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Originalmente inviato da @lr
quindi com'è la situazione del comune adesso ... ?
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Derivati, quattro banche a giudizio
"Truffarono il Comune di Milano"
Si tratta del primo processo in assoluto che si terrà sull'emissioni di bond di questo tipo

L'aula consiliare di Palazzo Marino
Quella che il giudice milanese Simone Luerti prende dopo due ore e passa di camera di consiglio è una decisione storica che va subito al di là dei confini nazionali: quattro istituti di credito - Deutsche Bank, Jp Morgan, la filiale di Dublino di Depfa Bank e quella londinese di Ubs - vengono rinviate a giudizio per responsabilità oggettiva nella presunta truffa aggravata ai danni del Comune di Milano in relazione allo swap emesso con scadenza trentennale nel 2005, un bullet bond da 1,68 miliardi, con un danno di 110 milioni per l'ente locale.
Con le banche saranno processate a partire dal 6 maggio, davanti ai giudici della quarta sezione penale del tribunale, 11 loro funzionari, Giorgio Porta (ex direttore generale a Palazzo Marino) e il consulente Mauro Mauri. Tra i funzionari di banca c'è Gaetano Bassolino (Ubs), figlio del governatore campano Antonio. Per la prima volta al mondo in riferimento alla compravendita di prodotti derivati ci sarà un processo. Non esistono prededenti, al di là di una decisione amministrativa inglese che vietava ai comuni di firmare contratti derivati alla fine degli anni Novanta. Da allora le banche inglesi quei prodotti li hanno venduti esclusivamente all'estero - "esportati come gli hooligan", ha osservato qualcuno - soprattutto in Italia e anche in Grecia, un paese di questi tempi non messo proprio bene economicamente.
Oltre alla legge italiana sarebbe stata violata anche quella inglese, secondo l'accusa, insieme con principi contabili internazionali. I due contraenti, le banche da una parte e gli enti locali dall'altra, non sarebbero stati sullo stesso piano: gli istituti di credito avrebbero omesso di informare gli interlocutori sulle tutele che perdevano accettando il gioco. Per la procura di Milano, che da tempo gestisce oltre 100 milioni di euro messi a disposizione dalle banche soldi candidati alla confisca in caso di condanna, le banche ebbero un profitto non virtuale, ma effettivo, messo a bilancio di 52 milioni. Profitto per gli inquirenti anche illecito, ovviamente.
Le banche avrebbero violato la legge 231 sulla responsabilità amministrativa, non predisponendo le misure adatte a prevenire la commissione di reati, e sulle persone fisiche. La materia del contendere è quasi tutta fatta di carte e documenti. Sono naturalmente diverse le interpretazioni delle cifre e delle modalità. Per la difesa quei 52 milioni erano un profitto puramente virtuale, tanto che le banche hanno ribadito di aver agito con regolarità, trasparenza e correttezza. Per l'accusa quel guadagno immediato non si discute. E poi quasi sicuramente ce ne sarebbe stato un altro al momento della scadenza o della chiusura anticipata del contratto-scommessa. Ma questo è un particolare che dal punto di vista strettamente giuridico non interessa.
Sarà un processo pilota, comunque vada. In Italia altre procure hanno avviato indagini su contratti derivati, ma nessuna è stata ancora chiusa. Quello che succederà in aula a Milano a partire dal 6 di maggio avrà un peso ovunque. Il pm Alfredo Robledo si mostra prudente: "E' solo una tappa di un percorso che sarà molto delicato". Robledo è stato pm pure nei processi Google, affermazione di responsabilità per violazione della privacy, e "Oil for food", dove è arrivata la prima condanna a livello internazionale. Casi pilota pure quelli.