Citazione:
Originalmente inviato da ARANCIA
R: Peccato
il prof. Scienza e altri che fanno questi convegni per criticare il sistema (giustamente).
Ma adesso è il momento di passare dalla critiche alle proposte .... o prima o poi ci fregano!
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Et voilà, mi trovi d'accordo


Intanto copio qui il riassunto che ci ha dato Scienza :
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Beppe Scienza
Dipartimento di Matematica, Università di Torino
A conti fatti .... meglio il TFR
Da matematico ho voluto rifare qualche conto sul TFR e sulla previdenza integrativa, conscio di assomigliare agli antipatici professori delle scuole secondarie che riempiono di segni blu i compiti degli allievi. Fatto sta che risultano ribaltati i pretesi vantaggi di fondi pensione e affini rispetto al TFR.
Valutazioni ex ante
1. Il TFR : un baluardo contro l'inflazione
Viene ripetutamente affermato che il TFR protegge dall'inflazione solo se non supera il 6% annuo.
In realtà il suo meccanismo tutela in pieno la somma netta accantonata dall'erosione del potere di acquisto anche con un'inflazione molto più alta, p.es. del 9% per dieci anni consecutivi. (
e qui Scienza ha fatto vedere il suo file excel dove risultavano questi conti ndr)
2. Vantaggi fiscali minimi o assurdi
Insistentemente viene sottolineato la forte convenienza fiscale di fondi pensione e affini.
In realtà per un lavoratore giovane, soprattutto con redditi bassi, tale vantaggio rispetto al TFR è modestissimo.(
rif. file excel ndr). Restando 40 anni dentro,
la previdenza integrativa è dell'ordine dello 0.5% annuo e quindi inferiore già solo ai costi espliciti. Il regalo fiscale è notevole per un 60-enne con redditi sopra i 75.000 euro annuo. (
mormoriii in sala
ndr). La previdenza integrativa appare cioè conveniente per chi è ricco e abbastanza vecchio (
no comment ndr)
3. Il contributo datoriale non è un toccasana
Viene ripetuto che il contributo del datore di lavoro fa sì che il trasferimento del TFR ai fondi pensione sia comunque conveniente.
Non è vero: basta un minus annuo medio del 2.5% rispetto al TFR, e negli anni '60 e '70 fu dell'ordine del 6%, perchè accada il contrario: il lavoratore rimasto col TFR dopo 20 anni ha un capitale superiore malgrado il contributo datoriale.
Valutazioni ex-post
4. Confronto ingannevole della Covip
L'organo di vigilanza Covip s'è preso la briga di pubblicare una simulazione da cui risulterebbe il vantaggio della previdenza integrativa dal 1982, data di partenza del TFR, a fine 2004.
Per ignoranza (o in mala fede) la Covip ha dimenticato (o nascosto) che era garantito che l'andamento finanziario osservato non si sarebbe ripetuto !. Le
performance del reddito fisso dal 1982 al 2004 furono il frutto di un fortissimo calo dei tassi nominali, in particolare di 17,5 punti per i Btp, dal 20,9% al 3,4%. Già a priori era escluso un calo analogo per gli anni successivi, perchè i tassi nominali non possono andare sotto zero e tanto meno arrivare al -13% annuo.
5. Brutti precedenti ... tenuti nascosti
Il Corriere delle Sera ripete in continuazione in modo ossessivo che
"i fondi pensione sul lungo periodo ce l'hanno fatta anche nello scenario più nero" rispetto al TFR. A tal fine riporta confronti targati Progetica, p.es. in un articolo di Roberto E. Bagnoli e Massimo Fracaro ("il Il TFR perde la sfida con la macchina del tempo", CorriereEconomia, 9-2-2009, p.20-21), dove verrebbe appunto esaminato
"il peggior periodo".
In realtà sceglie sempre intervalli temporali che fanno comodo all'industria della previdenza integrativa. Basta comprendere i vent'anni da fine 1962 a fine 1982 per smentire le falsità contenute nell'atricolo: dall'andamento dei mercati finanziari in quel periodo discende una perdita del 73% (


ndr) per un fondo in titoli di Stato e del 81% se in azioni italiane (



ndr), contro un calo solo del 18% col meccanismo del TFR.
Nota: Riferimenti, metodologia, approfondimenti ecc. in Beppe Scienza,
"la pensione tradita", Fazi Editore, Roma, 2007
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