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Vecchio 19-03-2007, 11:23   #1 (permalink)
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Diario di uno scandalo (by Richard Eyre)

[center:40a0104cbe]

Se potessi, vi obbligherei tutti a guardare questo film al cinema.
Anzi, se fossi il Ministro dell'Istruzione, lo proietterei in tutte le classi
di ogni ordine e grado, il primo giorno di scuola. Certamente non
perchè nel film si tocchi il delicato tema (comunque non approfondito
in quanto non essenziale per il plot) delle orribili e pericolose relazioni extrascolastiche
tra prof ed alunni (vedi recenti casi di cronaca), ma perchè sin dalla tenera età
ci venga insegnato a riconoscere, e quindi a star lontani, da una particolare categoria di persone.

La categoria delle persone sociopatiche e manipolatrici, infelici e frustrate
a causa di una vita costellata da fallimenti ed insoddisfazioni; persone che, spesso,
hanno in comune anche una sorta di repressione a livello sessuale, collocandosi quindi
in una via di mezzo che non sarà mai nè pienamente etero nè pienamente omosex.
Una serie di elementi che scatenano in alcuni casi "solo" una profonda depressione (implosione)
che porterà il soggetto ad autopunirsi ed autodistruggersi... mentre in altri, sviluppano cattiveria e cinismo
uniti alla necessaria volontà di rovinare anche la vita degli altri (esplosione),
poichè la propria è ormai ridotta ad una palude stagnante.
Bellissimo, a tal proposito, il monologo di Barbara sulla solitudine,
mentre si trova nella sua vasca da bagno, con una sigaretta in mano.

La favolosa Judi Dench, nei panni di Barbara Covett, è la morbosa carnefice.

Osservare le primissime mosse attraverso cui il manipolatore crea legame
con la vittima; piccoli gesti di complicità, come segnalare con ruffianeria la schiuma
del cappuccino sul naso. Osservare il fare subdolo con cui carpisce, giorno dopo giorno,
gli intimi dettagli della vita della vittima; il modo in cui intuisce di trovarsi dinanzi ad un essere debole e vulnerabile,
che sa di poter soggiogare e piegare alle proprie necessità, che son quelle di colmare i propri immensi vuoti affettivi.
Si cala completamente nel ruolo di confidente portando la preda ad aprirsi totalmente.
Fino a che arriva il magico momento (fortuito come nel film, o anche indotto): quello in cui riuscirà
ad entrare in possesso di un importante segreto che riguarda la vittima.
Materiale scottante che potrebbe rovinarle reputazione, famiglia e vita.

Judi Dench sorprenderà Sheba Hart, interpretata da una sempre più brava Cate Blanchett,
in un magazzino (mentre...), ed il gioco al massacro avrà inizio. Ritorsioni affettive, ricatti sentimentali, minacce.


Le "Barbara Covett", nella vita di tutti i giorni, son persone che appaiono come
moralmente irreprensibili: esempi di vita integerrima e retta.
Magari son soggetti singolari, spesso impenetrabili sotto certi aspetti.
Le "Barbara Covett", a loro volta, si dividono in due categorie di persone:
quelle che usano i tuoi segreti al fine di legarti per sempre in un soffocante e malato rapporto,
e quelle che usano i tuoi segreti per allontanarti dopo aver soddisfatto un personale bisogno.

Do un 10 pieno a questo film, se non altro per l'insolito ed apprezzatissimo tema affrontato;
e do pure un piccolo consiglio, già che ci sono.

Se vi sentite fragili, se siete in un momento delicato della vostra vita,
non fate sì che questa estrema vulnerabilità sia il baco di cui un virus possa approfittarsi.
Se avete bisogno di parlare e sfogarvi, fatelo con i vostri genitori o fratelli;
oppure con vostro marito, vostra moglie, il/la vostro/a compagno/a.
Sono le uniche persone (che il Cielo vi ha donato o che il vostro cuore ha scelto),
che non potranno mai farvi del male e vi sorreggeranno sempre, in ogni momento.
E' da questi affetti che Sheba Hart ritorna per ricominciare.

Le "amicizie" (quante volte nel film si usa in malo modo la parola "amicizia"!)
vanno messe alla prova per un lunghissimo tempo; e quasi sempre non basta tutta la vita.


Andate a vederlo, mi raccomando
In aggiunta segnalo il libro da cui è stato tratto: "Diario di uno scandalo" di Zoë Heller.

Buona settimana a tutti! [/center:40a0104cbe]
melodia non è connesso   Rispondi citando
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Vecchio 19-03-2007, 11:41   #2 (permalink)
Utente Senior
 
Data registrazione: Dec 2005
Località: bagnata dal mare
Messaggi: 4,108
P.s. ho molto apprezzato la narrazione fuori onda della stessa Judi Dench, la quale parla
di sè e dei suoi sentimenti distaccandosene allo stesso tempo in quanto li riporta
su di un diario che diverrà per lei specchio e complice, quasi un'altra sè; e sarà proprio
questo diario che alla fine la tradirà (se vogliamo, una trovata banale, poichè avrebbe
dovuto esser meglio nascosto in quanto rappresenta, per la storia, l'arma del delitto).

ad ogni modo, in alcuni casi, questo tipo di narrazione, mi ha riportato alla mente Psycho del grande Hitchcock
melodia non è connesso   Rispondi citando
Vecchio 20-03-2007, 14:53   #3 (permalink)
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Judi Dench



09 dicembre 1934 York




BIOGRAFIA



Judi Dench, al secolo Judith Olivia, è una delle più affermate attrici delle scene britanniche e il teatro shakespeariano è senza dubbio il suo terreno prediletto. Nasce sotto il segno del Sagittario, il 9 dicembre 1934, nella britannica York e lì frequenta la Mouth School.
Prosegue poi i suoi studi presso la Central School of Speech and Drama, autorevole scuola di recitazione e d’arte drammatica, ed esordisce sul palcoscenico dell’Old Vic di Liverpool nel 1957, nel ruolo di Ofelia. Dopo questa prima grande interpretazione Judi veste i panni di tutte le maggiori eroine shakespeariane. È stata infatti Giulietta, Lady Machbeth e Cleopatra, vincendo il prestigiosissimo Olivier Award proprio per quest’ultimo ruolo. Nel Regno Unito, la Dench è molto conosciuta anche per le sue apparizioni in serie televisive di successo e ovviamente in alcune riduzioni per la tv di opere di Shakespeare.

Ma oltre all’impegno profuso sulle tavole del palcoscenico, Judi Dench esordisce presto anche sul grande schermo e precisamente nel 1964, in un ruolo secondario nel film Il terzo segreto. È solo negli anni Ottanta però che arriva per lei il successo internazionale nel mondo del cinema. Compare infatti nel 1984 nel film Il mistero di Wetherby e poi in Camera con vista e nel raffinato 84 Charing Cross Road. Trova posto agevolemente in questo periodo nelle riduzioni shakespeariane di Kenneth Branagh e raggiunge la popolarità nel ruolo di M in ben cinque pellicole della serie Agente 007 (Goldeneye, Il domani non muore mai, Il mondo non basta, La morte può attendere, Casino Royale). Ma la Dench si specializza soprattutto in ruoli “regali”. La sua interpretazione della regina Vittoria in La mia regina (1997) le vale una nomination all’Oscar e la statuetta le viene assegnata l’anno dopo, per essere apparsa soltanto 8 minuti nei panni di Elisabetta I nel pluripremiato Shakespeare in love. La Dench riceve anche altre tre nomination nel 2000 per Chocolat, nel 2002 per Iris e nel 2006 per Lady Henderson presenta, vince due Golden Globe e ben sei British Academy Award e se possiede nella sua casa una mensola dove esporre tutti i premi vinti, lì ci sono anche due preziosi riconoscimenti britannici, l’Officer of the Order of the British Empire del 1970 e il titolo di Dame of the British Empire del 1988.

Una carriera così lunga, luminosa e piena di successi non ha mai stravolto comunque l’equilibrio di Judi, che conduce una vita discreta e lontana dai riflettori e dagli scandali. In perfetto stile inglese, smessi di volta in volta i panni di Giulietta o di Cleopatra, lady Dench se ne torna a casa, tenendosi alla larga da feste e da ricevimenti mondani.

È infine con Diario di uno scandalo di Richard Eyre che Judi Dench ottiene la sesta nomination agli Oscar della sua carriera, questa volta come protagonista, onore che condivide, per lo stesso film, con la collega Cate Blanchett candidata nella categoria delle non protagoniste.

Andrò a vederlo, considerato che è di produzione brit e "Lady Anderson presenta..." un discreto film




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