Questa corruzione è grave perché drena un’enorme quantità di denaro pubblico, cioè di nuovi cittadini, a favore di illeciti lucri privati.
Ma forse è ancor più grave perché, come emerge chiaramente dall’inchiesta sul sindaco di Pescara D’Alfonso, questi gruppi di potere, affiliati ai vari partiti.
Elargiscono ai loro adepti incarichi, impieghi, privilegi mortificando le legittime ambizioni e perfino ledendo il diritto al lavoro di tutti coloro che, conservando il rispetto di se stessi, non intendono assoggettarsi a questi umilianti infeudamenti.
E poi hanno la spudoratezza di venirci a parlare del merito.
Le democrazie sono, notoriamente, i sistemi più corrotti.
Ma la nostra ha superato ogni limite fisiologico.
Ogni decenza.
Come si è potuti arrivare a questo punto?
Perché gli uomini politici invece di capire la lezione di Mani Pulite ne hanno tratto un sordo rancore verso la Magistratura che, dopo decenni di impunità, aveva osato chiamare anche loro al rispetto di quella legalità cui tutti siamo tenuti.
Così, passata la buriana del 1992-94, la classe politica (e in particolare, bisogna pur dirlo, Forza Italia) con un imponente spiegamento di media ha convinto gli italiani che i veri colpevoli non erano i ladri ma i magistrati.
I ladri, o i loro amici, sono diventati giudici dei loro giudici.
E adesso si apprestano a dare il colpo definitivo all’indipendenza della Magistratura italiana come non
era riuscito nemmeno il fascismo che dovette creare i Tribunali speciali.
Si è riusciti a convincere («i costi della politica») gli italiani che era giusto derubarli (perché poi gli imprenditori, scaricavano il costo delle tangenti sui prezzi).
Giuliano Cazzola ha calcolato che la corruzione accertata da Mani Pulite con sentenza definitiva (che, come per tutti i reati, non è che una parte infinitesima di quella rimasta nascosta e impunita) ci è costata 630 miliardi delle vecchie lire, un quarto del debito pubblico.
Qualcuno, in futuro, si prenderà la briga di calcolare quanto ci è costata dal 1994 al 2008, sempre che questo rimanga un Paese libero.
Spero che i cittadini che hanno sentimenti di destra non si sentano sollevati dal sapere che la corruzione sta anche a sinistra.
Una corruzione non ne sana un’altra, si somma ad essa.
Mal comune, qui, non fa mezzo gaudio.
Almeno non lo fa per il popolo italiano e per il nostro Paese.
Massimo Fini




