04-12-2009, 12:54
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il boss in pizzeria
dal corriere.it
Citazione:
«Serate conviviali» una volta a settimana
Giovanni Sgaramella sconta in comunità una condanna a 16 anni per mafia e droga. Ora potrà andare al ristorante
ANDRIA — Sta in comunità, anziché in carcere nonostante una condanna a 16 anni e otto mesi per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, perché ha problemi di salute che lo rendono incompatibile con il regime carcerario; ma a giovedì alterni ora può uscire, sia pure accompagnato da un operatore, per serate conviviali in ristoranti o pizzerie. È quanto disposto lo scorso 18 novembre per Riccardo Sgaramella, soprannominato «Salotto», 54 anni boss andriese, dalla Corte d’Appello di Bari presso la quale pende il ricorso contro la condanna in primo grado inflittagli, nel novembre 2008, dal gup Rosa Calìa Di Pinto nell’ambito del processo «Castel del Monte», quello che - per intenderci - ha decretato l’esistenza della mafia ad Andria. Anche in assenza di una condanna definitiva Sgaramella dovrebbe essere in carcere e lì c’era quando venne condannato a 16 anni e 8 mesi, insieme ad altre 35 persone per associazione mafiosa. Ma alcuni mesi fa, in seguito a una nuova istanza dei suoi legali, ha ottenuto il trasferimento in una comunità terapeutica di Spinazzola perché la malattia di cui soffre non è appunto compatibile con il regime carcerario.
Non è la prima volta che «Salotto» riesce a uscire dal carcere per motivi di salute. È uscito anche dopo l’arresto, avvenuto nel gennaio 2007, proprio nell’ambito dell’operazione Castel del Monte: le manette gli furono messe dai carabinieri di Andria a Fiorenzuola, in provincia di Piacenza, dopo essere sfuggito al blitz del 30 novembre 2006 che aveva portato in carcere 77 esponenti dei clan criminali di Andria e dintorni su richiesta della Dda di Bari. Si era rifugiato a Rozzano, nel Milanese, ma venne fermato dai carabinieri mentre stava trasferendo di nuovo nel Sud Italia a bordo di un camion: a tradirlo erano state le telefonate ai nipotini. In carcere non ci rimase a lungo però, ottenendo quasi subito i domiciliari appunto per motivi di salute.
Ci ritornò però nell’aprile 2008 su disposizione del gup di Bari, Rosa Calia Di Pinto, responsabile del procedimento in abbreviato a carico di grossa parte degli imputati dell’operazione «Castel del Monte» all’esito di due distinte perizie disposte dalla procura antimafia e dallo stesso giudice, secondo le quali le sue condizioni di salute sarebbero state compatibili con il regime carcerario. Ma anche questa volta, nonostante la condanna arrivata nel novembre 2008 a 16 anni e 8 mesi davanti al gup di Bari, Sgaramella ha ottenuto di poter lasciare il carcere, con il soggiorno in una comunità terapeutica a Spinazzola. Ora, però, a giovedì alterni, ha il permesso di stare fuori dalle 20 alle 23 per poter andare a mangiare una pizza o addirittura al ristorante; mentre tutti i venerdì, dalle 16.30 alle 19.30, può prendere parte alle attività di un’associazione specializzata in lavorazione del cuoio. Sgaramella venne implicato anche nell’operazione Dolmen sempre della Dda, che alla fine degli anni ’90 svelò l’esistenza di un’organizzazione mafiosa con riferimento storico il tranese Salvatore Annacondia. In Appello, nel gennaio 2008, è stato però assolto da una condanna a sei anni inflittagli dalla Corte d’Assise di Trani.
Carmen Carbonara
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