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Vecchio 30-12-2009, 07:56   #1 (permalink)
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I moderati

Da giorni assistiamo alla telesfilata di verginelle con fazzoletto o cravatta verde che denunciano pensose i “seminatori di odio” e i “mandanti morali” del folle attentatore di Milano, invitando la sinistra a “moderare i toni”.

Questi piromani leghisti possono travestirsi da estintori grazie alla generale smemoratezza sul loro recentissimo passato.
Il loro enfant prodige, il sindaco di Verona Flavio Tosi, ha una condanna definitiva per istigazione all’odio razziale contro i rom.

Il loro veterano, il prosindaco-prosecco di Treviso Giancarlo Gentilini, vanta una condanna in primo grado per lo stesso reato.
E il loro ministro dell’Interno Bobo Maroni s’è buscato 4 mesi e 20 giorni di reclusione in Cassazione per aver menato e addirittura addentato agenti della Digos impegnati, nel 1996, in una perquisizione della Procura di Verona nella sede della Lega a Milano.

L’intero stato maggiore del Carroccio è finora scampato, grazie a spericolate votazioni immunitarie del Parlamento, a un’altra inchiesta veronese per le bande paramilitari denominate “Guardia Padana”.
Senza dimenticare le loro parole di affettuosa solidarietà agli sciagurati “Serenissimi” che sequestrarono un traghetto a Venezia per occupare armi in pugno il campanile di San Marco.

Come irenici nemici dell’odio e della violenza, non c’è male.
Contro l’allora procuratore capo di Verona, Guido Papalia, che oltre alla tara della funzione giudiziaria ha pure l’origine meridionale, Lega dell’Amore scaricò una gragnuola di minacce e insulti, culminati il 13 febbraio 2005 in un corteo di 10-15 mila fanatici capitanati dal ministro Roberto Calderoli, agghindato pagliaccescamente in toga.

La squisita sfilata urlava “Papalia il tuo posto è in Turchia”, “Papalia terrone il tuo posto è in Meridione”, “Papalia il più terrone che ci sia”:
Il tutto condito dal dolce stil novo di Mario Borghezio: “Magistrati facce di merda”.
Gran finale con falò di immaginarie sentenze e una finta lapide dedicata al procuratore. Vivi applausi dal futuro ministro Luca Zaia (“Papalia si crede Dio”), dal sindaco Tosi (“Chi dice la verità sugli zingari ladri di bambini diventa razzista”) e da Bossi (“Gente così dovrebbe essere bandita dalla società civile e non fare più il magistrato”).

Papalia fu poi promosso e trasferito a Brescia. Il nuovo procuratore, Mario Giulio Schinaia, fu quasi subito aggredito da una gang di giovani facinorosi, uno dei quali l’accoltellò alla schiena.
L’aggressore, 17 anni, appena arrestato dichiarò di odiare il magistrato perché indagava sulle bande giovanili violente di estrema destra.

Ora, per Natale, Schinaia ha allestito in Procura un presepe antirazzista,con la Sacra Famiglia di colore. Subito gli son saltati addosso il ministro Zaia (“inutile provocazione”) e il prosindaco-prosecco Gentilini (“disprezza il presepe bianco, non è più al di sopra delle parti”).

Sono fortunati a essere leghisti: fossero di sinistra, il centrodestra li avrebbe già additati come mandanti morali postumi dell’attentato al procuratore.
Signornò
da l'Espresso in edicola
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Vecchio 30-12-2009, 08:03   #2 (permalink)
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Articolo di Lietta Tornabuoni - la Stampa - 17 Giugno

Inserito in Camicie Verdi da admin il Settembre 10th, 2008
Quelle virulente camicie verdi
di Lietta Tornabuoni

Altre novità in DVD. La Universal pubblica l’ultimo Orgoglio e pregiudizio con Keira Knightley insieme con il romanzo di Jane Austen da cui il film è tratto, e con l’avvertenza “Contiene dispositivo antifurto”. La Dolmen estende il territorio del DVD all’analisi politica con Camicie verdi del giornalista Claudio Lazzaro.
E’ un documentario molto completo sulla Lega Nord: attraverso interviste, manifestazioni, comizi, cartelli, visite alle sedi, osservazioni sulla folla che non manca mai, storia e cronaca, intende scoprire gli umori profondi del movimento anche paramilitare che rappresenta un fenomeno unico nella storia politica italiana. Nato nel 1979 per iniziativa di Umberto Bossi, basato sulla autonomia territoriale della Padania, sulla indipendenza fiscale, sull’ostilità contro Roma vista come simbolo del governo e dello Stato centrali, sulla xenofobia, il movimento sostenitore della Devolution, sicuro di aver realizzato il suo sogno, attraversa come si sa un momento di crisi.
Il film molto ben fatto ascolta i comizi. Bossi consiglia nel 1977 “il tricolore lo metta al cesso, signora” e loda “la Padania che mantiene l’Italia che non fa un *****”; Borghezio urla “noi non siamo merdaccia meridionale”, condanna “la banda di cornuti islamici di ***** “; Calderoli invoca contro gli stupri “un colpo di forbici: zac!” ed esige che gli immigrati “quando arrivano vengano rispediti indietro”. Striscioni e cartelli: Giustizia ingiusta ora basta, Roma padrona, Avanti Nord, Espellete i clandestini, Padroni in casa nostra, Sveglia lombardo, Sì alla polenta no al couscous, Fuori dalle balle! Ai grandi raduni o nelle ronde, fiaccole, bandiere, camicie, fazzoletti, magliette verdi, empito, foga, gesti di maledizione. Coro: “Abbiamo un sogno nel cuore / bruciare il tricolore”. Letture predilette: I promessi sposi, Clausewitz, la rivista Insorgente. I leader leghisti meno maleducati, Maroni e Castelli, non compaiono.
Il DVD fa pensare, riflettere. Ci si chiede come tutto questo non abbia allarmato, come sia risultato sopportabile o quasi normale, come sia stato possibile considerare legittime tanta virulenza eminaccia
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Vecchio 30-12-2009, 08:32   #3 (permalink)
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Articolo di Federico Raponi - Liberazione 16 Maggio

Inserito in Camicie Verdi da admin il Settembre 10th, 2008
Il documentario diretto da Claudio Lazzaro, presentato ieri nella capitale, indaga sui militanti e i dirigenti della Lega
“Camicie verdi”. Piccoli barbari crescono
Federico Raponi
La data di uscita (oggi, in Dvd) del documentario Camicie verdi - bruciare il tricolore è stata pensata in relazione al prossimo referendum sulla devolution, “per offrire un momento di riflessione prima del voto” ha detto il regista Claudio Lazzaro, ieri a Roma per la conferenza stampa di presentazione insieme a Marcelle Padovani, corrispondente de Le nouvel observateur e ai cineasti Roberto Faenza e Carlo Lizzani. Lazzaro è stato giornalista dell’Europeo prima e del Corriere della Sera poi. Ha lasciato il quotidiano un anno fa per costituire la società Nobu Production, con lo scopo di realizzare documentari a basso costo (Nobu sta per “no budget”) attraverso le tecnologie digitali e i nuovi canali distributivi come satellite, Dvd, Internet. “Per realizzare - ha sostenuto l’autore - quell’utopia che Faenza aveva annunciato trent’anni fa con il libro Senza chiedere permesso sulla scia del giornalismo underground e di controinformazione statunitense”.
Costato 90 mila euro (utilizzando la liquidazione), il documentario coniuga materiale di repertorio ad un mese di riprese con interviste a militanti durante gli appuntamenti di piazza. E avendo come centro di riferimento uno degli esponenti più amati dal “popolo padano”, il parlamentare Mario Borghezio. Seguito passo passo - con il suo consenso - in una militanza di strada fatta di ronde, comizi, volantinaggi, autografi, fiaccolate contro gli immigrati.
Il sottotitolo dell’opera richiama uno degli slogan cantati dai leghisti nelle loro manifestazioni (”Noi che siamo padani / abbiamo un sogno nel cuore / bruciare il tricolore…”). Si sottolinea così una delle tante contraddizioni del partito di Bossi (il quale nel ‘95 tuonava contro il monopolio televisivo, le holding occulte, le collusioni con Cosa Nostra di Silvio Berlusconi), al governo per un’intera legislatura dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione, ma con mai celate finalità secessioniste.
Le Camicie Verdi corrispondono alla divisa di una sorta di milizia creata dal senatùr stesso nel ‘96 per la propria “sicurezza”, e nel tempo sostituite dai Volontari Verdi o Guardia Padana che dir si voglia. Un corpo inquietante, a maggior ragione se il linguaggio di riferimento è condito di “baionette in canna”, “mazze e spade”, “tiro a segno”. Non a caso secondo il procuratore capo di Verona Guido Papalia (sul palco definito un “faccia di m*****” che sarà “cacciato a calci in c***”) si tratta di un’organizzazione paramilitare, della cui esistenza nel prossimo Ottobre dovranno rispondere in giudizio una quarantina di leader leghisti, Bossi compreso.
Nelle tappe di questo scandaglio degli umori e delle paure del profondo nord, capitiamo anche nella biblioteca di un centro d’aggregazione giovanile del Carroccio. Per sentire citati come cultura di riferimento, dopo significativi tentennamenti, I promessi sposi, Karl Von Clausewitz, Giulio Andreotti (”per variare”). La voce scritta utilizzata è invece la rivista Insorgente (”come il pensiero”).
Sbagliato però pensare al semplice folklore rumoroso per la “tolleranza zero” predicata contro la colonizzazione, il parassitismo fiscale da parte di Roma, e soprattutto contro i clandestini, ritenuti responsabili di tutti i crimini immaginabili. Se infatti per Borghezio (condannato a 5 mesi per l’incendio di un rifugio di migranti) “la violenza della Lega è solo verbale”, la cronaca dice altro. Come l’autobomba a Monte Belluna, dedicata all’Islam e a Laura Pappato, sindaco dell’Unione.
Mentre per Lizzani questo filmato è una “prova d’autonomia d’opinione, d’esempio per altri e da incoraggiare”, secondo Padovani “è importante che esca adesso, dopo cinque anni di governo in cui la Lega è stata messa tra parentesi, e se ne è appannata l’immagine sovversiva. Ci ricorda il carattere di questo movimento, il linguaggio truculento, gli slogan offensivi, l’organizzazione militare. Soggetti populisti, razzisti ed antieuropei stanno sorgendo in diversi paesi del continente, e per di più la Lega è l’unica forza secessionista”, insiste la giornalista. “E’ una nuova versione del fascismo - prosegue la corrispondente di Le nouvel observateur, esalta l’atto esemplare come la presa del campanile di S. Marco, la distruzione di una moschea, la richiesta di pena di morte. Altro elemento è il reinventarsi un passato: nel Fascismo era la Roma imperiale, qui le fonti sacre e i Celti. La Lega ha comunque dimostrato di condizionare tutto il centrodestra, imponendo prima la devolution e mettendo ora il veto sull’elezione di Napolitano”.
Per Faenza (di cui è stato da poco rieditato il documentario Forza Italia (1977) che in soli cinque giorni ha venduto 30 mila copie, l’opera ha due pregi: “Tratta di qualcosa di cui in genere non si parla, quando invece da Gladio in poi esiste nel paese uno spirito sovversivo. Inoltre fa capire cosa è la Lega, cioè le ragioni del suo successo, con un atteggiamento giornalistico, diverso dai documentari ‘contro’ qualcuno, è perciò importante per analizzarne radici e origini”.
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Vecchio 30-12-2009, 10:32   #4 (permalink)
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Siamo in presenza di forze sinceramente democratiche..

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