Gli indicatori macro che nel 2006-07 fornivano forti segnali ribassisti, recentemente sembrano indicare una prossima ripresa dell’economia Usa e dei listini, secondo gli analisti di Lipper.
21-04-2009
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L’ Asset Allocation è la pietra angolare non soltanto nel mondo della gestione delle pensioni, laddove la combinazione delle attività con le passività nel lungo termine si trasforma in una vera e propria scienza, ma nella costruzione di qualsiasi portafoglio di investimento che abbia delle ambizioni di lunga gittata. Negli ultimi tempi, si sono moltiplicati gli sforzi per innovare antichi modelli o per creare nuovi modelli con l’obiettivo di offrire una risposta ad eventi e cicli molto negativi come quelli vissuti negli ultimi diciotto mesi.
I nuovi studi tesi a dimostrare che un buon modello di asset allocation rappresenta il contributo principale al buon comportamento di un portafoglio si sono moltiplicati. Anche se la tattica e la selezione di valori possono giocare un ruolo rilevante -ed esistono analisti finanziari che arrivano a posizionarla sullo stesso piano o al di sopra dell’asset al location- sembra evidente che la struttura del portafoglio sia determinante.
A tasl proposito, basti pensare che l’aver individuato indicatori del ciclo ribassista che stava per avvicinarsi nel 2007 con una rapida virata verso la liquidità o addirittura con l’opzione di posizioni short, ha sicuramente consentito di ottenere un comportamento migliore rispetto alla media del mercato. Si tratta di un risultato che difficilmente può essere realizzato con il ricorso alla selezione accurata dei titoli o alla tattica aggressiva.
I modelli di asset al location sono diversi ma la maggior parte utilizzano dati più o meno elaborati che possono essere di tipo macro o di mercato.
Gli analisti di Lipper hanno recentemente concentrato la propria attenzione sia su alcuni indicatori macro che avrebbero potuto fornire forti segnali ribassisti nel biennio 2006-2007, sia su quali potrebbero essere attualmente i segnali che i mercati ci stanno inviando per il futuro.
Dal punto di vista storico, il team di Lipper sostiene che esisteva un incontestabile ed elevato numero di allarmi, già a partire dalla seconda metà del 2006, sulla fine ormai prossima del ciclo rialzista e sul probabile arrivo di una fase recessiva. Una forte inflazione delle materie prime (in primis il petrolio), un rialzo del costo del denaro da parte della Federal Reserve, un’inversione della curva dei tassi ed un’inflazione non sostenibile degli assets immobiliari.
Nel giugno del 2007 la combinazione dei suddetti elementi era già ben consolidata, ma le Borse non avevano ancora dato segnali di cedimento. A questa breve analisi non bisogna dimenticare di aggiungere che l’attuale crisi è permeata dall’elevatissimo leverage sulle attività immobiliari che la maggior parte delle entità teneva ben nascosto.
Questa è la storia, ma cosa ci stanno comunicando gli indicatori? E’ probabile che le variabili più importanti da prendere in considerazione –sempre secondo l’analisi di Lipper- siano il livello dei tassi Usa, gli ultimi dati sulle vendite al dettaglio, sul mercato immobiliare e sulla massa monetaria. E non andrebbero sottovalutati neanche il Baltic Dry Index, i prezzi delle materie prime e i risultati di alcune aziende di primaria importanza. Infine, i dati puramente contrarian come i livelli dei flussi di investimento in azioni da parte degli investitori retail. Tutto, proprio tutto, sembra indicare una prossima ripresa dell’economia Usa e dei listini. Ai posteri -come sempre- l’ardua sentenza."
A cura di Gialanella
http://www.fondionline.it/indicecms....rt&idart=22632