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Vecchio 26-11-2009, 19:37   #1 (permalink)
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la crisi economica morde sempre di più i polpacci delle famiglie

in questi giorni mi è capitato di sentire l'on URSO in 2 diverse trasmissioni ripetere le stesse cose ed in entrambi i casi è stato malamente smentito... come dire... imparano solo una lezioncina economica alla volta e anche se capiscono che è sbagliata la ripetono ... magari trovano qualche besuito che ci crede

in particolare ripete gongolando e con un sorriso, a 48 denti, entusiastico....
"noi in italia stiamo meglio degli inglesi perchè il nostro PIL ha superato il loro"
e subito qualcuno meno cretino... gli fa notare che intanto il PIL non si mangia ma che il motivo risede solo nella svalutazione della sterlina;
è solo un effetto ottico
ma l'economia reale, per quanto molto provata, sta comunque meglio di quella italiana

a cui si aggiunge il commento di ua precaria presente che dice di non essere particolamente felice dei vari PIL... ma a lei interessa arrivare a fine mese senza saltare i pasti e avere un tetto sulla testa


ovvio che a questi interventi l'on.Urso non sa che rispondere.... perchè di economia non capisce una cippa e mezza
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Vecchio 26-11-2009, 19:47   #2 (permalink)
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Ipocrisia in Classe A



Ci capita di frequentare supermercati e grandi magazzini.

E di vedere intere famigliole immigrate aggirarvisi con gli occhi sgranati allo stupore per tanta copia di luci e prodotti colorati. Spingendo innanzi a se carrelli della spesa riempiti più dei loro bimbi che di merce acquistanda.

Si vedono anche gli italiani i quali, diversamente, si muovono inveleniti tra gli scaffali con andamento cupo e sguardo cattivo ai prezzi. E il carrello vuoto di tutto, anche della speranza.

Mentre si discute di Rai, libertà di stampa e puttane d’alto borgo la crisi economica morde sempre di più i polpacci delle famiglie.

Si legge di 400mila posti da lavoro dipendente persi finora nel 2009 e di 300mila rinunce tra i liberi professionisti, soprattutto avvocati e architetti. E si stimano 70mila negozi che chiuderanno entro l’anno.


Ma il “bello” deve ancora arrivare.
Via tutto, alla fine dell’anno più di un milione di nuovi disoccupati, soli e raminghi, e i consumi in netto calo a dispetto dell’incremento della popolazione residente totale.

Che dire dunque del comportamento dei consumatori in quest’italia terminale?
Proviamo a fare qualche considerazione.
I musulmani, peruviani, moldavi, romeni, bengalesi preferiscono acquistare una lavatrice cinese a 199 euro in classe di consumo indefinibile o una lavatrice tedesca in classe A, anzi A++, a 700 euro?
Questa che usa le prime lettere maiuscole dell’alfabeto è una suddivisione, classificazione di origine UE, degli elettrodomestici in base al consumo in chilowattora cioè assorbimento di energia elettrica sull’unità di tempo, in questo caso annuale (1).

Quante famiglie straniere, magari residenti qua da anni ma che parlano a malapena la lingua, sono in grado di comprendere l’”etichetta energetica” di un elettrodomestico?
E gli italiani precarizzati e impoveriti, sempre primeggianti quanto a ignoranza tecnologica, acquisterebbero una “classe A” al posto di una “classe C” che costa la metà?
Appare ovvio che, all’approfondirsi della crisi economica, sempre più famiglie sceglieranno, per apparecchi di uso irrinunciabile, come frigo e lavatrice, il risparmio immediato piuttosto che un vantaggio di non facile quantificazione nella bolletta elettrica futura.

Questo è il cuore della questione.
Che la società globalizzata, deprivata del ceto medio, non ha poi così tanto appetito “ecologico”.
Oltre ai salari che tenderanno viepiù a “appiattirsi” sulla media dei cinesi.
Non solo, nel dilagare del “junk food” stile americano, perché i cassaintegrati al verde dovranno favorire la sbobba OGM tenuta insieme da coloranti e conservanti da hard discount al cibo genuino.

Il Codex Alimentarius farà in modo, anzi, che solamente cibi alla chimica transgenici siano alla portata dei poveri perché, tranquilli, che alle fastose mense degli opulentissimi il cibo rimarrà salutare.

Finirà così anche con l’energia.
La gente comprerà la “rumenta” cinese a prezzi da dumping anziché la “qualità ambientale”, similmente agli USA.
Rammento Homer in un vecchio episodio dei “Simpsons” sbottare “Dannato televisore taiwanese da 99 dollari!”.
Già, quanto è affidabile un televisore pagato 99 dollari?
E quanto può essere “energeticamente efficiente”?

Ipocritamente i ricchi che ci comandano, dopo averci spolpato, ora dicono che dovremmo ottemperare alle loro imposizioni “ecologiste” puramente di facciata.
La storia delle “classi di consumo” appare più che altro essere una bufala di stampo pubblicitario.
Perché, ad esempio, non tengono conto dell’efficienza sostanziale ne della durata dei prodotti.
Le lavatrici in classe A che impiegano poca acqua a bassa temperatura spesso non puliscono a dovere.
Ci sono elettrodomestici che, col passare del tempo, hanno raggiunto un assorbimento elettrico esorbitante senza un apprezzabile incremento della funzionalità.
Un caso tipico è l’asciugacapelli.
Fino a 10 o 15 anni fa i modelli in commercio, io ne uso uno tuttora, consumavano 1000 Watt in media e fungevano egregiamente allo scopo.
Ora vanno di moda i “professionali” che “ciucciano” anche 3000 Watt (!), più di una lavatrice o una lavastoviglie, al limite massimo consentito dal contatore Enel standard.

Poi c’è il fatto dei ricambi.
Che vantaggio vi è adottare un elettrodomestico in classe A se poi, quando esso si guasta, la riparazione costa di più dell’apparecchio medesimo?
Qui l’esempio preclaro è rappresentato dai rasoi elettrici.
Un rasoio Philips, versione non ricaricabile, costa 49,90 euro e le sue tre testine rotanti di ricambio ne costano 45. Tanto vale quindi, dovendo cambiare le testine dopo un paio d’anni, “rottamare” a spese dell’ambiente l’intero strumento in cambio di uno nuovo, se non altro per usufruire di nuovi due anni di garanzia.
Notoriamente simile situazione si ritrova nel settore delle stampanti a getto d’inchiostro di fascia bassa le cui cartucce di ricambio costano più dell’intero hardware di stampa.
Ma, almeno in questo caso, si può ripiegare sulle cartucce “non originali”.

Logico che si tratta di un piano preordinato atto ad aumentare la produzione di beni, l’”ambiente“ e il “risparmio energetico” sono solo paraventi dietro cui nascondere una forma di marketing.
Un mio parente usa un freezer acquistato nel 1988 e durante tutto questo periodo si è guastato ed è stato riparato una sola volta.
Secondo voi, quanti degli attuarli congelatori in classe A dureranno almeno 20 anni?
Stiamo per ritrovarci le discariche rimpinzate di elettrodomestici in classe A!
Un disastro ambientale il quale, specialmente in un paese di cialtroni, in perenne stato di emergenza come questo, avrà conseguenze prevedibilmente immani.

Tuttavia il dissesto economico precederà quello ecologico.
Quelle che non leggete sul “Sole” è che i posti di lavoro che stiamo perdendo in massa nel settore privato non li riprenderemo più. Poiché il dogma globalizzatore impone che l’occupazione venga trasferita laddove necessita arricchire le nuove province dell’Impero, Cina, India, Esteuropeo su tutte. Bisognose di essere adeguate al modello consumistico americanoide del “sesso, droga e rock’n roll”.

Come ho più volte scritto, il tutto muoverà dalla debacle dell’INPS.
La contrazione spastica dell’economia padana si porta appresso il crollo dei versamenti contributivi previdenziali dato che solo nel Nord ci sono le aziende integralmente obbligate per gli oneri sociali.
A Sud le fabbriche non esistono, o sono in nero gestite da mafie sanguinarie oppure ancora godono di notevoli agevolazioni fiscali.
Lo scippo del TFR non basta più.
Ora vogliono innalzare a 65 anni l’età pensionabile anche per le donne.
Bini Smaghi, della BCE, addirittura propone di portare l’età del riposo a 67 anni.
Nonostante ciò, ipocritamente, in obbedienza al diktat globalista, l’INPS è obbligato a elargire un vitalizio a immigrati anziani ricongiunti allo scopo. Senza che, evidentemente, costoro mai abbiano versato un centesimo di contributi! (2)

Se invece voi, vi recate in un ufficio dell’ente previdenziale a chiedere conto della vostra posizione vi risponderanno che senza 40 anni di contribuzione interamente versata, certificata, scolpita nei marmorei registri, non vedrete il becco di un quattrino.

Con il pretesto dei “diritti” vi è in corso un colossale, surrettizio, incontrovertibile trasferimento di risorse dai cittadini autoctoni agli extracomunitari nell’intento di farli restare a formare il popolo italiano.
Pensate agli ex CoCoCo, i precari più miserabili del panorama lavorativo, senza ferie, malattia e TFR. I quali forse vivendo tre vite potrebbero racimolare 40 anni di contributi interamente versati. Ma che devono il 27% del guadagno all’INPS che, in questa vita, adopera tali soldi per la “solidarietà” verso gente arrivata solo per percepire una pensione a sbafo.
Il governo attuale ha cercato di porre qualche rimedio, ma ormai con 5 milioni di stranieri regolari, anche a seguito della recente sanatoria, il numero dei ricongiungimenti di anziani talmente è elevato da squassare ulteriormente i conti previdenziali.

Per di più, al minore introito per l’INPS corrisponde un drastico incremento di sussidi a sostegno di disoccupati/cassaintegrati. Già oggi gli assegni di cassa integrazione sono pagati talora con grave ritardo e, personalmente, inorridisco all’idea che questo possa succedere anche per le pensioni d’invalidità dei disabili.
Temo ciò prima o poi accadrà.

Solo nel repertorio ignobile del sofisma politico italiota può risiedere la convinzione che i pensionati “abbronzati”, a 400 euro al mese, o i cassaintegrati possano preferire gli elettrodomestici “efficienti”. Pure pia illusione pensare che i nuovi poveri “di ogni colore, razza e religione” affollino le concessionarie Fiat per salvare Marchionne.

Sta per cadere anche l’ultimo baluardo di scurezza per i cittadini italiani, ossia il sistema previdenziale pubblico.
Dopodiché, potete stare certi, pochi avranno aggio di controllare le etichette degli elettrodomestici per constatare a che “classe” appartengano.
Le “classi di consumo” finiranno presto nel dimenticatoio di un ipocrisia da repubblica delle banane.

F. Maurizio Blondet

1 ) Classe di consumo energetico - Wikipedia
2 ) Immigrati che truffano lo stato: beffa colossale all'INPS
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Vecchio 26-11-2009, 20:03   #3 (permalink)
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dopo le pensioni agli immigrati
c'è il problema della casa

come ben sapete il 73% degli italiani ha la residenza in una casa di proprietà
un altro 10% risiede in abitazioni in comodato gratuito (insomma sono dei genitori)
resta un 17% scoperto
ed anche se la percentuale è così bassa i vari governi che si sono succeduto sono stati del tutto incapaci di provvedere abitazioni decenti ai meno abbienti

che dire degli immigrati?
a voi questo articolo che fa riflettere

Case agli immigrati, le vostre!



Non c’è niente di più positivo in questa crisi del fatto che farà selezione naturale degli idioti.

In particolare nel settore immobiliare.
Infatti, ci sarà la cernita tra chi capirà e risolverà il problema per la propria famiglia e chi no.
Da anni scrivo che la questione abitativa sarebbe diventata sempre più stringente in italia, per vari motivi, principalmente per la PRESSIONE IMMIGRATORIA.
Al pari di ogni problematica connessa con l’immigrazione, questa viene deliberatamente e sistematicamente sottostimata o misinterpretata sugli organi di informazione.

Brillante esempio di ciò è la sicurezza sanitaria. Mentre si blatera di “febbre suina”, che avrebbe un grado di pericolosità persino inferiore all'influenza stagionale, tutto tace sull’epidemia di meningite, patologia infinitamente più mortale, perché i medici dovrebbero ammettere che ciò è intrinsecamente collegata con l’immigrazione selvaggia dai paesi africani. Inispecia subsahariani appartenenti alla cosiddetta “cintura della meningite” (1).

Rammento che 20 anni fa nei paesini di aperta campagna o nelle località in collina e montagna si trovavano numerosi immobili per locazione. Non per gli affitti troppo alti ma semplicemente perché con poca “pressione” gli alloggi meno appetibili rimanevano senza inquilini.
Con l’immigrazione tutto è cambiato.
Questo poiché gli stranieri, necessitando di una sistemazione, sono disposti a sborsare cifre cospicue o accettare di abitare alloggi fatiscenti pure di avere un tetto sopra la testa.

Gli immigrati si adattano a vivere in 6-8 in appartamenti da 4 persone per cui possono permettersi di versare anche 1000 euro di affitto mensile. Stesso discorso per i mutui casa. Certi pakistani presentano anche tre o quattro buste paga a garanzia per acquistare abitazioni anche modeste.
Inoltre, pure avendo in media un reddito molto basso, gli extracomunitari sono così tanti che tra di loro ve ne sono ormai parecchi che, in un modo o nell’altro, dispongono di cifre ingenti da potersi comprare perfino interi stabili pagando in contanti sull’unghia. E anche questo contribuisce a tenere alti i prezzi di mercato a dispetto dell’impoverimento crescente degli “italiani”.

La crisi economica acuisce una situazione già incandescente.
Si leggono bizzarre storie di case popolari occupate illegalmente con ancora dentro il cadavere del vecchio inquilino. Di racket degli appartamenti sfitti gestiti dai soliti meridionali e di gente che subaffitta la camera dei bambini per tirare su qualche soldo.
Ma questo è nulla.
La casta politica italiana pianifica il colpo di grazia per il mercato immobiliare.
I già noti Fini, Frattini, Amato, CEI, Napolitano, Padoa Schioppa, D’Alema e magistratura, in obbedienza ai “grembiulini”, vogliono a tutti i costi fare entrare altri 6-7 milioni di stranieri per i quali NON ci sarà il lavoro.
Le case invece ci sono. Le vostre!

Sicché appare ovvio che per tale massa enorme di persone lo stato non ha i quattrini per un gigantesco “piano casa”. Oltretutto mancando lo spazio fisico, per esempio in Liguria.
Però ci sono ben 8 milioni di case non occupate (secondo la trasmissione Report) sul territorio della penisola di cui 80mila a Milano e quasi 250mila nell’Urbe (2).
In verità, questa cifra andrebbe aggiustata al ribasso perché non tiene conto delle case affittate in nero, che risultano vuote, e delle unità inabitabili in quanto bisognose di ristrutturazione o riparazione degli impianti domestici.

Facile ritenere che, prima o poi, e se ne parla già, il governo imporrà una SUPERTASSA sugli appartamenti sfitti in modo da persuadere anche i proprietari più recalcitranti a divenire “equosolidali” ed affittare a “poveri neoitaliani” bisognosi di un tetto. Un vero “esproprio proletario” magari promosso da un esecutivo di centro destro, dimostrazione che il cattivo seme globalista non ha davvero natura ideologica.

Vedrete che il “blocco degli sfratti”, sempre reiterato, verrà esteso ANCHE A COLORO CHE NON PAGANO a differenza della legge attuale che non “blocca”, in teoria, gli sfratti per morosità.
Poiché mentre 20 anni fa l’80% degli sfratti era per finita locazione ora succede l’inverso, la grandissima maggioranza avviene per mancato pagamento della quota mensile.
Per “non penalizzare “ gli stranieri che a macchia d’olio stanno utilizzando la tecnica a norma di legge fatta dai politici per ingraziarsi i meridionali. Ossia di pagare il primo mese di affitto e subito dopo introdurre nella casa un bambino piccolo, il che rende impossibile “per legge” lo sfratto coatto.

Il tema casa sarà oggetto, per di più, di “voto di scambio” quando gli immigrati voteranno in massa, esattamente come succede da sempre nel Mezzogiorno.
Allontanare un inquilino moroso diverrà come espellere un clandestino: che, in realtà, se ne va solo se lui decide di andarsene.
Il tutto con la “benedizione” mediatica, in nome della “solidarietà”, dai vari Travaglio, Santoro, Lerner, Mafai eccetera.

La maggioranza dei piccoli proprietari se ne accorgerà quando sarà troppo tardi. Per questo scrivo di “selezione naturale”.

Entreremo in una costante “emergenza”.

I prefetti saranno autorizzati a requisire abitazioni per immettervi i senza casa ma solo per questione di “ordine pubblico”.

In una disoccupazione da Sudamerica e lo stato senza soldi per gli ammortizzatori, con un costo della vita da Nordeuropa, lascio ai lettori fare supposizioni sull’”ordine pubblico”.

Il settore immobiliare si avvia verso una bolgia dantesca.
A causa del cocktail infernale disoccupazione + immigrazione la morosità, l’illegalità, i drammi connessi al problema casa diverranno la norma, non l’eccezione. In una feroce guerra tra poveri dall’esito facilmente intuibile.

Ficcatevi in testa che solamente nel caso siate GROSSI immobiliaristi avrete convenienza a sentire avvocati, o meglio, ad assoldare “ronde” private che molestino e facciano dispetti agli affittuari inadempienti finché se ne vanno.
Anche per via delle normative sull’’”efficienza energetica”, gli immobili di pregio (case indipendenti con terreno, ville singole con giardino, appartamenti grandi con doppi servizi e garage) esporranno prezzi esorbitanti, al contrario i condomini, i caseggiati di periferia rassomiglieranno a giungle multietniche di “salgariana” memoria.

E a corollario non indifferente, ciò produrrà una progressiva erosione dell’edilizia privata in quanto i costruttori certo non saranno invogliati a edificare se poi gli alloggi nuovi rischiassero di essere requisiti per ”emergenza” prima ancora di essere messi sul mercato.

Se non volete morire di crepacuore perdendo la speranza di riappropriarvi del vostro appartamento, affittato in attesa di regalarlo al figlio quando si fosse sposato, liquidatelo adesso.
Depositate i soldi in banca perché queste saranno le ULTIME a fallire..
Facile intuirlo, stati alle prese con bilanci deficitari però ossequiosamente inginocchiati all’esigenza di “salvare le banche”.
Disgustosamente illuminante la querelle attorno agli scandalosi stipendi e “bonus” riservati ai manager che non si riesce a scalfire sebbene finanziati dai denari dei contribuenti.
Ovvio che si è trattato di tutta una sceneggiata per togliere ai poveri e salvare le elite, le quali nei caveau degli istituti di credito, mica negli “opifici”, stipano le ricchezze da cui traggono la loro opulenza parassitaria.

Come disse Ezra Pound? “I politici sono i camerieri dei banchieri”.
Questo è il segreto per cui le banche NON possono fallire! (3)

E ciò, per inciso, spiega lo stillicidio di misteriosi “suicidi” di altissimi banchieri e gestori di fondi in America. Costoro, come Madoff, avevano fatto perdere CENTINAIA DI MILIARDI DI DOLLARI agli Illuminati. Naturalmente i luciferiani non perdonano (altrimenti si chiamerebbero “cristiani”, non vi pare!).
Tranquilli che negli “States” NESSUNO “sarebbe suicidato” per avere fatto perdere i pochi risparmi a negri miserabili o pezzenti ispanici!




Okkio che ciò di seguito non lo leggerete negli inserti “economia” di Corriere o Repubblica!
Per sicurezza, dividete i vostri risparmi tra un piccolo istituto legato al territorio (es. credito cooperativo) e una grande banca “nazionale”.
Investite in obbligazioni a tasso fisso e/o variabile emesse dall'ISTITUTO DI CREDITO MEDESIMO. Lasciate perdere i bond extrabancari tipo Fiat, Telecom, Alitalia, tutti “titoli spazzatura” destinati a trasformarsi in carta straccia. Chiaro che offrano rendimenti più che allettanti.
Nondimeno il “mattone” può rimanere un buon investimento, ma bisogna sapere a cosa si va incontro.

Situazione parossistica e parallela all’edilizia residenziale nel sistema penitenziario.
Mentre per motivi ideologici esiste un “muro di gomma” invalicabile che si oppone alla costruzione di nuove carceri la situazione, “grazie agli immigrati”, sarà sempre più esplosiva rendendo necessari sempre più ravvicinati provvedimenti “svuota carceri”. Le azioni di “clemenza”, sempre più estese, terranno fuori dal carcere persone colpevoli di reati di gravità crescente.
Così il tunisino che vi aveva accoltellato a causa delle vostre rimostranze poiché non pagava l’affitto invece di stare in galera potrà tornare a completare l’opera!
E i suoi famigliari, ricongiunti a frotte al solo scopo di aiutarlo a tenere abusivamente occupato l’immobile, potranno anche intestarsi l’appartamento per lo “ius soli”, tanto auspicato dalle caste per italianizzare lo stato.
Premuratevi ORA di sistemare cose che potrebbero condizionare la vostra vita e dei vostri figli PER SEMPRE.
Immagino, alcuni lettori penseranno che ho esagerato.
Per questo ho detto di “selezione naturale”!

F. Maurizio Blondet

1 ) Meningitis - Wikipedia, the free encyclopedia
2 ) Casa, solo a Roma quasi 250mila case sfitte. Oltre 7500 sfratti all'anno, oggi cacciata di casa una donna invalida - Roma Citt
http://www3.lastampa.it/domande-risposte/articolo/lstp/47701/
3 ) Giova ricordare che in America o in italia (vedi i 27mila miliardi di lire NOSTRI dati da Prodi al banco di Napoli) NESSUNA BANCA è mai realmente fallita, ma normalmente assorbita da una più grande. TRANNE UNA, la Lehman Brothers, il cui default è servito a occultare la contabilità in nero (black budget) che fu usata per creare il “fenomeno Obama” (l’”obamania”) a fare vincere l’”abbronzato”, altro che web!

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Vecchio 26-11-2009, 20:18   #4 (permalink)
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i nostri politicastri si sono ormai accorti della povertà dilagante
e allora perchè non togliere anche la pausa pranzo tanto per non mettere in difficoltà chi non ha i soldi per mangiare

insomma siamo democratici suvvia....
smettiamola una volta per tutte di pranzare! io metterei a dieta il politico Rotondi del PDL (OVVIO PER PENSARE A CAZ ZA TE COSì.. PUò ESSERE UNO intellighiotto ... )


“MacPensiero” per pupazzi



Conoscevo un brasiliano arrivato in italia con una borsa di studio in “scienze forestali” o cosa simile.

Poiché con l’assegno borsistico riusciva a malapena a coprire il costo di affitto e bollette dell’appartamento, stava veramente nelle ambasce. Nonostante, se non rammento male, dal Ccl avesse ottenuto un’integrazione alla retta.
Ricordo che spesso saltava il pranzo.
Tuttalpiù prendeva qualcosa alle “macchinette” in facoltà.


Andava in giro su di una bicicletta malconcia che qualcuno gli doveva avere regalato. Talmente in cattivo stato che una volta, mentre stava pedalando, si staccò la ruota anteriore che per poco non ci si ammazzava.
Lui era sempre fuori a cena.
Nel senso che faceva il giro “agli aperitivi” di bar e locali frequentati da studenti a piluccare “stuzzichini”, patatine, pizzette, pistacchi vari.
Quello era spesso il suo pasto serale.
Espansivo come ogni “brasileiro” era una persona molto sociale, conosceva tutti, quindi gran “presenzialista” a ogni “serata Erasmus”, di solito il giovedì, e alle feste di laurea, immancabilmente tenute di venerdì o sabato, in cui poteva saziarsi più a dovere.
I primi giorni della settimana per lui erano grigi, pieni di lezioni, talvolta vuoti di stomaco.

Mi è venuta questa reminiscenza leggendo della “sparata” del ministro Rotondi sull’abolizione della “pausa pranzo” (1).
Che la pausa pranzo sia un “danno per il lavoro” è un’emerita scemenza, affermazione per la quale non ci sono giustificazioni.
O no?


Il ministro per l’attuazione del programma che di nome fa Gianfranco, è un avellinese eletto in Lombardia, ha affermato che bisognerebbe eliminare la pausa pranzo, come in altri paesi, e anche in parlamento.
In effetti, non mangiare a mezzogiorno è impraticabile ai più.
Più facile immaginare che dietro vi sia un “germe” globalizzante, come sempre.

Costui si riferisce, supponiamo, alla soppressione dell’intervallo “lungo” di 90-120 minuti da sostituire con una semplice mezzoretta in cui staccare per buttare giù un boccone e farsi una sigaretta, per chi fuma.
Con tutta probabilità per “altri paesi” egli intende gli Stati Uniti.
E come funzionano le cose laggiù?

Premesso che in America vi è la brutale liberalizzazione di ogni orario e turno di lavoro, comunemente negli uffici si lavora (eccetto una breve pausa centrale per il pasto) dalle 9 alle 17 orario continuato.
Fecero anche un film con questo titolo.


Quale sarebbe la conseguenza da noi di avere così poco tempo per pranzare?
Che NON si potrebbe tornare a casa a meno di non risiedere dirimpetto al luogo di lavoro. Occorrerebbe quindi mangiare fuori o portarsi qualcosa. Perché con il precariato diffuso, la delocalizzazione imperante le mense aziendali diventano rare come i televisori in bianco e nero e i PC con Windows 95.
Più semplice andare in un vicino McDonald’s a ingerire schifezze per pochi euro.

Ovvio l’intento promotore del “fast food” che fa difficoltà ad attecchire in un paese come questo dove si mangia immensamente meglio che nella patria del “cibo veloce”.

Si può sospettare altro, in ogni modo.
Molti dei miei ex compagni di università ora mendicano in giro impieghi “atipici” a tempo determinato, impegnati 9-10 ore quotidiane, anche fino alle otto di sera.
Non vorrei che questa novità, intendendo ridurre la pausa di mezza giornata, fosse intesa per allungare ulteriormente l’orario lavorativo. A sostanziale parità di remunerazione, beninteso

Leggo che Rotondi ha “esternato” in un’intervista a Klaus Davi.
Ma chi diamine è Klaus Davi?
Svolgo una rapida ricerca su Wikipedia (2).
Svizzero, nato nel 1973, è laureato in Filosofia alla Statale di Milano.
Copio e incollo da Wikipedia: “Nel 1994 crea l'agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. Tra i clienti della sua società di consulenza figurano Fiat Auto, MSC Crociere. Tra i brand da lui lanciati ci sono H3G; Casio, Campari, Martini & Rossi, Superga, Fiat 500, Wonderbra, Lancia Ypsilon, Banca delle Marche, Molinari, Ferrero.”
Uno che all’età di 21 anni mette su una società di tale “appeal” deve avere le “spalle coperte”. Infatti, apprendo da un’informativa, che egli è un guideo-finocchio e questo spiega molto.
Abbinamento ideale per salire le scale del successo.

Davi ha tutta l’aria di “pasturare” nello stesso ambiente nichilistico-dissolutorio dei Flores d’Arcais, Ripa di Meana, degli Agnelli, gli Elkan, De Benedetti e altri che mi sfuggono. La cricca che si specchia nel giornale il Fatto.
Quei “radical-chic” strapotenti che stanno in Zona 1 a Milano e nei quartieri-bene di Roma. Miliardari, politicamente filosionisti e filoatlantici, quando si presentano a qualsivoglia competizione elettore in genere fanno incetta dei voti dei coglioni di sinistra.
E basta guardare l’intervista in ginocchio di Davi a Licio Gelli per inquadrare il personaggio.
Marionetta balbettante che “la massoneria non potrebbe fare cadere un consiglio comunale”.
Quando è il Venerato Maestro stesso che, verso la fine del filmato, dice esistenti “svariate logge” esoteriche (“una filosofia”) sopra la P2 che era (è) solo una loggia “operativa” (3, 4).

Non banalizziamo l’affermazione del pupazzo Rotondi “bollandola” come una battuta estemporanea.
Anche la storia della riforma del TFR, ricordiamocelo, cominciò con qualche dichiarazione fuori luogo, passata quasi inosservata sul momento, ed è finita come sapete. Con i lavoratori del settore privato senza liquidazione.

Quanto al mio amico brasiliano.
Finito il master se ne tornò a casa, nel sud del suo paese.
Vive in una grande abitazione cinta da una staccionata bianca che somiglia idealmente a quella della casa di zia Polly (e Tom Sawyer forzato a ridipingerla).
Credo abbia sposato ormai la sua ragazza, piuttosto carina, a giudicare dalle foto che mi aveva spedito via e-mail. Mi mandò anche immagini di grigliate di carne e pesce, tutte di enormi bistecche e pescioni pescati dal fiume che scorre dietro il suo appezzamento.

Invece qui, nell’italia terminale, i cassaintegrati devono attendere mesi prima di vedersi recapitare l’assegno. La pausa pranzo la stanno abolendo spontaneamente sicché non hanno di che mettere sotto i denti!
I licenziati col sussidio di disoccupazione, chi ce l'ha, neppure tengono i soldi per recarsi la domenica al rinomato ristorante “da McDonald’s”.
Probabilmente il ministro dei miei stivali con i suoi 20mila euro mensili, almeno il “fast food”, lui se lo può permettere.In compagnia di Klaus Davi.

F. Maurizio Blondet

1 ) IL MINISTRO ROTONDI:"PAUSA PRANZO DANNOSA" -ASCOLTA - Leggo
2 ) Klaus Davi - Wikipedia
3 )
4 ) Tra l’altro Gelli “en passant” ci spiga anche perché Berlusconi non può cadere: http://www.youtube.com/watch?v=69TdT99sefc&feature=related
tontolina non è connesso  
Vecchio 26-11-2009, 20:28   #5 (permalink)
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Originalmente inviato da tontolina
Svizzero, nato nel 1973, è laureato in Filosofia alla Statale di Milano.
Copio e incollo da Wikipedia: “Nel 1994 crea l'agenzia di comunicazione Klaus Davi & Co. Tra i clienti della sua società di consulenza figurano Fiat Auto, MSC Crociere. Tra i brand da lui lanciati ci sono H3G; Casio, Campari, Martini & Rossi, Superga, Fiat 500, Wonderbra, Lancia Ypsilon, Banca delle Marche, Molinari, Ferrero.”
Uno che all’età di 21 anni mette su una società di tale “appeal” deve avere le “spalle coperte”. Infatti, apprendo da un’informativa, che egli è un giudeo-finocchio e questo spiega molto.
Abbinamento ideale per salire le scale del successo.
omofobo e anisemita...non c'è male Blondet
__________________
Alla fine siamo tutti seduti su una grande galera, remiamo tutti da schiattare, puoi mica venirmi a dire il contrario!... Seduti su 'ste trappole a sfangarcela tutta noialtri! E cos'è che ne abbiamo? Niente! Solo randellate, miserie, frottole e altre carognate. Si lavora! dicono loro. È questo che è ancora più fetido di tutto il resto, il loro lavoro. (tratto da Voyage au bout de la nuit)
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Vecchio 26-11-2009, 20:45   #6 (permalink)
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omofobo e anisemita...non c'è male Blondet
non è da te Conte......

per non essere antisemita bisogna condividere tutte le loro porcherie?

se uno è finocchio
embè... saranno pure cavoli suoi... ma io posso dire che è finocchio? sì? no?


se poi è pure giudeo... non può essere finocchio?


ma il guaio è
a mio avviso
che qualcuno che appartiene ad una certa religione è considerato più uguale degli altri
e non può essere soggetto ad alcun disappunto...

però
questi qui... stanno dominando il mondo

ed ora se lo dico... e lo scrivo... divento antisemita?

vediamo di guardare la realtà
perchè altrimenti non si riesce più a ragionare e a capire



Comunque gli argomenti trattati sono chiari ed esaustivi...
magari il dito è (come dici tu è omofobo ed antisemita)
ma la LUNA è chiara ed illuminata
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Vecchio 27-11-2009, 20:23   #7 (permalink)
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è gia' scritto tutto li' nel post di Blondet Lina
non è che è vietato criticare un ebreo ma qui mi pare si vuol dire
che siccome è un finocchio-giudeo è un privilegiato...
questo francamente mi sa di razzismo
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Vecchio 27-11-2009, 20:27   #8 (permalink)
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sul razzismo di Maurizio Blondet non pare esserci dubbi
giornalista del Giornale, dell'avvenire e della Padania...

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Ad esempio ha definito i Rom, "Pidocchi umani"[5] « Siamo noi cittadini i sospetti razzisti, sospettabili per principio, non quei pidocchi umani che, abituati a succhiare il sangue del popolo rumeno, sono venuti a succhiare il nostro. »
(da Effedieffe, 1° novembre 2007)
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Vecchio 28-11-2009, 18:21   #9 (permalink)
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è gia' scritto tutto li' nel post di Blondet Lina
non è che è vietato criticare un ebreo ma qui mi pare si vuol dire
che siccome è un finocchio-giudeo è un privilegiato...
questo francamente mi sa di razzismo
guarda che non è Maurizio Blondet
ma F.M.Blondet
se vai sul sito scoprirai che si dichiara il Falso Maurizio [poi magari sono la stessa persona... e si pone un F. innananzi per poter meglio manifestare il disappunto su determinati privilegi]


beh
chè gli israeliti siano dei privilegiati.... è fuor di discussione
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Vecchio 29-11-2009, 16:27   #10 (permalink)
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guarda che non è Maurizio Blondet
ma F.M.Blondet
se vai sul sito scoprirai che si dichiara il Falso Maurizio [poi magari sono la stessa persona... e si pone un F. innananzi per poter meglio manifestare il disappunto su determinati privilegi]


beh
chè gli israeliti siano dei privilegiati.... è fuor di discussione
ho trovato un altro articolo "antisemita"
Fonte: IAR Noticias / El nuevo mercado: El capitalismo intenta convertir en "rentable" la pobreza IL CAPITALISMO CERCA DI RENDERE REDDITIZIA LA POVERTà



di Manuel Freytas
Il sistema capitalista non solo porta la fame, la marginalità, la mancanza di protezione sociale, le privazioni e le malattie, a mille milioni di essere umani nel pianeta, ma adesso, in più, i suoi esperti stanno studiando il modo di riciclare quella massa maggioritaria di rifiuti umani e sociali che lascia lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo in nuovi mercati con “potenzialità di sviluppo” e apici di un guadagno assicurato.
Nei parametri funzionali del sistema capitalista (stabilito come “l’unica civilizzazione”) “il surplus di popolazione” sono le masse espulse dal circuito del consumo come emerge dalla dinamica della concentrazione della ricchezza in poche mani.
Queste masse, che si moltiplicano nelle periferie dell’ Asia, Africa e America Latina, non soddisfano gli standard del consumo basico (sopravvivenza minima) che la struttura funzionale del sistema richiede per guadagnare e creare nuovi cicli di concentrazione di attivi aziendali e fortune personali.
Inoltre, queste masse espulse dal sistema del consumo, richiedono (per dare uno schermo “compassionevole” al sistema) di una struttura “assistenzialista” composta dall' ONU e le organizzazioni internazionali che rappresentano un peso ed un “passivo indesiderabile” nei bilanci dei governi ed aziende transnazionali su scala mondiale.
Fino ad ora i poveri hanno rappresentato solo un guadagno elettorale per i politici del sistema.
Attraverso le politiche assistenziali “clientelari” i politici ottengono un mercato vincolato alla povertà. Di fatto, il sistema capitalista vigente ha industrializzato il “mercato della povertà” come strategia per ottenere voti e contenere le rivolte sociali.






Parallelamente (il Libano, Iraq, Gaza, Afghanistan, Pakistan, Sudan, Somalia, e Sri Lanka, tra gli altri) si sono diventati teatri sperimentali dello sterminio militare in massa del “surplus di popolazione” che operano sotto la copertura operativa della “guerra contro il terrorismo”.
Fuori dall’orbita dell’ “assistenzialismo” elettorale, o di una possibile “soluzione finale” maltusiana con lo sterminio militare, la povertà, la massa mondiale della “popolazione in eccesso”, non sembra avere un luogo nei piani del capitalismo.



Per l’ ONU, con “meno dell’ 1%” dei fondi economici che i governi capitalisti centrali hanno usato per salvare il sistema finanziario globale (banche e aziende che hanno scatenato la crisi economica), si potrebbe risolvere la calamità e la sofferenza di mille di milioni di persone ( più della metà della popolazione mondiale) che sono vittime della fame su scala mondiale.
E perché non si fa? Per un motivo di fondo: I poveri, gli abbandonati, il “surplus di popolazione”, non sono un “prodotto redditizio” per il sistema capitalista.
Tuttavia, ci sono pochi esperti del sistema capitalista, che studiano e disegnano (anche se sembra una fantasia incredibile) progetti per riciclare la povertà (la massa della “popolazione in eccesso”) in un mercato frammentato, con basso costo d'investimento.
Riciclando il “surplus di popolazione”.
In un articolo intitolato “Il miglior modo di vendere la base della piramide”, The Wall Street Journal in spagnolo segnala che “Intorno al mondo, quattro mila milioni di persone vivono in povertà. E le compagnie occidentali stanno lottando per convertirle in clienti”.

I visionari degli affari- continua- da più di un decennio argomentano che queste persone, conosciute come la base della piramide, conformano un immenso e poco utilizzato mercato. Alcune delle maggiori e più astute aziende hanno voluto rispondere ai bisogni primari vendendo loro dall’ acqua pulita all' elettricità.
Tuttavia, ancora una volta, gli sforzi sono scomparsi senza lasciare traccia. Perché? Perché queste compagnie avevano una visione completamente sbagliata, afferma nel suo articolo il giornale.
Per dirlo in modo semplice, aggiunge: la base della piramide non è, in realtà, un mercato. È vero che quei miliardi di persone a basso reddito hanno molto in comune. E non hanno adattato i loro comportamenti e risorse economiche per dare spazio ai prodotti nelle loro vite. Un mercato di consumo è nient' altro che uno stile di vita costruito intorno ad un prodotto.
Usiamo come esempio un conosciuto caso, indica l’articolo del Journal: Negli anni 70, l’acqua in bottiglia era un’idea strana per la maggior parte degli statunitensi. Non faceva parte dello stile di vita del consumatore di quel paese. Ci sono voluti decenni perché un gran numero di consumatori accettasse l’idea di comprare qualcosa che si può ottenere gratuitamente dal rubinetto, e convertire l’acqua imbottigliata in un grande affare.
La risposta? Si chiede. Le compagnie devono creare mercati- nuovi stili di vita- per i consumatori poveri. Devono fare in modo che l’idea di pagare per i prodotti sembri naturale, devono indurre i consumatori ad incorporare quei beni alle loro abitudini. Questo significa lavorare da vicino con le comunità locali nello sviluppo di prodotti ed aziende, per rendere l'acquisto di questi prodotti attraente per i consumatori. Le compagnie, inoltre, devono adottare una prospettiva di marketing ampia per dare ai compratori il maggior numero di motivi possibile per provare i prodotti.
Come salvare l’inerzia alla base della piramide (leggasi povertà maggioritaria)? Si chiede l’autore dell’articolo. La tipica strategia di cercare di convincere la gente con una campagna di informazione è spesso una lotta lunga e difficile.
Invece, segnala, le aziende dovrebbero iniziare il coinvolgimento della comunità (di "surplus di popolazione") nel processo di creare, implementare e dare forma all'affare. La sensazione di proprietà che questo comporta aiuta ad assicurare che l’interesse nel prodotto della compagnia sia ampio e sostenuto.
La tesi (incredibile e da incubo), pubblicata nel più influente portavoce giornalistico del sionismo finanziario di Wall Street, lancia una considerazione finale: per cercare di vendere alla base della piramide, le compagnie dovrebbero inviare messaggi positivi. Invece di dire che il prodotto sarà un sollievo per le loro pene, l' azienda deve enfatizzare come il prodotto farà in modo che le loro vite saranno più piacevoli.
Ma i progetti per riciclare la povertà in merce redditizia non è solo prerogativa delle corporazioni private e dei loro “think tanks”.
Un' “opportunità per gli affari”.
In un documento pubblicato nel 2007, intitolato “I prossimi quattro miliardi: mercato e strategia di affari alla base della piramide”, l’istituto di Risorse Mondiali e la Corporazione Internazionale delle Finanze, il ramo del Gruppo Banca Mondiale, dedicata al settore privato, avverte che il segmento della popolazione del pianeta situata alla base della piramide economica (BOP, le sue sigle in inglese) , rappresenta un potenziale mercato di circa 5000 miliardi di dollari.
Per gli esperti della Banca Mondiale il settore privato sta disattendendo la grande opportunità per gli affari che rappresentano i 4 miliardi di poveri che ci sono nel mondo.
Si tratta del primo studio di questo tipo in base a dati ottenuti attraverso le inchieste realizzate nelle famiglie di circa 110 paesi.
L’obiettivo- per i suoi autori- è di aiutare le aziende a pensare più creativamente sulla possibilità di nuovi modelli di affari che coprano le necessità dei mercati disattesi (leggasi, la massa di povertà creata dallo stesso capitalismo) e allo stesso tempo contribuire con lo sviluppo di chi ha di meno (??).
Il documento della Banca Mondiale, si occupa della massa di uomini e donne dell’ Asia, Africa, Europa dell’ Est, America Latina e i Caraibi le cui entrate sono al di sotto della linea della povertà delle società occidentali, ma che sommati rappresentano un eccellente potenziale per gli affari.
La maggior parte di quelle persone- secondo quando dice il documento- vive con meno di quattro dollari giornalieri, non hanno accesso ai servizi primari, proprietà, conti correnti o servizi finanziari.
“Riuscire a far entrare la BOP nell’economia formale deve costituire un elemento critico per qualsiasi strategia che tende a generare ricchezza e crescita “dice il documento senza arrossire”.
In tal senso, suggerisce di prestare attenzione alle necessità non soddisfatte di questo mercato come passo essenziale per aumentare il benessere, la produttività e le entrate, aiutando così le famiglie a trovare una via d’uscita dalla povertà (??).
“Considerare i poveri, che sono anche produttori e distributori di un' enorme gamma di beni, non è un atto caritatevole, ma un’opportunità di fare affari”, segnala Luis Alberto Moreno, presidente della Banca Interamericana dello Sviluppo, dando il suo granello di sabbia alla tesi del riciclaggio redditizio della povertà.
Quasi la metà della popolazione del pianeta- per l' ONU- sopravvive in uno stato di povertà o al di sotto della soglia di sopravvivenza, senza soddisfare i loro bisogni alimentari primari.
Per quell’ organismo, nel mondo ci sono più di 1.000 milioni di persone che soffre la fame, la cifra più alta della storia, ed in tutto il pianeta ci sono 3.000 milioni di mal nutriti.
Tutto indica che la “grande sfida” per i think tanks del capitalismo europeo e statunitense, consiste nel riciclare questa massa maggioritaria di rifiuto umano e sociale che lascia lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, a nuovi mercati con “potenzialità di sviluppo” e apici di guadagno assicurato.
La povertà è anch’essa redditizia, sembra essere il nuovo slogan implicito nelle proposte e progetti che gli esperti del sistema capitalista (che genera povertà e "surplus di popolazione") che cominciano a sviluppare attraverso tesi e teorie che sembrano essere tolte da un manuale di psichiatria.
Demenza decadente o realtà? Il capitalismo sionista prosegue la sua rotta.
Fonte: IAR Noticias / El nuevo mercado: El capitalismo intenta convertir en "rentable" la pobreza
Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA
Pubblicato da Alba kan. a 14:00 0 commenti
Etichette: Banca Mondiale, Capitalismo, Povertà
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