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Vecchio 12-03-2010, 13:26   #1 (permalink)
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PIGS: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna

L’economia mondiale è tornata a crescere nel secondo semestre del 2009, ma i ritmi di ripresa sono diversi da Paese a Paese. Lenti e irregolari in Europa, relativamente più vivaci negli Usa, decisamente spediti in Asia. E in Italia? Anche nel nostro Paese l’economia è in recupero, anche se si parla di “un lento recupero”. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Isae.

L’istituto prevede che il Prodotto interno lordo (Pil) cresca dell’1% nel 2010. Previsione che si allinea con quella fatta dal Fondo Monetario Internazionale. “Tale valutazione – si legge in una nota - comporta una revisione al rialzo della stima di crescita di 0,4 punti rispetto al precedente esercizio di previsione.

La ripresa è trainata dal rafforzamento del commercio mondiale. Anche la domanda interna registra un contenuto miglioramento, subendo qualche effetto di freno dall’evoluzione del mercato del lavoro. Nel 2011, la dinamica dell’attività economica si porta all’1,4%, grazie al consolidamento dei fattori di ripresa interni e internazionali”.

Una stima, quella diffusa dall’Isae, che fa storcere il naso a Lucia Lorenzoni, dell'area research, intelligence e investor relations di Mps, che la definisce “eccessivamente ottimista”. “Una crescita dell' 1% per l'intero 2010 significa ipotizzare che tutti i quattro trimestri del 2010 registrino variazioni congiunturali positive nell'ordine dello 0,4%, dopo il -0,2% realizzatosi nell'ultimo trimestre 2009.

Se da un lato infatti il 2010 potrà contare sul ciclo delle scorte e su un recupero della domanda mondiale, la domanda interna continuerà a crescere a ritmi deludenti. Un tasso di utilizzo impianti ancora molto basso potrebbe spingere le imprese a posticipare i piani di investimento e il crescente tasso di disoccupazione manterrà i consumi delle famiglie deboli per tutto il 2010”.

Nel dettaglio, Mps prevede per l’anno in corso una crescita del Pil dello 0,7% nel 2010 dopo il -4,9% del 2009 e un’ulteriore lieve accelerazione è prevista per il 2011 quando il Pil aumenterà dell'1%.
L’ago della bilancia saranno i consumi e gli investimenti. Secondo i dati dell’Isae dopo il calo registrato nel corso del 2009 i consumi privati torneranno quest’anno ad aumentare (+0,8%).


Nel 2011, si potrebbe verificare un’accelerazione della spesa dei consumatori (+1,1%), a riflesso di migliori dinamiche nel mercato del lavoro. Anche gli investimenti recupererebbero un’evoluzione positiva nel 2010 (+0,8%), dopo le pesanti flessioni sperimentate nel precedente biennio.

Gli incoraggianti numeri dell’Isae sulle prospettive dell’economia italiana arrivano all’indomani delle parole di fuoco di Robert Mundell, premio Nobel per l’Economia. In un’intervista a Bloomberg Tv Mundell ha dichiarato che “l’Italia è la principale minaccia per l’Eurozona, più della Grecia”.

A impensierire l’economista statunitense è l’alto debito del Belpaese. “Non ci sono motivi fondamentali per cui l'Italia dovrebbe essere a rischio, purtroppo i fattori esterni non controllabili dalle Autorità italiane possono però innescare seri problemi qualora non ci sia un intervento coordinato a livello europeo”, mette in evidenza Lorenzoni.

“Se l'Area Euro riuscirà a ripristinare sui mercati globali una sua credibilità come area valutaria capace di far fronte a ogni emergenza e vigilare affinché i dettami del patto di stabilità e crescita vengano rispettati dai paesi membri creando anche, se necessario, un fondo che possa fungere in situazioni di emergenza da prestatore di ultima istanza, le preoccupazioni sul debito pubblico italiano saranno infondate”.

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Vecchio 12-03-2010, 13:36   #2 (permalink)
Utente Senior
 
L'avatar di ANHA
 
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Che succede se, in un dato paese (ad esempio la Grecia), stipendi e salari vengono aumentati del 70%?
Se oltre a quell'aumento, c'è anche un corrispondente aumento di produttività, l'effetto finale è zero ... in poche parole se la paga giornaliera aumenta da 100 a 170 euro e, nelle stesso tempo, la produzione passa da 100 a 170 pezzi, il costo di un pezzo rimane un euro e, dunque, la posizione competitiva sul mercato internazionale rimane inalterata.

Ma se la produttività aumenta del 35% (da 100 a 135 pezzi)?
In questo caso il costo di un un pezzo sale da 1.00 a 1.26 euro e, dunque, quei prodotti diventano "fuori mercato": troppo cari rispetto ai concorrenti ....

Adesso se quel paese (la Grecia nel caso in questione) stampa la propria moneta, l'aumento dei prezzi viene compensato da un pari deprezzamento della valuta locale e, dunque, sul mercato internazionale, il prezzo in dollari rimane costante ...

Supponiamo che a seguito di quell'aumento, il costo di un pezzo aumenti da 1.00 a 1.26 dracme e, quindi, il prezzo di vendita aumenti da 1.50 a 1.76 dracme che tradotto in dollari (supponiamo un rapporto 1 a 1) significhi un aumento da 1.50 a 1.76 dollari.
Al nuovo prezzo, i vecchi clienti esteri (che pagano in dollari) non comprerebbero più e, dunque, quel paese si troverebbe in difficoltà per quanto concerne il commercio estero ...

Ma, se a questo punto, quel paese lascia svalutare la propria valuta da 1.00 a 0.85 per dollaro, il nuovo prezzo espresso in dollari sarebbe (1.76 x 0.85=) 1.5 ... ovvero come prima ...

Quell'aumento concesso a impiegati ed operai, non compensato da pari aumento di produttività, viene "neutralizzato" da una svalutazione del 15% del cambio della valuta locale e quel paese continua a stare sul mercato ...

Ma se quel paese non stampa più la sua valuta, non può svalutare e, dunque, perde competitività ... vende di meno (rispetto a prima) e dunque è in deficit con l'estero (esporta, ad esempio, 100 ed importa 120) ... il risultato ovvio è, che per pagare le importazioni si deve "indebitare" (se uno guadagna 100 e spende 120, deve necessariamente trovare qualcuno che gli presti 20) .... fino al punto che i debiti diventano insostenibili ....

In poche righe questo è successo in Grecia e come il problema si sarebbe risolto da solo se la Grecia avesse ancora le "sue" dracme da svalutare ..... ma non ce l'ha più e, quindi, è in guai molto seri.

Ecco perché i paesi come la Grecia (i famosi PIGS: Portogallo, Italia, Grecia, Spagna) che hanno gestioni disinvolte della proprie finanze, non dovevano entrare nell'euro ... e, adesso, non potendo più svalutare, si trovano nei guai fino al collo.

Prima, quando gestivano le proprie valute (e le svalutavano frequentemente) scaricavano i loro problemi sul cambio e mettevano in difficoltà i concorrenti (soprattutto francesi e tedeschi) ... ora non più.

Che soluzione può adottare la Grecia?
Uscire dall'euro e stampare dracme ... diversamente dovrebbe eliminare la causa del problema: quell'aumento di salari e stipendi non compensato da pari incremento di produttività ....

Ma vi immaginate cosa succederebbe se, d'imperio, il governo riducesse a tutti i lavoratori le loro paghe??

E se intervengono gli altri paesi europei con prestiti agevolati?
E che si risolve?
La causa del problema rimane intatta e, prima o poi, si ripresenterà di nuovo.

La Grecia può solo uscire dall'euro (e tornare alle svalutazioni competitive) oppure si deve sottoporre ad un cura da cavallo (far stringere la cinghia ai lavoratori) ...

La prima è immensamente più facile e più efficace.
Ma, dove sta il "trucco" della svalutazione (sembra una soluzione troppo facile ..gratis

Difatti, non è affatto gratis ... svalutando, le importazione diventano più care (il petrolio, ad esempio, a causa di quella svalutazione da 1.00 a 0.85 passerebbe da 78 a 92 dracme e, quindi, aumenterebbe il prezzo della benzina, del gasolio da riscaldamento e, in generale, di tutti i prodotti importati ...

Operai ed impiegati vedrebbero "vanificati" i loro aumenti di salari e stipendi senza rendersene conto ...).
E non solo: a causa di quegli aumenti di prezzi, aumenta il tasso di inflazione ... quindi aumentano i tassi di interesse ... e, tutti si trovano a pagare una tassa "occulta" ...

E, quindi, come è chiaro, la svalutazione della propria valuta non è affatto indolore ... però lo sembra ... solo pochi si rendono conto che ne stanno pagando il prezzo ...

la maggioranza ha come l'impressione di non esserne toccata ... e ciò rende quella "via d'uscita" politicamente e socialmente accettabile .... quasi un miracolo ... (vi ricordate quando noi, negli anni 70, 80, 90 ringraziavamo lo Stellone ... sentendoci miracolati ... e invece stavamo semplicemente svalutando la Lira) ....

Tutte le altre soluzioni, invece, portano allo scontro sociale che può sfociare in veri e propri conflitti armati ...
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Vecchio 12-03-2010, 13:39   #3 (permalink)
quasi trader
 
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ANHA
condivido le tue preoccupazioni
ma prima controllerei se questo Nobel non abbia una consulenza in corso
con una banca d'affari americana
o che non sia short sull'euro

le parole di fuoco di Robert Mundell, premio Nobel per l’Economia. In un’intervista a Bloomberg Tv Mundell ha dichiarato che “l’Italia è la principale minaccia per l’Eurozona, più della Grecia”.
__________________
Berlusconi, purtroppo, è la pancera che si adatta perfettamente all'ombelico degli italiani
« Siamo comunisti non per replicare, nei secoli dei secoli, una storia codificata, una liturgia monotona, una forma statica che contiene una verità rivelata: ma per liberarci dai fantasmi e dai feticci di un mondo che strumentalizza la vita, mercifica il lavoro, distrugge la socialità. »(Nichi Vendola, intervento introduttivo del seminario di Rifondazione per la Sinistra, Chianciano, 24 gennaio 2009)
RoccoTanica non è connesso  
Vecchio 12-03-2010, 13:46   #4 (permalink)
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Come può andare avanti una paese come l'italia che paga a 1,5 ml di insegnanti 13 stipendi annuali a fronte di 9 mesi lavorati?
O che paga i dirigenti pubblici 4-5 volte lo stipendio di un normale impiegato, a fronte di un ritorno praticamente nullo?
Come può andare avanti il nostro paese con lo spreco enorme di risorse pubbliche per costruire cose che ci costano il triplo rispetto ad altri paesi solo per pagare la corruzione e inneficenza del sistema?
Come può il nostro paese mantenere 500.000 personel che mangiano grazie alla politica? Mantenere politici regionali con 7-8 mila euro al mese più una pensione a scadenza mandato? etc...

Semplicemente con il debito pubblico, quello che sta accadendo in grecia è il futuro del nostro paese.
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Vecchio 12-03-2010, 13:51   #5 (permalink)
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Originalmente inviato da METHOS Visualizza messaggio
Come può andare avanti una paese come l'italia che paga a 1,5 ml di insegnanti 13 stipendi annuali a fronte di 9 mesi lavorati?
O che paga i dirigenti pubblici 4-5 volte lo stipendio di un normale impiegato, a fronte di un ritorno praticamente nullo?
Come può andare avanti il nostro paese con lo spreco enorme di risorse pubbliche per costruire cose che ci costano il triplo rispetto ad altri paesi solo per pagare la corruzione e inneficenza del sistema?
Come può il nostro paese mantenere 500.000 personel che mangiano grazie alla politica? Mantenere politici regionali con 7-8 mila euro al mese più una pensione a scadenza mandato? etc...

Semplicemente con il debito pubblico, quello che sta accadendo in grecia è il futuro del nostro paese.

Ci penseranno Caos e lo zio Silvio

ANHA non è connesso  
Vecchio 12-03-2010, 20:07   #6 (permalink)
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L'avatar di tontolina2
 
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sono i Pigs, maiali da mandare al macello, ridacchia qualcuno.

da http://www.effedieffe.com/content/view/9755/183/

Strategie finanziarie: l’euro stangata Panorama 12 marzo 2010 Stampa Manda per E-mail Testo La cena si è tenuta alla Townhouse, una sala privata ed esclusiva creata dal ristorante Park avenue winter al numero 100 sulla 63ª strada di Manhattan, quasi all’incrocio con Park avenue. In questa fascia dell’Upper east side, il quartiere prediletto dai miliardari newyorkesi, la sera si vedono solo domestici che portano a spasso cani che annusano le limousine nere parcheggiate in doppia fila. Fuori si annuncia una tempesta di neve che, da lì a poche ore, immobilizzerà New York, ma dentro quella palazzina si progetta la tempesta finanziaria che nelle prossime settimane potrebbe sconvolgere ancora una volta l’economia globale. Neppure Tom Wolfe, che nel Falò delle vanità fu il primo a raccontare i vezzi e la spietatezza dei raider di borsa americani, «i padroni dell’universo», come li chiamava lui, avrebbe mai potuto immaginare una cena come quella dello scorso lunedì 8 febbraio a New York. Sulle sedie color cioccolata siedono le migliori menti speculative americane, compresi gli emissari dei tre gestori di hedge fund più ricchi e potenti del mondo: George Soros, John Paulson e Steven Cohen. Ed è della loro prossima scommessa miliardaria che si discute mentre i camerieri fanno circolare lo champagne Krug e lo chef Craig Koketsu prepara il suo menu con pollo al limone e filet mignon.
Stavolta l’obiettivo è più grande del mercato immobiliare distrutto nel 2008. Per colpire la nuova preda nel mirino, l’euro, la moneta unica europea che tanti successi ha ottenuto durante la crisi internazionale contro il biglietto verde americano, ci vuole una strategia più sofisticata che permetta di giocare non solo sulla crisi della Grecia (300 miliardi di euro di debito sovrano e un deficit del 12,7 per cento rispetto al pil), ma anche su paesi di maggiore peso economico che i convitati giudicano vulnerabili.

Il Portogallo, sì, ma è piccolo.

L’Irlanda, va bene, ma siamo sempre lì.

La Spagna, certo, quella andrebbe bene.

Già, sono i Pigs, maiali da mandare al macello, ridacchia qualcuno. E, perché no?


perché non provare ad azzannare addirittura l’Italia? Un paese finanziariamente più solido degli altri, ricorda uno dei commensali, ma politicamente così diviso che sarebbe facile da spolpare grazie a molti appoggi interni. Lì per lì, si inventa un nuovo acronimo Piigs (la doppia I sta per Irlanda e Italia). Già due giorni dopo, se ne approprierà la Cnn nel suo programma dedicato alla finanza.
Ai tavoli, dove, per accompagnare il filet mignon con costolettine brasate e verdure grigliate, è stato scelto un Montrachet d’annata, si approfondiscono strategie finanziarie come l’«Hong Kong double play».
Sempre alla ricerca di riferimenti alle proprie imprese passate, i manager degli hedge fund si riferiscono alla doppia scommessa che tentarono durante la crisi delle economie asiatiche a cavallo tra il 1997 e il 1998. Quella volta i raider fecero due scommesse contemporanee: una contro la borsa e l’altra contro il dollaro di Hong Kong, che sembrava resistere meglio alla crisi mentre, con effetto domino, si svalutavano tutte le monete della regione. Molti però ricordano bene che solo un intervento particolarmente tempestivo delle autorità di Hong Kong aveva sventato il loro tentativo di fare soldi abbattendo anche quella moneta.
Per portare l’euro alla parità col dollaro dalla soglia massima di dicembre di 1,51 euro contro 1 dollaro, in una discesa vertiginosa che potrebbe rappresentare il colpaccio di una vita, ristabilendo il primato finanziario degli Stati Uniti, dovrà essere usata una versione riveduta e aggiornata di quella stretta mortale. I lavori, per la verità, sono già in corso da tempo: a novembre i mercati davano la possibilità di una tale discesa del dollaro a 33 a 1. Oggi le puntate vengono accettate a 14 a 1.


Quello che agli occhi dei comuni mortali potrebbe sembrare un complotto, nel linguaggio dei manager degli hedge fund ha un nome molto più rispettabile: «Idea dinner», una sorta di brain storming della speculazione.
Abbattere la moneta unica europea è infatti solo uno di 23 possibili spunti d’investimento messi nel menù della serata: si parla anche di scommettere sul rialzo del dollaro canadese e della Philip Morris, e di trafiggere con «put» al ribasso la Bank of America e la Wells Fargo.

Ma che la distruzione dell’euro non rappresenti un’idea qualunque lo dimostra il fatto che, una settimana dopo la cena, raccontata per la prima volta dal Wall Street Journal, il dipartimento della Giustizia americano ha chiesto ad alcuni dei fondi presenti di non distruggere alcuna transazione delle loro scommesse contro l’euro. Non si tratta ancora dell’apertura di un’indagine formale, ma quasi.



A differenza di quel che si pensa, infatti, i raider degli hedge fund adorano scambiarsi informazioni, perlomeno quelle che non violano i segreti più inconfessabili, come gli algoritmi che governano i loro computer. Il consenso, quasi sempre transatlantico fra Wall Street e la City londinese, può essere persino utile perché porta a un effetto cartello che aumenta in modo esponenziale le possibilità di guadagno. Tutti sanno che la vera bravura non sta nell’identificare il bersaglio, ma nel colpirlo e affondarlo. Si fa presto a determinare che scommettendo sul ribasso dell’euro si può fare l’affare della propria vita, ma l’importante è come costruire la propria puntata e quando metterla sul tavolo.
Che la finanza ad alto rischio sia un grande casinò nessuno lo sa meglio dei presenti, a partire da Andy Monness, fondatore della boutique della finanza Monness, Crespi, Hardt and Co., che ha organizzato la cena. Lui che negli anni Settanta è stato addirittura costretto a dichiarare bancarotta dopo un azzardo clamorosamente sbagliato sulla Levitz, un gruppo produttore di mobili, ora è resuscitato tanto da chiamare a raccolta i titani delle borse. Ci sono gli emergenti come Donald Morgan di Brigade capital e David Einhorn, il quarantenne presidente di Greenlight capital: fu lui che, a fine 2008, intuì che la Lehman Brothers aveva scarse possibilità di sopravvivere e quindi scommise sulla discesa del titolo, accelerandone il fallimento.
A un tavolo, dove la scelta è caduta soprattutto sul pollo arrosto al profumo di limone, troneggiano gli uomini della Sac capital di Steven Cohen, 52 anni, l’eccentrico finanziere che tiene il suo trading floor alla temperatura costante di 21 gradi per impedire che qualcuno dei suoi 180 broker possa appisolarsi. Tra i maggiori collezionisti d’arte moderna, Cohen è famoso per avere comprato lo squalo in formaldeide di Damien Hirst, che ora ha prestato al Metropolitan Museum di New York.
Tutt’altro stile è quello di John Paulson, il minuto ed enigmatico fondatore del Paulson and Co. Dopo avere creato il suo fondo con 2 milioni di dollari nel 1994, Paulson lo ha portato a 12,5 miliardi all’inizio del 2007, che si sono trasformati in 32 miliardi ora: non c’è altro finanziere al mondo che abbia saputo approfittare meglio della recente grande crisi, anche grazie ai consigli del finanziere italiano Paolo Pellegrini, che fu il primo a prevedere l’imminente crollo del mercato immobiliare. Ora Paulson ha un patrimonio personale stimato attorno a 7 miliardi di dollari.
Ma gli occhi degli invitati sono tutti puntati sul manager che rappresenta George Soros, il quale ha sicuramente più dimestichezza di tutti nelle scommesse sulle valute: l’attacco del finanziere di origine ungherese alla sterlina nel 1992 gli portò in tasca 1 miliardo di dollari e costrinse la Gran Bretagna a ritirarsi temporaneamente dallo Sme, il sistema monetario europeo. Nessuno crede realisticamente che Soros possa ripetere l’impresa con l’euro, la cui forza sul mercato è ben maggiore rispetto a quella della sterlina: circa 1.200 miliardi vengono scambiati ogni giorno nella moneta comune europea.
Ma nella Banca centrale europea di Francoforte preoccupa, e non poco, la campagna di stampa che il vecchio finanziere sta conducendo contro l’euro. In mancanza di una riforma politica, ha scritto Soros di recente sul Financial Times, ovvero se non si crea un Tesoro unico capace di agire sul piano fiscale a fianco della Bce, il dissolvimento della moneta unica europea è quasi certo. Cosa che non significa necessariamente che lui punti per forza sul dollaro. Mentre a Davos, al World economic forum, parlava pubblicamente a fine gennaio dell’imminente bolla speculativa dell’oro, si è scoperto che nell’ultimo trimestre Soros ha raddoppiato le sue posizioni sul metallo giallo.
Andy Cowen, il manager della Sac, è il primo a intervenire durante la cena dicendo che, secondo i suoi analisti, in qualsiasi modo finisca la crisi greca, l’euro è destinato comunque a uscirne indebolito. Molti dei presenti hanno già fatto centinaia di milioni di dollari di guadagno sulla crisi di Atene comprando cds, i credit default swap, che rappresentano un’assicurazione sulla possibilità di bancarotta della Grecia. Ora quasi tutti hanno chiuso la loro esposizione sotto il Partenone e sono passati alla fase successiva della campagna di distruzione dell’economia europea, concentrandosi sulle incursioni contro l’euro. «Voglio capire… voglio sapere chi ha fatto che cosa» ha detto al Financial Times il commissario Ue Michel Barnier. Pochi giorni dopo la cena alla Townhouse i future contro l’euro raggiungevano la cifra di 60 mila, la più alta mai toccata dal 1999. Ma nell’ultima settimana di febbraio anche quel record era già infranto. I future sono già più di 70 mila.
È guerra aperta: i fondi speculativi contro i governi dell’Eurozona. Più si fortificano le difese dell’Ue, più sfrontata diventa la sfida degli squali di Wall Street e della City londinese. Come nei conflitti armati vengono messi in azione per la prima volta anche i servizi segreti. Prima, l’Eyp greco, che svela la manovra congiunta degli hedge fund Brevan Howard, con sede a Londra, e di quelli americani Moore capital, Fidelity international, Pimco e soprattutto Paulson & Co. Anche a Madrid il governo socialista di José Luis Zapatero incarica il Cni di scoprire e neutralizzare chi punta a destabilizzare la Spagna. Suona l’allarme pure in largo Santa Susanna, a Roma, negli uffici romani del Dis, il dipartimento delle informazioni per la sicurezza.
Proprio nell’ultima relazione al Parlamento sulle attività dell’intelligence italiana, resa nota a fine febbraio, il prefetto Gianni De Gennaro, direttore generale del Dis, ha messo nero su bianco a pagina 99: «Il dispositivo di intelligence sul versante economico-finanziario è stato significativamente potenziato, traducendosi in un volume di produzione informativa e di analisi secondo solo a quello sul terrorismo internazionale».
E mentre a Parigi il ministro del Tesoro Christine Lagarde afferma che «i derivati dovrebbero essere vigorosamente regolati o addirittura vietati», e in Lussemburgo il primo ministro Jean-Claude Junker, responsabile anche dell’Eurogruppo, minaccia di usare «strumenti di tortura» contro gli speculatori, a Berlino Angela Merkel (che ha promesso di non dare neppure un euro alla Grecia) è fuori di sé dalla rabbia perché è convinta che anche le fughe di notizie sui progetti franco-tedesco-olandesi per salvare la Grecia (da 30 a 40 miliardi di euro) siano state pilotate dalle centrali speculative per mettere sotto pressione il governo tedesco portando nuovi soldi ai soliti noti.
A Roma, nei maestosi corridoi del ministero del Tesoro, nessuno sottovaluta le intenzioni degli speculatori tanto più che proprio Giulio Tremonti è stato il primo a sollevare già nel G8 di Osaka del 2008 la questione dei contratti speculativi richiedendo meccanismi obbligatori di controllo e di riequilibrio temporale delle posizioni di perdite e di guadagno così da limitare la formazione di bolle. Ma a confortare il governo sono i più recenti rapporti delle grandi banche di affari e delle agenzie di rating che esprimono giudizi positivi sulla tenuta dei conti italiani.
Non solo: contro coloro che agiscono per affossare l’euro Tremonti fa valere quello che ripete spesso in questi giorni: «Sulla base delle mie informazioni non esiste affatto una strategia imperiale del dollaro contro l’euro. Semmai una precisa strategia di Barack Obama contro le banche». Come dire che quella cena prima o poi potrebbe risultare più che indigesta.

Pino Buongiorno e Marco De Martino

tontolina2 non è connesso  
Vecchio 12-03-2010, 20:10   #7 (permalink)
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Hedge funds, Geithner mette in guardia l’Ue





Il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ha messo in guardia l’Unione europea: i progetti di riforma dei fondi speculativi provocherebbero una discriminazione nei confronti delle società americane...che non potrebbero più speculare contro le nazioni europee e neppure contro l'euro


Il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner, ha messo in guardia l’Unione europea: i progetti di riforma dei fondi speculativi provocherebbero una discriminazione nei confronti delle società americane.
A riferire la netta presa di posizione del responsabile economico del governo guidato da Barack Obama è, questa mattina, il Financial Times, che ha sottolineato come Geithner abbia inviato su questa materia una lettera al commissario europeo ai Servizi finanziari, Michel Barnier. Una sola pagina nella quale si specifica la necessità, per gli Stati Uniti e i Paesi dell’Ue, di lavorare insieme al fine di trovare un accordo sulle regole da imporre agli hedge funds.

Ma si ricorda anche l’impegno preso nello scorso autunno, durante una conferenza del G20, a far sì che qualsiasi riforma decisa da uno o più Stati, non costituisca un danno per le imprese degli altri.

Cosa che, secondo il segretario al Tesoro, rischia di accadere non solo ai fondi speculativi, ma anche ad altri gruppi di investitori e alle banche americane, qualora vengano imposti limiti all’accesso agli hedge funds da parte degli istituti finanziari presenti nei 27 Paesi membri dell’Ue. Così come, secondo la Casa Bianca, costituirebbe una discriminazione l’imposizione ai fondi non europei che vogliano investire nel Vecchio Continente di depositare i propri capitali presso banche presenti entro i confini comunitari.


La notizia arriva - riferisce il quotidiano inglese - dopo che, la notte scorsa, nei corridoi di Bruxelles filtrava la notizia del raggiungimento di un possibile compromesso sulle nuove regole da imporre al sistema finanziario, che potrebbe essere sottoposto già al prossimo incontro dei ministri dei Paesi membri. Rimane da verificare la posizione del Regno Unito, che essendo insieme agli Usa il maggior possessore di hedge funds ha teso spesso a frenare i giri di vite troppo duri.

Valori - Finanza globale
tontolina2 non è connesso  
Vecchio 13-03-2010, 14:11   #8 (permalink)
Utente Senior
 
L'avatar di ANHA
 
Data registrazione: Feb 2006
Messaggi: 2,477
Brava Lina, sei una bravissima ricercatrice e studiosa con le tue inserzioni

ANHA non è connesso  
Vecchio 13-03-2010, 14:44   #9 (permalink)
mi sono già rotto
 
L'avatar di bischer0tt0
 
Data registrazione: May 2009
Messaggi: 9,273
si stanno cagando addosso
mi sa che i loro cds se li metteranno dove hanno abbastanza spazio
bischer0tt0 non è connesso  
Vecchio 13-03-2010, 15:07   #10 (permalink)
Utente Senior
 
Data registrazione: Jan 2008
Messaggi: 4,824
PIIGS o PIGS?l'Italia non vi è inclusa,anzi è posta nel secondo gruppo degli Stati Europei.Adesso godiamoci la manifestazione a Roma,poi ne parliamo meglio.L'Irlanda ha preso il posto dell'Italia nei PIGS,il PIIGS è una invenzione,una forzatura.Informatevi bene,altrimenti fate la figura dei ????????
Caos non è connesso  
 

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