HAI CAPITO Mò?
no?
leggi qui che bel curriculum tutto a favore di Berlusconi... altro che super partes... qui siamo in un regime didattoriale mafioso
e fanno politica di parte con i soldi del canone Rai
da
Il garante di B. | L'espresso
Il garante di B.
di Alessandro Longo
Chi è Giancarlo Innocenzi, il membro dell'Authority per le Comunicazioni a cui si rivolgeva Berlusconi per chiudere "Annozero" e censurare Scalfari
Giancarlo Innocenzi
All'Agcom non si stupisce nessuno per le ultime uscite di Giancarlo Innocenzi: già da anni si è distinto, per così dire, come "la principale espressione del premier presso l'Autorità garante delle comunicazioni", dice uno dei consiglieri.
Berlusconiano convinto e manifesto, il 64enne veronese
è stato direttore dei servizi giornalistici di Canale 5, Italia 1 e Rete 4. Ha seguito il Cavaliere nell'ingresso in politica, con Forza Italia, ed è poi stato presidente della commissione per lo Sviluppo del digitale terrestre: un altro ruolo fondamentale per sostenere
il business dell'azienda di famiglia del premier.
Il nuovo passo della carriera è in perfetta linea con il passato: per diventare commissari dell'Agcom
la nomina è politica, viene dal Parlamento, e Innocenzi è espressione del Centrodestra.
Fin qui tutto normale, anche gli altri consiglieri hanno una coloritura partitica; ma Innocenzi ci mette qualcosa di più per sostenere il suo credo. Lo rivela apertamente nel 2008, quando L'espresso ha scoperto le intercettazioni fatte nel 2007 per il caso Saccà (
leggi).
Innocenzi telefona a Saccà, direttore di Rai Fiction,
consigliando l'assunzione di un'attrice e definendo Berlusconi "capo". Una seconda telefonata Innocenzi la fa allo stesso Cavaliere, sostenendo la causa di un produttore televisivo in Mediaset.
Sembra tutto fuorché un commissario di un'Authority che dovrebbe essere super partes rispetto alle aziende che regola.
Scoppia la polemica: Corrado Calabrò, presidente Agcom,
segnala la vicenda al Comitato Etico, che però non trova nulla da eccepire nel comportamento di Innocenzi (perché erano conversazioni che riguardavano la sua vita privata e non la sua attività come commissario).
A nulla sono servite le proteste di tre consiglieri, Sortino, Lauria e D'Angelo.
Chissà se adesso andrà di nuovo liscia per il commissario berlusconiano. Certo è che il Consiglio dell'Agcom è diviso, "bisogna fare qualcosa per difendere l'immagine dell'Autorità, far capire all'opinione pubblica che non ci possono associare in blocco con
questo individuo". Negli ultimi mesi si era distinto nelle riunioni di Consiglio, "attaccando qualsiasi trasmissione infastidisse il Centrodestra".
Un partigiano, insomma. Finora impunito, nonostante i trascorsi. E con il nuovo Consiglio dell'Agcom, che si insedierà tra due anni, i berlusconiani potrebbero avere gioco ancora più facile.
La legge prevede infatti che il presidente dell'Autorità sia proposto direttamente dal premier.(12 marzo 2010)