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Vecchio 02-11-2011, 18:29   #21 (permalink)
apota
 
L'avatar di ConteRosso
 
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Chi sottoscriverà i titoli di stato italiani
e si parla di cifre di miliardi di euro
se andiamo in default? Se usciamo dall'euro?
E a quanto dovremmo mettere il rendimento
25% dici che bastano?
__________________
Alla fine siamo tutti seduti su una grande galera, remiamo tutti da schiattare, puoi mica venirmi a dire il contrario!... Seduti su 'ste trappole a sfangarcela tutta noialtri! E cos'è che ne abbiamo? Niente! Solo randellate, miserie, frottole e altre carognate. Si lavora! dicono loro. È questo che è ancora più fetido di tutto il resto, il loro lavoro. (tratto da Voyage au bout de la nuit)
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Vecchio 02-11-2011, 18:38   #22 (permalink)
Basta ridere, basta!
 
L'avatar di Warhound
 
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Grazie per il vetero-marxista
Comunque la crisi da sovraproduzione ha innescato la deregulation.
Oggi siamo quasi 40 anni avanti e se l'applicazione di buoni sistemi di wellfare ha in parte bilanciato il tutto, ora lo smantellamento dello stesso e l'aggressiva negazione del diritto democratico (voi non potete capire), è uno squallido tentativo di non perdere i diritti acquisiti da parte della plutocrazia-oligarchica (tiè!)
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Vecchio 02-11-2011, 18:53   #23 (permalink)
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Originalmente inviato da tontolina Visualizza messaggio
Il più grande pericolo per il sistema dell’euro? La democrazia
http://nobigbanks.wordpress.com/2011/11/02/il-piu-grande-pericolo-per-il-sistema-delleuro-la-democrazia/




I mercati finanziari sono sprofondati oggi sui timori che l’Europa non riuscirà a fermare la crisi del debito.
La colpa della nuova botta? Il primo ministro greco Papandreu haannunciato un referendum sull’accordo per il “salvataggio” della Grecia.
Eh sì, la paura che la gente potrà esprimersi sui piani di austerità pensati a Francoforte insieme alle grandi banche internazionali è sufficiente per seminare il panico.
I portavoce del sistema attuale sbottano: come ci si permette!
Sarkozy arriva addirittura a definire la mossa greca “irrazionale” e “pericolosa”. Insomma, nella grande Europa che si vanta di difendere i valori democratici è vietato chiedere ai cittadini cosa ne pensano.
Non è un caso che la base legale dell’UE stessa ha seguito lo stesso percorso. Dopo la bocciatura del progetto di Costituzione da parte della Francia e dell’Olanda, gli architetti sovranazionali hanno pensato bene di fare un trattato che non richiede il referendum popolare. Ci hanno pensato gli irlandesi a rovinare il gioco temporaneamente con un referendum bocciando il Trattato di Lisbona, ma dopo le opportune minacce si sono sistemate le cose.
I greci hanno davvero torto? Vogliono affossare l’Europa? Dopo un anno e mezzo di salvataggi è crollato il PIL, il tenore di vita, e anche la possibilità di evitare il default.
E’ arrivato il momento in cui dire basta.
Riformiamo la finanza, salviamo la gente
Crollo della democrazia
e crollo del buon senso

di Ida Magli
Italiani Liberi | 01.11.2011
da ItalianiLiberi



Nel momento in cui sto scrivendo questa breve nota (1 novembre 2011 ore 11) la borsa italiana perde più del 5% Cosa c’è di diverso da ieri? L’Italia è sicuramente la stessa, anzi. Approfittando del giorno festivo, molti sono andati tranquillamente fuori città mentre Berlusconi, Bersani, Vendola e compagni litigano come il solito (anzi, data la festività, forse un po’ meno del solito).

I commentatori affermano tutti che: “La Grecia ha terrorizzato i mercati annunciando l’intenzione di indire un referendum popolare sui nuovi prestiti concordati con l’Ue”.

Che cosa significa? Semplicemente che, nella democraticissima unione europea, chiedere un parere al popolo su ciò che decidono i governanti, dovrebbe essere proibito, come ha già rilevato Angela Merkel con il suo sdegno per l’iniziativa del Premier greco: il loro No, infatti, è sicuro.
Non c’è dubbio che le cose stiano così.

Se, però, noi, semplici cittadini privi di qualsiasi potere, non troviamo il modo per far ragionare i nostri governanti, andremo tutti a fondo partendo proprio da questo presupposto.
La debolezza dell’unione europea, infatti, causa prima della mancanza di fiducia dei mercati, dipende prima di tutto da questo dato di fatto: non esiste la comunità dei popoli, non esiste nessuno Stato a nome “Ue”.

D’altra parte, però, i singoli Stati hanno rinunciato (decisione illegittima e pertanto invalida) a battere moneta, per cui a garantire la moneta europea non c’è nessuno: né gli Stati nazionali che vi hanno rinunciato né lo Stato Ue che non esiste.

Né si dica che allora bisogna rafforzare i legami politici unendosi di più perché la comunità dei popoli, ossia la forza di uno Stato, quella che lo fa nascere e vivere, non si crea a tavolino, per finzione, come è stato fatto fino adesso per l’Europa. Si sono create le istituzioni: parlamento, commissione, consiglio, che avrebbero dovuto costituire l’ossatura dello Stato, ma talmente vuote di realtà che giunti a dar loro un’anima, neanche i politici più ostinati nel loro europeismo sono riusciti a farle indossare l’essenza e dei simboli di uno Stato: l’Ue non possiede né Costituzione né Bandiera né Inno. Al posto di una costituzione l’Europa ha firmato un trattato fra Stati (il trattato di Lisbona); l’inno è stato eliminato e la bandiera la si può esporre, sempre che qualcuno lo voglia, soltanto il giorno della festa dell’Europa, cosa che nessuno fa. Soltanto i governanti italiani si sono ostinati a farla sventolare ovunque: il loro spirito di finzione si rivela anche in questo.
Adesso, però, di fronte al baratro in cui stiamo sprofondando, un baratro che non è soltanto economico e finanziario, ma anche di perdita di dignità e di rispetto, dobbiamo trovare il modo per costringere i politici a riappropriarsi della sovranità monetaria e a nazionalizzare la banca d’Italia. Lo diciamo anche soltanto in nome del buon senso. Si parla tanto di “contagio”: ebbene dalle malattie contagiose ci si salva scappando lontano dalla loro fonte. Il Premier greco sicuramente ha parlato di un referendum pensando di poter portare così, con l’avallo dei cittadini, la Grecia fuori dall’euro. Il nostro governo non ha bisogno di referendum: esiste già da molto tempo una maggioranza di parlamentari, di economisti, di esperti e di semplici cittadini che è convinta non vi sia altro da fare. Inutile scaricarsi le colpe gli uni con gli altri: il gravissimo errore è stato compiuto quando è stato deciso (con l’interessato entusiasmo di Ciampi e di Prodi) di far entrare l’Italia nell’euro. Perciò la situazione rimarrebbe la stessa anche se si cambiassero le persone di governo, anzi diventerebbe ancora più grave con l’aggiunta dell’instabilità. Si pensa di far andare al governo un economista o un banchiere? Sarebbe la decisione peggiore perché, pur essendo proprio questo lo scopo degli economisti e dei banchieri che hanno voluto l’unificazione europea, il potere racchiuso esclusivamente nelle mani dei banchieri sancirebbe formalmente la fine della democrazia. Quindi non c’è altra via d’uscita: abbandonare l’euro.
Ida Magli


tontolina non è connesso  
Vecchio 02-11-2011, 18:59   #24 (permalink)
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Uscire dalla follia, uscire dall'euro



Scritto da M. Badiale e F. Tringali Mercoledì 02 Novembre 2011 01:20


Kill PIL
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ScarsoOttimo di Marino Badiale e Fabrizio Tringali - Megachip.
Pochi giorni fa le borse festeggiavano, euforiche, la notizia che il governo italiano assumeva ufficialmente l'impegno di realizzare le richieste della BCE e dell'Unione Europea: licenziamenti facili, tagli al bilancio statale, vendite di beni e servizi pubblici, attacco alle pensioni, sconvolgimento della Costituzione, distruzione del principio della divisione dei poteri.
Annunciare una tremenda limitazione della democrazia determina immediatamente un'impennata degli indici di borsa: ed è logico, perché meno democrazia significa meno opposizione alle barbare esigenze della finanza internazionale.



Oggi invece le borse crollano miseramente perché la Grecia ha annunciato un referendum sui piani di salvataggio (che sarebbe bene chiamare "piani di meditata distruzione") della troika costituita da FMI, BCE e UE.


L'idea che il popolo possa esprimere la propria sovranità scatena il panico nelle Borse.


Basta questo per comprendere che il sistema nel quale viviamo è sprofondato nella più totale follia. L'intero sistema economico-finanziario globale è incompatibile con la democrazia, così come è incompatibile con essa l'Euro.
Se domattina si tenesse un referendum sull'Euro in ciascuno dei Paesi che lo adottano, con molta probabilità l'unione monetaria sarebbe sconfitta sia in Grecia (il Paese più debole), che in Germania (il Paese più forte). L'Euro infatti unisce economie troppo diverse fra loro, i cui differenziali di competitività impongono misure drastiche per i più deboli, a partire dalla compressioni dei diritti e dei salari (e quindi della democrazia, perché queste scelte vanno imposte), e costi sempre crescenti per i più forti, che devono contribuire a ripianare i debiti dei deboli.
Si tratta di una situazione che era prevedibile, e di fatto è stata prevista, fin dall'inizio dell'avventura dell'Euro. Dal mondo degli studiosi di economia si erano levate voci che avvertivano come l'unificazione monetaria di economie molto diverse fra loro fosse foriera di gravi problemi, che non avrebbero tardato a manifestarsi.
Ora che i nodi stanno venendo al pettine ci si rende conto di come l'Euro sia stato vantaggioso solo per la grande finanza, per le multinazionali, e per le élite dei paesi forti come la Germania, che hanno potuto crescere grazie alle esportazioni nei paesi deboli, ma che adesso non vogliono pagare il prezzo degli squilibri così generati.
Lo spiegava già diversi anni fa Massimo Bontempelli, il quale notava quanto non sia difficile orientarsi rispetto alla realtà dell'UE e dell'euro, una volta abbandonati i luoghi comuni:
“Basta osservare realisticamente di cosa consiste la nuova Europa: una moneta comune, una banca che la regola, un complesso di norme sovranazionali volte essenzialmente ad eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei capitali e le specificità produttive di intralcio alla produzione standardizzata su larghissima scala, commissari incaricati soprattutto di regolare interessi economici d'area, e un parlamento elettivo dotato di scarsi poteri. Tutto questo mostra chiaramente che l'Europa di cui oggi si parla non è altro che un sistema normativo e un apparato tecnocratico finalizzati a promuovere il completo dominio sulla società dell'economia dei mercati finanziari globalizzati: il loro carattere sovranazionale serve appunto ad aggirare gli ostacoli nazionali alla circuitazione senza limiti, ed esclusivamente secondo i determinismi di un'economia completamente autoreferenziale, di capitali e merci”[1].
Non resta che prendere atto di queste ovvietà e fuggire da questa follia.
I costi dell'abbandono della moneta unica europea non sono affatto banali, anzi sono molto seri. Tuttavia essi sono sopportabili, soprattutto se consideriamo i vantaggi: il nostro enorme debito pubblico sarebbe svalutato e quindi molto più sostenibile. E soprattutto riconquisteremo la sovranità nazionale e monetaria perduta a vantaggio della tecnocrazia europea.
Un passo avanti necessario, fuori dalla follia.

[1] 2001: parole profetiche sull?Europa


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Liberiamoci dall'euro, per un'altra Europa
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Vecchio 02-11-2011, 19:11   #25 (permalink)
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Chi sottoscriverà i titoli di stato italiani
e si parla di cifre di miliardi di euro
se andiamo in default? Se usciamo dall'euro?
E a quanto dovremmo mettere il rendimento
25% dici che bastano?
ho trovato un commento di beppe Grillo che risponde
o meglio aumenta le preoccupazioni
Campane a martello- Blog di Beppe Grillo
Campane a martello


Il default sta acquistando velocità. In prossimità del giorno dei morti, le campane stanno già suonando a martello per l'Italia. Il rumore della cascata sta diventando un rimbombo e, per aiutare il salto nel vuoto, la nostra classe politica rema nel senso della corrente.

Se nulla cambia, l'anno che verrà i nostri titoli a media e lunga scadenza per 200 miliardi rimarranno invenduti e il Paese salterà.

Lo sa Tremorti, lo sa Napolitano, che dissuade, monita, invita, ma in sostanza non muove un dito per cambiare la situazione.

Resta a guardare, come le stelle nel romanzo di Cronin, aspettando l'ineluttabile.

L'articolo 88 della Costituzione gli consente di sciogliere le Camere.
Una minaccia che gli permetterebbe di dare l'incarico a un governo di salute pubblica con l'unico obiettivo di salvare il salvabile.

Nessuno crede che userà mai l'articolo 88, neppure con la pistola puntata del fallimento della Nazione.

Perché? Una domanda alla quale non riesco a rispondere.

A cosa serve un presidente della Repubblica?
Lo spread, il differenziale tra i nostri titoli e quelli tedeschi, ha raggiunto il 4,34%, il massimo di sempre. Significa che i i Btp valgono sempre meno e che, per venderli, bisogna aumentare gli interessi, arrivati al 6,2%. Il punto di non ritorno, in cui i titoli rimarranno invenduti, qualunque sia l'interesse riconosciuto, è vicino. Siamo come la Grecia due anni fa senza però un governo, un'opposizione e con la latitanza delle Istituzioni. Non ci vuole un veggente, l'oracolo di Delfi o Nostradamus, per sapere che fine ci aspetta. E' sufficiente mago Zurlì, con tutto il rispetto nei confronti di Cino Tortorella. L'unica risposta che le oligarchie al potere sanno dare è il taglio della spesa sociale, dei diritti acquisiti dai lavoratori, dalla pensione post mortem.

I loro privilegi, le spese inutili legate agli interessi delle cooperative rosse e bianche e della Confindustria, sono intoccabili.


Il finanziamento ai partiti di un miliardo di euro,

l'acquisto di 131 caccia bombardieri dagli Usa per 15 miliardi,

la Tav in Val di Susa per 22,

la Gronda a Genova per 6/7,

la cancellazione delle Province per 3/4 miliardi di risparmio annuo, l'annullamento dell'Expo per 3/4 miliardi. 1+15 +22 + 6 +3 + 3 sono (per difetto) 50 miliardi che si possono recuperare.

Ed è solo una piccola parte dei tagli a costo zero per i cittadini.



Si invocano di continuo i sacrifici, ma con quale autorità un parlamento anticostituzionale, non eletto da nessuno, ma nominato da alcuni segretari di partito, può chiederli? Come si può definire chi taglia le pensioni dei poveri cristi e incassa il vitalizio parlamentare? Chi ignora un referendum contro i finanziamenti pubblici ai partiti? Chi si scaglia contro le province e ha centinaia di consiglieri provinciali? Con questi moriremo tutti, noi prima di loro.
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Vecchio 02-11-2011, 19:15   #26 (permalink)
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