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Vecchio 04-09-2010, 18:19   #1 (permalink)
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Il PD SCEGLIE SCHIFANI

IL PD SCEGLIE SCHIFANI

Alla festa di Torino rivolta del pubblico durante il faccia a faccia fra il presidente del Senato e Fassino quaranta minuti parlando come al solito di riforme senza dire una parola sulla mafia né sulla legalità





Il servizio d'ordine impedisce al Popolo viola e ai militanti del Movimento 5 stelle l'ingresso nel tendone dove Schifani è stato invitato a confrontarsi con Fassino.

Ma tra il pubblico, composto anche da semplici cittadini, serpeggia il malumore.

In prima fila alla seconda carica dello Stato, che ancora non chiarisce i suoi rapporti con personaggi legati a Cosa nostra (articoli di Peter Gomez: prima parte - seconda parte), vengono mostrate le agende rosse.

Lui ribatte: "Siete un esempio di antidemocrazia, perchè volete impedire a due personalità politiche di parlare".

Fassino definisce “squadristi” i contestatori e dice: “Vi riempite la bocca della parola mafia e dimenticate che noi siamo il partito di Pio La Torre e di Piersanti Mattarella”.

Poi si continua a discutere di modernizzazione dello Stato e Schifani ricorda i “punti notevoli d'intesa fra maggioranza e opposizione”.

Youdem, la tv dei democratici, oscura il dibattito che pure era stato messo in palinsesto.


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Vecchio 04-09-2010, 19:02   #2 (permalink)
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IL PD SCEGLIE SCHIFANI

Alla festa di Torino rivolta del pubblico durante il faccia a faccia fra il presidente del Senato e Fassino quaranta minuti parlando come al solito di riforme senza dire una parola sulla mafia né sulla legalità





Il servizio d'ordine impedisce al Popolo viola e ai militanti del Movimento 5 stelle l'ingresso nel tendone dove Schifani è stato invitato a confrontarsi con Fassino.

Ma tra il pubblico, composto anche da semplici cittadini, serpeggia il malumore.

In prima fila alla seconda carica dello Stato, che ancora non chiarisce i suoi rapporti con personaggi legati a Cosa nostra (articoli di Peter Gomez: prima parte - seconda parte), vengono mostrate le agende rosse.

Lui ribatte: "Siete un esempio di antidemocrazia, perchè volete impedire a due personalità politiche di parlare".

Fassino definisce “squadristi” i contestatori e dice: “Vi riempite la bocca della parola mafia e dimenticate che noi siamo il partito di Pio La Torre e di Piersanti Mattarella”.

Poi si continua a discutere di modernizzazione dello Stato e Schifani ricorda i “punti notevoli d'intesa fra maggioranza e opposizione”.

Youdem, la tv dei democratici, oscura il dibattito che pure era stato messo in palinsesto.




Sottobanco il PD-L resta ormai il loro più fedele alleato in virtù della loro
riconosciuta inconsistenza!!

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Vecchio 04-09-2010, 19:06   #3 (permalink)
apota
 
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youdem, la tv dei democratici, oscura il dibattito che pure era stato messo in palinsesto.
vergogna!
__________________
Alla fine siamo tutti seduti su una grande galera, remiamo tutti da schiattare, puoi mica venirmi a dire il contrario!... Seduti su 'ste trappole a sfangarcela tutta noialtri! E cos'è che ne abbiamo? Niente! Solo randellate, miserie, frottole e altre carognate. Si lavora! dicono loro. È questo che è ancora più fetido di tutto il resto, il loro lavoro. (tratto da Voyage au bout de la nuit)
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Vecchio 04-09-2010, 19:09   #4 (permalink)
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vergogna!

Ormai hanno imparato le metodologie mediatiche dei loro
compari notturni.

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Vecchio 04-09-2010, 19:26   #5 (permalink)
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Gli anni pericolosi di Schifani

La lettera, inviata dalla Procura distrettuale antimafia di Bologna ai colleghi di Palermo porta la data del 6 luglio 1993.
Poco e più venti righe per chiedere notizie su nove nomi.

Nove siciliani che secondo la Guardia di Finanza avevano avuto “un ruolo decisivo nella predisposizione degli accordi tesi” all’acquisizione dell’Urafin, una holding con partecipazioni superiori a 200 miliardi di lire, fallita pochi mesi prima.

L’elenco è aperto dalla voce: “Avvocato Schifani di Palermo” il quale, scrivono i pm, “avrebbe curato la fase contrattuale” dell’affare.

Un business sospetto, secondo gli investigatori, visto che uno degli acquirenti, l’imprenditore di Villabate Giovanni Costa - oggi condannato a nove anni per riciclaggio - sembrava il capocordata “di un gruppo di palermitani, alcuni dei quali pregiudicati, sprovvisti di attitudini patrimoniali idonee” per chiudere la compravendita.

Anche per questo i pm emiliani vogliono sapere se i nominativi citati nella missiva siano “già comparsi in indagini aventi come oggetto tentativi d’impiego di capitali di illecita provenienza”.
Ecco, se si vuole davvero capire che tipo di riscontri stia cercando oggi la Procura di Palermo alle parole del pentito Gaspare Spatuzza, bisogna partire da qui.

Dalle prime inchieste in cui spunta il nome dell’attuale presidente del Senato.
Spatuzza infatti sostiene che Schifani, 18 anni fa, è stato uno dei tramite tra i fratelli Graviano, i boss di Brancaccio protagonisti delle stragi del ‘92-93, e Marcello Dell’Utri.

Un’accusa respinta con sdegno dalla seconda carica dello Stato.
Ma che adesso, alla luce di una serie di fatti ancora tutti da chiarire, non appare immediatamente implausibile.

Il Fatto Quotidiano è andato a recuperare le carte della vecchia indagine sull’Urafin e quelle del processo a Costa.
E ha scoperto, sentenze e verbali d’udienza alla mano, che davvero Renato Schifani ha assistito Costa per anni, seguendo come professionista gran parte degli affari per cui è stato poi condannato.

Ieri abbiamo ricostruito le compravendite immobiliari di Costa nel villaggio turistico di Portorosa in provincia di Messina. E abbiamo raccontato come grazie a preliminari di vendita, poi sostituti da procure speciali, Costa sia riuscito a entrare in possesso di 60 appartamenti senza che il suo nome comparisse mai in atti ufficiali o nei rogiti.

Anche perché il corrispettivo (quasi tre miliardi) veniva quasi sempre versato in contanti. Denaro che, stando alla sentenza che ha condannato l’imprenditore, sarebbe stato di proprietà della mafia.

Per i giudici, Costa che attualmente è sotto processo in appello, sarebbe infatti uno degli ultimi custodi del tesoro del celebre Mago dei Soldi, Giovanni Sucato.
Un ragazzo di Villabate che con l’appoggio di Cosa Nostra ha raccolto a inizio 1990 decine miliardi di lire tra i siciliani, promettendo loro di raddoppiare nel giro di un mese il capitale investito.

Costa, che pure ammette di essersi dovuto confrontare a causa del suo lavoro con boss di ogni ordine e grado, nega.
Ma gli investigatori sono rimasti colpiti da un fatto.
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Vecchio 04-09-2010, 19:30   #6 (permalink)
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Già nel 2004, quando cioè nessuno aveva mai parlato di Schifani e dei suoi presunti rapporti con i Graviano, c’era chi invece raccontava che tra gli uomini d’onore interessati alla truffa del Mago dei Soldi comparivano pure i boss stragisti di Brancaccio.

Anche per questo la storia di Costa, dipinto dalla sentenza come un uomo legato al clan Montalto di Villabate (paese quasi confinante con il quartiere Brancaccio), è giudicata interessante.
E lo è ancor più alla luce di quanto emerge dai dibattimenti bolognesi sull’Urafin.

In un colloquio con Lirio Abbate de L’Espresso ieri l’imprenditore ha spiegato di aver avuto al suo fianco Schifani come avvocato sin dal 1986. E ha aggiunto di averlo a lungo stipendiato con un mensile di due milioni di lire al mese.

Poi Costa, che non è un pentito, si è inalberato ricordando che Schifani nel 2007, quando fu convocato dalla sua difesa in aula come testimone a discarico, era sembrato prendere le distanze da lui.

Tanto da arrivare a sostenere di essere stato nominato “a propria insaputa” consigliere di amministrazione della Alpi assicurazioni (incarico poi rifiutato), una delle società partecipate dall’Urafin.
Per Costa invece quella nomina, che risale al 21 dicembre 1992, sarebbe stata espressamente richiesta da Schifani.

L’attuale presidente del Senato, dopo l’omicidio di Paolo Borsellino del 19 luglio, voleva infatti allontanarsi da Palermo. Probabilmente, dice l’imprenditore, per paura.

Fatto sta che Schifani segue tutte le fasi dell’acquisto dell’Urafin, un gruppo che a quell’epoca faceva capo all’expresidente del Bologna calcio, Tommaso Fabbretti.
Lo fa a Palermo, a Milano e a Bologna. In Sicilia, Costa tratta a lungo con i rappresentati della Parabancaria Cosulting, di proprietà della famiglia di Mario Niceta, un importante commerciante di abiti descritto da Massimo Ciancimino in un suo libro come “conoscente di Bernardo Provenzano” e del padre don Vito Ciancimino.

Proprio Costa, ricorda in un suo colloquio con Il Fatto Quotidiano, che il 23 maggio del 1992, il giorno della strage di Capaci lui e Schifani sono riuniti negli uffici della società dei Niceta.
Un rappresentante della Parabancaria (Nicola Picone) entra così nella compagine che tenta di rilevare l’Urafin.

Ma l’affare, secondo Costa, si rivela ben presto una truffa. Dopo aver concluso a Milano, con l’aiuto professionale di Schifani, l’acquisizione della partecipata Alpi Assicurazioni, il 22 dicembre Costa, il suo consulente e l’altro professionista che ha seguito l’affare, si presentano nella sede della compagnia, ma scoprono che un po’ ovunque ci sono i sigilli della Guardia di Finanza.

Da molti mesi era in corso una verifica delle Fiamme Gialle di cui l’imprenditore sostiene di non essere stato avvertito. È l’inizio dell’inchiesta che negli anni porterà a ricostruire buona parte delle attività economiche di Costa, il presunto uomo dei soldi del Mago dei Soldi.

Un’avventura straordinaria e per certi versi indimenticabile. Una storia che però la seconda carica dello Stato rammenta poco e male.
Tanto che nel 2007, quando verrà chiamato a testimoniare, si limiterà ad assicurare di non essersi “mai occupato degli aspetti finanziari dell’affare”. E a dire: “Ricordo che a un certo punto io interruppi la mia attività complessiva nei confronti del Costa. Ma non ricordo i motivi, ripeto, è passato del tempo”.

E così oggi il problema di Schifani è soprattutto uno. C’è chi sostiene di ricordare per lui.
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Vecchio 04-09-2010, 19:39   #7 (permalink)
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aspettiamo che Feltri trovi la fattura della cucina di schifani
poi vedrai che ne scriverà delle belle, su Il Giornale
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per aspera ad astra,
ma che fatica però
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Vecchio 04-09-2010, 19:46   #8 (permalink)
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Lo sai che sono paziente..aspettiamo!!

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Vecchio 04-09-2010, 19:51   #9 (permalink)
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aspetto


come nel proverbio cinese...
siediti e aspetta, lungo il fiume

ma gli altri aspettano sulla sponda
io aspetto dentro il fiume
meglio s'attaglia a noi kokkodrilli
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Vecchio 04-09-2010, 19:53   #10 (permalink)
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come nel proverbio cinese...
siediti e aspetta, lungo il fiume

ma gli altri aspettano sulla sponda
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meglio s'attaglia a noi kokkodrilli


Però fai attenzione a colui che indossa poco più di mezza anguria
in testa.

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