Passiamo ad altro.
Come ripartiranno i consumi se - stando ai dati della Cgil
- gli stipendi sono fermi da un anno?
«Secondo la Cgil gli aumenti sarebbero stati azzerati
dall’inflazione.
Quindi vuol dire che il potere d’acquisto se non è cresciuto non
è neppure diminuito.
Senza dire che il fenomeno riguarda solo i dipendenti del
privato, perché per quelli pubblici un aumento c’è stato.
Con questo non voglio dire che il problema non esista, sia
chiaro.
Anzi, dico che c’è e che ne è responsabile soprattutto la Cgil
che, tra i due livelli di contrattazione, nazionale e locale,
ha sempre puntato sul primo, quando è del tutto evidente che
solo il potenziamento del secondo livello può incrementare
produttività e salari».
Sempre la Cgil, ma anche il Pd, propongono un taglio serio della
pressione.
Le sembra una via praticabile?
«Un taglio delle tasse minimo, avrebbe un costo di almeno
10 miliardi.
Questi soldi oggi non ci sono, e se ci fossero sarebbero
comunque spesi male.
Ciò che deve cambiare è la modalità di erogazione salariale.
Serve insomma quel nuovo modello contrattuale a cui la Cgil si
oppone».
I soldi non ci sono.
Ma altri paesi (gli Usa, ma anche Francia e Inghilterra) stanno
pensando a maxi-investimenti in deficit, qui, invece, sembra
far premio solo l'input del ministro del Tesoro: conti in riga
e basta.
«Il problema non è il deficit, perché in questa situazione, se
sforassimo i parametri di Maastricht di qualche decimo non ce lo
impedirebbero l’Europa e la burocrazia di Bruxelles, ma i
mercati.
Con un debito pari al 105% del Pil che costa in interessi 70
miliardi l’anno, che credibilità avremmo se esasperassimo questo
fenomeno.
Inoltre incontreremmo difficoltà a ricollocare questo debito sul
mercato e dovremmo aumentare i rendimenti.
La pezza, dunque, sarebbe peggiore dello strappo».
Ma esiste o no una sorta di superpotere del ministro del Tesoro
e una conseguente insofferenza di molti suoi colleghi?
«Tremonti ricorda semplicemente una regola sgradevole, ma pur
sempre regola, che è quella che ho appena illustrato: i mercati,
cioè, non ci consentono leggerezze di sorta.
Quanto alle insofferenze di alcuni ministri, queste non sono
contro Tremonti, ma semmai contro la burocrazia cieca e sorda
della Ragioneria, che agisce in maniera piatta, senza alcuna
capacità selettiva».
Si dice che recuperare risorse sia difficile.
Ma non si parla più né di abolizione delle province né di tagli
alla politica.
«Risorse possono essere recuperate soprattutto dai settori
protetti, cioè la pubblica amministrazione e le public
utilities (le aziende che gestiscono acqua, gas, luce).
La macchina dello Stato vale in Italia quanto il manufatturiero.
Ci vuole un piano industriale per il suo rilancio, e in due anni
si potrà recuperare il 30-40%.
Lo stesso vale per le public utilities.
Poi, nella seconda parte della legislatura, quando sarà passato
anche il federalismo, si potrà affrontare tutta la filiera degli
enti locali.
Per il resto, so che togliere soldi ai parlamentari è molto popolare. Ma
posso dire una cosa? Il costo annuo del Senato è pari alla liquidazione ottenuta da
un giovane banchiere romano».
Lei è diventato molto popolare conducendo una battaglia contro
l’assenteismo.
Però non ha osato toccare gli statali in divisa.
Nelle amministrazioni militari i tornelli ci sono, ma solo per
i civili.
«Lo so, e vale anche per le forze dell’ordine e i magistrati.
Ci sono settori che avrebbero bisogno di importanti riforme che
non ricadono nelle mie competenze.
Ad altri spetta metterci mano».
Benedetto XVI ha fatto bene a denunciare che il
precariato toglie dignità al lavoro.
Io purtroppo posso testimoniarlo in prima
persona.
Adesso, però, mi aspetto che il Santo Padre dia personalmente il
buon esempio assumendo tutti quelli che lavorano in nero per il
Vaticano».




