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" ORA ANCHE LA SPAGNA METTE A RISCHIO IL FUTURO DELL' UE " DI MAURO BOTTARELLI
Tre sono le notizie di reale interesse in questi primi giorni di febbraio. Il dato sulla crescita dell'economia Usa diffuso la scorsa settimana, al di là degli aggiustamenti che meriterebbe per essere letto nella sua reale portata, ha colto di sorpresa tutti tranne la politica Usa. Nel silenzio generale, infatti, subito prima di Natale, il Senato statunitense ha rialzato di altri 290 miliardi di dollari il tetto di indebitamento del governo, portandolo a 12.394 miliardi di dollari: hanno votato a favore di tale mossa 60 senatori e contro in 39. Cosa significhi questo è presto detto: l'iniziativa consentirà infatti al governo di emettere altre obbligazioni sul debito e avere due ulteriori mesi di operatività. Siamo, cioè, all'emergenza bella e buona. Segnale che negli Usa, a differenza che in Europa, la politica sta guardando in faccia la realtà e non sta nascondendosi dietro il dito del “ormai si vede la luce in fondo al tunnel”: ricordatevi, infatti, che con ogni probabilità quelle luci sono di un treno in arrivo. Di più. Sempre nel silenzio, la Federal Reserve ha messo in campo una mossa strategica nella lotta a quello che sarà il potenziale nemico del domani, ovvero l'inflazione o iperinflazione - figlia legittima di questa crescita repentina e del denaro a costo zero ormai non più gestibile -, creando il “term deposit facility”, un meccanismo con il quale si è in grado di prelevare denaro dal sistema bancario in caso la politica decida per una rafforzamento della politica monetaria. Attraverso questo, le banche potranno guadagnare interessi sui prestiti basati su maturities lunghe e si vedranno accordato un interesse anche sulle riserve overnight. Insomma, le riserve bancarie, la liquidità degli istituti diviene un nuovo strumento per la Fed al fine di supportare un'implementazione effettiva della politica monetaria. Ovviamente, le somme prestate alla Banca Centrale non possono essere ritirate dagli istituti se non sui tempi voluti dallo schema. Insomma, se Francoforte dorme il sonno degli incoscienti, Washington lavora e si prepara alla ripresa evitando che l'ormai prossimo rialzo dei tassi d'interesse si trasformi in una trappola iper-inflattiva ingestibile in una tale situazione di debolezza e instabilità dell'economia. Questo, inoltre, pone rimedio al problema delle riserve in eccesso, una sorta di bolla creata negli anni che ha portato a un esubero di credito verso il sistema bancario di 2,2 trilioni di dollari: come trasformare un problema, in una soluzione. Secondo, domani a mezzogiorno sapremo cosa deciderà la Bank of England per il futuro del paese. L'istituto di Threadneedle Street è chiamato infatti a decidere se proseguire o bloccare la politica di quantitative easing da 200 miliardi di sterline varata nel pieno della crisi e che ora sta spaventando - e non poco - i mercati. Il Monetary Policy Committee della Bank è decisamente diviso e il voto sarà deciso forse da una singola mano alzata o abbassata: una bella responsabilità, visto che oltre a questa decisione imminente c’è quella del rialzo dei tassi, altro incubo notturno della City. Inoltre, il problema della massa monetaria M4 - o meglio, M4x visto che va valutata quella aggiustata in base alle distorsioni - è molto debole e questo potrebbe essere un motivo per la prosecuzione del quantitive easing: i mercati chiedono la fine del denaro pompato artificialmente, valutazioni macro dicono di proseguire. Il destino della sterlina, che gli analisti di Morgan Stanley danno già per spacciata contro l'euro entro due-tre mesi, è legato a doppio filo a questi interrogativi: domani all'ora di pranzo i sudditi di Sua Maestà conosceranno una parte, non definitiva ma certamente vincolante, del proprio destino. Terzo, la trappola del debito. Anche la grande stampa, finalmente, ha cominciato a prendere sul serio gli scricchiolii di default che provengono da almeno quattro paesi dell'Ue e le ipotesi di sganciamento dai meccanismi comunitari non appaiono più una bestemmia. Con i cds sul debito greco schizzati ormai abbondantemente sopra i quattrocento punti a livelli islandesi, lo spread tra i rendimenti a 10 anni tra i bund tedeschi e i titoli ellenici ha raggiunto livelli impensabili: quei due paesi, formalmente uniti dal vincolo europei, appartengono in realtà uno a Venere e l'altro a Marte. Le opzioni, per la Germania, sono due: acconsentire alla fine al sempre negato piano di salvataggio della Grecia oppure dire addio essa stessa alla carcassa della vecchia unione monetaria europea, svincolandosi dal cosiddetto Club Med, ovvero gli Stati mediterranei sull'orlo del baratro più l'Irlanda e dare vita a quello che a Francoforte già segretamente chiamano deutsche mark II. Sembra fantascienza ma non lo è. Alex Weber, il capo della Bundesbank, è stato decisamente chiaro in merito: «Politicamente, un salvataggio della Grecia non è spendibile verso gli elettori che non vogliono sentir nemmeno parlare di sacrificio a beneficio altrui. Quel tipo di aiuto condizioni o, peggio ancora, non condizionale, è semplicemente controproducente». Non è d'altronde un segreto il patto che i politici tedeschi, negli anni Novanta, stipularono con i cittadini-elettori: l'abbandono del marco non dovrà portare instabilità monetaria, altrimenti questa diverrà una debolezza da scaricare sui debiti del Club Med. Helmut Kohl potrebbe confermare. La Germania, d'altronde, sta esportando a pioggia i suoi beni verso sud: negli ultimi dodici mesi il surplus corrente di Germania e Benelux è di 211 miliardi di dollari contro gli 82 miliardi di deficit della Spagna, i 64 dell'Italia, i 57 della Francia e i 37 della Grecia. Gli hedge funds stanno scommettendo forte sul sì di Berlino al salvataggio della Grecia, ma se Angela Merkel è di questo avviso non lo so. Il ministro dell'Economia, Rainer Bruderle, ha detto chiaro e tondo che «non ci saranno salvataggi a meno di non mettere in discussione la stessa unità monetaria europea». Ora l'argomento principe è chi seguirà il destino greco e il nome che compare in cima alla lista è quello della Spagna. In effetti, l'azzardo non è poi tale. Il debito corporate esterno iberico è terribilmente alto, il deficit di budget è oltre l'11% del Pil e i 50 miliardi di euro di tagli alla spesa che Madrid ha operato nel tentativo di tranquillizzare i mercati hanno portato con sé un cadeau del 19% di tasso di disoccupazione. E chi resta senza lavoro ha diritto al 50-60% per cento dello stipendio per diciotto mesi, poi la scure cala e si resta del tutto a piedi. Se il governo Zapatero non correrà in fretta ai ripari, difficile dire come se non chiedendo esso stesso aiuto all'Ue, i separatismi baschi, catalani e galiziani troveranno benzina per far funzionare a pieno regime la macchina disgregatrice dello Stato centrale. In molti guardando a questa ipotesi, non senza interesse. Il problema principale, però, resta cosa deciderà di fare la Germania: salvare la Grecia a costo di un ricasco politico ed economico interno o tenere fede alla promessa, non scritta ma vincolante, di Helmut Kohl. La risposta non è così scontata. ( Fonte: Arianna Editrice)
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1° "Le cose non cambiano, tu cambi il modo di guardarle, ecco tutto" 2° chi non rispetta gli altri non rispetta se stesso!! "La maggior parte delle persone che falliscono nei loro sogni, falliscono non per mancanza di abilita', ma per mancanza di impegno" |
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#312 (permalink) |
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BoE sospende il quantitave easing, ma non c’è accordo sulle prossime mosse
È partita l’exit strategy inglese? Sì, ma solo in parte. La banca centrale del Regno Unito, infatti potrebbe annunciare già oggi una sospensione del quantitave easing messo in campo al fine di garantire capitali freschi all’economia. A riferirlo è il Guardian, che spiega anche come la manovra arrivi con una certa sorpresa, dal momento che le condizioni meteorologiche particolarmente avverse che ha fronteggiato la Gran Bretagna nel mese di gennaio (che hanno avuto importanti ripercussioni sulla produttività del Paese) lasciavano supporre un mantenimento delle misure straordinarie da parte di Bank of England. L’operazione non riguarderà tuttavia i tassi di interesse, che dovrebbero rimanere invariati allo 0,5%. All’interno dell’istituto centrale, infatti, non c’è accordo sulle politiche che occorrerà adottare nel prossimo futuro. Alcuni dirigenti della banca, tra i quali il capo economista Spencer Dale ed il membro esterno Andrew Sentance, hanno spiegato che la strategia dell’istituto ora dovrà essere quella di «aspettare e valutare», con un approccio moderatamente ottimista. Mentre, invece, il governatore Mervyn King non si fida del recupero economico, giudicato fragile ed ancora bisognoso di supporto. E ancor più scettico è il presidente della Camera di Commercio David Kem: «Non solo è prematuro bloccare l’afflusso di capitali, ma è prestissimo anche solo per ipotizzare un rialzo dei tassi. Piuttosto bisognerebbe scongiurare una recrudescenza della recessione». Proprio a causa di queste differenze di vedute, spiega Nick Parsons, analista di NAB Capital, si sceglierà la strada della sospensione piuttosto che quella della fine del programma di quantitave easing: «È probabile che scelgano di darsi del tempo e che riverifichino le proprio politiche nel prossimo mese di maggio, quando tra l’altro sarà noto il risultato delle elezioni politiche». ( Fonte: valori.it)
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#313 (permalink) |
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Ue, la Spagna: restrizioni agli hedge "extracomunitari"
Vita dura in Spagna per gli hedge funds e le società di private equity non europee. Il governo di Madrid ha infatti annunciato, ieri, di voler cercare un accordo europeo al fine di sottoporre tali tipi di società a regole più restrittive qualora esse svolgano attività all’interno dei 27 Paesi membri dell’Ue, ma abbiano i loro quartieri generali al di fuori dei confini europei. La nuova normativa prevederebbe anche l’obbligo di pubblicare un report annuale che dovrà essere reso pubblico, affinché sia gli investitori che i regolatori possano esaminare il loro operato. Un’idea che riprende la proposta suggerita mesi fa dal governo svedese, che provocò un vivo dibattito all’interno dell’Unione europea. Da una parte, in particolare, si sono schierate Germania e Francia, che vorrebbero leggi restrittive per private equities e fondi speculativi; dall’altra c’è soprattutto il Regno Unito, che teme una “fuga” di tali società verso sistemi con regole meno difficili da rispettare. L’ipotesi ha incontrato, poi, anche l’opposizione di una serie di fondi pensione del Vecchio Continente, che hanno spiegato che, qualora essa fosse approvata, provocherebbe una contrazione delle proprie possibilità d’investimento. Un gruppo di fondi olandesi, in particolare, lo scorso mese ha spiegato al parlamento europeo che le restrizioni agli hedge stranieri imporrebbero il ritorno ad investimenti più tradizionali, come la compravendita di azioni e obbligazioni, che storicamente offrono rendimenti più bassi. Domanda: chi ha detto che sarebbe un male? Per ora quella dell’esecutivo guidato da Josè Zapatero è solamente una proposta di legge ma - secondo quanto riportato dal Wall Street Journal - Madrid sembra orientata ad andare avanti. Il dibattito, intanto, continuerà a lungo. Ed è probabile che le nuove regole non entrino in vigore prima del 2012, o addirittura 2013. ( Fonte: valori.it)
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#314 (permalink) |
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La Sec chiede informazioni all’hedge fund Paulson & Co
Paulson & Co, l’hedge fund che ha intascato 15 miliardi di dollari scommettendo contro i mutui subprime, ha ricevuto dalla Securities and Exchange Commission la richiesta di rendere nota una serie di informazioni sul suo operato. L’obiettivo dell’organismo di vigilanza americano è di comprendere meglio il funzionamento dei complessi strumenti che - sottolinea questa mattina il Financial Times citado una fonte anonima vicina all’inchiesta - costituiscono il cuore della crisi finanziaria. La società gestita da John Paulson ha infatti tratto enormi profitti nel corso degli ultimi mesi puntando contro alcuni titoli conosciuti come collateralised debt obligations (CDO), con i quali vengono promessi agli investitori ritorni collegati al mercato dei mutui offerti a persone con un passato creditizio non del tutto limpido. Lo scorso 14 gennaio Mary Shapiro, presidente della Sec, aveva riferito alla commissione parlamentare che la sua agenzia stava «rivedendo le pratiche d’investimento delle banche e di altre società nell’ambito del mercato dei subprime». Il fondo speculativo di John Paulson, comunque, per ora non risulta sotto inchiesta. Nonostante ciò, sia la Sec che il manager dell’hedge fund hanno preferito non commentare la vicenda. Lo sforzo delle autorità americane è comunque a tutto campo: nello scorso mese di dicembre sono state chieste informazioni anche a Bank of America/Merrill Lynch, Barclays, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Morgan Stanley e UBS. ( Fonte: valori.it)
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Stiglitz: l’Ue aiuti la Grecia per sconfiggere gli speculatori
L’Unione europea dovrebbe annunciare l’avvio di un programma di supporto finanziario per la Grecia. Al fine, soprattutto, di porre fine agli attacchi degli hedge funds e di altri “falchi” che hanno provocato una caduta dell’euro. A spiegarlo è stato il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, che ha sottolineato, in un’intervista rilasciata ad Atene, come «con una decisione del genere, si toglierebbero immediatamente speranze agli speculatori». La valuta comune dei Paesi aderenti all’Unione europea è scesa dal 25 novembre scorso dell‘8,1% e - riferisce l’agenzia Bloomberg - buona parte di tale calo è attribuibile proprio alle preoccupazioni legate alle condizioni della Grecia. I fondi d’investimento speculativi, infatti, hanno raddoppiato le scommesse su una discesa dell’euro, secondo i dati forniti dalla Commodities Futures Trading Commission di Washington. Lo stesso primo ministro greco, George Papandreou, ha affermato ieri in un’intervista televisiva che il suo Paese «è al centro di un gioco speculativo ai danni della moneta unica». A ciò si deve aggiungere la situazione pericolosa del deficit, che il governo ateniese ha ipotizzato oltre il 12% in rapporto al pil quest’anno. Per questo l’Ue potrebbe aiutare il Paese, come già fatto con Lettonia ed Ungheria nei mesi scorsi. Insieme a Stiglitz, anche un altro guru della finanza mondiale, Nouriel Roubini, ha sottolineato la necessità di un supporto per la Grecia, invocando anche l’intervento del Fondo monetario internazionale. ( Fonte: valori.it)
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E' GOLDMAN SACHS CHE SPECULA CONTRO LA GRECIA?
di Luca Ciarrocca Rumor: sarebbe la banca Usa, a Wall Street soprannominata "La Piovra", dietro al rialzo dei CDS (credit default swaps) ellenici. Gioco al massacro per scardinare l'euro. Rialzi su tutte le borse: Trichet abbandona una riunione a Sidney. Per salvare Atene? Sarebbe la banca americana Goldman Sachs, a Wall Street soprannominata "La Piovra", dietro al rialzo dei CDS (credit default swaps) ellenici, secondo un rumor che circola nel pre-borsa nelle sale trading di Manhattan. Il gioco al massacro dei broker ha l'obiettivo, a soli fini di profitto, di colpire il paese al momento piu' debole dei P.I.I.G.S. ed eventualmente scardinare l'euro. Ma tutte le borse e la stessa moneta europea sono in questo momento in fase di forte rimbalzo. Miliardi di liquidita' si spostano in pochi secondi da un emisfero all'altro e da un mercato all'altro, in questo caso sulla base del fatto che il n.1 della BCE Jean-Claude Trichet ha abbandonato all'improvviso una riunione di banchieri a Sidney, in Australia. Per rientrare in Europa e organizzare il salvataggio di Atene? In questo modo salterebbe il piano diabolico di Goldman Sachs e di 3-4 grossi hedge funds Usa (a Wall Street si parla anche di George Soros, che affondo' nel 1991 la sterlina).
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GRECIA: "LE NAZIONI UE NON POSSONO GARANTIRE ALTRE NAZIONI" (ALERT SHORT)
di WSI Un rapporto dalla Germania potrebbe provocare vendite sulle borse. Nuovi dettagli su quanto sia complicata l'opera di salvataggio della Grecia. Tocca al Fmi? Un rapporto in arrivo dalla Germania potrebbe provocare vendite sulle borse e sull'euro. Nuovi dettagli circolano nelle grandi banche su quanto sia complicata l'opera di salvataggio della Grecia, in quanto - stando al Trattato UE - "gli stati dell'Unione Europea non possono garantire altri stati". Intanto, secondo la Reuters, se la UE non potra' farsi carico di eveitare il crack di Atene, che comunque va fatto per evitare un altro collasso finanziario globale stile 2008 (oggi uno sciopero generale blocca l'intera nazione ellenica) allora il Fondo Monetario Internazionale potrebbe essere costretto ad intervenire con un prestito ad hoc. Come fa di solito con le nazioni del Terzo Mondo. Intanto WSI e' in grado di anticipare che il deficit di bilancio della Grecia e' stato rivisto al rialzo da 12.2% a un pauroso 16% del Pil.
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EXIT STRATEGY FED: SI INIZIA DAL TASSO DI SCONTO
di WSI Lo si legge nei commenti preparati da Bernanke per l'udienza al Congresso. La banca centrale potrebbe rimuovere le misure di stimolo senza precedenti prima drenando liquidita' dal sistema finanziario e poi alzando i tassi di interesse. La Federal Reserve potrebbe decidere di alzare i tassi di sconto a breve, nell'ambito di una strategia di uscita dalle misure di rilancio dell'economia senza precedenti che prevedera' prima la rimozione di liquidita' dal sistema finanziario e in un secondo momento una stretta di politica monetaria. La Banca Centrale ha iniettato nelle vene dell'economia piu' di $1000 miliardi dopo aver abbassato i tassi guida vicino ai livelli minimi storici dello 0.00%-0.25%, nel tentativo di combattere la piu' grave recessione dai tempi della Grande Depressione. I tassi guida sono fermi su livelli minimi storici dal 16 dicembre 2008. Se da un lato l'economia e' cresciuta negli ultimi due trimestri, il tasso di disoccupazione e' ancora su livelli allarmanti, ovvero al 9.7%. Bernanke ha precisato che un eventuale rialzo dei tassi e' ancora lontano, anche se l'istituto ha fatto progressi nel processo di valutazione delle misure da intrprendere a livello di exit strategy. Il mercato ha reagito negativamente alla notizia e al momento gli indici principali di Borsa cedono circa lo 0.7%.
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#319 (permalink) |
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Località: Veneto
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Bidibi bodibi bu ed il Deficit greco mi schizza su: dal 12.2% al 16% LaRouche all'Europa: non ripetere l'errore americano del salvataggio di Wall Street; i creditori ad alto rendimento, come il Banco Santander, devono pagare lo scotto LaRouche: l'Europa non ripeta l'errore americano del salvataggio di Wall Street! .
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Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre. ![]() "La conoscenza vale più dell'oro" ehhh.....! |
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#320 (permalink) |
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Data registrazione: Mar 2009
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CRISI ELLENICA: L'EUROPA SOSTERRA' ATENE
di WSI-APCOM Zapatero, presidente di turno UE: "I Paesi europei, in particolare quelli della zona euro, sosterranno la Grecia di fronte alla crisi di bilancio senza precedenti che attraversa". I Paesi europei, in particolare quelli della zona euro, "sosterranno" la Grecia di fronte alla crisi di bilancio senza precedenti che attraversa. Lo ha indicato questa sera il primo ministro spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero, presidente di turno dell'Ue. "Occorre sostenere la Grecia, è evidente. E sono l'Europa e l'Eurogruppo che lo faranno", ha dichiarato ai giornalisti arrivando a una riunione di responsabili socialisti europei a Bruxelles, alla vigilia di un vertice dei dirigenti Ue. L'Eurogruppo è il forum dei ministri delle Finanze della zona euro. Zapatero non ha precisato la natura di questo sostegno. I Paesi europei potrebbero quanto meno ribadire, domani, la loro ferma intenzione di principio di venire in soccorso della Grecia e rinviare a un secondo momento l'annuncio di misure dettagliate.
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