che trainavano aratri multivomeri che per la primavolta facevano vedere la luce a quel suolo.
Non erano come le altre macchine del periodo dei mezzi per metà caldaia per metà locomotiva, macchinosi e pachidermici ma mezzi specifici per l'agricoltura e non adattati da altre applicazioni.
Erano degli Hartt & Parr dal nome dei due fratelli che nel 1907 ebbero la straordinaria idea imprenditoriale di realizzare queste macchine di 38 litri di cilindrata, di due cilindri orrizzontali raffreddati ad olio, cambio a 3 marce più retro per una stazza di 10 tonnellate e 60 cavalli erogati, caratteristiche che insiemi alle doti di idustribbilità li resero leggendari. Se non v'è certezza su chi abbia inventato il primo trattore in assoluto ad Hartt e Parr va attribuità la paternità del termine tractor, per l'appunto come ancora oggi è inteso.
Tuttavia l'incapacità di evolversi in tempi brevi al rapido susseguirsi innovativo tecnologico decretò un rapido declino della loro industria che li portò alla chiusura.
Forse questo aggiunge ancor più blasone alla leggenda ma sta di fatto che furono protagonisti senza rivali di qualcosa di unico e irripetibile qualcosa di abberrante se vogliamo di molto discutibile ma dal fascino incommensurabile.
Relegate le popolazioni autoctone, sterminati i bisonti, allevato l'allevabile quelle terre non aspettavano che il loro destino diessere arate.

Chissà se gli uomini che pilotavano quei trattori si rendevano conto di tutto ciò, se si rendevano conto che stavano dando una svolta al mondo, una conquista nella conquista, che sensazioni avranno provato? Di onnipotenza, di progresso, di profitti? Era il 1907 da noi la zappa e poco più. Anche volendo simularle non sarebbe possibile.



poetico, epico, colossale
si sente il respiro della grandezza , in tutti i sensi
( dimensionali, sentimentali, economici ... in parte anche dell'orrore (bisonti ecc) )
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Vecchio 27-04-2012, 12:28   #82 (permalink)
I miei ossequi
 
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O forse erano solo dei mezzi più adatti al fine, ovvero alla coltivazione. Come al giorno d'oggi, quando uno cambia la macchina e ne prende una con i vetri elettrici, ma il fine è sempre quello di andare a trovare la morosa.
esatto, ma dalla morosa ci vai in macchina e non in corriera.

Comq avrei potuto citare altri trattori famosi ma mi piacevano 2 cose di questo. Il nome Hart & Parr, senti come riempie bene la bocca? Mica come landini che pare un diminutivo plurale, e il contesto storico che come ha colto f4f è epico e colossale.
E' un peccato che questi cenni storici siano tagliati fuori dai piani di studio.
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Vecchio 28-05-2012, 09:43   #83 (permalink)
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Vecchio 28-05-2012, 12:11   #84 (permalink)
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È una frontiera aperta. «Per analizzare big data serve un livello superiore di computing», ricorda Claus-Peter Unterberger, chief marketing officer di Fujitsu technology solutions. Al momento il supercomputer K ospitato a Kobe è il primo nella classifica dei Top500 al mondo. Ha raggiunto il 30% dell'operatività prevista: prima dell'estate sarà completato lo sviluppo dell'infrastruttura software. «Ha richiesto una squadra di circa trenta persone impegnate per 6-7 anni», spiega Tadashi Watanabe, project leader del centro R&D del Riken institute, equivalente del Cnr in Italia. È raffreddato da un sistema idraulico in grado di gestire mille tonnellate di acqua al giorno: la temperatura operativa nelle sale del supercomputer è di trenta gradi.
La potenza di calcolo di dieci petaflop sarà accessibile anche all'esterno per le aziende, ad esempio durante la progettazione di automobili o nella ricerca farmaceutica
Tutta 'sto conzumo di energia causerà dodici effetti serra .
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Vecchio 28-05-2012, 12:18   #85 (permalink)
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La potenza di calcolo di dieci petaflop sarà accessibile anche all'esterno per le aziende, ad esempio durante la progettazione di automobili o nella ricerca farmaceutica
Tutta 'sto conzumo di energia causerà dodici effetti serra .
dettagli, tra 5 milioni di mAliardi di anni tutto finirà comunque (forse)




fuor di scherzo
interessante come si stia strutturando l'agricolo jap, special modo per il trasferimento della conoscenza ( spiegato nel resto dell'articolo)
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Vecchio 28-05-2012, 13:34   #86 (permalink)
Age quod Agis
 
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È una frontiera aperta. «Per analizzare big data serve un livello superiore di computing», ricorda Claus-Peter Unterberger, chief marketing officer di Fujitsu technology solutions. Al momento il supercomputer K ospitato a Kobe è il primo nella classifica dei Top500 al mondo. Ha raggiunto il 30% dell'operatività prevista: prima dell'estate sarà completato lo sviluppo dell'infrastruttura software. «Ha richiesto una squadra di circa trenta persone impegnate per 6-7 anni», spiega Tadashi Watanabe, project leader del centro R&D del Riken institute, equivalente del Cnr in Italia. È raffreddato da un sistema idraulico in grado di gestire mille tonnellate di acqua al giorno: la temperatura operativa nelle sale del supercomputer è di trenta gradi.
La potenza di calcolo di dieci petaflop sarà accessibile anche all'esterno per le aziende, ad esempio durante la progettazione di automobili o nella ricerca farmaceutica
Tutta 'sto conzumo di energia causerà dodici effetti serra .
Movalà ...

dovresti essere contento perchè:

[LIST=1][*]Serve per progettare auto che costano/conzumano emmmeno[*]Serve per prevedere la cinetica dei farmaci senza mmmmmmazzare animali[*]serve per fare i conticini sui sommovimenti atmosferici e quindi dare un' idea circa gli effetti dell' inquinamrto


[/LIST]

Però pare nn sia capace di fare il caffè ...
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Il sacrificio è l' unica cosa che dia frutti. Gaudi'
Immanuel Kant: Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.
Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto. (Gilbert Keith Chesterton)
FDR: Men are not prisoners of their fate, but only prisoners of their own mind - The only thing we have to fear is fear itself.
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Vecchio 01-08-2012, 21:28   #87 (permalink)
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Europa: perseguita le sementi tradizionali

01 agosto 2012

UNIONE EUROPEA VIETA SEMENTI TRADIZIONALI

Con sentenza del 12 luglio, la Corte di Giustizia della UE ha confermato il divieto di commercializzare le sementi delle varietà tradizionali e diversificate che non sono iscritte nel catalogo ufficiale europeo.
Fin dal 1998 è in vigore una direttiva della Comunità europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere (le note multinazionali) vietandolo agli agricoltori. Ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato così, di colpo, un delitto (il matrimonio fra omosessuali è invece legale). Con questa sentenza sono messe fuorilegge anche le associazioni di volontari impegnati nel recupero delle varietà antiche e tradizionali – ne esistono di benemerite anche in Italia – che commettono appunto questo crimine: preservano e distribuiscono a chi le chiede sementi fuori del catalogo ufficiale.
Di Maurizio Blondet
Effedieffe
La sentenza ha preso di mira specificamente una di queste associazioni, la francese (ma nota in tutto il mondo) Kokopelli, che si batte per la biodiversità. Già nel 2008 questa associazione era stata condannata, per scambio di sementi antiche, a una multa di 35 mila euro: esosa punizione per un gruppo di volontariato, volta a renderne impossibile di continuare l’attività. Invece l’attività è continuata, grazie allo sforzo e ai contributi dei volontari. Sicchè oggi, un’altra grossa società che l’ha trascinata in giudizio davanti alla Corte d’appello di Nancy, la «Graines Baumaux», approfittando della sentenza della Corte europea ha chiesto ai giudici francesi di imporre a Kokopelli di pagare 100 mila euro per danni e inoltre – esplicitamente – «la cessazione di tutte le attività dell’associazione», pericolosa per il business, alla faccia della libertà d’opinione e d’azione. (lo spaccio di droghe, invece, sta per essere depenalizzato).



Si noti che la direttiva europea non osa vietare semplicemente e puramente lo scambio di sementi antiche: non vigono forse da noi tutte le libertà possibili e immaginabili? Lo fa obliquamente. Se si chiede di includere queste varietà nel catalogo ufficiale lo si ottiene – pagando profumatamente – e da quel momento diventa legale commerciarle. Il fatto è che queste varietà antiche e tradizionali sono di dominio pubblico, non appartengono a nessuno, e quindi nessuno ha interesse a sborsare per iscriverle nel catalogo. Ammettiamo che qualche buon samaritano lo faccia: dopo vent’anni, se nessuno le re-iscrive nel suddetto catalogo, comunque ne escono (e scambiarsele ridiventa un delitto).


Ovviamente, l’inghippo è escogitato per favorire le multinazionali delle sementi, che hanno i soldi e l’interesse economico di iscrivere nel registro ufficiale i loro semi ibridi, OGM, di loro proprietà o comunque brevettati. A causa di questa regolamentazione, accusa Semailles (un’altra associazione francese) «più dell’80% della biodiversità è scomparsa» dai campi europei.
Pardon, debbo correggermi: per iscrivere una semente nel catalogo ufficiale, pagare non basta. Occorre che la varietà in oggetto risponda ai criteri di «Distinzione, Omogeneità e Stabilità» (DHS nella lingua di legno eurocratica), qualunque cosa ciò significhi. Ma cosa significano esattamente questi criteri discriminanti? «Implicano che le sementi siano pochissimo variate», rispondono a Kokopelli: «Solo varietà ibride F1 o varietà lignee quasi cloniche rispondono a questi criteri. Tali criteri sono stati stabiliti al solo scopo di aumentare la produttività nelle prassi di agricoltura industriale».


Già: la Corte europea, nella sua motivazione , ha giustificato il divieto del commercio delle sementi antiche e tradizionali con l’obbiettivo, che giudica superiore ad ogni altro, di ottenere «una accresciuta produttività agricola»; concetto che ripete per 15 volte nel testo. Quasi che l’Europa fosse affollata di popolazioni malnutrite come il Bangladesh, bisognose di aumentare le loro rese alimentari. Due volte però la Corte giunge a sostenere che la legislazione proibizionista in vigore serve a scongiurare «la coltivazione di sementi potenzialmente nocive» (per contro, è legale che gli oncologi somministrino ai malati di cancro chemioterapici tutti di altissima tossicità, fra cui la ciclofosfamide, definita «cancerogena» dall’Istituto Superiore di Sanità italiano > chemio.pdf).


È appena il caso di notare che le sementi antiche e tradizionali sono già il risultato di una selezione – una selezione compiuta dagli esseri umani da diecimila anni – con l’ovvia conseguente eliminazione di specie «potenzialmente nocive» fin dalla preistoria, e che queste piante hanno nutrito la popolazione europea da millenni.
Ma è questo il nucleo di «progressismo» che è la dottrina ufficiale del potere eurocratico: l’esperienza plurimillenaria che l’umanità si è tramandata (la «tradizione») non conta nulla, non è che tenebra e sospetta superstizione; l’ultima parola cui dar fiducia, in fatto di sementi, è quella della «scienza», qual è rappresentata da Monsanto, Syngenta e le relative lobbies da queste pagate).
Lo stesso Avvocato Generale della Corte europea (ossia il «suo» avvocato) ha fatto notare l’assurdità di questo pretesto, rilevando giustamente che l’iscrizione obbligatoria al Catalogo non dichiara come scopo quello di proteggere i consumatori contro un qualche rischio sanitario o ambientale, a cui la legislazione vigente non fa’ alcun riferimento. A dire la verità, la Corte ha preso la sua decisione contro il parere del suo Avvocato Generale che, nella memoria depositata il 19 maggio precedente, rilevava che la registrazione obbligatoria di tutte le sementi nel catalogo ufficiale era una misura sproporzionata e violava i principii della libertà di esercizio dell’attività economica, della non-discriminazione e della libera circolazione delle merci. Uno dei tre dogmi del liberismo: non vige forse trionfalmente la «libera circolazione di uomini, merci e capitali»?


Ebbene, per una volta la Corte ha infranto il dogma ed ha dato torto alla sua Avvocatura Generale, altra cosa che non succede spesso, per non dire mai. Forse – chissà – perchè la potente lobby dei sementieri, la European Seed Association, durante la procedura ha avuto modo di far conoscere alla Corte il suo disaccordo con l’opinione dell’Avvocatura Generale; come oggi si rallegra in un comunicato della totale convergenza della Corte con le sue vedute. Fortunata coincidenza. (CJEU confirms validity of European seed marketing legislation)
«Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti?», si domanda la sconfitta Kokopelli. Forse perchè non c’è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili. L’agro-industria e le sue lobbies difendono la regolamentazione con l’argomento che essa permette di garantire il finanziamento della ricerca per specie «più resistenti e più produttive». Strano che in nome del libero mercato si pretenda la regolamentazione. La finanza invece, come ha preteso, è stata completamente deregolamentata , sicchè oggi può vendere ogni genere di titoli tossici, titoli sub-prime e prodotti derivati, fino ai CDS, che consentono di assicurarsi contro il fallimento di qualcun altro, con cui non si ha parte, in pratica puntando sul suo fallimento.


Stranissima poi l’invocazione della regolamentazione per favorire la ricerca; di solito la ricerca pretende di essere totalmente deregolata, manipolare i geni umani, ibridarli con geni di maiali, utilizzare feti abortiti (volete buttarli via?) per la famosa ricerca sulle cellule staminali che guarirà tutte le malattie...
È il bello della nuova forma di governo, la tecnocrazia pan-europea, che sta sostituendo i governi eletti dopo averli esautorati, resi irresponsabili e privati della sovranità nelle decisioni che contano.


Per intanto, la drastica riduzione delle varietà e la preferenza date alle artificiali che questa sentenza porta, non solo ridurrà ancor più la biodiversità, ma priverà l’alimentazione degli europei delle 15-30 mila sostanze (se ne scoprono di continuo di nuove) immuno-attivanti, antio-ossidanti, coenzimatiche, essenziali per la salute umana che si trovano nelle verdure e frutta naturali, e che l’amico medico Giuseppe Nacci chiama «vitamine» in quanto fattori vitali (1). Già la coltivazione con fertilizzanti eccessivi «impedisce alle piante di assorbire dal terreno i minerali più importanti, come Selenio, Germanio, Ferro...» per non parlare dell’impoverimento dovuto alla conservazione in celle frigorifere, o l’avvelenamento da pesticidi.


Ora diventa ogni giorno più chiaro che nelle verdure più comuni sono contenuti migliaia di fito-sostanze e complessi chimici, di cui si va scoprendo ogni funzione immuno-stimolante, detossicante, preventiva, a volte, contro il cancro. «Un semplice pomodoro appena colto da un terreno assolutamente privo di sostanze tossiche – scrive Nacci – può contenere 10 mila sostanze chimiche diverse, ognuna delle quali è una ‘vitamina’, cioè un fattore coenzimatico o un anti-ossidante. Ciò vale per tutte le verdure, gli ortaggi, i frutti, i tuberi...». Il sapore e l’odore che le specie antiche e tradizionali hanno più deciso rispetto alle moderne, spesso è dato proprio da questi fattori attivi ed essenziali.
Quante meno sostanze contengono le poche varietà permesse, uguali in tutto il mondo, non è dato sapere. Non è cosa che interessi la «ricerca» delle multinazionali.


D’accordo, non potrete più trovare quelle zucchine bitorzolute che coltivava vostro nonno, è diventato reato piantare quel certo pomodoro, quel broccolo che aveva tutt’altro sapore. Poco male, le vostre libertà aumentano di giorno in giorno. Se siete culattoni, potete sposarvi in molti Paesi europei avanzati, e presto anche in Italia. E presto potrete comperare la cocaina in tabaccheria, e se i cancerologi non vi ammazzano prima, esigere l’eutanasia, finalmente liberalizzata. L’interesse pubblico è salvo.
1) Giuseppe Nacci, «Diventa medico di te stesso», Editoriale Programma, 334 pagine, 19 euro. Impressionante l’elenco contenuto in questo libro di sostanze presenti nei vegetali, di cui è stata appurata l’attività salutare. Oltre al menadione (vitamina K), inositolo (vitamina I), stigmasterolo (vitamina M), l’acido tiuotico (vitamina N), gli isprenoidi sono almeno 200, i bioflavonoidi 5 mila. E ancora: indoli glucosinati (nel cavolo), llecitine, stilbeni, (Resveratrol), tannini, terpeni, fito-enzimi proteolitici, minerali organici...


Fonte: Disinformazione

Ultima modifica di tontolina : 01-08-2012 alle ore 21:32.
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Vecchio 01-08-2012, 21:29   #88 (permalink)
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sembra di essere tornati nel MEDIO EVO


questa Europa FA SCHIFO E NON MI PIACE
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Vecchio 01-08-2012, 21:57   #89 (permalink)
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però i bildelbeg vogliono dominare anche i nostri cibi
[ame=http://www.youtube.com/watch?v=3Fyg4fugZyo&feature=related]L'interrogazione UE contro Mario Monti sul Bilderberg e sulla Trilaterale - YouTube[/ame]
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Vecchio 04-08-2012, 15:52   #90 (permalink)
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questa Europa FA SCHIFO E NON MI PIACE

Sementi antiche: contadini, tutti nel partito pirata

ine della libertà di vendere e scambiare sementi antiche. Innalzate la bandiera pirata, contadini: ce lo chiede l'Europa.

Vendete agli amici le sementi del pomodoro giallo salentino, che nessuno coltiva più da due secoli? Ronzate su Internet alla ricerca dell'introvabile seme di pera veneta rinascimentale per abbellire il vostro orto?
Ebbene, siete da oggi tutti fuorilegge. Come i pirati (foto:flickr) che scaricano film coperti da copyright, come i ragazzini che trafficano con i CD copiati dalla Rete.

Una recente sentenza della Corte Europea prevede che non si possano vendere sementi non iscritte a chissà quale cacchio di albo certificato UE.
Un'altra bella norma liberista che va a favore della libertà di impresa e di libero scambio, ne siamo certi.



Oppure, come insinuano su Net1News:
Perchè non esiste un registro ufficiale dei bulloni e delle viti? Forse perchè non c'è una Monsanto della minuteria metallica. Sottomettere le sementi ad una procedura del genere, che esiste ed è giustificata per i medicinali e i pesticidi, ha evidentemente il solo scopo di eliminare alla lunga le varietà di dominio pubblico, e quindi liberamente riproducibili, per lasciare in campo solo quelle brevettabili.
O forse un altro favore alle compagnie sementiere, le uniche a godere delle norme protezioniste liberiste. Pensavate che tale libertà fosse, ancora, a vostro vantaggio?
LINK UTILI
Un seme salvato è un seme di libertà per i contadini
Il cacciatore di semi perduti
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