02-09-2010, 20:12
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Gli affari immobiliari seguiti dall'attuale presidente del Senato per conto di un imprenditore condannato per riciclaggio
Il 18 giugno 2007 quando, su richiesta della difesa, l’avevano sentito in aula come testimone, Renato Schifani aveva dimostrato di ricordare molto poco. Sarà stato per l’imbarazzo di dover rispondere a domande sulla sua attività professionale in favore di Giovanni Costa, un vecchio cliente di Villabate, accusato di riciclaggio di capitali mafiosi, o sarà stato il tempo trascorso, ma il futuro presidente del Senato era rimasto sul vago. Aveva spiegato che per l’imputato si era occupato di “acquisizioni e compromessi”, di “permute immobiliari” e di “contrattazioni affaristiche” in quel di Portorosa, un ridente villaggio turistico messinese considerato dagli inquirenti un luogo dove anche la mafia ha reinvestito il suo denaro. Poi quando gli avevano chiesto che cosa sapesse della Alpi Assicurazioni, una delle società al centro del processo, aveva sostenuto di essere stato nominato “a propria insaputa” membro del consiglio di amministrazione della società. E aveva aggiunto di non aver accettato la carica perché come avvocato non aveva “mai frapposto il ruolo professionale con altri ruoli che nascessero da interessi clientelari”. La deposizione, insomma, era stata poco più che una formalità e il futuro presidente del Senato aveva così pensato di aver chiuso per sempre quella partita. Ma adesso, dopo le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza che lo dipinge come uno dei tramite fra i fratelli Graviano, i potenti e ricchissimi boss di Brancaccio, e Marcello Dell’Utri, l’avvocato Schifani rischia di dover tornare a fare i conti con il passato. Il suo passato.
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tommaso2
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