Ciao Roberto, in effetti il problema ha due facce: 1) se non c'è acqua, il cavallo non beve; 2) se c'è acqua, ma il cavallo non vuole bere, non beve uguale.
Fuori di metafora, la cartolarizzazione di grandi quantità di crediti bancari "asset backed", anche di modesta qualità (vedi subprime USA, ma non solo quelli e non solo lì...) generava in passato grandi masse di liquidità, che autoalimentavano i prezzi.
Quando il mercato ha percepito la rischiosità di questi crediti, l'effetto è stato (non dappertutto, non in modo omogeneo) quello di una riduzione del credito bancario (agli individui ed alle aziende), dato che molti crediti che sarebbero stati generati dall'erogazione bancaria fatti a chiunque, purchè respirasse, non erano più cartolarizzabili.
Un indicatore della liquidità da cartolarizzazione in drastica diminuzione è costituito dalla cd. commercial paper, in particolare di quella asset backed. Infatti dietro a questa commercial paper asset backed ci sono grandi masse di crediti cartolarizzate.
FRB: Commercial Paper Outstandings
Come vedi negli USA, nonostante il calo dei tassi, situazione che normalmente favorisce l'erogazione di credito e dunque - con la cartolarizzazione del credito erogato - la crescita della commercial paper asset backed, a due anni dalla riduzione dei tassi a livelli minimi, la cp asset backed è ancora in calo...
Se fai ricerca sul 3d del flight to quality, troverai altre info su questa vicenda.
Si è ovviato alla drastica riduzione della liquidità circolante in diverse maniere:
1) abbassando i tassi e generando un drastico irripidimento della curva dei rendimenti, tanto più drastico quanto maggiore la qualità e la sicurezza dei titoli, dando in tal modo la possibilità al corporate, prima quello da investimento, poi quello speculativo, di qualità man man inferiore, di rifinanziarsi sul mercato, nonostante un merito di credito molto basso per l'HY (oltre il 50% dei corporate bond USA è HY, e la maggioranza di questo è di rating sotto il BB-, quello più rischioso), senza aumentare l'esposizione delle banche nei loro confronti (esposizione non più collateralizzabile, come detto).
2) fornendo liquidità alle banche attraverso i famosi repo con cui le banche centrali accettano quasi qualsiasi collaterale ed erogano liquidità. Le banche tuttavia sono attente a non erogare credito nelle quantità che hanno portato all'ultima crisi, e mettono i soldi in larga misura nel trading di asset finanziari (migliorando così anche i propri bilanci grazie ai proventi da trading)
3) facendo acquistare dalle banche centrali, in alcuni paesi, grandi quantità di titoli obbligazionari asset backed (USA), o anche corporate (come succede in UK) nel tentativo di comprimere la parte lunga della curva dei rendimenti
Ora, questa situazione comincia a mostrare la corda, essendoci il rischio che dal prezzo tornato a salire di alcuni asset finanziari (certe commodity, a partire dall'oil), dalla grande liquidità accumulata dalle aziende che hanno avuto accesso al mercato obbligazionario in questi mesi e dallo stabilizzarsi della disoccupazione in un contesto di tassi ancora molto bassi possa partire una bolla inflazionistica che porterebbe ad un contesto di stagflazione: crescita molto bassa, inflazione alta.
Oppure che, sempre in questo contesto, il rialzo dei tassi effettuato precocemente possa bloccare la ripresa della crescita.
Nel mentre negli USA il livello di downgrades della liquidità degli emittenti speculativi ha toccato il minimo storico di tutti i tempi (vedi allegato) il che vuol dire che quasi ogni società che ha accesso ai mercati finanziari riesce a gestire la propria posizione di liquidità in maniera accettabile senza rischi di breve termine, o emettendo bond HY, o ottendo accordi dalle banche di posposizione delle scadenze sui finanziamenti bancari.
Le banche centrali stanno quindi cominciando ad effettuare manovre di rientro dall'immissione di liquidità, per evitare di avere insieme bassa crescita ed inflazione...