Articolo di Federico Raponi - Liberazione 16 Maggio
Inserito in
Camicie Verdi da admin il Settembre 10th, 2008
Il documentario diretto da Claudio Lazzaro, presentato ieri nella capitale, indaga sui militanti e i dirigenti della Lega
“Camicie verdi”. Piccoli barbari crescono
Federico Raponi
La data di uscita (oggi, in Dvd) del documentario Camicie verdi - bruciare il tricolore è stata pensata in relazione al prossimo referendum sulla devolution, “per offrire un momento di riflessione prima del voto” ha detto il regista Claudio Lazzaro, ieri a Roma per la conferenza stampa di presentazione insieme a Marcelle Padovani, corrispondente de Le nouvel observateur e ai cineasti Roberto Faenza e Carlo Lizzani. Lazzaro è stato giornalista dell’Europeo prima e del Corriere della Sera poi. Ha lasciato il quotidiano un anno fa per costituire la società Nobu Production, con lo scopo di realizzare documentari a basso costo (Nobu sta per “no budget”) attraverso le tecnologie digitali e i nuovi canali distributivi come satellite, Dvd, Internet. “Per realizzare - ha sostenuto l’autore - quell’utopia che Faenza aveva annunciato trent’anni fa con il libro Senza chiedere permesso sulla scia del giornalismo underground e di controinformazione statunitense”.
Costato 90 mila euro (utilizzando la liquidazione), il documentario coniuga materiale di repertorio ad un mese di riprese con interviste a militanti durante gli appuntamenti di piazza. E avendo come centro di riferimento uno degli esponenti più amati dal “popolo padano”, il parlamentare Mario Borghezio. Seguito passo passo - con il suo consenso - in una militanza di strada fatta di ronde, comizi, volantinaggi, autografi, fiaccolate contro gli immigrati.
Il sottotitolo dell’opera richiama uno degli slogan cantati dai leghisti nelle loro manifestazioni (”Noi che siamo padani / abbiamo un sogno nel cuore / bruciare il tricolore…”). Si sottolinea così una delle tante contraddizioni del partito di Bossi (il quale nel ‘95 tuonava contro il monopolio televisivo, le holding occulte, le collusioni con Cosa Nostra di Silvio Berlusconi), al governo per un’intera legislatura dopo aver giurato fedeltà alla Costituzione, ma con mai celate finalità secessioniste.
Le Camicie Verdi corrispondono alla divisa di una sorta di milizia creata dal senatùr stesso nel ‘96 per la propria “sicurezza”, e nel tempo sostituite dai Volontari Verdi o Guardia Padana che dir si voglia. Un corpo inquietante, a maggior ragione se il linguaggio di riferimento è condito di “
baionette in canna”, “
mazze e spade”, “
tiro a segno”. Non a caso secondo il procuratore capo di Verona Guido Papalia (sul palco definito un “
faccia di m*****” che
sarà “cacciato a calci in c***”) si tratta di un’organizzazione paramilitare, della cui esistenza nel prossimo Ottobre dovranno rispondere in giudizio una quarantina di leader leghisti, Bossi compreso.
Nelle tappe di questo scandaglio degli umori e delle paure del profondo nord, capitiamo anche nella biblioteca di un centro d’aggregazione giovanile del Carroccio. Per sentire citati come cultura di riferimento, dopo significativi tentennamenti, I promessi sposi, Karl Von Clausewitz, Giulio Andreotti (”per variare”). La voce scritta utilizzata è invece la rivista Insorgente (”come il pensiero”).
Sbagliato però pensare al semplice folklore rumoroso per la “tolleranza zero” predicata contro la colonizzazione, il parassitismo fiscale da parte di Roma, e soprattutto contro i clandestini, ritenuti responsabili di tutti i crimini immaginabili. Se infatti per
Borghezio (condannato a 5 mesi per l’incendio di un rifugio di migranti) “la violenza della Lega è solo verbale”, la cronaca dice altro. Come
l’autobomba a Monte Belluna, dedicata all’Islam e a Laura Pappato, sindaco dell’Unione.
Mentre per Lizzani questo filmato è una “prova d’autonomia d’opinione, d’esempio per altri e da incoraggiare”, secondo Padovani “è importante che esca adesso, dopo cinque anni di governo in cui la Lega è stata messa tra parentesi, e se ne è appannata l’immagine sovversiva. Ci ricorda il carattere di questo movimento, il linguaggio truculento, gli slogan offensivi, l’organizzazione militare. Soggetti populisti, razzisti ed antieuropei stanno sorgendo in diversi paesi del continente, e per di più la Lega è l’unica forza secessionista”, insiste la giornalista. “E’ una nuova versione del fascismo - prosegue la corrispondente di Le nouvel observateur, esalta l’atto esemplare come la presa del campanile di S. Marco, la distruzione di una moschea, la richiesta di pena di morte. Altro elemento è il reinventarsi un passato: nel Fascismo era la Roma imperiale, qui le fonti sacre e i Celti. La Lega ha comunque dimostrato di condizionare tutto il centrodestra, imponendo prima la devolution e mettendo ora il veto sull’elezione di Napolitano”.
Per Faenza (di cui è stato da poco rieditato il documentario Forza Italia (1977) che in soli cinque giorni ha venduto 30 mila copie, l’opera ha due pregi: “Tratta di qualcosa di cui in genere non si parla, quando invece da Gladio in poi esiste nel paese uno spirito sovversivo. Inoltre fa capire cosa è la Lega, cioè le ragioni del suo successo, con un atteggiamento giornalistico, diverso dai documentari ‘contro’ qualcuno, è perciò importante per analizzarne radici e origini”.