Ogni tanto i lampi della cronaca consentono di vedere in trasparenza gli ingranaggi che tengono in moto la
poltiglia politica del berlusconismo che ogni giorno secerne questa sequenza di
agguati, punizioni, vendette, insulti, ripicche, calunnie che il
Cavaliere Supremo, visitato dall’umor nero della senescenza, chiama il
Partito dell’Amore.
Anche qui c’è innovazione.
Dal metodo Boffo, alle Squadre della libertà, alle squadriste in azione.
Con questa
Francesca Pascale – una “
della sue fanciulle” transitata da Villa La Certosa alla politica passando per i comitati Meno male che Silvio c’è - che organizza la spedizione punitiva contro i traditori.
Chiama i militanti, dispone l’ingaggio di un pullman da Napoli, destinazione Mirabello, per fischiare l’infedele Fini, “
naturalmente a spese del partito”.
Non si fatica a prevedere che insieme con i fischi sarebbero arrivate le telecamere delle tv a documentare la contestazione.
Cioè a perfezionare il
linciaggio.
Con il contributo dei commentatori: i killer che vanno per le spicce o gorgogliando la tetra allegria di
Emilio Fede che mastica i nomi dei nemici per farne scempio, e i terzisti che mimando equidistanza rendono ancora più bruciante l’umiliazione.
La sequenza è fissata: ogni delitto attiva campagne d’odio di stampa, squaderna
dossier, moltiplica il castigo in pubblico, minaccia i contigui dei colpevoli, dissuade gli incerti, educa i timorosi, nutre i sondaggi.
E insieme accresce la frenesia dei picchiatori che a ogni squillo di telegiornale escono a caccia di
nuove vittime.
Per una volta Pierluigi
Bersani non è stato zitto: “
Con il berlusconismo la politica regredisce a fogna”.
Pino Corrias