Il governo in carica non fa gli interessi del Paese.
Lo hanno capito un po' tutti. Del resto, basta tastare il malumore che arriva dalle piazze, il disagio di milioni di italiani alle prese con una crisi
economica ignorata.
D’altronde i cittadini, a causa di una legge elettorale da terzo mondo, hanno votato alcuni simboli e si sono ritrovati con una cerchia di nominati molto larga, fra
indagati,
condannati e
affaristi.
Una squadra di politici che fa soltanto gli interessi
dell’azienda Pdl, appartenente al gruppo Fininvest.
Il Presidente del Consiglio, ormai da troppo tempo, è anche ministro per lo Sviluppo Economico.
Ha tenuto per sé la carica del
distratto Scajola, ignorando gli appelli del
Presidente della Repubblica, ruolo relegato dal Premier a quello di mero firmatario delle sue leggi.
Napolitano viene applaudito o denigrato dal centrodestra in base alle posizioni sui disegni di legge.
In realtà quella di tenere per sé il ministero per lo Sviluppo Economico è una scelta pro domo sua:
Berlusconi concepisce il Paese con una sua azienda, dalla quale trarre un utile (
il caso Gheddafi è l'ultima conferma) e il ministero in questione è una cabina di regia troppo ghiotta.
A lui non importa dei cittadini, dei precari, dei cassaintegrati, opera come l'imprenditore più cinico,
cerca solo l'utile per le sue tasche.
E, in queste ore, sta calcolando la tenuta del suo Governo, anche senza l'area finiana. Sta mettendo in moto una
campagna acquisti spregiudicata, basata sul
modello Saccà, a lui tanto caro.
Non si illuda però di trovare terreno fertile nel gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori.
Questa maggioranza non esiste più. E le elezioni rimangono l'unica soluzione per risollevare economicamente il Paese con un piano economico strategico per il futuro.
Antonio Di Pietro