Il debito pubblico dell'Italia, il terzo piú alto del mondo, equivalente a piú del 104% del PIL, non ricorda tanto un elefante in soggiorno, ma piuttosto un orco in cantina.
C'é stato a lungo il timore che l'orco scappi seminando il panico, non solo in Italia ma anche in tutta la zona dell'euro.
Il 3 dicembre c'é stato quello che alcuni hanno considerato come un minaccioso scossone dalla porta della cantina.
Era una risposta del ministro del welfare di Berlusconi, Maurizio Sacconi, a suggerimenti sul fatto che fosse in disaccordo con il ministro dell'economia, Giulio Tremonti, sulle risorse da spendere per gli incentivi per la crisi. Negando che ci fosse alcun conflitto, Sacconi ha dichiarato:
"
Anche io sono vincolato dal debito pubblico. Ed anche io sono preoccupato dal rischio di default".
Apparentemente non al corrente dei possibili effetti delle sue parole, ha aggiunto: "
C'é qualcosa di peggio della recessione, ed é la bancarotta di Stato: un'improbabile, ma comunque possibile, ipotesi".
Se il Tesoro italiano non riuscisse a trovare compratori per i bond italiani, ha detto Sacconi, all'Italia potrebbe toccare la stessa sorte dell'Argentina, che ha patito un default nel 2001.
Il mercato dei bond nazionali é certamente diventato piú complicato per i venditori del debito.
Numerosi paesi, molti con tassi di credito molto migliori dell'Italia, hanno bisogno di raccogliere fondi.
Ma se i tassi d'interesse sui bond italiani salissero, il governo potrebbe finire per pagare piú interessi, e questo aumenterebbe il rischio che il deficit del budget sfugga di mano.
Se ció accadesse, la fiducia degli investitori ne uscirebbe ulteriormente erosa, spingendoli a domandare tassi di interesse ancora piú alti.
Tra il polverone destato dai commenti di Sacconi, Tremonti ha negato che ci sia alcun pericolo di default.
Ma nello stesso giorno Tremonti stesso ha confermato che i rischi sono saliti.
Ha detto ad una commissione parlamentare che "l'unico vincolo" sulle spese del governo non era piú rappresentato dal trattato di Maastricht dell'Unione Europea che mette un limite ai deficit, ma dai limiti imposti dal mercato.
Infatti, si sono espressi timori sul fatto che l'inizio di quello che gli esperti di finanza chiamano "dinamiche di debito avverse" si possa giá rintracciare nel netto aumento della differenza tra gli interessi tra i bond decennali della Germania ed il loro equivalente italiano.
Il 5 dicembre questo ha raggiunto 144 punti, mentre alla fine di maggio la differenza era di 38 punti (vedi grafico).
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