Cell Therapeutics cerca l’accordo con le big pharma
Bernareggi: «Stiamo valutando delle intese di co-sviluppo e commercializzazione delle nostre molecole». Nel prossimo anno via all’iter per l’approvazione dello Xiotax
«Il mercato ha sempre ragione» è il leit motiv dei custodi della sacralità della Borsa. Ma spesso non è così. Martedì 6 dicembre, Cell Therapeutics ha archiviato la seduta in rialzo del 2,6% sull’annuncio dell’avvio di uno studio per confermare la maggiore efficacia di un suo farmaco antitumorale, lo Xyotax. A ben vedere una non-notizia. All’inizio di settembre la società aveva già reso noto la maggiore efficacia della molecola sulla popolazione femminile e il titolo aveva guadagnato quasi il 49%. Già allora, in molti avevano storto il naso di fronte a un’informazione che nulla diceva in merito all’elemento cruciale dell’intera la vicenda: l’avanzamento dell’iter d’approvazione davanti alla Food and Drug Administration (Fda). Ma l’ultimo balzo in avanti ha ancora meno senso. Anche perché l’azienda annuncia di avviare uno studio per «confermare» quanto già detto in precedenza.
In realtà, quando si guarda alle aziende biotech bisognerebbe valutare meglio le notizie pubblicate. E guardare ad altri indicatori più concreti, come il cash burn rate, cioè la velocità con cui la società brucia le sue diponibilità finanziarie. Se va troppo veloce, infatti, potrebbe finire i soldi prima di raggiungere il risultato. Cell Therapeutics attualmente ha in cassa circa 120 milioni di dollari (40 milioni era la posizione finanziaria netta al 30 settembre 2005, cui devono aggiungersi gli 82 del prestito obbligazionario convertibile, lanciato il primo novembre scorso e interamente sottoscritto). Il burn rate della società è di circa 30 milioni a trimestre. «Il che significa - spiega Alberto Bernareggi, managing director di Cell Therapeutics per l’Europa - che abbiamo una copertura certa per l’intero 2006». Un tempo troppo ristretto? «No. Siamo un’azienda che fa ricerca e sviluppo. Abbiamo due prodotti, lo Hyotax e il Pixantrone, che stanno per arrivare alla fase finale dell’iter d’approvazione». Insomma, si ostenta tranquillità. Anche se c’è chi ricorda che lo Xyotax non ha superato il test della Fda, in merito alla sua superiorità rispetto ad altre molecole già in commercio. «È vero - riprende Bernareggi - ma poi abbiamo rilevato che nelle donne la probabilità di sopravvivenza, almeno per un anno, a un tumore avanzato nel polmone è del 37%, rispetto al 16% degli uomini. Un dato che indica la maggiore efficacia dello Xiotax. Così abbiamo avviato il nuovo studio». Che, secondo l’azienda, non dovrebbe portare a un ulteriore ritardo nell’approvazione del farmaco. «La nuova fase di studio dovrebbe terminare entro un anno - spiega Bernareggi - Contemporaneamente avvieremo l’iter per l’approvazione della molecola. Alla fine del 2007 si può ipotizzare la commercializzazione dello Xiotax». In realtà, uno dei punti di debolezza nella strategia di Cell Therapeutics è proprio voler fare tutto in casa. Sperimentare, sviluppare, lanciare sul mercato farmaci biotecnologici richiede risorse ecomiche enormi. Quelle che solo le big-pharma, grazie anche alle economie di scala, possono permettersi. Ed ecco, allora ,la novità che lo stesso Bernareggi confida a B&F: «Stiamo contattando aziende per raggiungere degli accordi di co-sviluppo e commercializzazione su due altre nostre molecole: il CT2106 e il Pixantrone». Mentre sullo Xyotax le ipotesi riguardano solo un accordo per il lancio commerciale.
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